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VOTO
Per il partito del diavolo. Quello dei mercanti, delle mignotte, dei preventivi.

Che ha inventato il marketing e gli hippie. Principio vitale e creatore, maschio, della contemporaneità. Ora, però, sta perdendo dei colpi. Martiri e beghini non fanno altro che strillare di valori e verità. Tutte balle per il vecchio tiranno, avvezzo alla ruvida legge del business e a quella melliflua del piacere. Parole incomprensibili, sparate in tutto il mondo dalla comunicazione.

Il re si era illuso. Per anni aveva dimenticato: non era solo al suo arrivo. La comunicazione era sempre stata lì. Creatrice, femmina, dell’umanità. Il vecchio aveva creduto di dominarla e in effetti per lungo tempo era andata così. Non aveva più memoria di essere anch'egli una sua creazione. Una funzione. Lei poi se ne stava in un angolo. Zitta e buona, casa e bottega. 

Non aveva fatto una piega neanche quando le aveva portato a casa la tecnologia. L'arrivo della nuova amichetta sembrava non turbarla. Anzi: assecondava di buona lena ogni morbosità del veccho pervertito. Poi ci ha preso gusto e ha cominciato a giocare per sé. La nuova non le dispiaceva affatto, era una complice ideale. Efficiente, assecondava ogni voglia con pruriginosa meticolosità. E aumentava sempre la posta.

Dominata e dominatrice, allora, si sono messe a giocare insieme. Proprio sotto gli occhi del re, che non vedeva e si compiaceva: la partita era sempre più eccitante. Ma gli sguardi tradivano e il vecchio era costretto a rincorrere. Sempre più spesso non capiva e passava in rassegna prima l'una poi l’altra, a ripetizione, per afferrare qualcosa. La bocca spalancata.

Loro lo tranquillizzavano, gli facevano le coccole e lo mettevano a dormire. Era stato un re glorioso e non si meritava uno scherno manifesto. Dentro di loro, però, sapevano già come sarebbe finita.


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19 agosto 2008

EVO STRAVINCE


Ma i nazi-leghisti di Santa Cruz non mollano e alzano la posta.
Questo il riassunto un po' brutale di questa estate di fuoco (nonostante il clima, l'anno scorso di questi tempi a La Paz nevicava) per la Bolivia.

Il 10 agosto si è tenuto il referendum revocatorio (una bizzarra e interessante invenzione andina, un pit-stop in cui gli elettori possono confermare o meno il capo del governo al potere), fortemente voluto da Morales, in cui è stato riproclamato presidente a furor di popolo, con oltre il 68 per cento dei voti (con punte fino al 98% nelle regioni di La Paz e Cochabamba).

Nelle regioni in cui sono in corso le rivolte autonomiste (capeggiate dai nazi-leghisti locali, i bianchi schiavisti della terra e del gas) Evo è andato avanti, vincendo nel Pando (
53%
), impattando a Tarija (49,8%), raddoppiando nel Beni (43% rispetto a meno del 20 preso nel 2005) e prendendo un onorevole 40% in casa del nemico pubblico numero uno, a Santa Cruz.

Il nemico pubblico numero uno però non si è fatto sorprendere: Rubén Costas, governatore di Santa Cruz e leader dell'opposizione autonomista a Morales, è stato ratficato a sua volta con il 67% dei voti.
Forse per questo che ha deciso di alzare la posta convocando lo sciopero generale, destituendo il capo della poliiza (di nomina governativa) e rilanciando l'eterno braccio di ferro col primo Presidente indigeno della storia della Boliva. Materia del contendere questa volta è la tassa sugli idrocarburi che il governo ha imposto per dare un reddito di sopravvivenza agli anziani campesinos.

"Le classi medie non capiscono l'importanza dei 200 bolivianos mensili (più o meno 20 euro) del 'Reddito Dignità' per gli anziani, però per un campesino equivalgono a quattro vitelli al mese", ha tentato di spiegare Morales. Invano, la lotta continua.

Intanto Fenando Lugo Mendez (nella videointervista sopra), vescovo e teologo della liberazione, giura da Presidente del Paraguay dopo la vittoria del 21 aprile. Il Sudamerica sta cambiando colore, nonostante gli eredi dei conquistadores che non hanno nessuna intenzione di rassegnarsi.

12 luglio 2008

BOLIVIA / UN ANNO FA


Tornavo a Bologna.

Nei mesi successivi Vanessa e io avremmo tentato di compartire la lezione di Padre Tarcisio, la lotta per l'Autonomia Indigena del popolo Guaranì e quel poco che siamo riusciti a combinare alla Tekove Katu con ogni mezzo: internet, carta stampata, Second Life (esisteva ancora l'anno scorso).

Purtroppo la situazione non è migliorata. Tutt'altro.
I nazi-leghisti dei dipartimenti di Santa Cruz, del Beni e di Tarija hanno vinto i referendum sull'autonomia (una sorta di federalismo a esclusivo vantaggio dei proprietari terrieri, esigua minoranza di schiavisti bianchi in un Paese con oltre il settanta per cento di indigeni) e si sente puzza di golpe.

Evo per disinnescare la mina ha convocato un referendum nazionale su di lui. Proprio così, il 10 agosto tutti i boliviani diranno se vogliono che Morales termini il suo mandato (mancano due anni e mezzo e la Costituzione impedisce un secondo incarico) o no.
L'idea che l'Avanzo di Balera possa mettere a disposizione la poltrona perché perde le elezioni regionali o che Bush indica un referendum sul proprio mandato perchè (tipo) in Louisiana, Florida e Texas hanno vinto i democratici è fantapolitica, no?

Non in Bolivia.
Dove il demagogo Morales può dichiarare serenamente
se perdo me ne torno a coltivare coca.

D'altronde laggiù governare non è uno scherzo neanche per il MAS, il razzismo è la norma e gli indigeni sono considerati bestie da lavoro. Veri e propri servi della gleba del XXI secolo, come denuncia il rapporto
della Corte Interamericana dei Diritti Umani (CIDH), organismo dipendente dalla Organizzazione degli Stati Americani (OEA), elaborato tra il 9 e il 13 giugno scorsi.

Nel video sopra, 18 campesinos
tormentati da pugni e calci, obbligati a marciare seminudi fino in piazza 25 Maggio, a inginocchiarsi di fronte alla Casa de la Libertad, a baciare in terra, a baciare la bandiera della autonomia, a cantare l’inno di Chuquisaca e a bruciare con le loro stesse mani le whipalas (le bandiere tradizionali degli indigeni) a Sucre, lo scorso 24 maggio.

Scrive César Brie:
Ho filmato le pietrate, i calci nelle porte, i vetri rotti e i candelotti di dinamite lanciati all’interno della casa di Wilber Flores, il deputato del MAS che il 10 aprile scorso è stato inseguito dentro il Municipio, percosso e torturato dentro l’albergo in cui aveva cercato rifugio. Flores era all’Abra al momento dell’attacco a casa sua, dove la moglie e la figlia sono dovute fuggire dal tetto per non essere linciate.

Il 10 agosto è un giorno importante per la democrazia boliviana, non solo per Morales.

Piesse
Ho saputo che Francesco è tornato in Bolivia per restare. Che si sposa, addirittura.
Sono felice per lui, per lei, per Padre Tarcisio, per Nicolaza e per tutti i ragazzi della Tekove.
Mi mancano (un po') tutti.

31 ottobre 2007

MEGLIO EVO

In visita in Italia, il Presidente della Bolivia Evo Morales dice cose di buon senso che (forse per questo) mi suonano rivoluzionarie. Un esempio fra tutti:
"Invidio molto l’Unione europea, invidio la moneta unica. Vorrei ci fosse anche in Sudamerica e ho proposto che si chiami "pacha".

Pacha signifca "terra" in lingua quechua. Pachamama è la Madre Terra,
Dea della terra, dell'agricoltura e della fertilità (analoga, ma più potente, alla nostra Diana) venerata dagli indigeni da molto prima degi Incas, cui tuttora vengono fatte offerte (ch'alla o challa) per favorire la fertilità del terreno e propiziare il raccolto.

Dalle nostre parti le adoratrici di Diana le chiama(va?)no streghe e i riti per la fertilità sabba satanici. Beh, dopo quattro secoli di roghi (di guaritrici, maghi, levatrici, malate di mente, pagane) abbiamo ancora fiato per dare degli incivili agli indigeni e fregargli la terra (e le risorse che ci sono sotto) in nome della democrazia e del progresso.

Loro si tengono i loro dei, eleggono indigeni (Morales, Chavez) e donne (Bachelet, Kirchner), discutono di Unione Sudamericana e quando si tratta di trovare un nome per una (ipotetica) moneta unica, Evo dice la parola magica: terra (yvy in lingua Guaranì). Un simbolo che ha valore per tutti.

Noialtri invece dobbiamo importare Halloween per festeggiare le cosiddette streghe almeno per una notte, sperando che la Chiesa non s'incazzi troppo.

1 ottobre 2007

SABATO SERA SU SECOND LIFE


Vanessa, Manuel e io abbiamo presentato "Guaranì 3.0 - Volti, luoghi e tecniche di trasmissione della conoscenza nella Bolivia indigena"
Nella foto in alto, gli avatar ospiti della mostra stanno raggiungendo l'aula didattica.

Questo il racconto di Trilly, l'
inviata avatar di VisionPost.

Nella foto sotto, sulla sinistra, l'unico avatar di Second Life con i (virtuali) peli di tre centimetri sulle gambe bianco avorio. Quello con cui deambulavamo noi, pestando piedi e cascando giù dalla malefica pedana sopraelevata su cui si articolava l'esposizione (sopra).

La mostra sta sù un mese. Qui:
http://slurl.com/secondlife/idearium/175/190/25/

27 agosto 2007

RIGOBERTA CORRE

 
Secondo gli ultimi sondaggi sulle elezioni più sanguinose della storia del Guatemala, Rigoberta Menchù sta guadagnando terreno, dopo essere letteralmente sprofondata nelle intenzioni di voto dei guatemaltechi (non citano mai chi fa i sondaggi, però). Davanti a tutti continua ad esserci il socialdemocratico (bianco) Alvaro Colom

Il 9 settembre si avvicina e le popolazioni indigene continuano a sperare.

Nella foto bambini e adulti Guaranì a El Torno (Bolivia) durante la sesta Marcia per l'Autonomia indigena, lo scorso luglio.

Tratta da:
http://www.flickr.com/photos/tekovekatu/

17 agosto 2007

CE L'HO FATTA


Ho sconfitto (per una sera e grazie a Vanessa) il mio analfabetismo tecnologico e sono riuscito a postare il videoappello per Rigoberta Menchù, degli studenti della Tekove Katu.

14 agosto 2007

VIDEOAPPELLO PER RIGOBERTA MENCHÙ


Il 9 settembre si vota in Guatemala. Rigoberta Menchù è la prima donna indigena che si candida come Presidente. Nicolaza, rappresentante della comunità di Gutierrez all'Assemblea del Pueblo Guaranì, e gli studenti della Tekove Katu, la scuola di salute pubblica del Chaco boliviano, hanno partecipato ad un videomessaggio rivolto alle popolazioni indigene latinoamericane.
L'ha girato Vanessa con una fotocamera digitale, mentre un misterioso professionista di nostra conoscenza ne ha curato montaggio e postproduzione.


Eccolo.

La scuola sta creando un blog, per informare sulle proprie attività e sulle decisioni dell'APG e delle istituzioni boliviane che interessano i Guaranì e le popolazioni indigene. Conterrà foto, video, documenti, corsi, musiche popolari. Cultura Guaranì e informazioni: la loro finestra sul (e per il) mondo.

La foto l'ho tratta dall'account della Tekove, su Flickr. Siamo a El torno, lo scorso luglio, gli studenti stanno allestendo gli strumenti di comunicazione (virale) per la VI Marcia indigena della Bolivia.

7 agosto 2007

DOMATTINA


Torna Vanessa. Arriva al Marconi di Bologna alle 11-45 (spero). Sarà distrutta: è partita stamattina da Santa Cruz, cambia a San Paolo e arriva, domattina, a Milano con 6 ore di fuso.
Io invece sono alla mia quarta lavatrice (!). Certo, il sentiero è ancora lungo, ma sento di potercela fare.

Nella foto:
contemplazione di cactus all'Isla del Pescado, in mezzo al Salar de Uyuni.

2 agosto 2007

BOLIVIA / NUESTRA SEÑORA DE LA PAZ


La Paz è la capitale amministrativa della Bolivia, la più alta al mondo coi suoi 3.600 metri sul livello del
mare.
Deve il suo nome completo (bersaglio di sarcasmi popolari, secondo la nostra guida di Tiahuanaco) alla pace dopo la guerra civile, seguita all'insurrezione di Gonzalo Pizaro (fratello del conquistador Francisco Pizaro) contro Blasco Núñez de Vela, primo vicerè del Perù.

Arrivare a La Paz da El Alto (la città satellite che la sovrasta) di notte, toglie il fiato. Migliaia di luci appaiaono da un momento all'altro; dopo un tornante, tra una casa demolita e uno stencil pro-Morales. La Paz è un enorme catino che scende per circa un chilometro; dopo il tramonto sembra una lanterna interrata.

Nella foto
le luci della città, dal mirador dell'Hotel Fuente

La Paz
http://it.wikipedia.org/wiki/La_Paz


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31 luglio 2007

BOLIVIA / FIESTA


Durante la nostra escursione al Salar de Uyuni abbiamo dormito in piccoli villaggi, detti "pueblo".
Il primo era deserto. Quando siamo arrivati l'abbiamo girato in lungo e in largo senza trovare anima viva. C'erano solo tre bambini che giocavano a basket al buio (pieno di campi, in Bolivia), due cani, un gruppetto di lama vagabondi. E le donne, naturalmente.

Leonardo, la nostra guida, ci racconta che gli uomini (tutti quanti) erano andati alla Fiesta, in un pueblo nei paraggi e difficilmente sarebbero tornati prima del giorno dopo. La mattina seguente, infatti, non si era ancora fatto vivo nessuno.

Nella foto
si spegne
il tramonto, viene sù la luna. Nel Salar de Uyuni.

29 luglio 2007

BOLIVIA / FIGLI DELLA LUNA


Ai margini del Salar de Uyuni c'è San Juan del Rosario, un piccolo pueblo attrezzato per ospitare turisti. Lo sovrasta la necropoli dei Lords of Lipes, altra enigmatica civiltà preincaica che condivide con i Tiahuanaco (e con gli Aymara e gli Inca) cibo, stile di tessitura, sostanze medicinali e rituali, cosmologia, simboli.

Secondo Leonardo, la nostra guida al Salar, "era il tempo in cui gli uomini adoravano la luna perché vivevano nell'oscurità, sulla terra non c'era il sole. Quando sorse per la prima volta morirono tutti e sono stati ritrovati in questa posizione". La stessa dei corpi rinvenuti sul viale tra la piramide del sole e quella della luna a Teotihuacan, in Messico: fetale.

Quando ce l'ha raccontato eravamo ai piedi del Vulcano Thunupa (quasi 6000 metri) e stavamo visitando una tomba ricostruita con "momias" autentiche e splendidamente conservate. Intorno a noi turisti dementi (francesi, americani e israeliani) si facevano fotografare di fianco ai corpi, tra smorfie e ghignate.
"You think it's a good idea? Good luck..." faccio a uno dei cialtroni. Mi guarda come un marziano e tela.
Poi vogliamo esportare la democrazia. Boh.

Nella foto la sommità di una tomba, della necropoli al tramonto.

Un sito (in spagnolo) sul museo dei Lords of Lipes e sulla regione:
http://delipez.org/turismo/turismo_de_los_lipez

24 luglio 2007

BOLIVIA / REBECCA


Si chiamava, non Susanna.
Avevo chiesto a Vanessa di fotografarmi davanti alla porta del sole di Tiahuanaco. Sotto l'effigie di Viracocha. Ma c'era questa gnoma che non si toglieva dall'obiettivo.

I suoi genitori cominciano a chiamarla "Rebecca! Rebecca!! Rebecca!!!"
Lei si guarda un po' intorno, pare indecisa sul da farsi, poi parte a scheggia e mi si aggrappa alla gamba destra. Non ho scelta ormai: le accarezzo la testa e ricambio l'abbraccio, mentre lei si gira e mi guarda da giù, sorridendo felice.

I suoi genitori ridono, Vanessa sorride. Click, click, click.
Scattano tutte le macchine fotografiche, mentre io e Rebecca ce la tiriamo come star consumate.




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20 luglio 2007

BOLIVIA / FINE DELLA MARCIA


I ragazzi della Tekove sono tornati a Gutierrez. La marcia è andata bene e il Governo sembra benintenzionato, il clima politico è piuttosto disteso (in relazione alla posta in gioco), anche se la strada per l'Autonomia Indigena del Pueblo Guaranì sarà ancora lunga.

Queste le tappe principali della marcia, nel racconto di Vane:

"giov-ven 05/06 di luglio: la marcia, organizzata dal CIDOB parte da Santa Cruz e arriva alla Guardia dove si ferma (nella scuola dove siamo stati)

li fanno dichiarazioni pubbliche per richiamare altri partecipanti

09 luglio: alla Guardia ci sono 100-150 persone

12 luglio: gli studenti della Tekove partono per raggiungere i marcisti che nel frattempo si sono spostati al Torno

La marcia si fema al Torno.

Ci sono anche dei rappresentanti del MAS

15 luglio: sempre al Torno, arriva la presidentessa dell'Assemblea Costituente (Silvia Lazarte), per discutere con i marcisti.

Arriva con una sua commissione di 5 persone, il suo discorso sull'Autonomia Indigena, ecc

Ora, qui dopo il discorso del leader di turno i rappresentanti delle varie comuntà presenti si runiscono fra di loro, discutono poi vanno ad esporre le loro ragioni al sopraccitato leader.

Mentre passava tutto ciò, la Lazarte ha provato a filarsela.

Giuro, se ne è scappata con commissione e tutto, ma i marcisti – compreso un baldo giovine con maglietta "Autonomia Indigena / 500 anni di resistenza" che gli si è buttato sulla macchina - l'hanno bloccata.

16 luglio: l'assemblea costituente approva 4 dei 5 punti della petizione dei marcisti.

La marcia cessa

17 luglio: membri del Cidob stanno formando una commissione che giovedí 19 luglio raggiungerá Sucre per discutere del quinto punto della petizione, quello mancante: la partecipazione attiva.

I quattro punti accettati, anche se ancora non si sa come:

1) lo stato plurinazionale per l'autodeterminazione del pueblo

2) l'autonomia indigena piena con uguale gerarchia rispetto alla dipartimentale

3) terra e territorio: libera gestione

4) non se lo ricorda nessuno...."

Nella foto
il monumento indigeno combatte contro il brodo Knorr, tra i pali della luce sbilenchi e il traffico impazzito di Santa Cruz.




permalink | inviato da orione il 20/7/2007 alle 15:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

17 luglio 2007

BOLIVIA / DIO DELLE MINIERE


Al Salar de Uyuni abbiamo fatto un'escursione di 4 giorni in jeep. Guida e "choffer" era Leonardo, "cucinera" Barbara. La notte alloggiavamo in spartani "pueblo" (piccoli villaggi attrezzati ad ospitare turisti) e pranzavamo insieme, lontani dai ritrovi più battuti. Leonardo era un buon conversatore.

Suo padre

lavorava nelle miniere di San Cristobal (vicino Uyuni sulla strada per il Cile), ora è in pensione. Un giorno gli ha raccontato del Thio de la Mina. Il Dio della Miniera di San Cristobal è un idolo simile a quello che ho fotografato a Potosì (sopra), ha le corna e la faccia da capro. Assomiglia molto al diavolo cristiano, con cui condivide il dominio del sottosuolo e riceve offerte in natura dei minatori: alcol, sigarette, foglie di coca.
A San Cristobal il parroco non vedeva di buon occhio questo culto, tant'è che i minatori glielo tenevano nascosto. Un giorno ha scoperto tutto e ha preteso che la statua venisse rimossa dalla miniera. Gli avevano obbedito, ma poi la vena era parsa esaurirsi. Allora, senza dir niente al prete, i minatori hanno rimesso l'idolo dentro la miniera e la montagna ha ripreso a sputare argento e stagno.
Il Thio era incazzato, però, e aveva molta fame: ci sarebbero voluti molti corpi per saziarlo. Corpi di minatori.




permalink | inviato da orione il 17/7/2007 alle 14:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

17 luglio 2007

BOLIVIA / YVY MARAEI


"Ti insultano dicendoti: Vuoi partorire come i maiali? Tuo marito si offenderà se non fai nulla! Dopo ti assicurano che guarirai subito. Ma non è vero. Esternamente la cicatrice guarisce presto, ma dentro no, perché facciamo un lavoro molto pesante"

I Guaranì
vivono nella parte sud-orientale della Bolivia (Departimiento di Santa Cruz), oltre che nel sud del Brasile, in Paraguay e nel nord dell'Argentina. Nella regione del Chaco.
Il popolo Guaranì è diviso in comunità, il cui simbolo (secondo quanto raccontano le donne di Gutierrez) è un rombo dai contorni non nitidi. Ogni nucleo sociale, infatti, è aperto a nuovi ingressi. Si battono per la terra ancestrale (quella del passato, del presente e del futuro): la "tierra sin mal" o ivy maraei in lingua Guaranì.


Yvy
La terra (yvy in Guaranì) è tutto: lavoro, casa, sostentamento, rifugio, ricchezza, tradizione. Anche quando è brulla e dura come la pietra. Secondo Wikipedia:
"La terra ha bisogno di essere continuamente curata, anche attraverso il mentenimento di un comportamento corretto in linea con il "giusto modo di essere" Guarani, il Teko Porã. Secondo la mitologia Guarani, la cura della terra é stata affidata ai Guarani dal suo creatore Ñande Ru Guasu' (Nostro Grande Padre), entitá superiore, ritiratasi dopo la creazione in luoghi inaccessibili agli uomini, con eccezione dei Paí, i leaders politico-religiosi dei gruppi guarani."

Chiaro che poi, se si viene a sapere che sottoterra c'è gas, petrolio e minerali diventa tutto più difficile: fanno gola a tutti. Per questo spuntano le ong di US AID che si presentano (da un momento all'altro) nelle
comunità con sorriso e camice bianco per la "pianificazione famigliare". Che vuol dire sterilizzazioni di massa in cambio di cibo o di qualche soldo (e del silenzio delle donne). Non è una novità.

In Perù

L'ex-presidente Fujimori, sotto processo per genocidio, è scappato in Giappone per evitare di spiegare in tribunale in cosa consistesse davvero questa pianificazione famigliare:
"nel luglio 2002 i commissari nominati dal ministero della Salute (Minsa) rendono pubblico un Rapporto finale di 137 pagine nel quale si afferma che tra il 1995 e il 2000, 331.600 donne sono state sterilizzate, mentre 25.590 uomini hanno subito una vasectomia."

"Queste persone sono state convinte, sottolinea il rapporto, attraverso pressioni, ricatti e minacce od offrendo loro del cibo, e senza che fossero state adeguatamente informate. In questo modo è stato impedito loro di prendere una decisione pienamente consapevole".

"Alcune «señoras» andate in ambulatorio per far controllare la salute dei loro figli sono state trattenute, a volte in gruppi di dieci o venti. Con il pretesto di vaccinarle, sono state portate in sala operatoria, dove sono anestetizzate. Escono, una a una, completamente stordite. Solo in seguito si rendono conto di essere state sterilizzate. Non potranno più avere figli."

Risoluzione
I primi giorni in cui ero in Bolivia l’Assemblea del Pueblo Guaranì ha deciso di regolare i conti e di mettere in allarme le comunità. Per questo ha deciso (traggo dal sito dell'associazione Amici del Popolo Guaranì):

"1) rifiuto degli interventi di istituzioni che operano nel campo della salute che non rispettino i diritti culturali del popolo, principalmente quello della vita, e che rispondono a visioni estranee al popolo stesso con politiche e disegni imposti

2) richiesta di ritiro dei finanziamenti a USAID e alle altre organizzazioni collegate che non fanno altro che portare avanti “nuove forme di genocidio” del popolo imponendo la pianificazione familiare

3) nessuna “capitania” (autorità guaranì) dovrà stipulare convenzioni con le organizzazioni finanziate da USAID.

Questa importante Risoluzione è stata sottoscritta da tutti i responsabili delle comunità (Mburuvichas)."


Nella foto

i bambini di Palmarito. Appena scendi dalla jeep ti corrono incontro ridendo, come nei film sui bianchi buoni nel terzo mondo. A differenza delle città (dove lavorano sempre e sin da piccolissimi sono in mezzo alla strada) qui, nonostante tetti di paglia e fango, bagni e cucine all'aperto, rimangono bambini. Vanno a scuola, giocano, la povertà ha un decoro, non li imbruttisce né li invecchia. Non li rende cattivi.

Link
Sui Guaranì:
http://it.wikipedia.org/wiki/Guaran%C3%AD

Sulle sterilizzazioni in Perù:
www.monde-diplomatique.it/LeMonde-archivio/Maggio-2004/pagina.php?cosa=0405lm14.01.html&titolo
=Per%C3%B9,%20sterilizzazione%20forzata%20delle%20donne%20indigene

Sull'associazione
www.amicidelpopologuarani.org




permalink | inviato da orione il 17/7/2007 alle 11:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

16 luglio 2007

SESSO FORTE


"Le grandi religioni monoteiste non amano le donne.
Gli interpreti integralisti di tutte le grandi religioni monoteiste non amano l’amore.
Sono, gli integralisti, quei personaggi così certi di essere nel giusto e così bisognosi di coltivare questa certezza, che, di regola, finiscono di essere chiusi all’altro da sé, nemici di chiunque sia diverso, intransigenti, sordi per scelta e volontariamente ciechi, sepolti nella loro presunzione di innocenza, immodificabili."

 
Lidia Ravera sull'Unità, il 13 luglio.

In Bolivia
le donne lavorano, fanno figli, li allevano. Tengono sù la baracca da tutti i punti di vista e per questo invecchiano molto in fretta. Spesso sono senza compagno, o del tutto o perché è ubriaco a pezzi ad una "fiesta" nei paraggi.

Nella foto
una giovane donna boliviana, una fila di posti davanti a me sul bus tra Sucre a Potosì.
Deve essersi accorta che la fotografavo, forse solo un presentimento.




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15 luglio 2007

BOLIVIA / DEMAGOGHI


Qualche liberale un po' babbeo e quasi tutti i fighetti di sinistra sostengono che i Chavèz e i Morales sono versioni più o meno sbiadite del generalissimo Fidel. Demagoghi e populisti. Quando non tiranni veri e propri, arcaici in economia e con fissazioni antimoderne in quanto a sviluppo, quattrini, risorse.

Non so dalle altre parti, ma in Bolivia:

1 / il MAS di Morales ha preso la maggioranza assoluta sia alle politiche che nell'elezione dall'Assemblea Costituente

2 / non c'è un assetto industriale vero e proprio

3 / le uniche ricchezze sono le persone e la terra, cioè artigianato, gas, petrolio, argento, rame, stagno, oro

4 / le tecniche di coltivazione più innovative risalgono ai mistieriosi popoli pre-incaici, i leggendari viracochas giunti da lontano per "compartire" con gli indigeni i misteri di agricoltura, architettura, astronomia

5 / capita che se ti metti contro i padroni ti rompono le ossa.

In Bolivia terra agli indigeni e nazionalizzazione delle risorse significa "sinistra", terra ai latifondisti, servaggio (anche) minorile, risorse di proprietà delle multinazionali (che le vendono a prezzi più bassi di quello di mercato) vuol dire "destra".
Semplice no?
Cosa ci sia di demagogico nel dirlo proprio non lo riesco a capire. Semmai il problema è concretizzare e l'Assemblea del Pueblo Guaranì è proprio quello che sta cercando di appurare.

Competion is competion
Facile fare i liberisti col culo degli altri.
Gli avversari politici di Morales, la destra "liberale" (col culo dei campesinos) è quella della foto.

NB
"R" sta per "Resistencia", si fottono pure i simboli, i "liberali".




permalink | inviato da orione il 15/7/2007 alle 21:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa

15 luglio 2007

BOLIVIA / CHE SUCCEDE


Sabato Vanessa ha rettificato - via mail - l'entità dell'agguato fascista al companeros di Santa Cruz:

"poco fa stavamo guardando il telegiornale e attacca la pubblicità.
passa uno spot del cidob dove si vede la famosa aggressione: gli ha tirato due spintoni e un papagno.
non che sia un gran gesto da parte di un "parlamentare", ma credo proprio che l'ospedale fosse superfluo."

Poi ha parlato con Padre Tarcisio, che ha deciso di fare il blog della Tekove Katu.  Ora bisogna coinvolgere  i companeros di Gutierrez. Si dice sempre che le cose vanno "compartite", a maggior ragione va compartita la conoscenza, anche perché se Nicolaza e Aurelio (i delegati della comunità all'Assemblea del Pueblo Guaranì) imparano a fare e gestire un blog possono essere utili a tutta la Nazione Guaranì. E ai suoi organi istituzionali.

In Marcia
Siamo in attesa della Marcia. Si dovrebbe tenere tra Camiri e Sucre per rilanciare con forza il tema dell'Autonomia Indigena e della restituzione delle terre (o riforma agraria per dirla all'europea). Ho potuto constatare personalmente quanto i tempi  di decisione (e di azione) boliviani siano mpiù lunghi dei nostri. Certo, non ci si può lamentare dello stress e poi pretendere che quando ci tira vadano tutti come delle scheggie. Almeno non in Bolivia.

Lunga vita ai sogni
Si sogna forte, in Bolivia. Io che di solito non ricordo mai nulla, là non perdevo un frame. Il mattino raccontavo a Vanessa per filo e per segno le mie avventure della notte. Incubi, sogni belli, sempre molto vividi, comunque. Anche i primi giorni in Italia ho sognato bene, ora invece mi si stanno di nuovo inabissando nell'oblio.

L'ultima parola
Nella foto (una delle 1100 che ho fatto) uno scorcio di Gutierrez, con un murales di sostegno all'Assemblea Costituente (voluta da Evo), le cui elezioni hanno consegnato al partito del Presidente Morales, il MAS, il 54% dei voti. La maggioranza assoluta. Il primo anno l'hanno impiegato a dibattere su come si doveva votare: l'opposizione voleva i due terzi, il MAS la maggioranza assoluta. Almeno ha vinto il MAS.
L'Assemblea ha l'ultima parola sulle principali questioni che abbiamo incontrato e che si intrecciano con la missione dei costituenti: dare forma alla nuova Bolivia.
Quale autonomia per la Nazione Guaranì? Quali terre per i campesinos defraudati (con trucchi, alcol, firme false) dai coloni all'inizio degli anni '50? Quale autonomia per il nazi-leghisti di Santa Cruz (gli schiavisti bianchi oppositori di Morales)? Quali nazionalizzazioni?

Entro metà agosto l'Assemblea dovrebbe sentenziare. Il tempo delle marce è ora.




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13 luglio 2007

BOLIVIA / MARCIA E TV


News da Vanessa sulla marcia dei Guaranì dopo l'aggressione di un gruppo di estrema destra al leader della marcia di Santa Cruz. Ho letto la sua mail stamattina, parlare al telefono (ieri ci ho provato un paio di volte) è davvero difficoltoso.

Scrive:

"Già sai che c'è la marcia.
La tekove è completamente vuota, ci siamo solo io, il Padre, Nicolaza, Aurelio e i bimbi.

Nicolaza smania per andare e Tarcisio pure, io non ci penso neanche, visto che il servizio sulla marcia al telegiornale di stasera, quello della rete non fascista, titolava: "presenza di stranieri e di rappresentati del MAS (il partito di Morales) alla marcia indigena".
Per "stranieri" si intendeva un argentino prontamente intervistato.

(ps. nello stesso servizio si vedeva il logo )

Comunque, Tarcisio vorrebbe fare informazione sulla marcia utilizzando sia i mezzi tradizionali, appoggiandoci a Radio Parapetì, sia la radio del campo, ovvero: comunicare via radio a tutti gli ospedali della Bolivia.

Domani mi metto al lavoro con Nicolaza per vedere come organizzarci, se hai qualche idea è più che ben accetta."

Se a qualcuna/o che legge viene in mente qualcosa da suggerire a Vanessa per aiutare gli organizzatori della marcia lo scrivesse. Qualunque suggerimento è prezioso.
C'è bisogno di fare informazione (corretta, visti i media) e di comunicazione (di valori e di obiettivi). Non ci sono (quasi per niente) soldi, ma tante braccia, muri e cervelli a disposizione.

Nella foto
alcuni giovanotti della Tekove, all'opera.




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12 luglio 2007

BOLIVIA / LOGO E BOTTE



Vanessa
mi ha scritto da Camiri (nel Departimiento di Santa Cruz vicino Gutierrez, dove sono partiti i blocchi stradali dei companeros Guaranì) e mi ha spedito il logo che ha realizzato per l'Autonomia Indigena (sopra). Questo il testo della mail.

"Ieri hanno pestato e ridotto in fin di vita il capo della marcia - quello che abbiamo ascoltato nella Scuola de la Guardia - all'aereoporto di Sucre.
Sono stati dei membri del podemos (estrema destra di Santa Cruz), per l'esattezza un carai (straniero).

Oggi l'apg (Assemble del Pueblo Guaranì) ha denunciato il fatto con una dichiarazione ufficiale, invitando tutti alla marcia verso Sucre. Stiamo per pubblicare la dichiarazione e il logo sul sito:

www.erbol.com.bo

Nel frattempo Pancho è alla ricerca di una copisteria per stampare logo e 500 años de resistencia (l'altro claim di battaglia) sulla plastica: domani è la festa di Camiri (dove sono in questo momento, per l'esattezza nella sede di Radio Parapeti, l'emittente locale - 80 km di frequenza) e qui vogliono fare nottata imbrattando i muri.

Alla Tekove, invece, i ragazzi che sono degli aspri hanno realizzato delle mascherine con carta, plastica e cutter."

Io
sono a Ferrara, in agenzia. Stamattina ho "ideato" un claim per un cliente ("Al sicuro, non in gabbia") che vende porte, finestre e portoncini. Boh.
Dopo la mail di Vanessa, l'abisso di senso fra il nulla cosmico che spacciamo in Occidente e la Tierra sin Màl per cui lottano i Guaranì mi colpisce come una gomitata in bocca.
Per una volta in vita mia però mi sento orgoglioso. Di me (per quel poco che sono riuscito a fare) e di Vanessa. Che ci sta mettendo anima, intelligenza e talento.

Certo se raccontassi che non sono preoccupato direi una balla.




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