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RIBELLI A BILANCIO

“Casa Pound e Blocco studentesco non sono formazioni antisistema, ma parte integrante del progetto di Berlusconi.” Parola di Renata Polverini. Su Twitter e Facebook sono circolate dichiarazioni come questa, di dubbia veridicità ma utili per illustrare il nuovo prototipo modaiolo di estrema destra, figlio (pare) della temperie post-ideologica che secondo un numero crescente di commentatori (anche insospettabili) avrebbe bonificato una cultura funestata sinora da mezzibusti mascellonati, teschi, celtiche e fascio-ciarpame vario.

A riprova di questa ripulitura in grande stile una grande casa editrice, Rizzoli, ha appena pubblicato Nessun dolore, primo romanzo su Casa Pound scritto dall’avvocato Di Tullio (il legale storico del centro sociale romano). Secondo l’entusiasta Angelo Mellone, sul Foglio (una paginata intera) “il ‘topo nero’ fa posto al ragazzo di tendenza, a una sorta di stile minimal-militant che acchiappa proselitismo pure tra le ragazzine. Tracce di sfiga lavate via a suon di combat rock, tamburi che pestano, chitarre distorte che sparano a megawatt, atmosfere narrative da Black rain sempre appese tra la tarda notte e il mattino presto, un concetto di amicizia che mischia attimi fuggenti, ragazzi della via Pal e surfisti di Point Break, Fight Club e il Bradbury di Fahrenheit 451”.

Si può ben capire, quindi, l’orgoglio (naturalmente post-ideologico) di Gianni Alemanno, nella seconda dichiarazione carpita dai social network: “Rivendico il merito di aver costruito un rapporto stretto con i ragazzi di Casa Pound, finanziando le loro iniziative”. E non sfugge l’accorta (e mediatizzata) eterogeneità delle loro ospitate alle iniziative del centro sociale (Stefania Craxi, Paola Concia, Marcello Dell’Utri tra gli altri), specie se messa a paragone con l’austerity politico-culturale che campeggia nell’altra metà del campo antagonista, a sinistra.

Ma non basta per accreditarsi come i Capitan Harlock delle periferie (mutuo sociale, venti famiglie che abitano nella sede romana dell’Esquilino, okkupazioni situazioniste), ribelli jungeriani senza macchia e senza paura degni di un caso letterario che sfida l’egemonia editoriale sinistrorsa. C’è sempre un Fini in agguato (terza dichiarazione sospetta): “Risulta astrusa la vocazione ribelle di Casa Pound che gode di finanziamenti dal potere che dice di voler contrastare.”

L'articolo è stato pubblicato su The FrontPage.

Pubblicato il 26/10/2010 alle 18.5 nella rubrica SpiderWeb.

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