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ARMI DI EDUCAZIONE DI MASSA

“Jeffrey Bezos, fondatore di Amazon, Sergey Brin e Larry Page, fondatori di Google, Jimmy Wales, ideatore e fondatore di Wikipedia: questi sono solo alcuni nomi illustri del web 2.0 che sono stati educati secondo il metodo Montessori: i fondatori di Google in particolare attribuiscono proprio a questo metodo il segreto del loro successo.” Colpisce la perfetta simmetria causa-effetto fra l’imprinting educativo anti-gerarchico e la carriera di grandi architetti della rivoluzione della Rete, che sta rapidamente piallando la tradizionale struttura piramidale del dominio della conoscenza.

“Il principio fondamentale deve essere la libertà dell’allievo, poiché solo la libertà favorisce la creatività del bambino già presente nella sua natura. Dalla libertà deve emergere la disciplina.” Se al posto delle parole allievo e bambino ci fossero utente e persona potrebbe trattarsi tranquillamente di un brano dall’Intelligenza collettiva di Pierre Levy o di uno dei migliaia di saggi apologetici sulla Rete libera, invece che della pagina di Wikipedia dedicata a Maria Montessori. Naturalmente non è un caso e i creatori del web 2.0 hanno applicato la lezione alla Rete. Il destinatario dei messaggi non è il più un target e stop (lettore / spettatore / ascoltatore) ma un soggetto attivo e finanche il “web è finalmente scrivibile, non solo leggibile” per dirla con Franco Carlini.

Nel metodo montessoriano, l’insegnante scende dalla cattedra e diventa una sorta di guida che stimola la creatività dei ragazzi e, come il maestro steineriano, li aiuta a scovare il proprio talento. Evidentemente i più virtuosi, gli allievi-alfa capibranco della tecno-umanità nascente, hanno capito che il loro talento era quello di cambiare il mondo e gli strumenti cognitivi che hanno appreso erano i più adatti allo scopo.

Tre anni e mezzo fa in Bolivia mi era capitato di avvertire un’analoga affinità elettiva tra il modello educativo della scuola pubblica di salute del Chaco (la “Tekove Katu” di Gutierrez, nel dipartimento di Santa Cruz), diretta da Padre Tarcisio con l’aiuto degli insegnamenti di Don Milani e David Werner, e i campioni dell’allora nascente web 2.0. Anche lì, anche allora, lo stesso mantra, speranza di riscatto per i soliti ultimi e arma vincente dei nuovi primi: dalla gerarchia alla reciprocità (come il sottotitolo del saggio di Roberto Escobar su Max Stirner, “Nel cerchio magico”). Il core-business della rivoluzione tecnologica che sta cambiando i connotati al mondo è tutto qui.

L'articolo è stato pubblicato su The FrontPage.

Pubblicato il 6/12/2010 alle 18.51 nella rubrica SpiderWeb.

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