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VOTO
Per il partito del diavolo. Quello dei mercanti, delle mignotte, dei preventivi.

Che ha inventato il marketing e gli hippie. Principio vitale e creatore, maschio, della contemporaneità. Ora, però, sta perdendo dei colpi. Martiri e beghini non fanno altro che strillare di valori e verità. Tutte balle per il vecchio tiranno, avvezzo alla ruvida legge del business e a quella melliflua del piacere. Parole incomprensibili, sparate in tutto il mondo dalla comunicazione.

Il re si era illuso. Per anni aveva dimenticato: non era solo al suo arrivo. La comunicazione era sempre stata lì. Creatrice, femmina, dell’umanità. Il vecchio aveva creduto di dominarla e in effetti per lungo tempo era andata così. Non aveva più memoria di essere anch'egli una sua creazione. Una funzione. Lei poi se ne stava in un angolo. Zitta e buona, casa e bottega. 

Non aveva fatto una piega neanche quando le aveva portato a casa la tecnologia. L'arrivo della nuova amichetta sembrava non turbarla. Anzi: assecondava di buona lena ogni morbosità del veccho pervertito. Poi ci ha preso gusto e ha cominciato a giocare per sé. La nuova non le dispiaceva affatto, era una complice ideale. Efficiente, assecondava ogni voglia con pruriginosa meticolosità. E aumentava sempre la posta.

Dominata e dominatrice, allora, si sono messe a giocare insieme. Proprio sotto gli occhi del re, che non vedeva e si compiaceva: la partita era sempre più eccitante. Ma gli sguardi tradivano e il vecchio era costretto a rincorrere. Sempre più spesso non capiva e passava in rassegna prima l'una poi l’altra, a ripetizione, per afferrare qualcosa. La bocca spalancata.

Loro lo tranquillizzavano, gli facevano le coccole e lo mettevano a dormire. Era stato un re glorioso e non si meritava uno scherno manifesto. Dentro di loro, però, sapevano già come sarebbe finita.


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27 febbraio 2010

IL RITO DI LEONIDA


26 febbraio / 4 marzo 2010

Se hai voglia di intraprendere una carriera da rapper, ti consiglio un nome d’arte: Campione. Se hai in mente di convertirti a una religione esotica e di scegliere un nome spirituale, ti consiglio Grande anima o Forza celeste. Se stai per entrare a far parte di un gruppo di attivisti che lotta per una giusta causa e vuoi un nuovo nome di battaglia, scegli qualcosa come Radicale o Ultrà. E anche se non pensi di fare nessuna di queste cose, spero che presto celebrerai un rito di passaggio per rafforzare il tuo impegno nei confronti del sogno della tua vita.

Tratto dall'oroscopo di Internazionale di Rob Brezsny.


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24 febbraio 2010

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Una bestiola cresciutella, Leonida, ormai. Oggi compie un anno e da stamattina ride come un matto senza fermarsi un attimo. Il suo babbo è gonfio come un pavone, da quanto è fiero (e come potrebbe essere diversamente, con quelle ganasse e quella musta da brigante...)!


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23 febbraio 2010

NON SOLO TARGET

Il trentaduenne colombiano è arrivato nel 1998 quando in Italia “non c’erano tanti stranieri a scuola, non c’era ancora questa specie di razzismo che c’è adesso, la paura del diverso”. Non ha mai subito angherie razziste forse perché “qua c’è una cosa curiosa con gli italiani, loro dicono che i sudamericani non sono extracomunitari, gli extracomunitari sarebbero gli africani, i marocchini, Bangladesh… io ho visto che con noi c’è una differenza, per dire una cosa piccola: da noi fanno le cene per Natale, i ragazzi africani non vengono mai invitati, l’unico straniero che viene invitato sono io…”. Nell’intervista precedente (la prima), Simona “signora rumena in Italia da molti anni” fa un appello alla propria comunità (in italiano e in lingua madre) per mantenersi in contatto con Dgtv.

 

L’intervistatore non si vede mai, ma voce e pause sono spiccicate a quelle di Pannella. Si chiama Marcello De Giorgio e oltre a caracollare tonante al microfono è socio di maggioranza e amministratore della Gfr srl, società editrice (e pure concessionaria di pubblicità) di Dgtv, la nuova web-tv per stranieri che ha appena inaugurato l’apertura della sua redazione bolognese (cinque collaboratori), che affianca quella di Padova (con Roma e la Campania come prossime mete). Trattasi (almeno per adesso) di un prodotto decisamente ruvidino sia in termini di palinsesto che di look, ma con un target potenziale indubbiamente massiccio. Gli stranieri sono tanti e nei prossimi decenni sono destinati a continuare a crescere sempre di più, piaccia o meno.

 

Intanto lo Sciopero degli stranieri del primo marzo è diventato un evento europeo. In Italia oltre ai Cobas, a studenti, docenti, collettivi vari e alle associazioni più impegnate sul tema (come Amref), hanno aderito la Fiom della Cgil e la Fim della Cisl. Dopo la guerriglia di Via Padova, Rosarno Burning e il quotidiano tiro al piattello mediatico, lunedì prossimo gli immigrati hanno l’occasione di imporsi agli italiani come soggetto sociale con cui fare i conti, tutt’altro che omogeneo certo, ma sempre più “pesante” in termini politici ed economici.

 

Sullo stesso tema:

“Primo marzo 2010”

“Immigrati, fermi tutti!”


L'articolo è stato pubblicato (con un titolo un po' diverso) da The Front Page.

17 febbraio 2010

STUPRO ALLA REALTÀ


Una vera e propria grandinata mediatica si è abbattuta su “Rapelay”, il videogioco made in Japan del 2006 (non proprio una news) il cui unico scopo è quello di stuprare un’intera famiglia di donne, dopo averle pedinate tra la metropolitana (dove la prima sorellina aspetta il treno nella scena iniziale) e casa loro. Governo, parlamento, genitori associati, media: un coro unanime di sdegnata indignazione. Peccato però che Rapelay è stato ritirato dal mercato nel 2009, sia da Amazon che dai negozi giapponesi, perfino la casa produttrice l’ha ritirato dal sito e dalla produzione. L’unico modo per giocarci è scaricarlo illegalmente.

 

Tra l’altro la software house che l’ha prodotto non ha mai cercato una distribuzione fuori dal Giappone, paese assai diverso dall’Italia in quanto a costumi sessuali e abitudine / assuefazione a questo tipo di prodotti. Massimo Triulzi ha spiegato sul Corriere.it che gli sviluppatori di Rapelay due anni fa hanno bloccato gli accessi al loro sito da Europa e Stati Uniti. Infatti “provando a digitare tale indirizzo, un utente occidentale leggerebbe, in inglese, che l’accesso al sito è stato limitato ai soli giapponesi, unici destinatari dei contenuti dei loro prodotti.”

 

Si tratta insomma  dell’ennesima non-notizia, montata dal media-mainstream nostrano e dalle sue appendici politiche, sempre più impotenti e scollegate con la realtà. Il “bisogna proibire Rapelay” del Sindaco di Roma, ad esempio, suona un po’ come “bisogna abolire la nebbia”, non vuol dire niente. Oltretutto in Rete ci sono decine di altre opportunità di stupro virtuale (e di perversioni di ogni genere), sotto forma di giochi, video, foto, legali e non, gratis o a pagamento, disponibili con relativa facilità (per chi ha di questi gusti e sa un minimo come muoversi). La notorietà che ha ottenuto Rapelay invece (e quindi, prevedibilmente, l’aumento di smanettoni che ne postano copie illegali in Rete e di chi se le scarica) non l’avrebbe saputa garantire neppure una campagna pubblicitaria messa in piedi con un budget importante. La morale della favola è tutta qui.

 

L'articolo è stato pubblicato su The Front Page

L'immagine è stata presa qui.

9 febbraio 2010

UN SENSO A QUESTA TV


Se Morgan viene escluso dal Festival di Sanremo perché fattone reo-confesso e Bersani prima spezza una lancia (“sbaglia ma non va condannato”), poi dice che deve essere il Pd a mettere in onda (su YouDem) il Dopofestival per essere “vicini ai giovani”, si potrebbe dedurre che per il Pd i giovani sono dei fattoni non meglio identificati, a cui è meglio stare vicino.

 

Comunque “dove c’è la gente ci siamo anche noi con il nostro modo di essere e il nostro punto di vista. In questo caso ovviamente ci rivolgiamo soprattutto ai giovani, cercando di favorire una discussione su quello che succede. Perché anche la musica è importante.” Suona un po’ naif e l’intellettualotto gossipparo di turno si potrà sbizzarrire nel prendere per i fondelli, sul suo social network preferito, il segretario-fan (di Vasco) che parla antico. Che la trincea nazpop di Bersani passi per il Festival invece non è una stupidaggine, specie se serve a dare un senso a YouDem (come il suo slogan vascorossiano d’altronde prometteva per tutta la ‘ditta’).

 

“Questa televisione giovane oggi ha più fiducia in se stessa. Sanremo è una kermesse che ha molti risvolti: musicali, mediatici, televisivi... ma soprattutto è un fenomeno popolare, seguito da milioni di persone. Proveremo a mettere insieme pezzi di discussione.” Dice Lino Paganelli, responsabile Pd per feste e eventi, che forse fiuta il grano fluire finalmente in cascina, con la sovraesposizione mediatica che promette ascolti (quindi pubblicità e soldi). Però “domani arriverà lo stesso”, anche per YouDem.

 

Marco Petruzzelli nel suo canale su YouTube ha pubblicato un reportage sulla signora Cesira, romana, 101 anni a maggio, che stava per essere sfrattata. Ne hanno parlato giornali e tv e il sindaco Alemanno ha concesso la proroga. Se al posto di Petruzzelli ci fosse stata YouDem, chi lo veniva a sapere (e magari era incerto) aveva una ragione per votare Pd. E per guardare YouDem (anche dopo la sbornia giovanile del Dopofestival).

 

L'articolo è tratto da The Front Page.

L'immagine è stata presa qui.

2 febbraio 2010

LADY V


L’odissea di corna vere e presunte, “rivelate” al grande pubblico del media-mainstream nostrano affratella il premier a Georg Leonard. Il concorrente del Grande Fratello, autosoprannominatosi “il principe” con la stessa grazia con cui B. si è autoproclamato “il miglior capo del governo degli ultimi 150 anni, è stato eliminato prima e lapidato poi da tutte le Barbara D’Urso d’Italia in ogni fascia televisiva (protetta e non), che gli spiattellano senza pietà video, interviste e faccia a faccia di presunte amanti, con madri, fratelli e testimoni di ogni genere. La colpa? Avere sbandierato un figlio e una compagna (la sacralità del focolare) che non avrebbe mai tradito e averlo fatto, invece, in diretta tv.

La colpa ha scatenato la caccia all’uomo, che non è esattamente una cima ma che forse non merita una punizione tanto severa, che continua ad andare in onda nel Colosseo mediatico a cui ha deciso di partecipare. Protagoniste dell’inseguimento sono loro. Truccatissime, documentatissime e spietate novelle Zhang Yu. Non banali Monica Lewinsky, che si barcamenano tra acconciature improbabili in balia dagli eventi, né vendicatrici del cuore infranto come Cinzia Cracchi (e Veronica Lario) o degli interessi traditi (come Patrizia D’Addario), ma battagliere combattenti dell’audience senza sfumature. La visibilità è una fiche da giocarsi per tentare di aggiudicarsi abbastanza fama da uscire dalla topaia della quotidianità (perché di questo deve trattarsi vista la determinazione), quindi non si possono fare prigionieri. La vendetta è il loro spartito.

Zhang Yu, con impeccabile cineseria, ha fissato l’asticella molto in alto. L’aspirante star della tv cinese alla fine del 2006 ha aperto un blog per raccontare che nella sua carriera aveva ottenuto tutte le parti più importanti andando a letto con produttori, politici, potenti (tutti con la “p”) e che si era premunita di riprendere con la sua videocamera più di 20 incontri sessuali. Poi ne ha annunciato la pubblicazione, uno per volta, sul blog (ancora misteriosamente attivo). “Perchè una donna dovrebbe soffrire in silenzio e subire ogni volta questi ricatti? Se ti devi confrontare con bestie e serpenti e non sei velenosa, come potrai mai salvarti?”. Con la videocamera.

Il mio post del 6 dicembre 2006: qui.
Il blog di Zhang Yu (da cui arriva la foto) è qui.
L'articolo è tratto da The Front Page.

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