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È LA RETE, BELLEZZA

“È altissimo il costo delle utopie regressive, quei ghirigori tracciati sull’ordito della storia umana allo scopo di restaurare uno stato edenico, riaprendo le porte del paradiso terrestre per ricondurre il nostro ceppo a prima del morso della mela e a prima della cacciata. Wikileaks, ambigua e affascinante associazione bloggistica che scherza con il fuoco ormai da anni, nella pretesa di tutelare il mondo dall’oscurità di motivazioni e comportamenti dei governi (“we open governments” il loro slogan), è l’ultima incarnazione di questa idea che la politica possa essere comunionale e paciosa, priva di contraddizioni e conflitti, esente dal dovere del segreto e del doppio linguaggio (soprattutto in diplomazia e nei sistemi di difesa e di attacco).”

Il limite del consueto ragionar politico è tutto qui. Come se il fenomeno WikiLeaks condividesse anche solo una frazione delle categorie concettuali con cui solitamente s’incasellano movimenti, tendenze e rivoluzioni. Nessuno strumento di decodifica a disposizione, al contrario, è stato in grado di fornire a politici, cattedratici e giornalisti la chiave interpretativa per capire fino in fondo “l’11 settembre della diplomazia”, com’è stato definito il mega-scoop planetario messo a segno dal sito di Julian Assange. Non c’è nessun Afghanistan da invadere/liberare, nessuna guerra santa contro l’Occidente e, soprattutto, nessuna trattativa in corso.

“Ti offro la verità, niente di più”, diceva il Morpheus di Matrix a un Keanu Reeves piuttosto accigliato e così Assange. Forse la percezione che sia stato varcato un punto di non ritorno sta cominciando a serpeggiare e i tradizionali bastioni del potere, che si reggono da sempre sull’asimmetria di verità rispetto alla gente normale, devono aver passato proprio un brutto quarto d’ora. E se lo status continuasse ad assottigliarsi? E se l’asimmetria si finisse per ribaltare?

Ironia della sorte, il colpo di WikiLeaks avviene negli stessi giorni in cui uno dei padri della Rete, Vinton G. Cerf ha annunciato che, di qui a otto mesi, su Internet ci sarà il tutto esaurito (4,3 miliardi di varchi d’accesso raggiunti) e durante il primo suicidio virtuale di star a scopo benefico. Justin Timberlake, Serena Williams, Lady Gaga staccheranno la spina ai propri avatar su Facebook e Twitter e solo le donazioni per i bimbi malati di Aids riusciranno a farli tornare in vita. Ci vuole del coraggio, di questi tempi, a pensare di essere più potenti della Rete o forse è solo la metrica della potenza a essere cambiata e le rock star dei social network e gli hacker rivoltosi contano più di legioni di dignitari, con la piuma sul cappello.

Così nel sondaggio di Corriere.it, nonostante la domanda “La Casa Bianca scrive ad Assange: ‘Le rivelazioni di WikiLeaks mettono in pericolo vite umane. Non pubblicatele’. Sei d’accordo?”, il 45,6% dei lettori riesce a rispondere “no”.

L'articolo è stato pubblicato su The FronPage.

Pubblicato il 30/11/2010 alle 16.20 nella rubrica SpiderWeb.

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