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DIARIO DELLA MAIALA


“Primo caso letale di influenza suina in Egitto. Una donna egiziana è morta con sintomi dell'influenza suina in Egitto mentre era in pellegrinaggio per andare alla Mecca. Lo ha reso noto il ministero della sanità egiziano.”


Repubblica.it, il 19 luglio alle 23 e 55 minuti, mi aggiorna sullo stato di avanzamento del virus. Il primo morto in Egitto dopo l’annuncio della non riapertura delle scuole a settembre in Gran Bretagna, in cui pare che anche la ex Fisrt Lady Cherie Blair sia stata colpita dalla nuova influenza.
Anche qui a Zoccolandia è stato dato l’allarme. Ci sono già i primi casi e il viceministro della salute ha detto che forse le scuole rimarranno chiuse. O forse no. La Gelmini l’ha escluso e il mutaforme Fazio ha rettificato. Mi sa che, come dicevano i ragazzi del Maggio francese, “c’est seulement le debut”.

Ad agosto se ne sono stati buoni.
La tregua estiva funziona ancora, o forse – semplicemente – untori e monatti mediatici sono pure loro in fila per l’ombrellone.

I primi di settembre il tam tam è ripartito. I primi casi gravi, le smentite di rito “non è grave, il virus non è mutato” e la psicosi da vaccino comincia a dilagare.
In aggiunta i mentecatti al governo continuano a darsi sulla voce, affermando e negando l’opportunità di posticipare l’apertura delle scuole (evento che certificherebbe lo stato di emergenza, anche se non dichiarato) a giorni alterni. Secondo le ultime news l’anno scolastico inizierà regolarmente, per la gioia di librai, cartolai e venditori di grembiuli (i prezzi sono schizzati di nuovo alle stelle nonostante la crisi).

A fine ottobre la situazione sta cominciando a degenerare. Gli ospedali sono zeppi di mamme impazzite e di gente col panico dell’influenza A (la “febbre maiala” secondo il Foglio).
Il governo italiano continua a dire e smentire ogni cosa. “I vaccini sono pronti” “I vaccini non sono ancora pronti, ma lo saranno presto” e via di questo passo. Intanto l’Ordine dei medici sta tentando una sorta di boicottaggio sistematico dell’allarmismo di massa a suon di dati e statistiche. Se, di solito, la percentuale di medici che si vaccinano contro la normale influenza di stagione non supera il 20%, quest’anno – dopo blandizie e vere e proprie minacce (le autorità sono arrivate a minacciare la sospensione di quelli che lavorano per il servizio pubblico) – pare che si raggiunga quota 1/3.
I 2/3 dei medici continuano a mettere in pratica quello che affermano senza mezzi termini a mezza bocca: il virus è una bufala mediatica meno pericolosa della normale influenza.

Certo, di questi tempi non è facile remare contro la corrente.
Il mainstream del terrore di massa è inarrestabile fino a quando la marea non è montata del tutto, grazie alla moltiplicazione dei media. Il chiacchiericcio – anche critico – di blog e social network, in aggiunta al vociare implacabile dei network, crea un effetto frastuono che fa percepire alla gente che, ad ogni modo, qualcosa sta accadendo e c’è qualcosa di cui aver paura.

Aviaria, suina.
Arrivano sempre d’estate, quando le agende dei media cominciano a sguarnire, fluttuano qualche mese tra panico di massa, inchieste indipendenti, rassicurazioni di stati e megabusiness per le industrie farmaceutiche (per l’influenza A vengono sfornate qualcosa come 3 miliardi di dosi del vaccino), per poi scomparire senza lasciare traccia (salvo occasionali tiratine d’orecchi che qualche trombone liberal si concede come intercalare, tra una notizia e l’altra).
E mentre i virus di solito si rivelano bufale tremende, le operazioni mediatiche che ne decretano il successo di pubblico si disvelano anno dopo anno in tutta la loro crudele e cinica efficacia. Le famiglie si affannano a cercare cure per arginare il panico diffuso dal loop mediatico, che se tenta di ridimensionare alimenta la paranoia e se rettifica, o sminuisce, gli allarmismi fa serpeggiare il dubbio di foschi scenari complottardi per silenziare o depistare la libera informazione.

Ci sarà una ragione se l’ultima frontiera del marketing contemporaneo è la comunicazione virale, quella che “come una freccia dall’arco scocca vola veloce di bocca in bocca”, che si attacca velocemente e che contagia preferenze commerciali, politiche, di consumo.
E che utilizza, guarda caso, i media come untori e – in qualche caso – monatti.

Fonti:
“Ecco perché le milioni di dosi di vaccino influenzale possono restare negli hangar” di Roberto Volpi dal Foglio
“Febbre suina colpisce Cherie Blair” da TgCom
“Influenza ‘A’ egiziana muore dopo pellegrinaggio Mecca” da Repubblica.it
“Marketing virale” su Wikipedia

L'immagine è stata presa qui.
L'articolo è tratto dal blog di Aprile.

Pubblicato il 11/11/2009 alle 0.18 nella rubrica WhiteRabbit.

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