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CHI HA PAURA DEL SOCIAL ETICO?


“È guerra tra Lucía Etxebarría, una delle scrittrici spagnole più amate e detestate del suo paese, e Facebook: la più affollata comunità virtuale del mondo l’ha messa alla porta per aver mentito sulla sua identità e, assieme a lei, ha espulso lo spregiudicato protagonista di uno dei suoi ultimi romanzi, Lo verdadero es un momento de lo falso, “Il vero è un momento del falso”, Pumuky Guy Debord, che pure si era attivato un profilo sociale tutto suo; e, probabilmente, un po’ troppo piccante.”

Elisabetta Rosaspina sul Corriere.it rivela il dramma di una scrittrice, già perseguitata da un’usurpatrice legale della sua identità su Twitter (“non c’è modo di fermarla, perché l’ortografia del mio cognome all’anagrafe è leggermente diversa da quella che ho scelto per i miei libri”), abbastanza fricchettona da non farsi una copia di articoli, poemi brevi e scatti dell’iPhone con cui ha animato il suo popolarissimo profilo per un anno e mezzo. Facebook ha semplicemente e legalisticamente applicato il regolamento. “Il sistema scandaglia le bacheche dei 200 milioni di utenti a caccia di false generalità, di minori di 13 anni (l’età minima per accedere) o di eccessi (di amicizie o di impudicizia), pronto a bloccare la porta e buttare la chiave”, chiosa gelida la giornalista.

Il risultato paradossale è che, proprio mentre in Italia il ministro Maroni è riuscito a far approvare al Consiglio dei ministri la liberalizzazione delle connessioni wi-fi (sotto il giogo di pastoie burocratiche da Stato etico, senza paragoni nel pianeta, scattate a seguito degli attentati di Londra), mettendo per una volta tutti d’accordo (governo, opposizioni, intellettuali, giovanotti di belle speranze), il simbolo incarnato della nuova era 2.0, Facebook, si mostra ora in tutta la sua rigidità.

Forse gli amministratori del social network si sono rotti delle azioni virali a costo zero che pubblicitari, spin doctors e pr possono proporre ai propri clienti sfruttando gli intrecci relazionali e il volume di traffico attivabili da profili fake (fasulli almeno quanto quello della scrittrice spagnola), o forse hanno già sviluppato l’ortodossia dell’idolatria regolamentare, così diffusa tra cariatidi di Stati e partiti, e se ne fregano delle mail di una scrittrice disperata. La legge è uguale per tutti punto e basta, su Facebook.

L'articolo è stato pubblicato su The FrontPage.

L'immagine l'ho presa qui.

Pubblicato il 23/11/2010 alle 18.5 nella rubrica SpiderWeb.

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