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SEI GIORNI IN MAROCCO


Una delle insidie più ricorrenti, in viaggio, sono i giornali italiani.
Due anni fa, a New York, ho fatto l'errore di sfogliare il Corriere della Sera. C'era un'intervista di Boselli che annunciava la sepoltura della Rosa nel pugno, il semipartito per cui avevo votato giusto tre mesi prima.

L'ultima sera a Marrakech, lunedì, ne ho aperto uno marocchino ma è andata male lo stesso. C'era un articolo sui trionfi del week-end di Obama. Stavamo entrando in un hammam e ho fatto appena in tempo a leggere (e a smadonnare) dello strike del fighetto che stava già a noi.
Dopo due ore di palpeggi e gommage tutto sommato ero più sereno, ma ci sono rimasto di sale lo stesso quando il solerte e sorridente (sorrideva parecchio) tutor mi ha chiesto
Excusez-moi... tu connais Machiavelli?
...Gramsci?

Tre ore dopo Vanessa ed io stavamo imballando una montagna di lampade, ci arrediamo casa nuova, a Russi.

Mezz'ora dopo l'atterraggio Antonella (nella foto sotto) ed Emanuele erano già corpo a corpo con i rispettivi cellulari, a un metro di distanza.
E dire che fino a poche ore prima erano state le nostre implacabili guide, che ci avevano mostrato le dune di sabbia che declinano al mare, dalle parti di Essaouira, la neve sulle montagne prima della casbah-presepe a tre ore da Marrakech e Marrakech.



Antonella sulle dune


I bastioni di Essaouira

Sei giorni in Marocco, respirando a pieni polmoni, con Albertina, Antonella, Emanuele,
Ilena, Marco, Maria, Maria Chiara, Vanessa. E Alì Baba.

Pubblicato il 15/2/2008 alle 2.29 nella rubrica Diario.

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