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OCCUPY HALLOWEEN


C’è una consolidata tradizione di tentativo di occupazione del
Samhain. La festa di fine raccolto, l’inizio dell’inverno per gli antichi Celti, è stata importata negli Stati Uniti dai coloni europei che tentavano di portarsi dietro gli antichi dèi e i riti della loro Europa ancestrale. Poi, insieme a Babbo Natale (made in Coke), il sogno americano ha rispedito al mittente la festa infiocchettata di pop, seppur nella sua sfumatura più dark.

Sempre più persone, festeggiando Dracula e Scary Movie, rendono onore agli antichi dèi del lungo autunno pagano e alla loro mitografia. È comprensibile quindi che alla chiesa cattolica girino le palle e che le invettive dei suoi rappresentanti più sanguigni assumano a ogni Halloween i toni trucemente grotteschi della crociata a mezzo stampa. Negli ultimi anni, come da copione, i contenuti delle prediche si sono concentrati sul carattere relativista dei festeggiamenti, che annacqua il valore religioso con frizzi e lazzi.

È buffo che sia proprio la chiesa cattolica a denunciare il furto di fede (frizzi e lazzi contro autentica preghiera), quando la data di ogni sua festa (a partire dal Natale) è stata minuziosamente tarata in modo da coprire quella che c’era prima (in onore degli antichi dèi, appunto), ereditandone fede e abitudine. La denuncia del carattere oziosamente consumistico di Halloween, in Italia trova nell’elettorato ex-Pci il suo alleato naturale, dando al termine “cattocomunista” un altro giorno di splendore.

Quest’anno però l’occupazione più riuscita è venuta da chi, l’occupazione, l’ha fatta diventare il fenomeno politico più cool del 2011. Le annuali parate di Halloween sono state occupate mediaticamente dai cartelli di protesta contro la dittatura finanziaria globale che hanno fatto il giro della Rete in poche ore. Secondo i sondaggi, d’altronde, per i campeggiatori anti-sistema di Occupy Wall Street, la sezione Usa più celebre degli indignados, simpatizzano i due terzi dell’intero elettorato americano.

“A confermare la popolarità mondiale di Occupy Wall Street, le agenzie turistiche ormai hanno inserito Zuccotti Park nei giri organizzati dei torpedoni, alla pari con l’Empire State Building e Times Square. I manifestanti hanno dovuto mettere dei cartelli “I turisti per favore si fermino qui” per evitare che il via vai dei gruppi, insieme con quello delle troupe televisive, finisse per invadere la privacy di chi dorme in sacco a pelo sotto le tende.”

E mentre a Zuccotti Park va in scena la parata delle star politically correct (and very glamour), in Ucraina s’indignano pensionati e reduci della Caporetto afghana dell’Armata Rossa, in Cile si ribellano gli studenti e la primavera araba, la miccia, si fa autunno e consegna la Tunisia alla democrazia islamica (la gente vota un po’ chi gli pare, bisogna farsene una ragione).

“Le immagini si sovrappongono alla homepage, disturbando la lettura. C’è Batman che cerca un lavoro (Lost my job, found an occupation), uno dei protagonisti dei film di Austin Power, Mini-Me, che chiede soldi, un robot che ricorda il potere popolare del «Movimento 99%» (1% rich, 99% poor), un dinosauro che regge un cartello con la scritta «People, not profits» e un’infinità di altre figure prese in prestito dalla politica o dal cinema.”

Occupazioni e sit-in sono sbarcati anche in Rete, con soluzioni molto creative, sui siti di banche e finanziarie brutte e cattive, prima, e con un contest di quattro giorni per creare icone di manifestanti da mettere a disposizione di chiunque, in qualunque parte del mondo, per azioni online. Tutto questo fermento, nell’epoca in cui con una app si calcola l’esatto numero di “schiavi” che mantengono il nostro stile di vita, di certo è un sollievo per il business della comunicazione che ha modo così di testare nuovi talenti. Gratis.

L'articolo, con foto, è stato pubblicato su The FrontPage.

Pubblicato il 7/11/2011 alle 12.4 nella rubrica SpiderWeb.

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