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IL CORPO È MIO

“Incontro riservato tra il presidente del Consiglio e il cardinale che ha chiesto e ottenuto garanzie su biotestamento, scuole cattoliche e adozioni. Gli spauracchi delle gerarchie: «Fini ha nominato Della Vedova capogruppo, Casini è troppo debole, «il Pd premia i gay e pensa ai Pacs»”. Considerata la coincidenza tra dietrologie e recenti dichiarazioni pubbliche, suona tristemente plausibile che il premier pensi di risolvere il gap d’immagine presso l’elettorato più benpensante, causato dalle note vicissitudini politico-gossippare, con un classico do ut des. Tolleranza privata in cambio di intolleranza pubblica.

Niente di nuovo o di particolarmente scandaloso, specie se a scandalizzarsi è un’opposizione che su questi temi ha visto morire sul nascere partiti, coalizioni e programmi di governo. La legge sulle coppie di fatto dell’ex governo Prodi (poi abortita) ha cambiato talmente tanti nomi, loghi e contenuti da diventare una delle barzellette più macabre della precedente legislatura, assieme alle imprese di Mastella & De Magistris, alle manifestazioni dei ministri contro lo stesso loro governo e alle piantine di marijuana piantate da Caruso sul terrazzo della Camera dei Deputati (l’unico atto politico degno di questo nome di Caruso che si ricordi).

Una cosa però è fare il tifo per il ritorno dell’Elefantino in tv (è buona norma parteggiare per le persone intelligenti per partito preso, indipendentemente dal loro, finché si parla di tv), altra è non rendersi conto che se al Berlusconi bollito resta soltanto la sponda clericale nuda e cruda, per giunta senza margini di trattativa su nulla, è un problema per questa Italia. Il rischio è di due tipi: prosecuzione dello stato yemenita in tema di diritti civili delle persone di orientamento sessuale diverso da quello maggioritario, restrizione della libertà di cura e ricerca e dell’arbitrio sul proprio corpo. Dell’ultima parola.

In sostanza la posta in gioco, per l’ennesima volta da qualche secolo in qua, è l’habeas corpus. Ferrara e la sua truppa di teo-dadaisti di belle lettere possono infiorettare paginate intere di artifici retorici e minuetti linguistici ma la faccenda non cambia. Chi decide, in ultima istanza, sul proprio corpo? Chi decide che, in base al sesso che preferisco fare, posso ereditare la casa dal mio compagno/a oppure andarlo a trovare all’ospedale senza sperare nella clemenza del medico di guardia? Chi decide come e quando devo morire?

Se la risposta a queste domande è lo Stato (per conto di Dio, della Ragione, della Pachamama, di Maometto o Visnù poco importa) significa che io non sono padrone fino in fondo del mio corpo. La rivoluzione sessuale ha reso scontato un concetto che prima non lo era affatto, l’affermazione del dominio individuale sul corpo, e l’ha fatto rileggendo Wilhelm Reich, un genio del Novecento che dava scandalo sostenendo, contro il fascismo rosso e nero, che non si poteva essere liberi del tutto se non lo si era sessualmente.

Reich si scagliava anche contro la pornografia seriamente indiziata della “peste emozionale” che pian piano trasforma le persone nelle corazze che si sono costruite a partire dalle proprie ossessioni, sessuofobia inclusa. Su di lui non ci sono più dibattiti alle occupazioni come nel ’68 e invece che di liberazione sessuale la sinistra si occupa del lettone di Putin, ma per qualcuno l’allievo di Freud, morto in carcere negli USA nel 1957 dopo che la Food & Drugs Administration gli aveva bruciato i libri in piazza (come i nazisti e l’Inquisizione), è ancora il totem della propria ossessione. “La pornografia moderna è figlia di Reich il quale afferma che tutti i mali della storia derivano dalla repressione sessuale, la cui massima responsabile ovviamente sarebbe la Chiesa Cattolica.”

L'articolo è stato pubblicato su The FrontPage.

Pubblicato il 2/3/2011 alle 15.38 nella rubrica SpiderWeb.

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