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TECNOBRIGATE


“Alcuni sono insegnanti, impiegati, studenti, ingegneri, dottori (per darti un’idea). Quindi, penso che non siamo stati capiti. Noi non siamo reietti della società. Noi siamo te e tu sei noi. Siamo uniti, uniti per i nostri scopi comuni, ma non so… se siamo le nuove Nazioni Unite. Ma mi piace come suona, e sono certo che a molti piacerebbe questo titolo. Ma non siamo…”. 
È il Corriere che s’incarica di offrire una strepitosa tribuna a “uno degli attivisti internet” di Anonymous, il gruppo diventato celebre per gli attacchi ai siti di Visa, Mastercard e PayPal in difesa di WikiLeaks e, recentemente, a quello del governo italiano ritenuto “una minaccia alla libera espressione”.

“Anonymous combatte per la libertà. Vediamo l’oppressione dei popoli come un attacco contro i diritti umani e la loro libertà. Perciò combattiamo per tutti loro. Non importa se si tratta di Wikileaks, l’Egitto, l’Iran, l’Algeria, eccetera. Siamo qui per difendere i diritti umani e la libertà di parola in tutto il mondo. Perché Anonymous non ha radici solo in un Paese, ma veniamo da tutto il mondo e combattiamo per una causa comune.” Qualunque nodo della rete può proporre un obiettivo al resto del gruppo, disseminato ai quattro angoli del pianeta. Se la causa viene adottata tutti gli attivisti, come l’intervistato @Anony_Ops, si muoveranno insieme per colpire il bersaglio, indipendentemente dalle opinioni “perché lavoriamo per il popolo.”

Dopo OpItaly, l’anonimo attivista di Anonymous ha recensito OpIran. “Vogliamo mostrare agli iraniani che la gente all’estero si preoccupa per loro e condivide i loro sentimenti. Attaccando i siti del governo iraniano, stiamo protestando al fianco dei nostri fratelli e sorelle iraniani.” E quando Viviana Mazzi, che ha realizzato l’intervista sul Corriere via Twitter, gli ha chiesto se la Rete non gli va un po’ stretta risponde che “sì, personalmente sento che quello che sto facendo non è abbastanza e che devo scendere in strada con altre persone per mettere in atto una vera protesta, ma penso che non sia molto pratico andare ovunque queste proteste stiano avvenendo.”

Anno di grazia 2011 (meno di ventidue mesi all’apocalisse Maya): un pugno di anarchici smanettoni tiene in scacco a mesi alterni le cancellerie del media-mainstream internazionale (che anzi li vezzeggiano come vere rock star), seminando il panico fra legioni di dignitari con la piuma sul cappello. Intanto la polveriera del Medio Oriente sta saltando per aria davvero e il Maghreb è in fiamme al grido di “libertà” e nel vuoto politico, tra il muto terrore dell’Occidente. Orde di disperati si apprestano a varcare i sacri bastioni di Lepanto come l’incubo realizzato di ogni Borghezio d’Europa, a sentire gli apocalittici sermoni di tutti i Borghezio d’Italia.

A leggere l’intervista all’anonimo attivista internet mi è venuto in mente Per chi suona la campana e le Brigate Internazionali, attivisti di mezzo mondo che misero sul piatto la pelle per salvare la democrazia spagnola dal colpo di Stato fascista del generale Franco. Senza neppure l’aiuto di Facebook.

L'articolo è stato pubblicato su The FrontPage.

Pubblicato il 23/2/2011 alle 13.40 nella rubrica SpiderWeb.

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