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MI ASSENTO

Per la prima volta in vita mia oggi non vado a votare. Non per snobismo rancido o cinismo disarmato, solo non sono più disponibile a subire il ricatto. Dell’emergenza democratica, del momento storico delicato, della chiamata alle armi, del richiamo della foresta. Sempre la stessa storia, sempre lo stesso ricatto che pesa come un macigno su chi ha una coscienza politica (o l’avatar spolpato che ne rimane) a cui rendere conto. Oggi smetto.

Se vivessi a Milano sceglierei Pisapia, se stessi a Torino Fassino, a Napoli sarei disperato e a Bologna almeno mi rimarrebbe Willie. Invece dovrei andare a votare per la Provincia di Ravenna e intendo illustrare qui le ragioni per cui non ho intenzione di farlo. Non per espiazione anticipata né (spero) per esibizionismo da blogger, è che mi pare giusto illuminare quella parolina che chiude un po’ mestamente le tabelle della tv: astenuti.

Forse tutti gli astenuti anonimi hanno una ragione valida per accettare di buon grado di finire così in basso nella gerarchia civica, proprio il giorno della festa della democrazia. Non più al calduccio di uno dei loghetti colorati che ornano (contornati da numeri e percentuali) le prime serate dell’Italia al voto, ma nel gelido e anaffettivo “astenuti” esclamato dallo speaker in tono ospedaliero a margine dei piatti forti del match politico di giornata. Chi legge penserà: ecchissenefrega di che fa Orione domenica? Non ha tutti i torti, ma in fondo leggere è come votare: si può smettere in ogni momento.

Dicevo: Ravenna, provincia. Il paese dove vivo da qualche anno è piccolo e privo di grossi problemi/opportunità. La dialettica politica di solito si risolve in saghe strapaesane dove maggiorenti, rampanti e famiglie che contano incrociano le lame per definire il perimetro del proprio potere. Lo dico senza astio né alcuna sfumatura moralista, sia ben chiaro, mi pare semplicemente la trasposizione contemporanea delle disfide tra famiglie ai tempi dei Comuni, delle Signorie, del Papato temporale e del Sacro Romano Impero. Nulla di male, niente di nuovo.

Il tema politico locale che interessa me è la costruzione della centrale a biomasse al posto dell’ex zuccherificio Eridania: un chilometro da casa, mezzo dall’asilo di mio figlio. Non starò a tediare sui dettagli (è tutto in Rete, come al solito), basti sapere che: a) in zona non ci sono biomasse; b) non sono previsti risparmi economici per i residenti; c) l’impatto ambientale mi preoccupa e le spiegazioni delle amministrazioni di centrosinistra non mi hanno convinto; d) la devastazione di Palazzo San Giacomo, perla del barocco italiano che ha la sfiga di essere stato costruito (quasi quattro secoli fa) affianco, è quasi certa; e) “riqualificare il territorio” a suon di camion e asfalto mi pare una roba barbarica e antistorica.

Naturalmente non c’è solo la centrale a biomasse di Russi nelle elezioni di domenica ma nella mia lista di priorità è al primo posto. Quindi gli sponsor, Pd, Pri (e mi sarebbe piaciuto votarla, l’Edera romagnola) & company, sono out: tutta la parte sinistra della scheda. Rimarrebbero quelli di Di Pietro (contrari e intruppati, come al solito), ma piuttosto voto per Berlusconi. Poi, tolti Storace e Forza Nuova, rimangono Lega-Pdl (contrari alla costruzione della moschea di Ravenna, vero e proprio spartiacque ideologico tra buoni e cattivi), Udc e Fli (pro-centrale) e l’appassita lista civica dei comitati anti-centrale di cui ho rimosso il nome, crudelmente cacofonico.

Di certo è colpa mia, non mi va mai bene niente / sono un bastian contrario (o un anarchico bolognese in trasferta, come me la racconto io), ma alla Provincia di Ravenna non so per chi votare. Quindi passo e cito La profezia dei Celestini di Stefano Benni, per darmi un contegno (che non ho) e portare un po’ di conforto ai compagni dell’anonima astenuti “negli angoli delle città e della storia”.

“Il Grande Bastardo disse ai suoi discepoli Pantamelo e Algopedante: ‘È proprio dei giovani come voi essere affascinati da stregoni e sortilegi, e pensare che a essi sia riservato il privilegio di donare la fortuna e cambiare la vita. Ma esistono altre persone che compiono miracoli e prodigi, nascoste negli angoli delle città e della storia. Se vedi uno stregone con un copricapo di piume di orokoko che cammina sopra i tetti, fa volare le edicole e fa cadere polvere d’oro sui passanti, può darsi che la tua vita stia per cambiare, ma molto più probabilmente stai vedendo un video musicale.

Se vedi una persona che non si rassegna alle cerimonie dei tempi, che prezioso e invisibile aiuta gli altri anche se questo non verrà raccontato in pubbliche manifestazioni, che non percorre i campi di battaglia sul bianco cavallo dell’indignazione, ma con pietà e vergogna cammina tra i feriti, ecco uno stregone. Quando non c’è più niente da imparare, vai via dalla scuola. Quando non c’è più nulla da sentire, non ascoltare più. Se ti dicono: è troppo facile starne fuori, vuol dire che ci sono dentro fino al collo. Vai lontano, con un passo solo’.”

L'articolo è stato pubblicato su The FrontPage.

Pubblicato il 16/5/2011 alle 12.22 nella rubrica TwinPeaks.

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