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VOTO
Per il partito del diavolo. Quello dei mercanti, delle mignotte, dei preventivi.

Che ha inventato il marketing e gli hippie. Principio vitale e creatore, maschio, della contemporaneità. Ora, però, sta perdendo dei colpi. Martiri e beghini non fanno altro che strillare di valori e verità. Tutte balle per il vecchio tiranno, avvezzo alla ruvida legge del business e a quella melliflua del piacere. Parole incomprensibili, sparate in tutto il mondo dalla comunicazione.

Il re si era illuso. Per anni aveva dimenticato: non era solo al suo arrivo. La comunicazione era sempre stata lì. Creatrice, femmina, dell’umanità. Il vecchio aveva creduto di dominarla e in effetti per lungo tempo era andata così. Non aveva più memoria di essere anch'egli una sua creazione. Una funzione. Lei poi se ne stava in un angolo. Zitta e buona, casa e bottega. 

Non aveva fatto una piega neanche quando le aveva portato a casa la tecnologia. L'arrivo della nuova amichetta sembrava non turbarla. Anzi: assecondava di buona lena ogni morbosità del veccho pervertito. Poi ci ha preso gusto e ha cominciato a giocare per sé. La nuova non le dispiaceva affatto, era una complice ideale. Efficiente, assecondava ogni voglia con pruriginosa meticolosità. E aumentava sempre la posta.

Dominata e dominatrice, allora, si sono messe a giocare insieme. Proprio sotto gli occhi del re, che non vedeva e si compiaceva: la partita era sempre più eccitante. Ma gli sguardi tradivano e il vecchio era costretto a rincorrere. Sempre più spesso non capiva e passava in rassegna prima l'una poi l’altra, a ripetizione, per afferrare qualcosa. La bocca spalancata.

Loro lo tranquillizzavano, gli facevano le coccole e lo mettevano a dormire. Era stato un re glorioso e non si meritava uno scherno manifesto. Dentro di loro, però, sapevano già come sarebbe finita.


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15 ottobre 2011

RAGE AGAINST THE MACHINE


“15 ottobre rivolta globale” scandisce un performer hip-hop indiavolato da uno dei tanti sound-system del corteo, in sottofondo gli spari dei lacrimogeni, le bombe carta, le sirene della polizia, le urla. Non è più tempo di indignarsi contro i violenti o di questionare su slogan, adesioni, partiti e non partiti: tutto l’armamentario politico novecentesco non serve a spiegare questo 15 ottobre. 951 città in 82 paesi del mondo, gli Indignati di tutto il mondo lanciano la loro sfida a banche, finanza, politica, presunti colpevoli della crisi e del caos, di cui la guerra di Roma resterà una delle icone indelebili.

“È una giornataccia per Roma…” la diretta video di Nino Luca sulla videochat del Corriere, su RaiTre c’è il ciclismo e su La7 un film con Pozzetto (per la televisione italiana non succede niente), trasforma la capitale nel set di “V for Vendetta”, il film-cult di questo movimento tratto dalla graphic novel di Alan Moore. Su tutte le testate online, a fianco delle gallerie di roghi e cariche vengono pubblicate le immagini del resto del mondo, da Seul a Sarajevo e da Varsavia a Hong Kong. Gli unici scontri sono quelli di Roma, come se l’Italia sentisse l’esigenza di ambire anche a questo, di primato.

“Un attimo di calma irreale”. Dopo un po’ di silenzio inquietante e di fuori-onda allarmati, l’anarco-diretta di Corriere.it riprende. “Siamo messi male, Andrea… siamo messi male”. Silenzio, sirene, allarmi e vetri in frantumi. La flemma di Nino Luca s’incrina leggermente “siamo stati costretti ad arretrare… siamo proprio dietro i poliziotti che vengono presi d’assalto… siamo in mezzo al guado, il corteo è spaccato in più tronconi. Adesso c’è del fumo a via Merulana, ci sono altri scontri a Piazza San Giovanni… E adesso è dura anche per noi lavorare, sono arrivati i fumogeni, anzi i lacrimogeni… urticanti”.

Sciamano maschere di Guy Fawkes, l’uomo che il 5 novembre del 1605 tentò di far esplodere il Parlamento inglese (reso da Alan Moore l’icona di “V”), in mezzo alle decine di migliaia di persone che continuano a invadere la capitale per tutto il pomeriggio. A Piazza San Giovanni arriveranno in pochi. Il cronista del Corriere riesce a intervistare una ragazza di Salerno, nascosta dietro la maschera, la stessa indossata dagli Anonymous per le loro scorribande sul web. Il tempo di pensarlo e sulla home del Corriere compare Julian Assange, abbarbicato sui gradini della chiesa di Saint Paul, a Londra, con un megafono in mano. La polizia gli appena impedito d’indossare la maschera.

“Si stanno disponendo per preparare la carica. Stiamo vivendo con voi questa emozione, vorremmo che fosse finito tutto da un pezzo… Cerchiamo una via di fuga, ma da qui non la vediamo. I capi-pattuglia richiamano i propri uomini, vedete? Siamo proprio dietro i carabinieri”. I carabinieri però non sono contenti. “Perché non andate a riprendere quelli che lanciano le bottiglie? Non dovete stare dietro le guardie! Ve ne dovete andare!! Per motivi di sicurezza, ve ne dovete andare!”

Nino Luca abbozza, un po’ mesto. “È che ci sentivamo più sicuri dietro i carabinieri… c’è nervosismo, è comprensibile, però noi qui siamo per fare il nostro lavoro…”. Poi sbotta in una riflessione a voce alta, che vale cento editoriali. “Sorprende… Sembra quasi, tutto pianificato… Da una parte i black bloc dall’altra le forze dell’ordine, in mezzo centinaia di giornalisti, telecamere, ragazzi con le macchine fotografiche…”.

Come se fosse l’ennesimo atto di una commedia/tragedia col copione già scritto. A sera una cupa conferma, alcuni manifestanti hanno assaltato un blindato dei carabinieri e sono riusciti a darlo alle fiamme. Prima che esplodesse, sopra, non hanno trovato altro di meglio che scrivere “Carlo vive”. Come se fosse vero, come sa la vendetta riguardasse ragazzi in divisa a millecinquecento euro al mese, come se dieci anni non fossero mai passati. Allora come oggi è la rabbia, moltiplicata dalla crisi, che dà le carte.

La foto l'ho presa qui.

24 ottobre 2009

DICIAMO

"Marino è tra i miei più bravi e validi collaboratori. Poi si è preso la libertà di candidarsi. Io l'ho sconsigliato perchè non mi sembrava avesse la preparazione professionale per affrontare questa sfida. Quando finisce questa avventura tornerà a lavorare con Italianieuropei"


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20 ottobre 2009

LA MISURA DELLA CIVILTÀ

Quando un bambino di sei anni anni muore tra le braccia della madre, in una miserabile baracca scaldata solo dal gas tossico di una caldaia omicida, senza cibo né nulla, bisogna smettere di parlare di civiltà.
L'Italia non è un paese civile e ogni paese del mondo dove c'è un bimbo che muore di povertà non è un paese civile.

La misura della civiltà è questa.


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11 ottobre 2009

IN TUTTO IL SUO SPLENDORE


"Avanzo di Balera" comincia a essere un po' riduttivo per l'omaccio.
Brutto segno.

L'immagine l'ho presa in prestito qui.


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8 ottobre 2009

BUON PRO(ZAC) VI FACCIA!

"We must govern for five years with or without law"

Così l'Avanzo di Balera sul sito del New York Times. Spaghetti western senza più sfumature, le news dall'Italia.
Con Le Monde, il Time e tutte le altre vacche sacre e meno sacre del giornalismo mondiale che dicevano tutte la stessa cosa, anche in questo caso senza troppe sfumature:

"e mo' so' cazzi tui..."


Alle 18 e 56 di ieri un amico, noto per l'understatement, mi ha mandato un sms
"Godo Alfanooo!!!"
Stasera sono a Bologna e ne ho approfittato per chiedergli se veniva a cena con noialtri banditi.
Mi ha risposto all'istante

"Alla grande. Porto anche le manette, che se incontriamo il papi lo arrestiamo... Ora vado a farmi una sega davanti a Minzolini"

Domani ho paura. Buona parte delle persone che conosco sarà in preda a una frenesia irrazionale inarrestabile. Il Lodo Alfano è stato vissuto come l'ultimo e decisivo schiaffo a tutto quello in cui credevano, in compagnia di un buon numero di italiani - legalità, onestà, rispetto delle istituzioni, decoro, dignità, senso dello stato - assestato dall'Avanzo di Balera e dalla sua compagnia di ventura.
Coll'opposizione messa così poi - e mobbizzata selvaggiamente dai media, anche e soprattutto da quelli "amici" - la crisi, i licenziamenti e tutto

Invece. Cazzo e cazzotti per anni, il 25 aprile da star poi... Bum.

Dall'annuncio del divorzio in poi l
'Avanzo di Balera è in caduta libera e la Legge di Murphy è contro di lui: "tutto va male contemporaneamente". I segnali più impercettibili - La Malfa che se va dal Pdl - sono le spie di questa lenta ed inesorabile erosione.
Oggi lo schiaffone della Corte Costituzionale, oltre a ridare fiducia e speranza nelle istituzioni repubblicane assesta un poderoso calcio nei coglioni all'omaccio e una botta di adrenalina a mezza Italia.

L'odio contro l'Avanzo di Balera da tempo ha a che fare con la psicanalisi, più che con la politica. Spero che la sentenza di ieri sera sia un buon Prozac (o Tavor, a seconda).
Domattina la sveglia suona di nuovo...

18 giugno 2009

IL PROBLEMA DI VELTRONI


È che è un Cancro.
Per il resto è perfetto: gli piaccioni i fumetti, Don Milani e gli States.
Almeno altri tre cancri che ho conosciuto però hanno il suo stesso problema: non riescono a dire di no. Non per questo non mollano bei calcioni, ma non lo fanno mai a viso aperto. Non è nelle loro corde e se sono costretti vanno sempre fuori tempo.
Non è una gran qualità, il vantaggio però è che essere un Cancro non è un destino ma una predisposizione. La posizione delle stelle indica la direzione, non la meta.

D'Alema invece è un Toro.
C'è almeno un altro toro che ho conosciuto che ha in comune con D'Alema la mania di misurarsi in continuazione il pisello. Questa gara a chi piscia più lontano però, sia nel caso del mio amico che in quello di D'Alema, è del tutto fine a sé stessa.
Un gioco seriale, come i bimbi che si spalmano la cacca sulla faccia e ridono felici.
Anche per il velista D'Alema la posizione delle stelle indica la direzione e non la meta. Ma anche lui non riesce a resistere.

Così può succedere che l'ennesima puntata dell'infinita saga di Red & Toby all'italiana (mi riesce incredibile pensare che ne sto scrivendo - ancora - anch'io) si svolga su due palcoscenici diversi, ma con la solita eguale sincronia.
Prima Toby annuncia la sua corrente-non corrente prima dei ballottaggi, poi Red per pisciare un metro un più in là risponde con le indiscrezioni-non indiscrezioni sull'ennesima presunta orgetta dell'Avanzo di Balera.
E gli da modo così di preparare la controffensiva.
Chissà che ne direbbe Sun Tzu.

L'immagine l'ho presa in prestito qui.

29 maggio 2009

GANG BANG ITALY


La verità è che l'Avanzo di Balera ha preso l'Italia per il suo pornocast personale. Una sorta di gang bang permanente ai danni delle istituzioni repubblicane.

Secondo il New York Times

"Gran parte del successo di Berlusconi nasce dalla sua abilità di leggere gli umori del Paese.
Ora molti si chiedono se finalmente non abbia fatto un calcolo sbagliato e non stia spingendo troppo in là i tolleranti italiani, e se la sua reputazione di fine carriera non somigli sempre più alla decadenza imperiale del Satyricon di Fellini".

Mentre
Jeff Israely sul Time ha coniato per l'Italia il gagliardo appellativo di Berlusconistan, paese in cui i critici
"riescono in qualche modo ad andare in tv, sostenendo che il 72enne maestro dei manipolatori ha innescato un ciclo di notizie che in realtà potrebbe portare alla sua fine politica"
.
Speriamo.

Il video che segnalo è una speranza e la mia scelta di voto per il 6 di giugno.
Non scontata e - credo - inevitabile.

29 marzo 2009

BALLE E PUPE / 2


Congresso Popolo della Libertà / Marzo 2009


Manifesto Rete degli Studenti / ottobre 2008

A parte la Prestigiacomo (e la nuova destra socialpopolare di Alemanno/Formigoni che incombe) sembra che il copione sia sempre lo stesso. 

La foto sopra è stata presa in prestito qui.
Il manifesto is pauered bai Lance Libere.

10 gennaio 2009

GAME OVER?


Qualunque cosa abbia deciso di dire,
fare, pensare io non la capisco più. E mi dispiace.

La foto l'ho presa in prestito qui.


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permalink | inviato da orione il 10/1/2009 alle 22:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

6 gennaio 2009

BUONGIORNO ITALIA BUONGIORNO MARIA


Con gli pieni di malinconia, buon giorrno dio, lo sai che ci sono anch'io...

Altroché Facebook, Obama, i-phone: l'Italia di Cannavaro è ancora l'Italia stracciona, miserabile e "coi santi in paradiso", alla perenne ricerca di una spintarella, dell'Italiano di Toto Cutugno.
L'eroe del mondiale ha dichiarato che "Gomorra nuoce all'Italia".
Nientemeno.
Si vede che se intende o forse pensa - cinicamente all'italiana - che è meglio tenere la merda sotto il tappeto, anche se la puzza intorno si è fatta insopportabile.

Intanto su Facebook spopolano i gruppi che inneggiano a Totò Riina e alla mafia e quelli (per contrasto) che in queste ore
stanno chiedendo agli amministratori del più diffuso social network - oltre 4milioni500mila iscritti soltanto in Italia - di chiuderli.
Così ferve il dibattito.

Sono reduce or ora da una piccola discusssione con un'amica (sempre su fb) che sosteneva che
Uno che dice "Per me Riina è un grande" non commette reato (salvo non lo imiti nelle azioni, chiaramente). Dice semplicemente qualcosa che pensa lui e che non necessariamente è condiviso da tutti o dalla maggioranza (com'è in questo caso). E in questo sta la democrazia.

Io gli ho risposto
e se scrivo "l'eroina fa bene alla circolazione" fb me lo cancella?

Orione su Facebook è qui.
L'Italiano di Toto Cutugno l'ho trovato qui.

30 ottobre 2008

IL BLOCCO NERO


Quando a Genova nel 2001 comparvero i black bloc (curiosa l'assonanza con blocco studentesco no?), misteriosamente la polizia non li beccava mai. Loro attaccavano, bruciavano, devastavano, picchiavano tutti quelli a portata di spranga, poi sparivano. Le forze dell'ordine arrivavano sempre con un minuto di ritardo e manganellavano i manifestanti pacifici.
Anche il campeggio in cui alloggiavano non venne mai perquisito, a differenza di quello delle tute bianche - allo stadio Carlini - e di quello degli autonomi.

Ieri a Piazza Navona è andato in scena lo stesso film. D'un tratto sono comparse le spranghe e i caschi, celtiche e svastiche, e la manifestazione pacifica e diventata un mattatoio davanti agli occhi degli agenti di polizia, in tenuta antisommossa e immobili per cinque lunghi minuti.
I "media" poi hanno fatto di nuovo il loro dovere, propinando all'Italietta disperata la solita favola degli opposti estremismi: destra e sinistra che usano la strada come un ring con la scusa della Gelmini.
Un anziano docente che ha visto passare Cossiga gli ha gridato "sei contento adesso?"

In effetti c'è di che gioire per i piduisti di casa nostra. Dopo l'annuncio poliziesco di Berlusconi e la consulenza terrrorista di Cossiga a Maroni, l'oliata macchina del blocco nero si è rimessa in moto con rinnovato vigore. L'articolo di Curzio Maltese sulla Pravda, il video pubblicato dal Corriere documentano il tradizionale sodalizio di piazza tra picchiatori (fascisti, black bloc che differenza fa? A Genova tra l'altro c'erano diversi militanti di Forza Nuova che non sfilavano certo con le focolarine) e forze dell'ordine.
Ma come sempre le facce degli agenti provocatori infiltrati tra gli studenti possono starsene tranquille: con i tempi della giustizia italiana se ne parla - al massimo - tra cinque o sei anni.

Gli studenti invece devono stare in campana. Troppe belle facce pulite, troppa determinazione a non farsi strumentalizzare, troppi contenuti: ci credo che poi prendono in parola il vecchio idiota e li infiltrano!
Genova è stata la tomba politica del movimento dei movimenti (quello che contestava la cattiva coscienza neoliberista che ci ha portato alla crisi di oggi) perché la violenza è la tomba mediatica di qualsiasi movimento. Specie di quelli perbene.

La foto l'ho presa in prestito qui.

10 settembre 2008

SUICIDIO DEMOCRATICO IN CORSO


Come volevasi dimostrare.
Non c'era bisogno di essere Steve Schmidt per capire che le donne americane sarebbero rimaste deluse dalla scelta di Obama (18 milioni di voti per Hillary Clinton alle primarie hanno la coda lunga), ma forse c'era bisogno dell'ex pupillo di Karl Rove per prendere per il culo a dovere Obama (McCain lo chiama The One, l'unto dal signore) e spiazzare elettori e media liberal scegliendo Sarah Palin come vice, scatenando un vero putiferio culturale tra i benpensanti di sinistra (ma in fondo chissenefrega) e spostando, ben più concretamente, le intenzioni di voto delle donne bianche verso il GOP.

Forse ci voleva uno stratega di 37 anni come Schmidt, cinicamente professionista, per leggere le contraddizioni della cultura pop di cui è imbevuto il nostro mainstream quotidiano. Capace di sfruttare l'ingenuità dello staff di Obama, che ha ripiegato nella politica politicante del rassicurante Joe Biden nell'illusione di completare il carisma del leader con l'esperienza del decano (senza capire che il messaggio profetico una volta annacquato suona falso come una televendita di quartordine) per piazzare il colpaccio Sarah che ora rischia di far saltare il banco democratico ancora una volta.

"Un balzo di 20 punti percentuali in poche settimane è semplicemente impossibile. A volte i sondaggi sono sbagliati" sostiene lo stratega di Obama, David Plouffe. Speriamo abbia ragione.
Secondo il sondaggio di Washington Post e ABC, invece, l'elettorato femminile assegna a McCain
il 53 per cento delle intenzioni di voto, contro il 41 a Obama (stavano 50 a 42 per Obama nell'ultima rilevazione). L'effetto Sarah Palin sembra dunque dirompente: il 67 per cento del campione afferma di avere un'opinione positiva della governatrice dell'Alaska.

Nella politica compiutamente postideologica parole come innovazione e cambiamento non hanno il copyright liberal, ma sono di proprietà di chi meglio le sa interpretare (Berlusconi insegna), Obama e il suo staff dovrebbero saperlo meglio di chiunque altro.

Di certo c'era bisogno della forza della disperazione di un partito allo sbando, che eredita otto anni di disastro-Bush (il presidente con l'indice di gradimento più basso della storia, da quando hanno inventato i sondaggi ad oggi) per permettere allo stratega di McCain di mettere in onda
uno spot (sopra), in cui Obama viene paragonato a Paris Hilton, tra folle oceaniche che lo osannano, con O-ba-ma O-ba-ma che fa da colonna sonora al messaggio repubblicano, che si camuffa da opposizione un'altra volta.

E magicamente la forza di trasforma in debolezza e la rockstar Obama - acclamata fintanto che c'era da spazzare via la megera Clinton - appare un semplice e spocchioso fighetto di Harvard, neanche troppo nero e un tantino cinico (con le sue amicizie pericolose di Chicago), vago nei programmi, un po' troppo snob e ormai poco ispirato, che si continua ad atteggiare a nuovocheavanza ma non esita a circondarsi della corte dei demosauri al gran completo, compresso a fatica nel ruolo di statista (già eletto dai "media") sull'enorme palco / tempio greco nello stadio
di Denver, davanti a 80000 fans in delirio.

Fans appunto, non liberi e normali cittadini (come l'impacciato McCain e la trucidissima Barracuda). La guerriglia culturale dei conservatori è tutta qui e la campagna di Obama gli ha spianato la strada.

Diceva Nenni "piazze piene, urne vuote". Obama sembra non avvertire il pericolo, dimenticando che anche il povero Kerry quattro anni fa veniva portato in giro dal Boss e dagli altri idoli pop come un feticcio di resistenza alla tirannide dell'odiato Bush. Anche per il JFK dei poveri si mobilitò l'intellighenzia democratica al gran completo (NYT in testa) e anche lui era stato avanti (di poco) nei sondaggi.
Certo Obama non è Kerry (grazie agli dei) ma se va avanti così non è detto che basti.

23 agosto 2008

IL TUTOR DI OBAMA


Probabilmente mi sbaglio, ho ancora il dente avvelenato, ma quella di Joe Biden come candidato vicepresidente mi sembra una scelta piuttosto miope, quindi potenzialmente perdente.
Il criterio razionalista e prudenziale con cui The One (traducibile più o meno come unto dal signore, come lo chiama McCain) e il suo staff hanno selezionato l'alter ego della star Obama puzza di paura di perdere lontano un miglio.

Il Biden è un veterano del Senato, presidente della commissione esteri, esperto in diplomazia, politica globalizzata e savoir faire internazionale. Poi è bianco, vecchiotto (65 anni), cattolico e munito di vicefirstlady bionda e yankee doc. Lui bilancia Obama, lei Michelle. Perfetto, se non fosse per un dettaglio: l'icona del cambiamento - yes we can - stava perdendo smalto (e punti nei sondaggi) e con questa scelta difensivista dimostra che le critiche (senza esperienza, troppo giovane, troppo nero) hanno colpito nel segno.

Durante la crisi Russia-Georgia Obama aveva fatto il vago (come al solito) mentre il semprealfronte McCain era scattato contro i vecchi nemici di sempre con militare tempismo. Tra l'altro il settantaduenne candidato repubblicano sembra in palla, nonostante qualche gaffe (scusi quante case ha lei? mah, non lo so di preciso...) e il suo vice Mitt Romney è uno sfigato conclamato, però decisamente più popolare del nuovo tutor di Obama, e lo può aiutare in qualche stato difficile (tipo il Massachusetts di cui è stato govenatore).

Naturalmente io avrei criticato qualunque ticket che non includesse Hillary Clinton.
Sono stato un ultras della prima candidata donna alla Casa Bianca e rimango tuttora convinto che fosse la migliore arma nelle mani dei democratici per vincere, oltreché l'unica con le idee chiare su cosa fare.
Hillary ha preso 18 milioni di voti e quasi il 50 per cento dei delegati e rappresentava la speranza di un cambiamento epocale: una donna alla guida del mondo libero.

Ci voleva del coraggio a mettersi il generale Rodham alla Casa bianca come vice, non c'è ombra di dubbio. Ma senza coraggio non si va molto in là, specie se - come Obama - si viene acclamati da media, vipps e persone normali come il simbolo pre e post politico del cambiamento. E si fa di tutto per stare al gioco.

Alla lunga la minestra obamiana (fuffa mediatica assortita con canzoncine ispirate e gnoccone in estasi) rischia di stancare e a forza di dire tutto e il contrario di tutto (tipo: sono contro nuove trivellazioni petrolifere... però in fondo si può fare, in misura limitata e all'interno di una più vasta riforma energetica però), il dubbio di trovarsi di fronte a un paraculo - forbito, stiloso e carismatico ma sempre paraculo - si insinua implacabile.

Forse per questo, complici le ferie e gli spot del perfido vecchiaccio (che al contrario ha le idee chiare e vuole trivellare e bombardare senza sé e senza ma), Obama si sta sputtanando del tutto il vantaggio acquisito, come rivelano gli ultimi sondaggi, senza aver ancora spiegato in modo convincente qual è la sua ricetta per rilanciare l'economia del paese e dare stabilità al mondo.

Nell'ultimo mese Obama ha perso punti in particolare nello zoccolo duro che gli ha consentito di vincere le primarie: fra i giovani tra i 18 e i 29 anni (quelli che sono partiti zaino in spalla per andare a votarlo tra le nevi dello Iowa, e negli altri stati in cui ci si poteva registrarsi senza essere residenti, o che lo hanno finanziato e sostenuto online) la sua popolarità è calata di 12 punti, fermandosi al 52%.
Ma sono i democratici in generale a mostrare i primi segno di disinnamoramento: il loro supporto è calato di 9 punti, mentre fra i liberali (la base del partito, quella che gli ha consentito di vincere in quasi tutti i caucus) il calo è stato di 12 punti.


Difficile immaginare che il buon Biden sia una scelta in grado di galvanizzarli.

Sopra American prayer, l'ultima canzoncina ispirata (e terribilmente pallosa), dedicata a The One da Bono Vox e Dave Stewart.

5 agosto 2008

INDIETRO TUTTA


La cosa più allucinante è che la maggior parte della gente mi risponde la stessa cosa:
almeno con il grembiule sono tutti uguali.

E così in questo inizio agosto rovente, con i militari in arrivo nelle città (per la gioia dei turisti di quest'Italia sempre più sudamericana) al governo è riuscito l'ennesimo gioco di prestigio: spacciare autoritarismo per egualitarismo, tentando di far credere che basti evocare il ritorno ai bei vecchi metodi di una volta per fermare la fine del modello educativo, culturale e sociale del Novecento, il monopolio statale (o peggio confessionale) del sapere e la pedagogia pedante che divide maestri e allievi con l'accetta della discriminazione di classe.

Come se la Scuola di Barbiana, Don Milani e Lettera a una professoressa non fossero mai esistiti.

Non avendo idee e strumenti per riportare l'Italia nella contemporaneità i ceffi di governo credono di risolvere qualcosa rimettendo le lancette dei regolamenti scolastici a prima del movimento studentesco.
Così se non si è disciplinati si potrà essere bocciati, come il Franti di Cuore non basta il talento, disciplina ci vuole.

Che significa disciplina
non è ben chiaro, ma il dubbio che diventi subito sinonimo di conformismo è molto forte. E non c'è nemico peggiore del conformismo per un paese (in grossa crisi) di ruffiani, teledipendenti e mammoni che hanno imparato che fregare il prossimo, evadere le tasse o conoscere qualcuno sono le uniche chiavi del successo.

Come se i bulli se ne fregassero qualcosa delle divise e del voto in condotta, come se finite le ore di scuola i bambini non fossero rimessi nella centriguga del consumismo, come se i ragazzi non capissero che gli adulti li vogliono far controllare dalle scuole perché non hanno più un cazzo da insegnare.
Loro per primi non sanno da che parte girarsi in questa società-mondo che gli sfugge di mano.

Così la destra punta sul vintage per nascondere i tagli (alla scuola e all'università), rimette il voto di condotta e i grembiuli e annuncia una grande gara d'appalto aperta alle case di moda più prestigiose per definirne il look.
Non solo tutti uguali, quindi, ma uguali e firmati. In modo che da già da piccoli siano in grado di dare il giusto valore ai prestigiosi marchi del nostro Made in Italy e che possano misurare la distanza tra essere firmati o meno, appena varcate le mura scolastiche e rimessi i soliti cenci da outlet.

Dolce&Gabbana sono tra i favoriti.
Domenica sera ero a Milano Marittima, ostaggio dell'amico Giuseppe in preda a shopping compulsivo, e mi sono piazzato davanti alla vetrina del loro negozio monomarca. Claudio, compagno di sventura nel ghetto di lusso della Riviera, mi si è avvicinato felpato e mi ha indicato una maglietta esposta, ghignando maligno. Completamente bianca, un'unica scritta al centro: i love rich.
Ottimi candidati per l'egualitarismo di stato, non c'è che dire.

Ma è giusto così. L'Italia è indietro?
Fa niente, basta far finta di essere in un film degli anni '50, una di quelle belle pellicole in bianco e nero
rilassanti e rassicuranti, con Anna Magnani o Sofia Loren, Peppone e Don Camillo, e si va tutti a letto tranquilli, rincoglioniti e sereni. L'Avanzo di Balera d'altronde è questo: la replica dello stesso film portata trionfalmente in tripudio per la terza volta. Dagli italiani, democraticamente: meglio di Mussolini, che per farsi amare ha dovuto fare un colpo di stato e una marcia su Roma.

L'unica speranza è che s'incazzino i bambini: l'immagine di una catasta di divise che brucia in diretta tivù mi è di grande conforto, nonostante il caldo opprimente che in questo inizio agosto non da pace neanche la sera.

Che ne faremo delle camicie nere
un sol fascio e poi le brucerem...


L'immagine l'ho presa qui.

27 luglio 2008

L'ALTRA FACCIA DELLA PLEBAGLIA


"A me i braccianti analfabeti hanno insegnato la battaglia contro il plebeismo culturale, ma questa comunità sta scegliendo un'altra strada".

C'è una ragione per cui se Nichi Vendola fosse stato il candidato leader di Sinistra Arcobaleno io l'avrei votato, nonostante l'evidente miserabilità del progetto (e le facce dei promotori): è un tipo sincero.

Non credo sia solo lo smacco di una sconfitta annunciata (tutte le correnti di Rifondazione - stalinisti e trotzkisti insieme - contro la sua mozione maggioritaria che raccoglieva il 47% dei delegati) che gli fa dire
"questo congresso è il compimento della sconfitta della sinistra"
ma quella puzza di miserabile caccia al traditore che ha segnato il clima di un miserabile congresso, preceduto da vere e proprie rese dei conti a livello locale, a suon di ricorsi, avvocati, giudici, carabinieri.

La comunità (così la chiama
Nichi con la sua consueta magnanimità) di Rifondazione è riuscita nel capolavoro di apparire sui media come un guazzabuglio di bande che si odiano e si accapigliano per qualche strapuntino di potere o (peggio) per idee vecchie come Bakunin, ma non esitano a tramestare insieme come i più brutti ceffi democristiani (e sotto le telecamere per giunta) pur di bruciare le ambizioni dell'unico leader in grado di far votare per loro gente come me, che di norma farebbe fatica ad ascoltare anche un solo minuto dei loro deliri passatisti.

Non è una novità, comunque, anche Marx in persona decise le convocazioni del Quinto congresso dell'Aia della Prima internazionale socialista per mettere in minoranza i traditori anarchici. E poterli cacciare a calci nel culo.
Ferrero &C più modestamente si sono vendicati del Berty perdente e hanno deciso di rimettere indietro le lancette del partito, costruendo una trincea immaginaria per difendere l'ortodossia dal nulla che li circonda.
Forse Vendola dovrebbe riflettere sull'ipotesi di fare come Proudhon e Bakunin nel 1872: levare le tende e mettersi in proprio.
Qualche mazziniano lo seguirebbe di sicuro.

Ma come si dice, piove sul bagnato. Oppure, più prosaicamente, è la merda che si rivolta al badile.
Infatti mentre i compagni sono chiusi in assise permanente ad elaborare il lutto, regolare i conti in sospeso e scervellarsi sul perché gli operai iscritti alla Fiom al nord votano per la Lega (come ha fatto notare cupo il Berty), il Diavolo ha già deciso chi li rappresenterà quest'autunno, e come: Vladimir Luxuria all'Isola dei Famosi.

Così mentre la nuova e gagliarda classe dirigente di Rifondazione (gente della levatura di Ramon Mantovani, Riccardo Grassi e naturalmente dell'indimenticato exministro / neosegretario Paolo Ferrero, che nella testata del suo blog compare dalla fronte in giù per evitare la pelata) si affaccenderà a costruire l'unità dei comunisti (wow!) insieme ad altre brillanti teste d'uovo come Diliberto, Rizzo (la testa precedente a quella dell'homo sapiens-sapiens in un grafico darwiniano) e Ferrando, Luxuria apparirà davanti a 8/10 milioni di telespettatori una volta la settimana in prima serata e gli altri giorni nelle strisce quotidiane dell'Isola.

Il dibattito (è giusto o no che la compagna Luxuria guadagni quanto un operaio in 300 anni si chiedono i mentecatti) è già iniziato ma (a parte nella miserabile discussione interna di quell'ormai ex-partito) è anche già finito: chi sarà infatti il simbolo di Rifondazione d'ora in poi?
Il pretino valdese amico degli stalinisti (senza parlamentari né charme) o la transtar che ha ottenuto da Simona Ventura di poter parlare liberamente?

Evidentemente i compagni che continuano a sbagliare fanno una brutta fine, come sanno benissimo nel resto d'Europa dove i residuati bellici del novecento sono stati cancellati nelle urne.
A parte Die Linke in Germania: lì la sinistra ha lasciato da parte le pugnette ideologiche e si è messa insieme per inventarsi qualcosa di nuovo, l'idea di Vendola.

L'immagine l'ho presa in prestito qui.

Piesse
L'altro giorno ho letto su un giornale di carta (La Stampa?) che gli uomini di D'Alema stavano lavorando per Nichi. Avrei dovuto capire al volo che era un brutto segno. Tutti quei pelati vestiti di nero mi sa che menano un po' rogna.

23 luglio 2008

MAX E UÒLTER


La politica deve saper dire ad ogni cittadina e ad ogni cittadino:
“C’è bisogno di te per costruire un’Italia migliore”.
Per questo nasce ReD.

L'ultima puntata della saga NemiciAmici di casa nostra è ReD, un'associazione di donne e uomini che amano la politica fondata da D'Alema in persona. Per i malevoli è un correntone neodoroteo per condizionare Uòlter, per i benevoli (di solito interessati) è un utile contributo al dibattito e alla riflessione.
In un modo o nell'altro, infatti, quella di ReD è una strategia per sottrarre tempo e energie al Piddì di Toby (altra tessera, statuto, dirigenti, relazioni) e per prendere tempo in attesa di (ri)posizionarsi.

Naturalmente ognuno ha le proprie perversioni, c'è chi colleziona farfalle o francobolli chi associazioni e fondazioni per riposizionarsi all'infinito su uno scacchiere politico sempre medesimo a sé stesso, la cosa curiosa (e un po' patetica) è che questo teatrino va avanti da un numero incredibile di anni (mi sembra 14) e che c'è ancora gente che ne parla e che ne scrive (io lo sto facendo ad esempio).

14 anni fa Internet non c'era e fu il cosiddetto popolo dei fax a chiedere Uòlter segretario del neonato Pds, dopo l'addio del fondatore Occhetto. Era una trappola della Pravda, naturalmente, che quando la direzione del partito scelse D'Alema titolò marziale
Il pugno del Partito.

In 14 anni è successa parecchia roba: negli USA ci sono stati tre presidenti (due Bush e un Clinton) e cinque mandati, Mandela è diventato presidente del Sudafrica (dopo 26 anni di carcere e la fine dell'apartheid) e in Bolivia è stato eletto il primo presidente indigeno, Morales.
Internet ha cambiato il mondo, grazie ai (cosiddetti) no-global la gente ha imparato il termine globalizzazione (mentre i no-global hanno conosciuto Bolzaneto e la DIaz, le Guantanamo d'Italia) e l'Italia ha continuato a perdere colpi nella competizione mondiale sia coi paesi emergenti (India, Cina, Brasile diventati i motori del pianeta) che con quelli europei.

Mitterand e Arafat sono morti di vecchiaia mentre Rabin è morto ammazzato, la nazionale ha perso ai rigori col Brasile i mondiali del 2000 e in quel periodo è esplosa la new economy, che per qualche mese ci ha fatto credere che tutti sarebbero diventati broker di sé stessi.
Il global warming è diventato una minaccia più temuta delle guerre d'Iraq e Afghanistan e il Grande Fratello in Italia è già arrivato alla sua ottava edizione.

Woytila è morto e tutto il mondo ha pianto insieme, poi è arrivato Ratzinger e la Chiesa si è rimessa l'elmetto ed è partita lancia in resta contro la modernità, Muccino è diventato una star, il cellulare una protesi del nostro orecchio e il gay-set una delle lobby più influenti (ma i gay normali non hanno diritto a volersi bene davanti alla legge). La fecondazione artificiale si fa all'estero, il cinema italiano è in crisi e gli stipendi sono i più bassi d'Europa.
Prima leggevo che il 62 per cento dei poliziotti vive con meno di 1200 euro al mese (poi parlano di sicurezza, ci vuole un bel coraggio).

Dopo aver perso la terza volta contro l'Avanzo di Balera (tra grasse risate globalizzate), dopo che le uniche cose che sono cambiate in 14 anni erano quelle che funzionavano (tipo la Sip/Telecom era in attivo prima delle privatizzazioni) in un paese dove se emetti 20 licenze i taxisti menano i ministri (è successo a Mussi) e gli ordini professionali sono trincee medioevali inespugnabili, dopo tutto questo non credevo che Max e Uòlter rimettessero in scena un'altra replica di Red e Toby NemiciAmici.

Ma sono sempre stato un ottimista (dall'aria vagamente socialista).

L'immagine l'ho presa in prestito qui.

29 maggio 2008

DIETRO LA LINEA GOTICA / 2


Il raid al Pigneto?
Tutto risolto, l'aggressore si è costituito. È un povero diavolo un po' esaurito col tatuaggio del Che, che è  andato fuori di testa per l'ennesimo furtarello. E gli altri 15, armati, a volto coperto che hanno sfasciato gli altri negozi (tutti di gente dell'est asiatico)?
Chi li conosce, dice lui. E nessuno ne parla più: raid al Pigneto, nessuna matrice politica battono tutte le agenzie all'unisono. Game over.

Dopo l'aggressione a Christian Floris, 24 anni e conduttore di deegay.it (menato in quanto gay) è toccata a Kledi Kadiu, uno dei ballerini di amici, che le ha prese perché è un albanese di merda, come gli hanno fatto notare prima di cominciare a suonargliele.

Alla Sapienza? Solo una rissa tra ragazzi di opposte fazioni politiche si affrettano a dire governo e questura. Bisogna stare attenti a non fomentare il rischio degli opposti estremismi, no?
Gli unici estremisti in campo sono gli apprendisti stregoni che continuano a soffiare su un'Italia che scoppia o (peggio) a far finta di niente:

omofobia, fascismo, sessismo... è questa la vostra sicurezza

Uno striscione (dei collettivi della Sapienza) che vale più di mille parole.

Comandante diavolo, monaco obbediente, giovane staffetta, ribelle combattente
la mia piccola patria, dietro la linea gotica sa scegliersi la parte...

La Marcia su Roma l'ho presa in prestito qui.

Dietro la Linea Gotica: qui.

25 maggio 2008

VIVA VIVA LA SICUREZZA


Non male come esordio per l'Avanzo di Balera.
Dopo tanto parlare di tolleranza zero, a destra e sinistra, benvenuti alle prove tecniche di guerra civile, come nel 2001 a Genova.

Anche lì c'era in palio un'idea di sicurezza (quella dei leader del mondo, allergici al confronto/scontro con le persone in carne ed ossa) minacciata e la destra fece quello che le riusciva meglio: manganellare. Poi c'è scappato il morto e sono comparsi i fantomatici e impeccabili (in termini di alternative-look e capacità di passare inosservati alle autorità: il campaggio in cui stavano misteriosamente non ha mai subito perquisizioni) ninja/black block, vero e proprio tormentone delle sfilate autunno-inverno di quell'anno.

Questa volta invece non c'è il Balilla in centrale operativa (il principale l'ha promosso Presidente della Camera), ma il suo vice è diventato Sindaco di Roma per darle una bella ripulita e i suoi ex compagni di merenda devono aver pensato che è cominciata l'ora della ricreazione pure per loro.
La Questura e il Vice-Balilla dicono: la politica non c'entra niente coi fatti del Pigneto, si tratta di questioni personali (anche se erano in 20 a spaccare il negozio, anche se non è il primo episodio). Come se la politica a Roma non lo fosse (Alemanno dovrebbe saperne qualcosa).

Io ci ho vissuto al Pigneto, con Vanessa, nel 2001.
Era una figata di rione, non ancora vippizzato (né punkabbestizzato), dove romanità e resto del mondo davano il meglio di sé gomito a gomito. Tra la sopraelevata della Prenestina e la ferrovia della Casilina, il Pigneto era un oasi con la zona pedonale (una rarità a Roma).
Noi stavamo in via Macerata, la strada in cui è avvenuta l'aggressione ai negozi asiatici,
davanti all'Avorio erotic movie e vicino al bar della Rosi, la matriarca del quartiere: mora, cinquantanni, donnona/tettona sempre dritta, voce tonante, occhiataccia o sorrisone sguainati a seconda.

Un pomeriggio arriviamo al bar e c'era più fermento del solito
ciao Rosi che succede?
i fascisti... hanno aperto 'na sede al Pigneto
(smorfia d'indignazione) poi però sono arrivati i compagni...
eh?
'ianno menato!
I fascisti erano poi quelli di Aenne e al Pigneto non c'erano mai stati. Ora, pensare che la politica non c'entri, in un posto del genere in questo momento, è davvero difficile. A meno non si creda che per c'entare ci sia bisogno di svastiche e celtiche in bella mostra o magari di un volantino di rivendicazione con l'indirizzo e il numero di telefono.

Quello del Pigneto è un messaggio: la musica è cambiata.
L'Alba, mia nonna, che ha quasi ottantacinque anni e sa di cosa parla, qualche tempo fa mi ha detto che sente puzza di fascio. Dice che comincia sempre così, prendono di mira quelli più deboli di cui agli altri non frega niente: immigrati, accattoni, tossici. E governano con la paura.
Pochi giorni prima del Pigneto e della quasi contemporanea aggressione a uno dei conduttori di dee-gay.it, il Vice-Balilla dichiarava che Roma di notte non è più sicura. E i "media" hanno ficcato la minchiata nel mainstream-biberon, come sempre.

Perché stupirsi delle ronde poi (a Bologna ho letto che ne han fatte cinque o sei), della gente che non ne può più e si fa - davvero - giustizia da sola, dopo che gli hanno martellato il cervello con l'ossessione della rapina del rumeno e dello stupro dell'albanese?
O del boom politico-elettorale della destra, con i sindaci di sinistra lanciati all'inseguimento nel panico tattico e col vuoto strategico in testa?
O peggio del comune razzismo, oramai senza pudore (basta con questo politically correct di merda no?) nei confronti di ogni - presunta - diversità, che sentiamo al bar o sul treno?

Politica e "media" sono colpevoli di aver fatto passare l'equazione sicurezza=immigrazione, politica e "media" continuano a fingere sdegno e riprovazione quando gli effetti di questo corto circuito spaccano teste e vetrine.
La destra poi porta una responsabilità specifica: l'omofobia è parente della xenofobia e anche la propaganda clericale contro l'esistenza di ogni famiglia creativa comincia a dare i suoi frutti. Sotto forma di legnate.

Non parlo poi di Napoli (gestita come Baghdad), dell'incidente diplomatico con la Libia, degli assalti ai campi rom, delle dichiarazioni allucinanti che hanno fatto vincere al governo (in tempo record) il premio "Rudolf Hess" della Comunità Europea.

Con l'Avanzo di Balera al governo i giornalisti non si annoiano, questa è l'unica sicurezza.
Per il resto son cazzi degli italiani, in particolare di quelli poveri (bianchi, gialli e neri) e/o a rischio conflitto sociale. Gli altri, quelli (di sinistra) che non sono andati a votare, sfighetteggiando, adesso hanno un sacco di bei saggi indignati contro la destra da scrivere e di petizioni online da firmare.
Manifestazioni, vedremo.

Il manifesto della Liberazione al Pigneto l'ho preso qui.

11 maggio 2008

IL KARMA, LO SCUDO E GLI STUPIDI / 2


Mi sa che l'ha presa proprio male il Karma.
Alla fine del giro in bicicletta con Vanessa, sull'argine del Lamone (tra Russi e Bagnacavallo), ci siamo fermati nel bar di fronte all'Eridania (lo zuccherificio) dove la barista mi ha confermato che l'Inter ha pareggiato in casa col Siena e la Roma ha battuto l'Atalanta.

Mo' so' cazzi loro.

Piesse
Per gli ultimi novanta minuti di campionato il Karma si chiamerà così.

9 maggio 2008

IL KARMA, LO SCUDO E GLI STUPIDI


Feltri oggi racconta su Libero una favola triste, ma vera, sull'ignoranza che si crede potere.
Hanno soppresso il treno che dovevo prendere (nonostante lo sciopero finisse alle 13) e il call center di Trenitalia dice che per i treni regionali l'unica è andare a vedere in stazione, così ho tempo di segnalarla.

C'era una volta un gatto che viveva ad appiano gentile, dove si allena l'Inter.
Non aveva mai fatto del male nessuno, ma aveva un brutto difetto: era nero e alcuni analfabeti che corrono dietro al pallone in mutande, con la maglia nerazzurra, avevano deciso che doveva per forza essere lui la causa della sfortuna che li perseguitava.

Così hanno cercato in tutti modi di cacciarlo, rendendogli la vita un inferno, alla fine Figo l'ha schiacciato col suo classico gippone da coatto e l'ha ammazzato.
Tutti contenti, lo jettatore se n'è andato, o no?
La partita dopo Figo è entrato in campo e s'è rotto una gamba, stagione e (forse) carriera finita. Poi l'Inter ha perso in casa con la Juve e noi siamo arrivati a -3 nella rincorsa per lo scudo.

Secondo la Teoria generale della stupidità di Carlo Maria Cipolla lo stupido è
una persona che causa un danno ad un'altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo una perdita.

Tutto l'articolo di Feltri: qui,

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ottobre