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LE PANCHINE DI RUSSI


Da qualche tempo l'asma è tornata. Prima con discrezione, la sera, negli utlimi giorni con arroganza, tutto il giorno. Brutta bestia l'asma, si dorme male, fiacca le energie e fa sembrare ogni piccola cosa una montagna.
Oggi comunque sto meglio, quando scrivo poi sto bene e se dormo abbracciato a Vanessa dormo da dio; domani poi starò ancora meglio, si vota finalmente.

Ho preso l'abitudine di andare a Bologna tre giorni la settimana, il lunedì, il mercoledì e il giovedì di solito. Il mercoledì sera si gica a tressette nella magione dell'amico Poggio, a San giorgio di Piano.
Barro mi viene a prendere al Gatto & la Volpe alle 8 e mezza, un mio espediente per fare incazzare Pietro che vorrebbe chiudere alle 8, poi abbiamo una mezzoretta di viaggio per chiacchierare di politica, spettegolare (con scarso successo) e pontificare alla bell'e meglio.

Mercoledì scorso tenevano banco le elezioni. Barro detesta l'Avanzo di Balera e l'Italia che rappresenta, quella destra che Prodi definì mirabilmente gente che lascia la macchina in doppia fila. Io che sono più liberale di lui (sono anche a favore dell'indulto) non riesco più a sopportare il vecchio palpaculi che zompetta da una tivvù all'altra, le sue battute, le gaffes, le minchiate sui comunisti e sono arrivato a credere che questa Italia se continua a votarlo forse si meriterebbe il Peron vero, non la sua versione light.
Continuare a pensare che gli elettori siano meglio degli eletti d'altronde è, nella migliore delle ipotesi, un esercizio mentale noioso, frustrante e autoassolutorio.

Prima mi sono messaggiato con Fede, che forse vota Bertinotti forse non vota per niente, la Sara invece vota di sicuro così come Cuma, veltroniano convinto. Alla cena da Poggio il Pd era in netta maggioranza anche se pure lì vale il motto "occhio ai silenziosi". Non è che se uno non spiccica parola (e magari sorride) mentre il Giampa della situazione si dichiara dalla parte di Uòlter vuol dire che è d'accordo. Un po' come le piazze: non è detto che se le riempi vinci anche le elezioni (certo, sempre meglio riempirle che farsi fischiare dai propri supporter mentre si sparano minchiate su Totti e Ronaldinho).
Pure Vanessa alla fine ha ceduto e anche se non posso scrivere su che simbolo mette la croce (mi spezza le gambine) di certo la posso prendere per il culo privatamente, dopo lunedì.

Se l'Avanzo di Balera non fosse scappato (ieri sera a Matrix ha addirittura esibito la sentenza che avrebbe impedito il faccia a faccia) e gli italiani avessero potuto vedere, anche solo per mezzora, lui e Uòlter uno di fianco all'altro non avrei avuto dubbi: vinceva Uòlter tutta la vita. Troppo vecchio, troppo esplicitamente pataccaro, consunto venditore in declino, troppo pateticamente uguale a sé stesso (ha i capelli come Big Jim ha ragione Barro!), il palpaculi candidato premier per la quinta volta non avrebbe avuto chances.
Me lo sarei giocato alla Snai o dagli inglesi, Uòlter, alla faccia dei sondaggi.

L'era della personalizzazione pura della poltica finalmente sembra essere giunta anche in Italia. Niente più partiti-chiesa e baracconi di falsi monaci che farneticano sui valori mentre puntano il portafogli, niente più (i hope) militanza demenziale in organizzazioni culturalmente fatiscenti per aspiranti nullafacenti disposti a farsi resettare il cervello (e a dire sempre di si) pur di arrivare.
Questa è la promessa della versione italiana del bipartitismo, incarnata da Pd, Pdl e (soprattutto) dai loro leader. Non mi sfuggono i rischi e i punti di debolezza, primo fra tutti la seria possibilità che i temi che dividono su basi etiche sono già di fatto espunti dall'agenda di governo di ognuno dei due.

Nonostante tutto ho fiducia, perchè la vedo come una questione generazionale, l'Italia è indietro sui diritti civili, sullo svilupppo della Rete, sulle libertà, perché è vecchia. Niente di più.
Cerco di farmi rassicurare dagli esempi:
1 / Pina Picierno, 26 anni ex Presidente dei giovani della Margherita e capolista per il piddì in Campania 2, ha votato quattro si al referendum sulla procreazione assistita ed è andata alla manifestazione di Arcigay per i Dico.
2 / Gabriele, 70 anni storico militante dei Ds (prima Pci- Pds) di dalemiana e comprovata fiducia, dopo un po' che ascoltava in silenzio la mia arringa a favore del matrimonio gay ha osservato che se fosse per me i busoni li metterei al muro.  

L'Avanzo di Balera a Matrix ci ha tenuto a precisare che i precari sono un problema sopravvalutato e il vero problema sono i pensionati (le pensioni minime sono un dramma sociale, è vero, ma non in contrapposizione alla precarietà). Il partito conservatore e quello progressita sono una realtà, basta sintonizzare il cervello e (per chi ha tempo e voglia) ci sono tutte le possibilità per influenzarne il cammino.
Per quanto mi riguarda credo che la poltica si debba occupare della cornice e (al massimo) dei colori, poi il proprio quadro ognuno deve poterselo dipingere da sé.

Lunedì e mercoledì mentre raggiungevo a piedi la stazione di Russi (il mio treno parte alle 8 e 48) l'asma mi stava piombando le gambe e il fiato mi si accorciava ogni volta che pensavo cazzo perdo il treno.
Ho dovuto fermarmi più volte per riprendermi, ma per fortuna c'era sempre una panchina nei paraggi.
Russi è un paese civile in cui ci sono ancora le panchine (dalle città le tolgono perché attirano i vagabondi) in mezzo alla strada.

Anche l'Italia ha il fiato corto e le panchine che ci sono non bastano più. Bisogna smetterla di fare i fighetti e chiedersi sul serio cosa si può fare per il Paese, non il contrario.
Soprattutto dal 15 aprile.

Nella foto (che sembra arrivare dal casting di qualche Drive-In di un secolo fa) l'Avanzo di Balera al lavoro con tre semiminorenni, interinali del jet-set. Povera Evita (e povera Italia).

Pubblicato il 13/4/2008 alle 1.36 nella rubrica TwinPeaks.

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