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VOTO
Per il partito del diavolo. Quello dei mercanti, delle mignotte, dei preventivi.

Che ha inventato il marketing e gli hippie. Principio vitale e creatore, maschio, della contemporaneità. Ora, però, sta perdendo dei colpi. Martiri e beghini non fanno altro che strillare di valori e verità. Tutte balle per il vecchio tiranno, avvezzo alla ruvida legge del business e a quella melliflua del piacere. Parole incomprensibili, sparate in tutto il mondo dalla comunicazione.

Il re si era illuso. Per anni aveva dimenticato: non era solo al suo arrivo. La comunicazione era sempre stata lì. Creatrice, femmina, dell’umanità. Il vecchio aveva creduto di dominarla e in effetti per lungo tempo era andata così. Non aveva più memoria di essere anch'egli una sua creazione. Una funzione. Lei poi se ne stava in un angolo. Zitta e buona, casa e bottega. 

Non aveva fatto una piega neanche quando le aveva portato a casa la tecnologia. L'arrivo della nuova amichetta sembrava non turbarla. Anzi: assecondava di buona lena ogni morbosità del veccho pervertito. Poi ci ha preso gusto e ha cominciato a giocare per sé. La nuova non le dispiaceva affatto, era una complice ideale. Efficiente, assecondava ogni voglia con pruriginosa meticolosità. E aumentava sempre la posta.

Dominata e dominatrice, allora, si sono messe a giocare insieme. Proprio sotto gli occhi del re, che non vedeva e si compiaceva: la partita era sempre più eccitante. Ma gli sguardi tradivano e il vecchio era costretto a rincorrere. Sempre più spesso non capiva e passava in rassegna prima l'una poi l’altra, a ripetizione, per afferrare qualcosa. La bocca spalancata.

Loro lo tranquillizzavano, gli facevano le coccole e lo mettevano a dormire. Era stato un re glorioso e non si meritava uno scherno manifesto. Dentro di loro, però, sapevano già come sarebbe finita.


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29 maggio 2008

DIETRO LA LINEA GOTICA / 2


Il raid al Pigneto?
Tutto risolto, l'aggressore si è costituito. È un povero diavolo un po' esaurito col tatuaggio del Che, che è  andato fuori di testa per l'ennesimo furtarello. E gli altri 15, armati, a volto coperto che hanno sfasciato gli altri negozi (tutti di gente dell'est asiatico)?
Chi li conosce, dice lui. E nessuno ne parla più: raid al Pigneto, nessuna matrice politica battono tutte le agenzie all'unisono. Game over.

Dopo l'aggressione a Christian Floris, 24 anni e conduttore di deegay.it (menato in quanto gay) è toccata a Kledi Kadiu, uno dei ballerini di amici, che le ha prese perché è un albanese di merda, come gli hanno fatto notare prima di cominciare a suonargliele.

Alla Sapienza? Solo una rissa tra ragazzi di opposte fazioni politiche si affrettano a dire governo e questura. Bisogna stare attenti a non fomentare il rischio degli opposti estremismi, no?
Gli unici estremisti in campo sono gli apprendisti stregoni che continuano a soffiare su un'Italia che scoppia o (peggio) a far finta di niente:

omofobia, fascismo, sessismo... è questa la vostra sicurezza

Uno striscione (dei collettivi della Sapienza) che vale più di mille parole.

Comandante diavolo, monaco obbediente, giovane staffetta, ribelle combattente
la mia piccola patria, dietro la linea gotica sa scegliersi la parte...

La Marcia su Roma l'ho presa in prestito qui.

Dietro la Linea Gotica: qui.

25 maggio 2008

VIVA VIVA LA SICUREZZA


Non male come esordio per l'Avanzo di Balera.
Dopo tanto parlare di tolleranza zero, a destra e sinistra, benvenuti alle prove tecniche di guerra civile, come nel 2001 a Genova.

Anche lì c'era in palio un'idea di sicurezza (quella dei leader del mondo, allergici al confronto/scontro con le persone in carne ed ossa) minacciata e la destra fece quello che le riusciva meglio: manganellare. Poi c'è scappato il morto e sono comparsi i fantomatici e impeccabili (in termini di alternative-look e capacità di passare inosservati alle autorità: il campaggio in cui stavano misteriosamente non ha mai subito perquisizioni) ninja/black block, vero e proprio tormentone delle sfilate autunno-inverno di quell'anno.

Questa volta invece non c'è il Balilla in centrale operativa (il principale l'ha promosso Presidente della Camera), ma il suo vice è diventato Sindaco di Roma per darle una bella ripulita e i suoi ex compagni di merenda devono aver pensato che è cominciata l'ora della ricreazione pure per loro.
La Questura e il Vice-Balilla dicono: la politica non c'entra niente coi fatti del Pigneto, si tratta di questioni personali (anche se erano in 20 a spaccare il negozio, anche se non è il primo episodio). Come se la politica a Roma non lo fosse (Alemanno dovrebbe saperne qualcosa).

Io ci ho vissuto al Pigneto, con Vanessa, nel 2001.
Era una figata di rione, non ancora vippizzato (né punkabbestizzato), dove romanità e resto del mondo davano il meglio di sé gomito a gomito. Tra la sopraelevata della Prenestina e la ferrovia della Casilina, il Pigneto era un oasi con la zona pedonale (una rarità a Roma).
Noi stavamo in via Macerata, la strada in cui è avvenuta l'aggressione ai negozi asiatici,
davanti all'Avorio erotic movie e vicino al bar della Rosi, la matriarca del quartiere: mora, cinquantanni, donnona/tettona sempre dritta, voce tonante, occhiataccia o sorrisone sguainati a seconda.

Un pomeriggio arriviamo al bar e c'era più fermento del solito
ciao Rosi che succede?
i fascisti... hanno aperto 'na sede al Pigneto
(smorfia d'indignazione) poi però sono arrivati i compagni...
eh?
'ianno menato!
I fascisti erano poi quelli di Aenne e al Pigneto non c'erano mai stati. Ora, pensare che la politica non c'entri, in un posto del genere in questo momento, è davvero difficile. A meno non si creda che per c'entare ci sia bisogno di svastiche e celtiche in bella mostra o magari di un volantino di rivendicazione con l'indirizzo e il numero di telefono.

Quello del Pigneto è un messaggio: la musica è cambiata.
L'Alba, mia nonna, che ha quasi ottantacinque anni e sa di cosa parla, qualche tempo fa mi ha detto che sente puzza di fascio. Dice che comincia sempre così, prendono di mira quelli più deboli di cui agli altri non frega niente: immigrati, accattoni, tossici. E governano con la paura.
Pochi giorni prima del Pigneto e della quasi contemporanea aggressione a uno dei conduttori di dee-gay.it, il Vice-Balilla dichiarava che Roma di notte non è più sicura. E i "media" hanno ficcato la minchiata nel mainstream-biberon, come sempre.

Perché stupirsi delle ronde poi (a Bologna ho letto che ne han fatte cinque o sei), della gente che non ne può più e si fa - davvero - giustizia da sola, dopo che gli hanno martellato il cervello con l'ossessione della rapina del rumeno e dello stupro dell'albanese?
O del boom politico-elettorale della destra, con i sindaci di sinistra lanciati all'inseguimento nel panico tattico e col vuoto strategico in testa?
O peggio del comune razzismo, oramai senza pudore (basta con questo politically correct di merda no?) nei confronti di ogni - presunta - diversità, che sentiamo al bar o sul treno?

Politica e "media" sono colpevoli di aver fatto passare l'equazione sicurezza=immigrazione, politica e "media" continuano a fingere sdegno e riprovazione quando gli effetti di questo corto circuito spaccano teste e vetrine.
La destra poi porta una responsabilità specifica: l'omofobia è parente della xenofobia e anche la propaganda clericale contro l'esistenza di ogni famiglia creativa comincia a dare i suoi frutti. Sotto forma di legnate.

Non parlo poi di Napoli (gestita come Baghdad), dell'incidente diplomatico con la Libia, degli assalti ai campi rom, delle dichiarazioni allucinanti che hanno fatto vincere al governo (in tempo record) il premio "Rudolf Hess" della Comunità Europea.

Con l'Avanzo di Balera al governo i giornalisti non si annoiano, questa è l'unica sicurezza.
Per il resto son cazzi degli italiani, in particolare di quelli poveri (bianchi, gialli e neri) e/o a rischio conflitto sociale. Gli altri, quelli (di sinistra) che non sono andati a votare, sfighetteggiando, adesso hanno un sacco di bei saggi indignati contro la destra da scrivere e di petizioni online da firmare.
Manifestazioni, vedremo.

Il manifesto della Liberazione al Pigneto l'ho preso qui.

21 maggio 2008

ULTIMA CHANCE PER OBAMA


17000000 di voti.
La maggioranza del voto popolare (il più alto numero di voti elezioni primarie nella storia USA) e le vittorie in West Virginia, Kentucky,
Pennsylvania, Indiana non basteranno: Obama ha già la nomination in tasca da un po'. L'avevano già deciso a suo tempo i grandi editori e la nomenklatura di Washington, la stessa che diceva di voler zittire.
Adesso ci sarà la fila tra gli elefanti democratici che gli vogliono dare un consiglio, evitare una trappola, proteggerlo. Il mercato è appena cominciato.

Ted Kennedy (auguri!) è stato il primo, poi tutti i papaveri si sono accodati, più o meno esplicitamente: Nancy Pelosi, Al Gore, Bill Richardson, Kerry, Edwards, Jimmy Carter, Howard Dean.
Dai nomi derivano i numeri e la faccenda dei superdelegati è già chiusa in partenza: staranno col cavallo vincente.

Rimane la questione politica grande come una casa che porta Hillary a vincere (già data per sconfitta sulla nomination) con 35 punti di distanza in Kentucky: la deep america bianca fatta di poveri diavoli bevitori di birra, (ex) classe media a bassa scolarizzazione che si sta rovinando con la crisi dei mutui sub-prime e delle carte di credito e la delocalizzazione delle imprese, non ha nessuna affinità col fascinoso senatore cosmopolita che piace tanto a quelli (più ricchi e istruiti) che preferiscono lo Chardonnay.
Un po' come se quasi sette elettori del Kentcky su dieci avessero detto
si lo so che vince lui, ma io mi non fido lo stesso.

Questa gente continua a votare per Hillary e pare abbia intenzione di continuare a ragionare con la propria testa (incredibilmente gli endorsemet continui dei vipps al fighetto non li smuovono di un millimetro). Secondo i sondaggi se Obama sarà il candidato voteranno in buona parte per McCain (addirittura un terzo), che riesce a capirli meglio, parla la loro lingua.
In Italia analoghe biografie alle ultime politiche hanno scelto la Lega di Bossi che, forse non per caso, ha dichiarato che se fosse negli States voterebbe per Hillary (anche in un confronto con McCain).

Ora Obama ha la possibilità (ma non molto tempo) di risolvere tutti i suoi problemi con un colpo solo: schermarsi dai notabili (gli ci vuole un buon mastino), creare un ponte di comunicazione con la deep america che non conosce e (se gli dei gliela mandano buona) diventare il primo presidente di colore della storia degli Stati Uniti.
Deve solo trovare una via d'uscita onorevole per Hillary: la vicepresidenza, a occhio e croce.
Sennò perde.

Sull'argomento l'articolo della Stampa: qui.

Curiosità: Obama e McCain sono noti per la grande quantità di leggi bipartisan scritte e presentate a quattro mani, tra cui quella (celebre) che ha istituito il muro in Arizona e New Mexico contro le migrazioni clandestine.
Chi l'avrebbe detto eh?

La foto l'ho presa in prestito qui.

19 maggio 2008

FROM RUSSI WITH LOVE / 2


L'Inter ha vinto lo scudetto nonostante gatti neri, gufi e jettatori in carne ed ossa.
Sarà contento il petroliere ridens: il suo giochino da un miliardo di dollari gli ha fatto guadagnare un'emozione. Può comprarsi serenamente altri tre/quattrocento giocatori, prima che un qualche altro Moratti più parsimonioso non gli fa mettere una palla in testa.

Brutta domenica per un romanista, in teoria.
Tra l'altro Vanessa ed io dovevamo lavorare parecchio, chiusi in casa alle prese con quattro/cinque scadenze tra oggi e domani. Poi Sara - romanista pure lei - è scappata da Roma e si è rifugiata a Russi, nella nostra relax-farm (Vanessa l'ha ribattezzata così perché tutti quelli che vengono a trovarci dormono, mangiano e sorridono in continuazione).

Così ci siamo visti la partita dell'Inter al bar dei comunisti, davanti a due birre, mentre Vanessa a casa finiva il sito di CasaBase (l'agenzia di intermediazione del lavoro domestico di Bologna). Sara che è abituata a fare domande (ed è un po' comunista) non ha resistito e ha chiesto perché tutti lo chiamano così: era la sede del PCI (ora del Piddì), tutto lì.
Le gufate hanno funzionato fino a metà del secondo tempo, alla fine del primo eravamo campioni d'Italia, poi sono arrivati i gol e la fine delle speranze.

Allora siamo tornati a casa un po' pesti ma sereni. Io mi sono rimesso a lavorare e lei si è incammminata verso la campagna-campagna, dove sarebbe riuscita a vedere tanto cielo (un lusso per chi abita in città).
A cena Andrea, il nostro vicino con tre abbonamenti sky in casa (per gli amici, dice), ci ha prestato la bici così abbiamo potuto raggiungere la sagra del castrato di Fossolo Faentino, per una stradina di campagna molto suggestiva.

Talmente tanto suggestiva che Sara ha cominciato a fare insistenti battute sulla possibilità che potesse essere lei il castrato in questione, la nostra cena.
Più o meno la stessa cosa che mi aveva detto un mese fa l'amico Maria (quello pazzo) poco dopo essere sceso dal treno, nel silenzio assoluto del viale della stazione di Russi:
e adesso mi uccidi?

Non li ammazziamo mai i nostri amici, neanche se rimangono a ronfare una settimana - inguardabili - come Ciubecca. Però li portiamo nella deep Italy cui abbiamo accesso: Enrico e Maggie sono finiti all'osteria romagnola con tanto di karaoke e cantante coi basettoni, Sara alla fine si è voluta far fotografare con Dante, leader dell'omonima compagine musicale in compagnia della quale abbiamo chiuso la nostra serata, ricca di personaggi felliniani (tipo cameriera super tettona truccatissima che ti guarda torva come se ti volesse centrifugare), risate e libagioni in grande quantità.

Naturalmente non abbiamo finito i lavori ma è stata una bella domenica di coccole, che mi ha fatto dimenticare del tutto le miserie calcistiche.

Sara poi mi ha mostrato questo sito fantastico, che nel mio ecumenismo di oggi dedico a tutti i pellegrini-interisti che passano di qua: eccolo.

Nell'immagine il Passator Cortese, mitico bandito romagnolo divenuto simbolo dei prodotti DOC di queste terre. E delle sue sagre.

11 maggio 2008

IL KARMA, LO SCUDO E GLI STUPIDI / 2


Mi sa che l'ha presa proprio male il Karma.
Alla fine del giro in bicicletta con Vanessa, sull'argine del Lamone (tra Russi e Bagnacavallo), ci siamo fermati nel bar di fronte all'Eridania (lo zuccherificio) dove la barista mi ha confermato che l'Inter ha pareggiato in casa col Siena e la Roma ha battuto l'Atalanta.

Mo' so' cazzi loro.

Piesse
Per gli ultimi novanta minuti di campionato il Karma si chiamerà così.

9 maggio 2008

IL KARMA, LO SCUDO E GLI STUPIDI


Feltri oggi racconta su Libero una favola triste, ma vera, sull'ignoranza che si crede potere.
Hanno soppresso il treno che dovevo prendere (nonostante lo sciopero finisse alle 13) e il call center di Trenitalia dice che per i treni regionali l'unica è andare a vedere in stazione, così ho tempo di segnalarla.

C'era una volta un gatto che viveva ad appiano gentile, dove si allena l'Inter.
Non aveva mai fatto del male nessuno, ma aveva un brutto difetto: era nero e alcuni analfabeti che corrono dietro al pallone in mutande, con la maglia nerazzurra, avevano deciso che doveva per forza essere lui la causa della sfortuna che li perseguitava.

Così hanno cercato in tutti modi di cacciarlo, rendendogli la vita un inferno, alla fine Figo l'ha schiacciato col suo classico gippone da coatto e l'ha ammazzato.
Tutti contenti, lo jettatore se n'è andato, o no?
La partita dopo Figo è entrato in campo e s'è rotto una gamba, stagione e (forse) carriera finita. Poi l'Inter ha perso in casa con la Juve e noi siamo arrivati a -3 nella rincorsa per lo scudo.

Secondo la Teoria generale della stupidità di Carlo Maria Cipolla lo stupido è
una persona che causa un danno ad un'altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo una perdita.

Tutto l'articolo di Feltri: qui,

8 maggio 2008

INDIANA RODHAM


Nonostante la CNN, l'altra sera Hillary e il fighetto hanno fatto uno a uno.
Nel calcolo (assurdo) dei delegati Obama avanza e ormai è di fatto fuori portata, tutti i big del partito si stanno schierando più o meno ufficialmente dalla sua parte e i superdelegati seguiranno - si dice - le indicazioni del caminetto democratico d'oltreoceano.

Ma, c'è sempre un ma, rimane aperta la questione politica di fondo ed è una vera e propria voragine.
Obama e Hillary rappresentano le due anime speculari dell'elettorato democratico,
radicalmente distanti e sempre più difficilmente conciliabili.
Non si tratta di destra e sinistra, naturalmente, nonostante l'informazione da importazione (stile pravda) abbia tentato di spacciare Obama per quello gggiovane e de sinistra, ma di interi pezzi di una società che si sta riprendendo da otto anni di delirio ideologico e ora si ritrova sull'orlo di una delle crisi economiche più cupe della sua storia. Operai, pensionati, contadini, ispanici, casalinghe, impiegati votano in larga maggiornaza per Hillary mentre studenti, elettori indipendenti, professionisti, imprenditori, afroamericani, intellettuali, vipps stanno con Obama.

Se - come pare - sarà Obama l'avversario di McCain per la Casa Bianca la questione razziale (tutte le rilevazioni mostrano che i bianchi, anche democratici, fanno fatica a votare un candidato di colore) non sarà il suo unico problema. Certo, quando gli eredi del Ku Klux Klan - tutti democratici - dell'indiana gli fanno gli occhi dolci non ci si crede granché, ma anzi si tende a sentire puzza di bruciato.
Il problema più serio però è la sua credibilità nei confronti dei poveri diavoli, bianchi, di sobborghi (ex)industriali e campagne, dove la polvere di stelle non attecchisce e comanda la paura. Dei terroristi, delle rapine, di diventare poveri.

Ora, si può attaccare il solito pippone sinistroso sulla mediatizzazione della paura come strumento di dominazione acritica delle masse - tutto vero e giusto - ma non aiuta ad andare al nocciolo della questione.
La gente del nord Italia vota Lega piuttosto che Bertinotti per la stessa ragione per cui rischia di votare McCain in Ohio (e negli altri stati ex-industriali in bilico) invece di Obama, anche se ha sostenuto Hillary alle primarie: per loro è un alieno.
Lontano dai loro problemi, linguaggio, valori, per questa gente Obama è una star della comunicazione globale (modellata da veri aspri peraltro)
in cui è difficile idenificarsi, il tipo adatto per il solito giochino dei "media": costruire un personaggio e tentare di far credere che è una persona (nel suo caso il nuovo Kennedy a 40 anni dall'omicidio di Bob). Peccato che il giochino raramente riesca.

Ora però la frittata è fatta: nonostante Hillary sia in stravantaggio nei sondaggi di martedì prossimo (si vota in Kentucky, West Virginia e Oregon), che abbia vinto in tutti i grandi stati, senza ottenere delegati da Michigan e Florida per puttanate di partito (se succedeva in Italia
chissà cosa si inventavano i pelati sedicenti dalemiani), la partita è di fatto chiusa.

Forse Obama preferisce perdere da solo che vincere con la signora Rodham perché - ripeto - la strada per ricomporre l'elettorato democratico e battere McCain è solo una: andare insieme.

Basterebbe l'umiltà di questa mossa, così inconsueta fra gli squali della politica politicante americana, per dare al dream-ticket la marcia in più. Da subito.
E fermare la marea di destra montante in tutto l'Occidente, di cui Bush e i neo-con evidentemente erano solo l'avanguardia.

Hillary-Schiaccianoci l'ho presa in prestito qui.

6 maggio 2008

PESCI D'APRILE


Domani vado a Bologna.
In mattinata ho una riunione, un po' di lavoro, poi pranzo da mia nonna e nel pomeriggio vado a trovare Antonella, la copy che mi ha insegnato il mestiere quando ho cominciato. Ora è presidente di Kitchen, una coop di comunicatori bolognesi.

Fin qui tutto bene, poi arriva l'ora dell'aperitivo. Dove vado?
Hanno chiuso il baretto, cazzo. O meglio: i ragazzi si sono rotti i maroni di combattere con scartoffie, musi lunghi e vicini esauriti e hanno venduto ai cinesi.
Come dargli torto? Almeno loro hanno venduto.

Io però l'aprile scorso sono rimasto senza bar.
Dopo il trasferimento a Russi, la Twin Peaks di Romagna da dove sto scrivendo, il Gatto & la Volpe per me era come Piazza Maggiore, le Sette Chiese di Santo Stefano, la Virtus e Piazza Verdi in primavera dopo un esame, tutti insieme.

In uno dei rarissimi bar bolognesi doc rimasti (cioè immuni alla modernità) per due anni ci abbiamo pranzato e cenato, festeggiato compleanni e lauree, tirato gavettoni, organizzato riunioni di lavoro, set fotografici, feste in maschera, gare del bacio, celebrato processi, fidanzamenti e sfidanzamenti.
D'altronde giocare a briscola e tressette coi vecchietti, dopo pranzo, è una figata pazzesca, così come pranzare (ogni sabato che gli dei mandavano in terra) sotto il portico a suon di monumentali vassoi di spaghetti allo scoglio, cestelli col ghiaccio per il vino e limoncelli (branca menta per me) come se piovesse.
La gente che passava o ci guardava livida, a bocca aperta, indignata per l'assoluta assenza di compassato grigiore oppure empatizzava al volo e si illuminava.

Game over.
Aprile è così, tira brutti scherzi.
Dopo un Aprile del genere (bar chiuso, saluti romani in Campidoglio,
ogm marxisti-leghisti all'assalto del palazzo d'inverno, Avanzo di Balera di nuovo in pista) se fosssi una rivista di sinistra e mi chiamassi Aprile, credo che cambierei nome.

Il manifesto della Festa de l'Unità in Città, nel centro storico di Bologna, che ha accolto la nostra compagnia di mangiatori di tortellini a suon di spaghetti all'amatriciana (pesce d'aprile!), è opera di Vanessa per le Lance Libere.

Piesse
Rebecca è incinta. Le fuitine d'amore le ha fatte i primi d'aprile, quindi i miciotti dovrebbero nascere i primi di giugno, gemelli come Thor. Che sta ancora cercando di capirci qualcosa.

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