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EXIT STRATEGY / 3


"All’inizio ero io a sentirmi poco sicura a Bologna, dove sto studiando, in questa buia cittadina medioevale sono ambientati numerosi gialli italiani e persino un thriller di John Grisham"

Racconta Sophie Egan.

A quanto mi dicono il Bologna è primo in classifica nel campionato di calcio, naturalmente in serie B.

Quando mi occupavo della comunicazione del Black B., un insano club di via del Pratello (la strada dei ladri, delle mignotte, degli occupatori abusivi di case e dei localari), non avevo previsto un tale trionfo.
La decadenza della città all'epoca mi sembrava una cosa del tutto pacifica, un dato di fatto accettato
da chiunque con naturalezza indifferente, magari velata da una punta di mestizia o da feroce e malcelata acrimonia. A seconda di chi beccavi, dall'età, della sua dichiarazione dei redditi, dell'importo dell'affitto, o delle velleità da biassanot (che significa masticanotte) che sotto sotto ancora nascondeva.

Da due anni avevamo alle calcagna i comitati dei residenti, che reclamavano il diritto a dormire a prescindere, e mi sorbivo menate a destra e a manca sul senso di responsabilità e sull'opportunità politica delle nostre attività (fare un balladùr per biassanot all'ultimo stadio significa assumersi una responsabilità sociale priva di alcuna opportunità politica, d'altronde). Così a un certo punto mi sono rotto i maroni e ho fatto la campagna Serie B.

Questa:

Mi sa che non è servita a granché (se mai per un attimo ho pensato che dovesse servire a qualcosa), infatti il Black B. non c'è più (il che non è necessariamente un male) e al suo posto hanno tirato sù un localetto perbene, che sa un po' di tramezzino dell'Eurostar.

Poi in via del Pratello non c'è più anima viva. E io che li prendevo per il culo con tutti (anche una volta l'anno sull'Unità), non avrei dato un soldo bucato per quei quattro miserabili lobbisti di provincia dei comitati. Erano davvero quattro gatti, ma hanno così tanto rotto le palle a tutti (destra, sinistra, pravda, carlino) che alla fine ce l'hanno fatta: il Pratello è come la Certosa, un camposanto in cui si aggirano, rasenti ai muri e con l'aria di chi ha appena fatto qualcosa di male e lo sa, pochi irriducibili della notte.

Il Trippo, Mario Gatti e altre leggende metropolitane in carne ed ossa sono lì, a fare il solito giro di locali, a spuntare sconti e a raccontare com'era. Bologna, i bolognesi, via del Pratello, tutti noi.

Se vai in giro e ti guardi intorno Bologna assomiglia sempre più a Milano, la gente sorride al contrario, il tressette del giovedì non c'è più, Flynt, Ciubecca e altri banditi valorosi sono già espatriati, il 2007 marcio sta per finire. Ma è ancora uno spettacolo.

Pubblicato il 17/12/2007 alle 21.14 nella rubrica GothamCity.

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