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CACCIA ALLA STREGA


“Siamo arrivati a dover leggere in un dispaccio di agenzia «se la ‘nera’ non dovesse arretrare dalle sue posizioni…». La Nera è naturalmente la vicepresidente del Senato Rosy Mauro, coinvolta nel malaffare che sta travolgendo i vertici della Lega. E se dalla prosa della cronaca transitiamo ai piani alti del giornalismo, ecco, con rinnovata passione lombrosiana, corsivisti e grandi firme affondare la penna non sul reato ma sul corpo, sfregiandolo (la badante, la strega, la terrona, mamma Ebbe, la virago), fino a insistere sulle sue mani rosse e nodose, come tocco finale di un rogo intellettuale.”

Norma Rangeri sul manifesto inquadra alla perfezione i termini della questione. Il sacerdote pagano, officiante per conto del matriarcato guerriero della Lega Nord, è stato azzoppato là dove non si può difendere senza farsi da parte e il lesto salvatore della padana patria s’è fatto sotto. Si può immaginare pure che, in un classico patto fra maschietti a suon di puzza di sigaro da circolo della caccia, l’eterno delfino Maroni abbia concesso clemenza alla family del Capo.

Infatti la direzione leghista, dopo la notte delle scope del “pulizia! pulizia! pulizia!”, su Bossi jr. ha glissato, cavandosela con un blando apprezzamento per il senso di responsabilità dimostrato mollando la cadrega. Belsito, lombrosianamente colpevole per definizione, andava cacciato di default, e sulla moglie del Bossi, fondatrice della Lega e negromante in capo, tutti si sono ben guardati da spiccicar parola.

Rimaneva lei, la goffa e trashissima vicepresidente del Senato dalle “mani rosse e nodose”, pure terrona di Brindisi. Lei faceva parte della famiglia solo in quanto “badante”, quindi Maroni & Co. hanno potuto esigere lo scalpo. Il leghista “buono”, amico di Saviano e del club dell’antimafia militante, è arrivato ad auspicare la nascita di un sindacato padano vero, diretto da un padano vero. Un trionfo di maschilismo e razzismo shakerati insieme, per lisciare il pelo alla “base”.

“Quando si dice che stiamo assistendo a una Tangentopoli al cubo, sappiamo che il contraccolpo non sarà un pranzo di gala. E dal lancio delle monetine siamo passati alla lapidazione.” Probabilmente Maroni, Tosi e tutta la simpatica compagnia di rinnovatori leghisti credono di avere a che fare con una manica di rozzi dementi, a cui basta dare in pasto la donnaccia del Sud e il tesoriere infingardo per potersi rivendere una catarsi etica talmente rapida da far sorridere anche i più gonzi.

Maroni ha chiesto e ottenuto il congresso a giugno, perché sa di non avere rivali con Calderoli mezzo azzoppato dalle inchieste pure lui, ma per i sondaggi la Lega è in caduta libera e l’ex ministro degli Interni rischia di fare la fine dell’altro delfino eterno intelligente di vent’anni fa. Colpisce che la nuova Tangentopoli cali come una mannaia proprio durante il ventennale delle imprese di Di Pietro e Borrelli. Ma siamo proprio lì. Con Bossi al posto di Craxi e Maroni-Martelli in fila da una vita. Intorno a loro, i monatti del mainstream che giocano alla lotta nel fango. Come allora, ma chi è il nuovo Bossi?

“Ma quant’è furbo, da uno a dieci, Beppe Grillo che sta girando l’Italia per spiegare che lo scandalo della Lega è una trama dei giudici servi di Monti contro l’opposizione? «Tocca alla Lega, poi a Di Pietro e quindi a noi!». Quant’è abile a urlare in piazza e su YouTube una tesi innocentista e complottista a proposito delle porcate della family, quando perfino Bossi ha dovuto scaricare il figlio e il Cerchio magico. A corteggiare i leghisti spaesati dagli scandali con il no alla cittadinanza per i figli d’immigrati, a costo di sfidare le ire dei blogger, e il ritorno alla parole d’ordine dello sciopero fiscale contro la corruzione politica.”

L’autorevole monito ai coscienziosi lettori del giornale-partito di Largo Fochetti di Curzio Maltese aiuta a mettere le cose nella giusta prospettiva. Il big bang leghista suona come allarme rosso per tutti, inclusa la bolgia d’indecisi a tutto del centrosinistra di palude. Nei sondaggi Grillo è già il terzo partito, 7 per cento e passa, dopo Pd e Pdl poco sopra il 20. Bersani è già lì che ammonisce serio serio, mentre Vendola, che per un po’ ci aveva pure creduto, dopo la tegola dell’inchiesta sulla nomina del primario pugliese, ha ancora voglia di tuonare.

“Il rischio è che i voti della Lega vadano nel fiume sporco dell’antipolitica perché o il centrosinistra sarà in grado di mettere al centro della sua battaglia la questione sociale e quella morale nel loro intreccio, oppure il rischio è che possa prevalere il peggio, come nelle più brutte stagioni della nostra storia. Dopo la crisi dei partiti nel ’92 è venuto fuori Berlusconi”. Ci vuole un bel coraggio.

L'articolo è stato pubblicato su The FrontPage.

Pubblicato il 21/4/2012 alle 22.9 nella rubrica SpiderWeb.

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