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CACCIA AL PREMIER

“La situazione politica ed economica italiana è diventata insostenibile. Troppi sono stati i soprusi perpetrati dall’intera classe politica agli italiani che hanno visto un progressivo e costante degrado dei diritti e della loro dignità”. Anonymous, gruppo hacker giunto agli onori delle cronache per alcune azioni pro WikiLeaks, ha lanciato per domenica scorsa alle ore 15 l’Operazione Italia, un attacco Ddos (Distributed denial of service), cioè un massiccio invio di finte richieste ai server con lo scopo di bloccare l’accesso al sito del governo.

La polizia postale si è affrettata a far sapere che tutto era sotto controllo, che nessun dato sensibile è stato rubato dai server anche se ha ammesso che questo genere di attacchi è difficile da fermare in tempi brevi. Infatti il sito è stato a tratti irraggiungibile, oppure talmente lento da rendere la navigazione quasi impossibile per tutto il pomeriggio. Come previsto da un attacco Ddos, che non mira a sottrarre nessun file o documento ma solo a bloccare il sito colpito per mettere il proprio messaggio al centro del dibattito.

Vista la quantità di agenzie e articoli usciti su tema, che riportavano fedelmente la preoccupazione di Anonymous per l’Italia democrazia a rischio, si può dire che l’obiettivo è stato raggiunto. In più sulla home del governo è comparsa a più riprese una frase beffardamente imposta (in gergo defacement, seconda azione riuscita): “Se il documento che state cercando è precedente all’8 maggio 2008 vi invitiamo a cercarlo nell’area “Siti archeologici” di Governo.it”.

Nelle stesse ore si consumava la scampagnata a villa San Martino. ”Come cittadini Viola ci dissociamo dall’iniziativa di una decina di facinorosi che hanno tentato di formare un corteo non autorizzato. Durante tutta la manifestazione la Rete Viola e il Popolo Viola di Milano hanno chiesto di mantenere la mobilitazione allegra, pacifica e colorata, seguendo lo spirito nonviolento dei Viola”. Il puntuale comunicato serale del portavoce Gianfranco Mascia non cancella certo le immagini della giornata.

L’ennesimo girotondo antiberlusconiano è degenerato nella caccia all’uomo, alla sua casa, alla sua domenica. Dopo tanto tam tam su Facebook e indignazione digitale la villa del satrapo, con tutta la sua immorale opulenza, dev’essere sembrata troppo vicina per non farci un salto. Com’è possibile stupirsene, in buona fede, dopo?

Il pomeriggio prima era andata in scena la versione vip del girotondo, con il solito convegno di intellettuali-star contro il cattivo da fumetto al governo. Repubblica.it è arrivata a vendere la battuta (un po’ goffa) di Umberto Eco su Berlusconi che “in comune con Mubarak non ha solo la nipote ma anche il vizio di non dimettersi” come stilettata ironica figlia di cotanto acume intellettuale (mentre la creatività antiberlusconiana sta tutta da un’altra parte). Invece che per la cazzata pericolosa che è: paragonare uno che magari è un tipaccio ma ha vinto le elezioni tre volte a Mubarak, di questi tempi, significa giocare all’Egitto con il culo degli altri (di solito gente con il culo meno caldo di quello di Eco).

L'articolo è stato pubblicato su The FrontPage.

Pubblicato il 9/2/2011 alle 0.0 nella rubrica SpiderWeb.

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