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VOTO
Per il partito del diavolo. Quello dei mercanti, delle mignotte, dei preventivi.

Che ha inventato il marketing e gli hippie. Principio vitale e creatore, maschio, della contemporaneità. Ora, però, sta perdendo dei colpi. Martiri e beghini non fanno altro che strillare di valori e verità. Tutte balle per il vecchio tiranno, avvezzo alla ruvida legge del business e a quella melliflua del piacere. Parole incomprensibili, sparate in tutto il mondo dalla comunicazione.

Il re si era illuso. Per anni aveva dimenticato: non era solo al suo arrivo. La comunicazione era sempre stata lì. Creatrice, femmina, dell’umanità. Il vecchio aveva creduto di dominarla e in effetti per lungo tempo era andata così. Non aveva più memoria di essere anch'egli una sua creazione. Una funzione. Lei poi se ne stava in un angolo. Zitta e buona, casa e bottega. 

Non aveva fatto una piega neanche quando le aveva portato a casa la tecnologia. L'arrivo della nuova amichetta sembrava non turbarla. Anzi: assecondava di buona lena ogni morbosità del veccho pervertito. Poi ci ha preso gusto e ha cominciato a giocare per sé. La nuova non le dispiaceva affatto, era una complice ideale. Efficiente, assecondava ogni voglia con pruriginosa meticolosità. E aumentava sempre la posta.

Dominata e dominatrice, allora, si sono messe a giocare insieme. Proprio sotto gli occhi del re, che non vedeva e si compiaceva: la partita era sempre più eccitante. Ma gli sguardi tradivano e il vecchio era costretto a rincorrere. Sempre più spesso non capiva e passava in rassegna prima l'una poi l’altra, a ripetizione, per afferrare qualcosa. La bocca spalancata.

Loro lo tranquillizzavano, gli facevano le coccole e lo mettevano a dormire. Era stato un re glorioso e non si meritava uno scherno manifesto. Dentro di loro, però, sapevano già come sarebbe finita.


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30 giugno 2008

QUARANT'ANNI FA


Era il Sessantotto.
Gli scontri tra studenti e polizia a Valle Giulia furono l'inizio della contestazione nelle scuole, nelle fabbriche e nelle università. Anche nel
Quartiere Latino di Parigi scoppiarono gravi incidenti tra la polizia e gli studenti di Nanterre e della Sorbona. Il 13 maggio sfilano 800.000 persone: è l'apice del Maggio Francese.

il 4 gennaio debutta la Corrida di Corrado e il 3 aprile James Earl Ray ammazza Martin Luther King.
Il 5 giugno toccherà a Bob Kennedy che aveva appena trionfato alle primarie democratiche.
Il 15 agosto a Città del Messico 40000 persone protestano contro la repressione e la polizia per tutta risposta spara sulla folla.

Poi il 5 novembre Richard Nixon diventa Presidente degli Stati Uniti e il 22 dello stesso mese su Star Trek scatta il primo bacio interracial della storia, il 10 giugno l'Italia vince gli Europei di calcio, Paolo VI emana l'enciclica Humanae Vitae con cui la Chiesa condanna la contraccezione e i Beatles cominciano a registrare il White Album (il 31 maggio).

Il 30 giugno di quarant'anni fa i miei genitori, Margherita e Vittorio (nella foto), si sono sposati.
E non si sono mai persi.

30 giugno 2008

PRIDE (IN THE NAME OF LOVE) / 2


Un po' come la nazionale della Spagna di Zapatero: gioca meglio e vince.
Il Gay Pride è innanzitutto una giornata di festa. Birra a fiumi, musica a palla, tette e culi che ballano e si strusciano dalle due di pomeriggio alla mattina dopo.
Poi è una vetrina politica di tutto rispetto, con i laici di destra e di sinistra (ieri c'erano anche i gay di Forza Italia mi ha detto un amico disobbediente, indignatissimo) che sgomitano per poter dire anch'io! ci sono anch'io!

Ma soprattutto (per la terza volta):
il movimento gay / lgbt è l'unica forma organizzata (e mediatizzante) di lotta per la libertà più individuale che ci possa essere: il gusto.
L'idea che uno stato possa discriminare la gente sulla base del gusto, sessuale in questo caso, è la cosa più odiosa che mi viene in mente.


Logico quindi che il Pride di Bologna sia diventato una sorta di rendez-vous per tutti gli sfigati come me che non hanno più piazze in cui andare, né partiti di cui fidarsi del tutto.
D'altronde sono rimasti davvero solo loro e il loro sciopero nazionale per la la libertà a chiedere i diritti di cittadinanza negati e l'estensione (e non la contrazione come va di moda adesso) delle libertà.


No, non è il carro della nuova associazione dalemista, pare non ci fossero i tempi tecnici per organizzarlo.
Si può rimediare l'anno prossimo, tanto sono i nuovi laici del Piddì no?


Ombrelli rossi (e pur bisogna andar).
Dietro ci riguarda tutte, lo striscione del Sexy Shock (nella foto la Lolli e Silva), ci sono anche le puttane, il nuovo bersaglio del governo (criminali abituali). Distribuiscono un volantino fiero e spartanissimo:

Oggi sfilano tra il corteo del Gay Pride 2008 gli ombrelli rossi simbolo della resistenza alla discriminazione di tutte/i le/i sex workers.
L'ombrello rosso venne usato dalle e dai sex workers a Venezia nel 2002 che sfilarono fieramente nelle calli in occasione della Biennale.
Proseguendo in questa tradizione e in onore di tutte/i quelle e quei sex wirkers che osano resistere all'oppressione in ogni parte del mondo, anche oggi marciamo sotto 100 ombrelli rossi per dare solidarietà alle rivendicazioni che questa giornata vuole rappresentare contro tutte le discriminazioni.


Wonder Woman era il/la più bell@ del corteo. Merita la chiusura.

La galleria con la selezione delle mie foto del Pride è qui.

27 giugno 2008

ANCHE IO SONO UNA PUTTANA


L'ho scritto già venti giorni fa: i
l movimento gay / lgtb è l'unica forma organizzata (e mediatizzante) di lotta per la libertà più individuale che ci possa essere: il gusto.
L'idea che uno stato possa discriminare la gente sulla base del gusto, sessuale in questo caso, è la cosa più odiosa che mi viene in mente.

A dimostrazione della mia arringa arriva l'iniziativa del Sexy Shock di Bologna, che porta al Pride nazionale - sabato prossimo a Bologna - le puttane (e i puttani). Insieme a gay, lesbiche, coppie di fatto senza diritti, stranieri, bolognesi.
Nel governo dell'Avanzo di Balera c'è anche gente che pensa che andrebbero trattat@ come criminali abituali. Sono ferrati sull'argomento d'altronde (vista l'abbondanza di puttanieri e criminali abituali tra di loro).

Così ho deciso di andare al Pride con il Comitato diritti civili delle prostitute che peraltro, col mestiere che faccio (che i pubblicitari siano un po' delle mignotte non è un mistero), è la gilda professionale a cui mi sento più vicino.
Sabato è in scena una sorta di sciopero generale per la libertà, con gay, lesbiche, trans e puttane nella parte delle nuove staffette partigiane.

Mi dispiace solo che Fabrizio de Andrè non sia più al mondo: tra zingari, santi e mignotte la paranoia-italia di oggi sembra uscita da un suo vinile.

20 giugno 2008

35


Ce l'abbiamo fatta.
Siamo riusciti a mangiare da Primo, dopo due tentativi a vuoto e un corteggiamento durato più di un mese: ne valeva la pena.

Primo ha una trattoria di fronte all'ex Eridania, enorme zuccherificio sbarcato e piazzato nella campagna fuori Russi come un'astronave aliena, nel 1961 (adesso ci vogliono fare un termovalorizzatore e sono tutti incazzati neri). A pranzo è sempre aperto (non ho problemi) la sera, adesso che suo padre non sta bene, bisogna dargli un colpo di telefono (te me lo dici nel pomeriggio, quanti siete, a che ora venite e io apro).
Dicevano che c'era il castrato migliore della zona: dicevano bene.

Il fatto che fosse pieno di operai e camionisti era già un buon presagio, se l'analisi di come votano serve per capire le tendenze in atto scoprire dove mangiano è meglio di ogni guida michelin, almeno per chi ama la cucina trucida e tradizionale (e non i localini da fighetti).
Che ci guardassero con sospetto (non è che adesso piombate qua tutti i santi giorni - magari con i vostri amici capelloni - e mi finite il castrato?) mi ha convinto del tutto.

Poi sono arrivate le tagliatelle al ragù e il castrato alla griglia ed è stato vero amore (c'hanno anche il branca menta!)

Per non farmi mancar niente ieri sera sono andato a mangiare alla festa dell'unità delle caserme rosse, a Bologna. Tortellini alla panna, fritto misto alla bolognese e friggione (buoni), scaloppine al limone (un po' ospedaliere) e una bella serata con Barro, Poggio e tanti amici vecchi e nuovi incontrati lì (Giorgio, Alessandro, Daniele, Claudia).
Io e Poggio abbiamo tirato tardi davanti a due birre nell'unico bar aperto di Corticella (il quartiere di Bologna in cui sono cresciuto), lo stesso Crall in cui da ragazzini abbiamo svernato tra biliardo, videogiochi, pusher zigani e maraglioni di periferia (i nostri salotti buoni).

Ho visto in giro anche qualche faccia di merda del Candilejas (la sala da ballo del circolo Arci sopra il bar), i nazicomunisti che mi hanno insegnato sin da giovane quanta poca differenza ci potesse essere tra gente che si diceva di sinistra e normali leghisti. Non ho insultato nessuno però (starò invecchiando).
Anche se quando stamattina ho incontrato Pedro alla fermata del 27 un po' me ne sono pentito.
Ho fatto appena in tempo a salutarlo (ero al cellulare con la gemella Betta - è nata oggi pure lei - prima di salire sul bus e di correre a perdifiato per prendere il treno al volo), ma il film del mio 26simo compleanno mi è passato davanti agli occhi per l'ennesima volta.

Nove anni fa io, Pedro e diversi altri pirla di sinistra (senza etichette di partito) abbiamo osato farci spazio tra di loro (vecchi bastardi nazicomunisti di quartiere) prendendo addirittura in gestione il loro circolo e rimediando di conseguenza una lezione memorabile.

A me in fin dei conti (a parte qualche drogato, venduto e traditore presi sù in assemblea - ero un diessino che organizzava cose antiproibizioniste con quelli di rifondazione) è stato solo annunciato (da un amico di famiglia durante un cenacolo paramafioso in casa sua) che se non mi fossi piegato non avrei mai fatto carriera nel Partito (allora si diceva con la maiuscola e tutti capivano al volo di quale partito si trattava).

A Pedro è andata molto peggio (era gay, di rifondazione e antiproibizionista d'altronde).
L'hanno insultato e umiliato pubblicamente (lui e tutta la sua famiglia), gli hanno tolto tutto quello che aveva e cancellato quello in cui credeva. Gli hanno dato del ladro (
dove hai preso i soldi per 'sta macchina?) davanti alla coop, la sera che ci hanno cacciato gli hanno svuotato a forza i cassetti del suo armadietto al circolo (il giovane compagno Facchini) e buttato le sue cose in uno scatolone. I suoi occhi lucidi non erano sufficienti.
Non si sono fermati neanche dopo che si sono liberati di lui e di tutti noi - traditori - e gli hanno mandato la polizia a casa per fargli fare (a lui e a suo padre sessantenne) tre giorni di galera e un processo per le piante di maria.

Dopo nove anni sono felice di non aver fatto nessun tipo di carriera in mezzo a quello squallore, di non aver dimenticato nulla (nessun volto, nessuna ferocia subita, nessun barlume di umanità) e di non essermi perso nemmeno uno dei loro funerali.

Buon compleanno vecchio pirata!

18 giugno 2008

MADRE REBECCA DI RUSSI / 2


Il video, girato da Vanessa.


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permalink | inviato da orione il 18/6/2008 alle 20:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (10) | Versione per la stampa

15 giugno 2008

A MEZZANOTTE VA


Mentre il governo schiera l'esercito per proteggere le nostre città dalla malapianta della criminalità e i sani di mente si scompisciano dalle risate (o si fanno i conti in tasca su quanto gli costa, a seconda del carattere) consapevoli dell'inutilità ostile (e gratuitamente allarmistica) della mossa,
quelli di Radio Fujiko si sono inventati la Ronda del Piacere.

Che venerdì 30 maggio è partita, appunto, a mezzanotte
tra le vie di Bologna, da Porta San Donato fino a via del Pratello passando da Via Zamboni, Piazza Verdi, il Baraccano, Piazza Maggiore, Piazza San Francesco e infine Via del Pratello. Quasi tutti i santuari del conclamato degrado cittadino (dove grazie a pub, osterie e zùven è anche più difficile essere stuprate però). Con collegamenti dagli inviati in Sardegna e in Olanda (ma va?).

Il delirio collettivo sulla sicurezza a Bologna è diventato un vero e proprio fenomeno di costume, giunto a contare (prima dei fujikiani) almeno sei ronde, rigorosamente e reciprocamente ostili. Oltre che inutili e brutte da vedere: gruppetti di frustrati amanti dell'arma fallica, facce truci girano per le strade a caccia di colpevoli veri o presunti, il concetto di criminalità che deborda in quello del decoro e dei mai-goduto si arrogano di decidere il limite del lecito (cioè che sognano di farlo, mentre si fanno le pippe con l'ispettore Callaghan o quando sgummano sui loro suv di merda tra gli splendidi vicoli trecenteschi).

Normale poi che un bravo cittadino, residente e bolognese possa dire a un barista di via Marsala (residente e bolognese anche lui)
stai attento, sporco negro, che ti faccio rimandare in Africa
Oppure che un capotreno fuori di testa (e bolognese) si metta a urlare in servizio
"sporca negra" e "schifosi, tornate in Africa" e "Berlusconi finalmente vi rimanderà tutti a casa"
 a una donna del Ghana che vive (regolarmente) a Palermo.

Prima che il blob della necrofilia ci sommerga del tutto Radio Fujiko ha schierato il suo bravo mini Yellow Submarines contro gli uomini in grigio.
La semplicità eversiva di un sorriso
, dicono.
Beh, meglio di niente.

A mezzanotte va
la ronda del piacere
e nell'oscurità ognuno vuol godere
son baci di passion
L'amor non sa tacere
e questa è la canzon
di mille capinere.


Traduzione per gli indecisi (più o meno democratici): altro che ronde, scopate!
Scopateci sopra.
 
Nella foto la Banda Bassotti di Radio Fujiko al Millenium, diecimila carnevali fa.

11 giugno 2008

MADRE REBECCA DI RUSSI


Ha poco più di un anno e il 9 luglio ha partorito per la prima volta: sei cuccioli bellissimi.
Cinque sono sani, salvi e sparnazzatissimi e
le stanno sempre appiccicati, Ariel invece non è arrivato.
Era nero come suo babbo Thor e ieri ha raggiunto Lilith, nella selva sotto cui riposa.

Della tribù due sono tigrati (come il nonno paterno) e stanno sempre culo a culo, non si scollano mai, dormono un sacco e cercano di prendere più coccole possibili, ma rimanendo sempre attaccati.

Uno invece mangia in continuazione, da quando è venuto al mondo non ha mai smesso di ciucciare. Gli altri ogni tanto si distraggono, chiedono le coccole, frignano, lui no. Ciuccia come un'idrovora.

Tontaggine è quello uscito per primo. Dai tratti somatici non si direbbe, ma come carattere sembra aver preso anche lui da Thor. Fa sempre il contrario degli altri, non per anticonformismo, è in un viaggio tutto suo fatto di maglioni da succhiare (e pazienza se non esce latte e viene da starnutire) e pareti in cui sbattere il naso (la cuccia è troppo grande per non perdersi).

L'ultimo ad uscire forse deve la vita a Ariel. Rebecca era distrutta, ne aveva già sfornati quattro quando è arrivato Ariel. Grande, grosso e girato di culo, alla fine si è incastrato.
Rebecca a un certo punto, quand'era troppo tardi evidentemente, ha smesso di spingere e ha aspettato. Forse in questo modo è riuscita a conservare le ultime energie, fatto sta che (dopo il sacrificio di Ariel) è uscito l'ultimo disgraziato, di botto, tanto stropicciato che sembrava un cucciolo di pennuto.

Rebecca è stata grande, piccina (di stazza e di età) com'è, e non si è praticamente mai scomposta. Io sono arrivato poco prima che partorisse il quarto e Vanessa mi ha raccontato che, quando è stato il momento, è arrivata, le ha buttato lì un paio di miao più espliciti del solito (hai capito o no che devo sfornare?) e si è messa nella sua cuccia, all'opera.

Vanessa durante il parto mi ha lasciato di sale (anche se non lo sa). Credo che ogni maschietto non possa che provare uno stupore quasi religioso di fronte alla potente meraviglia di due femmine di specie diverse, insieme nel momento più importante e sacro.

Ora però comincia il bello: una palla
miagolante di pelo, piscio e merda è pronta a scatenarsi in tutta la casa. Ci sono un sacco di fili da succhiare, mobili da masticare, angoli in cui pisciare.
All'arrembaggio distruggitori!

Nella foto Madre Rebecca di Russi, la sera del 9 giugno.


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permalink | inviato da orione il 11/6/2008 alle 12:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa

8 giugno 2008

PRIDE (IN THE NAME OF LOVE)


Ormai è un dato di fatto: il movimento gay / lgtb è l'unica forma organizzata (e mediatizzante) di lotta per la libertà più individuale che ci possa essere: il gusto.
L'idea che uno stato possa discriminare la gente sulla base del gusto, sessuale in questo caso, è la cosa più odiosa che mi viene in mente.

Un po' come se gli interisti non potessero divorziare o gli juventini prendere la patente credo sia barbaro, incivile e surreale non permettere a due omosessuali di mettere sù famiglia.

Non fosse per lo schifo che mi fanno, una fitta nello stomaco di sordo rancore, sarei quasi grato ai fascistelli, al loro testosterone da quattro soldi, alle loro stupide croci di guerra che dimostrano - ancora una volta - che, cazzo, c'è una bella differenza (tra civiltà e barbarie).

E se non fosse che ho conosciuto Padre Tarcisio e Don Giuseppe mi verrebbe da dire che questa chiesa del potere che prova a mettere le braghette al tempo si merita il calo delle vocazioni e la minorità culturale conclamata, l'ormai impossibilità manifesta di far seguire i fatti alle parole e le indicazioni del catechismo ratzingeriano alla realtà.

C'è stata una chiesa dell'inclusione: quella che nel 1200 permetteva ai contadini di far travestire i preti da buoi durante la sfilata del carnevale e alle corporazioni artigiane (i futuri massoni) di organizzare le riunioni nella cattedrale di Notre-Dame, o quella di GP2 che diceva alle altre religioni parliamo e agli stati non fate la guerra. Quella chiesa di solito ha vinto.

Il mondo ha pianto insieme, per la prima volta nello stesso momento, la morte di GP2. Dimenticando confini, appartenenze, politiche, religioni addirittura. La chiesa si è fatta universale, sul serio.

Adesso parlano di relativismo imperante, di tirannia della tecnica e di crisi di valori e intanto neanche i cattolici che hanno lo schifoso difetto di amare una persona del loro stesso sesso possono sentirsi a casa, in chiesa.

Ma se Dio è Amore e l'Amore è Gay che si fa, non vale?

"Madrid. Bizzarra protesta contro lo smog" titola la Stampa a proposito dell'immagine, che ho preso in prestito qui.

Pride (in the name of love) invece è qui.

5 giugno 2008

ANCHE GLI AYURVEDICI PIANGONO


Un mese fa ho letto questo sulla Pravda.
Temo che il medico ayurvedico protagonista della disavventura giudiziaria dell'articolo sia lo stesso G.S. che qualche mese fa, dopo il nostro primo consulto, è sparito. Erano i primi giorni da incubo (tra crisi d'asma e di ansia) della terapia, con la moglie (titolare dell'erboristeria ayurvedica che ha il monopolio delle medicine che prescrive il marito) che diceva di non portarmi all'ospedale e di continuare a chiamarlo.

Dopo che il marito quando è ricomparso ha detto il contrario (dovevi portarlo in ospedale), dopo che per tutto il week-end non ha risposto al telefono (avevo altro da fare) e dopo che ha scoperto che erano marito e moglie, ma si davano del lei in pubblico, Vanessa l'ha mandato a spendere.

Se è lui ora è sotto processo per omicidio colposo. Un bambino di sei anni ha interrotto la terapia tradizionale contro la fibrosi cistica, l'ha sostituita del tutto con le (a me ben note) pasticche (integratori, sali minerali, erbe) e c'è rimasto secco.

Io ho cambiato medico ayurvedico (il dottor Lisciani è un siciliano scapigliatissimo, bravo e disponibile) e ne ho preso uno tradizionale (dott. Avati, per par condicio) ma di polso, che mi ha bastonato di cortisone, antibiotici, antistaminici.
Adesso però non scrivo che sto meglio: l'ultima volta ha portato una discreta sfiga.

L'immagine l'ho presa qui.
Che cazzo è 'sta ayurveda? Qui.

4 giugno 2008

UNISCI ET IMPERA


Forza fighetto, questo è il tuo momento.
Puoi decidere di unire l'America democratica (e di sconfiggere quella repubblicana) o di correre da solo. Ricorda però che se scegli l'ozione 2, la pillola rossa, avrai qualche milione di Erica Jong sulla tua strada. Certo mettersi una Hillary alla Casa Bianca non dev'essere facile.
Ma cosa lo è?

Forza fighetto, scegli la pillola blu: alle elezioni del 2008 votano solo gli statunitensi ma contano per tutto il mondo libero (e semilibero). In Francia, Italia, Gran Bretagna soffia un vento di destra sempre più forte e cattivo.
Le discriminazioni di razza e genere, l'odio / paura delle diversità, tornano a orientare comportamenti privati e discussione pubblica, non solo a destra.

La chiave per mandare - non solo simbolicamente - in soffitta tutto questo e per rilanciare la speranza, il sogno, la nuova frontiera è nelle tue mani.
Alla fine per entrare nella storia basta
un po' di umiltà: il primo presidente afroamericano insieme alla prima vicepresidente donna in questo momento, uniti, non possono perdere.

Quella che segue è la lettera di ringraziamento ai supporters di Hillary Clinton, dopo sei mesi di passione e più di 18.000.000 di voti conquistati (più di Obama, mai tanti nella storia delle primarie americane):

Dear Orione,

Over the course of this campaign, I have seen the promise of America in your courage and character, your energy and ingenuity, and your compassion and faith.

Your spirit has inspired me every day in this race. While I traveled this country talking about how I wanted to help you -- time and again, you reached out to help me. To grab my hand or grip my arm, to look me in my eyes and tell me, don’t quit, keep fighting, stay in this race for us. There were days when I had strength enough for the both of us -- and on the days I didn't, I leaned on you.

This has always been your campaign, and tonight, there's no one I want to hear from more than you. I hope you're as proud as I am of what we've done and that you'll take a moment to share your thoughts with me now at my website.

I want to congratulate Senator Obama and his supporters on the extraordinary race that they have run. Senator Obama has inspired so many Americans to care about politics and empowered so many more to get involved, and our party and our democracy are stronger and more vibrant as a result.

Whatever path I travel next, I promise I will keep faith with you and everyone I have met across this good and great country. There is no possible way to thank you enough for everything you have done throughout this primary season, and you will always be in my heart.

Sincerely,
Hillary
La foto l'ho presa in prestito qui.

2 giugno 2008

SERIE A


Questo è il nostro Gay Pride...!
Dopo tutti questi anni passati a prenderlo nel culo...

Così Andrea Mingardi, artista di punta della mia città (sfighé e gisto e cesira tra le hits più popolari), ieri sera su èTv, visibilmente alticcio. Come simbolo di ripresa (anche mentale) certo non è il massimo.
Ma, da bolognese (anche se romanista), sono contento. Spero che la serie A possa significare qualcosa anche di extracalcistico per Bologna: è un'iniezione di energia di cui aveva bisogno.

L'ha capito bene il SIndaco (interista), che ha scelto questa simbolica giornata per rilanciare alla grande la propria (ri)candidatura.

Nella foto (presa in prestito qui) la formazione con cui il Bologna ha vinto il suo ultimo scudetto, nel 1964 all'Olimpico di Roma, nello spareggio con l'Inter: 2 a zero (mio babbo c'è andato!).


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permalink | inviato da orione il 2/6/2008 alle 19:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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