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VOTO
Per il partito del diavolo. Quello dei mercanti, delle mignotte, dei preventivi.

Che ha inventato il marketing e gli hippie. Principio vitale e creatore, maschio, della contemporaneità. Ora, però, sta perdendo dei colpi. Martiri e beghini non fanno altro che strillare di valori e verità. Tutte balle per il vecchio tiranno, avvezzo alla ruvida legge del business e a quella melliflua del piacere. Parole incomprensibili, sparate in tutto il mondo dalla comunicazione.

Il re si era illuso. Per anni aveva dimenticato: non era solo al suo arrivo. La comunicazione era sempre stata lì. Creatrice, femmina, dell’umanità. Il vecchio aveva creduto di dominarla e in effetti per lungo tempo era andata così. Non aveva più memoria di essere anch'egli una sua creazione. Una funzione. Lei poi se ne stava in un angolo. Zitta e buona, casa e bottega. 

Non aveva fatto una piega neanche quando le aveva portato a casa la tecnologia. L'arrivo della nuova amichetta sembrava non turbarla. Anzi: assecondava di buona lena ogni morbosità del veccho pervertito. Poi ci ha preso gusto e ha cominciato a giocare per sé. La nuova non le dispiaceva affatto, era una complice ideale. Efficiente, assecondava ogni voglia con pruriginosa meticolosità. E aumentava sempre la posta.

Dominata e dominatrice, allora, si sono messe a giocare insieme. Proprio sotto gli occhi del re, che non vedeva e si compiaceva: la partita era sempre più eccitante. Ma gli sguardi tradivano e il vecchio era costretto a rincorrere. Sempre più spesso non capiva e passava in rassegna prima l'una poi l’altra, a ripetizione, per afferrare qualcosa. La bocca spalancata.

Loro lo tranquillizzavano, gli facevano le coccole e lo mettevano a dormire. Era stato un re glorioso e non si meritava uno scherno manifesto. Dentro di loro, però, sapevano già come sarebbe finita.


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13 aprile 2013

B COME BALLE

“Non ti ho tradito. Dico sul serio. Ero… rimasto senza benzina. Avevo una gomma a terra. Non avevo i soldi per prendere il taxi. La tintoria non mi aveva portato il tight. C’era il funerale di mia madre! Era crollata la casa! C’è stato un terremoto! Una tremenda inondazione! Le cavallette! Non è stata colpa mia! Lo giuro su Dio!”

Chissà perché ma quando mi è capitato per le mani il volantino del Comitato “B come Bologna”, ribattezzato “B come Bambini” dal sindaco Merola con la grazia di una bombarda, mi è venuto in mente John Belushi. Sporco fino agli occhi, nella fogna, che si butta in ginocchio ai piedi della sua ex promessa sposa che ha mollato sull’altare (l’indimenticata Principessa Layla di Guerre Stellari).

“Se voti A: verrà abolito il contributo economico alle scuole paritarie convenzionate, circa 600€ a bambino all’anno… I gestori saranno costretti ad aumentare la retta annuale di almeno 600€… Questo provocherà un significativo calo degli iscritti, oltre 400 famiglie, da subito, abbandoneranno le scuole “paritarie non più convenzionate” e andranno ad infoltire le liste d’attesa delle scuole comunali e statali. Con i soldi non dati alle scuole convenzionate il Comune non sarà assolutamente in grado di dare un posto a tutti…”

Esticazzi se è un referendum consultivo. Il Pd di Bologna da qui al 26 di maggio pare non abbia di meglio da fare che andarsene in giro per circoli e periferie a tentare di convincere operai, casalinghe, pensionati, ex partigiani, studenti, volontari delle Feste dell’Unità e delle Case del Popolo, gente che ne ha mandate giù parecchie anche qui ultimamente, che si, alla fine dei conti, sborsare un milione di euro all’anno alle scuole private è cosa buona, giusta e inevitabile. Sennò arrivano le cavallette.

E pace se c’è la crisi, le scuole pubbliche cadono a pezzi, le liste d’attesa ci sono lo stesso e il milioncino viene gestito ogni anno in toto dalla misteriosa Federazione Italiana Scuole Materne, che dietro l’asettico acronimo FISM è una roba così: “Oltre le necessarie qualità professionali esigite dalle leggi civili, l’insegnante dovrà: a) possedere una solida conoscenza della visione cristiana dell’uomo e della dottrina della fede; b) accogliere con docile ossequio dell’intelligenza e della volontà l’insegnamento del Magistero della Chiesa; c) vivere un’esemplare vita cristiana”.

Pazienza, pure, se 250 euro e passa al mese di retta (in media) non sono esattamente a buon mercato: più del doppio della scuola pubblica (dove si pagano solo i pasti). Il gioco deve valere così tanto la candela da piazzarci il marchietto del Comune (cosa, credo, senza precedenti) sul sito internet del comitato “B come Bologna” contrapposto a quello dei cittadini, “Articolo 33”. Avanti coi carri, dunque, ora che l’unico cavallo rimasto in pista si chiama Matteo Renzi, è cattolico, e il suo (ex?) spin doctor pare abbia preso a cuore la madre di tutte le battaglie di ogni Don Camillo.

Eppure di questi tempi andare a raccontarla ai propri elettori, sempre più sinistramente simili all’ex fidanzata di Jake Blues, ci vuole un gran bel fegato. Anche perché c’è la possibilità che molti di loro si siano trovati, come me, ad avere a che fare con qualcuna di queste scuole paritarie che, figurarsi, di certo ce n’è delle bellissime. In quella a cinque minuti a piedi da casa mia però, nella Romagna profonda, fanno pregare i bimbi di tre anni due volte al giorno e dentro sembra di stare al mausoleo.

Dal sito Internet abbiamo pure scoperto che, a parità di punteggio, entrano “i figli o nipoti in linea retta di soci dell’Asilo”. Lo dice il regolamento, non il gossip di paese, c’è da fidarsi. Beccano anche un sacco di soldi da tutti, Comune, Provincia, Regione, la retta è il triplo di quanto spendiamo alla statale (dove con quattro soldi si sbattono per mettere in piedi una didattica ricca e creativa), ma in compenso è pieno di bagni. Mai visto tante Madonne, santi e cessi tutti in fila: non meno di un water ogni tre fanciulli.

E mentre mi rigiravo per le mani “B come Bologna, più scuole per tutti”, rimuginavo sul rinnovato matrimonio tra il Pd cittadino, la curia, il baronato e tutti i presunti poteri forti, coronato da due ali di battimani sincronizzati di Pdl, Lega e Udc. Proprio mentre l’esploratore Bersani si faceva infilzare come un tordo da Grillo e pur di evitare l’abbraccio con l’Impresentabile si lasciava corcare in streaming senza pietà.

In quel preciso momento il Pd di Bologna ha deciso, a freddo, di tirarsi un’atomica a sinistra lasciando da lì in avanti una prateria al Movimento 5 Stelle, che infatti ha già cominciato a fare quello che gli viene meglio: mettere il cappello sullo sbattimento di movimenti e associazioni assortiti. Per poi oscurarli (di solito son litigiosi e disorganizzati, si squagliano in fretta) e trasformare il conflitto in voti. Che si tengono tutti per loro.

Bologna, in fin dei conti, è sempre stata un laboratorio politico per la sinistra. Perché non dovrebbe esserlo pure nell’ora dell’estremo trash? Quindi delle due una: o Bersani bluffa e la via crucis con Grillo è stata una tragicomica gag alla Crozza, buona per andare a veder le carte del compare astrologico e tentar poi insieme l’omicidio bipartisan di Renzi. Oppure no: in entrambi i casi al Pd tira aria di estinzione. E dare in pasto la scuola pubblica non li salverà. Né dagli altri né, soprattutto, da sé stessi.

L'articolo è stato pubblicato su The FrontPage.
"Mi sono rotto il cazzo" degli Stato Sociale è qui.

5 marzo 2012

DALLA'S

“Ho lasciato i pantaloni in un cortile, ho perso anche una mano in un vicolo, era un pomeriggio di aprile… gli occhi me li ha portati via una donna grassa a forza di guardarla, le labbra le ho lasciate tutte e due su un’altra bocca o su una fontana, che a essere prudenti non si tocca, ma mi brucia come un vecchio fulminante… o muori tu, o muoio io… da oggi Roma avrà un altro Dio… io me ne vado via… io me ne vado via…”.

La Roma di Lucio Dalla era Bologna. Per quasi tutti gli altri cantautori che, per una ragione o per l’altra, sono associati alla città, Bologna è stato un punto di arrivo (Guccini viene da Pavana, Vasco da Zocca) oltre che un trampolino di lancio, per Dalla no. Era la grande madre, la lupa, il sacco amniotico (fetale come l’intrico dei suoi portici millenari) da cui scappare. Gli anni che “siamo i gatti neri, siamo i pessimisti, siamo i cattivi pensieri, ma non abbiamo da mangiare” sono gli anni del suo controcanto alla Bologna paciosa, che si risveglia nel ’77 col morto per strada e i carri armati in Piazza Verdi.

Certo, “il cucciolo Alfredo avvilito, impaurito, con i denti da lupo tradito si ferma un attimo e poi sale… si tratta di un giovane autobus dall’aspetto sociale a biglietto gratuito, regalo di un’amministrazione niente male…”. Ma poi “…nemmeno Natale è una sera normale, la gente con gli occhi per terra prepara la guerra… c’è guerra nei viali del centro, dove anche il vento è diverso, son diversi gli odori per uno che viene da fuori…”. Bologna, Dalla l’ha raccontata da dentro perché l’ha vissuta dal principio, da quando, da ragazzo, si aggirava davanti a San Petronio “per sentire gli odori dei mangiari e i discorsi della gente”.

Erano gli anni del jazz. Mio padre, che bazzicava una delle cantine in cui si suonava (“quando non c’era qualcuno che aveva trovato da far bene e si era chiuso dentro”), mi ha raccontato che Dalla spesso s’imbucava e cominciava a strimpellare tutti gli strumenti con febbrile talento (dopodiché veniva regolarmente cacciato, “andava per i cazzi suoi, poi era più piccolo”). Erano gli anni della rinascita della città di Dozza, dopo il fascismo e la guerra partigiana, della Bologna della festa della matricola, delle Balle dei goliardi, in cui ci si mangiava una lasagna alle quattro del mattino, da Lamma, e poteva capitarti di andare a prendere Louis Armstrong alla stazione, con la banda, e vedergli tirar fuori la tromba in mezzo al piazzale e rispondere a tono.

Lo show sulla morte di Dalla sui media è diventato uno show sulla Bologna dei giorni nostri, com’era inevitabile, con tutta la stucchevolezza retorica del caso. I politici tutti in fila a smazzare agenzie di stampa per uno che “lo sa che al suo funerale ci saranno e diranno: è stata la colonna sonora della nostra vita?” aveva sghignazzato ”una buona ragione per non morire”. Di qui forse la paranoia della Cei di vietare le sue canzoni al funerale, celebrato il giorno della sua nascita, oltre che titolo di uno dei suoi pezzi più celebri e celebrati (4/3/1943).

È ovviamente una cazzata perché è vero che i bolognesi farebbero volentieri a meno della soap in rampa di lancio (sabato al bar mi ha assalito un servizio di Studio Aperto sul giallo del testamento e ho capito che ci siamo), ma la musica non c’entra. Io non l’ho mai conosciuto, ma davvero “sembra che Dalla avesse già pensato a tutto, immaginato tutto, cantato tutto, perfino il momento preciso in cui si sarebbe girato e via.” Le sue parole, ora che se n’è andato in fretta e furia senza darmi il tempo di stufarmi, ci assalgono tutte insieme e attivano sinapsi di ricordi ed emozioni di cui non avevamo memoria.

Dio, il messaggio, è musica per chi ha la fede: un insieme di suoni che creano un’armonia. Nei tempi passati i cattolici erano più svegli. Quando hanno inventato le campane, ad esempio, si sono assicurati per secoli il dominio del tempo e tuttora se la giocano con sveglie, cellulari, orologi e suonerie. Con i canti gregoriani si sono prodotti in un esercizio di matematica sacra di rara abilità, del tutto simile all’om, campionando a tonalità esponenziale la frequenza del delfino. Oggi la musica di Dalla, poeta e credente nella Bologna “sazia e disperata”, la tengono fuori dalla chiesa.

Le persone normali, invece, celebrano proprio quella, la musica. Su Facebook un amico taxista, bolognese, mi ha chiesto se poteva prendere in prestito una mia citazione di Treno a vela – “Quanto costa una mela? Costa un sacco di botte! Se mi faccio picchiare un pochino la darebbe al bambino…?” – perché “cazzo l’ho ascoltata troppe volte”. Un altro, napoletano, invece mi ha scritto che “c’era una sua canzone, che una volta mi facesti sentire nella tua macchina, ma di cui non ricordo il titolo, che definisti “il comunismo”… la trovi?”. È quella con cui ho aperto l’articolo, e finisce così:

“… Dove chiudendo gli occhi senti i cani abbaiare, dove se apri le orecchie non le chiudi dalla rabbia e lo spavento ma ragioni giusto seguendo il volo degli uccelli e il loro ritmo lento… dove puoi trovare un Dio nelle mani di un uomo che lavora e puoi rinunciare a una gioia per una sottile tenerezza, dove puoi nascere e morire con l’odore della neve… dove paga il giusto chi mangia, chi beve e fa l’amore… dove, per Dio, la giornata è ancora fatta di ventiquattr’ore e puoi uccidere il tuo passato col Dio che ti ha creato, guardando con durezza il loro viso, con la forza di un pugno chiuso e di un sorriso e correre insieme agli altri ad incontrare il tuo futuro… che oggi è proprio tuo e non andar più via…”.

L'articolo è stato pubblicato su The FrontPage.
"E non andar più via" l'ho presa qui.

19 maggio 2011

LA MARCHESA DEL GRILLO

Se fosse venuta la tentazione di considerare quella di Bologna una mezza vittoria per il Pd, un 50,41% che impallidisce non solo davanti all’impresa di Pisapia a Milano e al colpo di teatro napoletano di De Magistris, ma pure di fronte al successo di Fassino a Torino, basti ricordare che due anni fa a Delbono occorse il secondo turno prima di piegare Cazzola. E che nel 1999, prima della parata trionfale del commissario del popolo Sergio Gaetano Cofferati, a salutare l’ingresso di Guazzaloca a Palazzo D’Accursio come primo e ultimo sindaco di centrodestra c’erano le bandiere di Ordine Nuovo e diversi gentiluomini con la testa rasata e il braccio teso.

Il centrosinistra bolognese è stato capace, in mezzo secolo e passa di governo della città, di mettere in piedi un sistema economico, produttivo e di potere che ha garantito una qualità della vita, dei servizi e delle tutele che per lunghi anni ha reso la vecchia signora dai fianchi un po’ molli, col seno sul piano padano ed il culo sui colli, come l’ha cantata Guccini, una fra le mete più ambite per studiare, lavorare, metter su famiglia, giocare ai bissanot (in dialetto, letteralmente, “mastica-notte”). Ora il modello mostra la corda.


Le cause prime non sono imputabili alla politica. Globalizzazione dei gusti e dei problemi, omogeneizzazione tecnologica e culturale, invecchiamento della popolazione e conseguente gap di comunicazione con la popolazione studentesca (vera e propria città nella città), affitti e costo della vita alle stelle hanno congiurato per trasformare Bologna in una cittadina medioevale fra le tante. Tutta la mistica che ne ha accompagnato l’immagine, quindi (grassa, tollerante, solidale, godereccia, ecc.), ha iniziato a sgretolarsi innanzitutto fra i bolognesi stessi, che hanno cominciato a non crederci più.


Le responsabilità della classe dirigente iniziano qui. L’avere giocato di rimessa, senza prendere di petto il cambiamento (o declino a sentire i pessimisti) che avveniva sotto gli occhi dei bolognesi (che ne parlano fra loro, nei bar e nelle osterie, da vent’anni), si è trasformato in una sorta di silente complicità. Il cambiamento, si sa, o lo si governa o lo si subisce e il centrosinistra bolognese ha optato per la seconda strada, arroccandosi in un autoesilio politico-culturale fatto di faide continue, personalismi, navigazione a vista che ha finito per far smarrire il senso del progetto, quell’impostazione felicemente sovietica (pianificazione) che aveva permesso a Dozza, Fanti e Zangheri di fare Bologna.


Il Movimento 5 Stelle è stata l’unica forza politica capace d’interpretare questo sentimento/sensazione di disillusione/disincanto, diffuso tra i bolognesi ben al di là delle percentuali ottenute dalla lista di Grillo, e di formulare un’offerta politica conseguente e vincente. Significativamente i maggiori successi, in Italia, il hanno ottenuti laddove il centrosinistra è figlio di un passato glorioso, ininterrottamente al potere da decenni, ma appare fiacco perché privo di strategia e/o di leadership carismatiche: Bologna, Rimini e Ravenna (tutti e tre tra il 9 e l’11%).


Una sorta di Lega di sinistra, o forse la versione italiana del successo delle liste ecologiste in tutta Europa (uno dei loro punti di forza progettuale è quello), una nuova opposizione che si annuncia sempre più ingombrante e decisiva in vista dei ballottaggi e dei prossimi appuntamenti elettorali. La sensazione, per quanto riguarda il centrosinistra, è che l
’appeal della sua proposta è inversamente proporzionale a quello del candidato grilino (come a Milano). Non a caso Grillo, a Bologna, ha dato del busone (gay in italo-bolognese) a Vendola: si sta già mettendo avanti col lavoro.


"Bologna" di Francesco Guccini è qui.

L'articolo è stato pubblicato su The FrontPage.

19 novembre 2010

BOLOGNA LA ROTTA

“Le primarie si chiamano così perché il Pd le perde prima?” Dopo Milano, va a finire che anche a Bologna ha ragione Crozza. Di certo sembra che il Pd stia facendo tutto il possibile per perdere: l’ex sindaco Flavio Delbono (che aveva sconfitto, nell’ordine, Cevenini, Merola e Forlani alle ultime primarie) si è dimesso a seguito dell’ormai celebre Cinziagate (sordida vicenda di piccoli vantaggi che l’ex vice-presidente dell’Emilia-Romagna si autoassegnava insieme alla sua compagna, prima della separazione e della conseguente retrocessione professionale di lei), e da quel momento sono iniziati i dolori.

Al coma semivigile del partito hanno fatto da contraltare l’iperattivismo dei suoi dirigenti, fiancheggiatori e amici, tutti proiettati a tentare la scalata allo scranno più importante dell’amministrazione cittadina, costi quel che costi. E le primarie, nate come strumento di selezione democratica, a Bologna si sono trasformate nell’arma perfetta per un redde rationem vorticoso che dura da diversi mesi tra capi e capetti, civici e politici.

Sembrava che il tipo adatto a “pacificare” fosse Maurizio Cevenini, già mister preferenze alle ultime regionali (quasi ventimila voto raggranellati), sindaco dello stadio (con lo striscione personale che sventola dalla tribuna e la Smart rossoblu che lo scarrozza in giro per la città) e recordman dei matrimoni (ha da poco superato il tetto delle 4000 cerimonie celebrate). Il “popolo della Festa dell’Unità” lo amava (scrivevano le gazzette cittadine), i volontari che friggono salsicce, impastano tortellini e passano le serate a servire montagne di friggione e di tagliatelle al ragù, l’avevano già incoronato sul campo della pesca gigante della festa provinciale, prima che un attacco ischemico gli facesse cambiare idea.

Prima di lui aveva abbandonato, a sorpresa, Duccio Campagnoli (ex segretario della Camera del Lavoro di Bologna, ex assessore alle Attività produttive della Regione), che era sembrato sino a quel momento l’avversario più solido del Cev. e aveva addotto motivazioni parapolitiche al suo gesto promettendo, poi, di farsi sentire all’interno del partito. Anche l’italianista Anselmi gliel’aveva già data su, a molti era sfuggito anche che s’era candidato, annunciando il proprio sostegno a Cevenini, che non aveva mancato di ricompensare il prof con il prestigioso incarico di “ambasciatore del Cev. presso l’ateneo”.

Chi non si è tirato indietro è Benedetto Zacchiroli, 38 anni, ex collaboratore del sindaco Cofferati (ha curato le relazioni internazionali di Bologna), consulente della città di Fortaleza (in Brasile) e dell’Unesco, incoronato “nuovo Renzi bolognese” da Lucio Dalla dopo l’azione virale con cui è stata lanciata la sua candidatura, che è stata in grado di cortocircuitare a proprio vantaggio la fame di news delle gazzette cittadine e la debolezza del fu partitone. Con lui in pista c’è Amelia Frascaroli, direttore della Caritas, sostenuta da Sinistra e Libertà e da ambienti prodiani. Dopo l’exploit di Milano del partito di Vendola, anche sotto le due torri è arrivata la nuova paranoia novembrina e i dirigenti del Pd stanno cominciando a temere che, in mezzo alla ressa, sia la canuta rappresentante del cattolicesimo più impegnato nel sociale a farcela (il leader della Caritas, Don Nicolini, è stato uno dei principali antagonisti della politica degli sgomberi di Cofferati).

Il vero affollamento, infatti, è dentro al Pd. Dopo la rinuncia di Cevenini sono riaffiorati pesantemente gli appetiti di partito. Virginio Merola, ex presidente di quartiere, ex assessore all’urbanistica di Cofferati, è stato il primo a rompere gli indugi, poche ore dopo l’annuncio del Cev., ma non è una gran novità visto che già alle scorse primarie aveva corso (e si era classificato al terzo posto, su quattro). Andrea De Maria, ex segretario della federazione di Bologna e storico antipatizzante di Merola gli è andato dietro al volo.

Anche la deputata Donata Lenzi per cinque giorni è stata candidata, poi ha annunciato il ritiro con una serie di dichiarazioni polemiche nei confronti del partito (sparare sulla croce rossa è sport diffuso) di cui quasi nessuno ha capito bene le ragioni. È finita, intanto, la telenovela-Segrè, iniziata dopo l’abbandono di Cevenini. Il preside della facoltà di Agraria (e fondatore di last minute market) voleva il sostegno unitario del fu partitone. Dopo Milano ha pensato bene di togliersi d’impaccio annunciando il sostegno alla Frascaroli (e l’arrivederci al Pd).

Last but not least, nelle ultime ore è spuntato il 36enne Ernesto Carbone, cosentino naturalizzato bolognese e direttore di Red. ”Mi piacerebbe candidarmi alle primarie ed è per questo che chiedo al segretario del Pd di Bologna, a questo punto, di rendere la partita aperta a tutti. Sono orgoglioso di fare parte del Pd e mi arrabbio con tutti quelli che parlano di società civile, ma non capisco perché io debba essere figlio di un dio minore e debba raccogliere il doppio delle firme rispetto agli altri. Se Donini non comprende questo, vorrà dire che dovrò restituirgli la tessera per raccogliere le 1500 firme come tutti gli altri“. Non ci sono più i dalemiani di una volta e Bersani alla fine ha spedito il non-commissario Davide Zoggia, a vigilare sull’anarco-Pd bolognese e sui suoi ultimi colpi di coda.

L'articolo è stato pubblicato su The FrontPage.

9 giugno 2009

DIECI ANNI FA / 2



Di questi tempi, a quest'ora: sono in Piazza Maggiore, in lacrime.

Silvia Bartolini si è appena fatta rimontare al fotofinish da Giorgio Guazzaloca, al ballottaggio che decreta la fine delle giunte comuniste, ex-comuniste e postcomuniste dal dopoguerra in qua. Di qui a poco ne parlerà il Wasgington Post, con lo stupore in pompa magna.
In Piazza siamo in quattro o cinque, ragazze e ragazzi tra i 20 e i 30 anni. Alcuni
di loro dopo quella sera non li ho più rivisti.

A pensare a come ci sentivamo adesso viene da sorridere; è un po' cinico e triste forse ma è così: mi viene da sorridere perché ci stavamo proprio male. Io tra l'altro non avevo nessun motivo personale o professionale per essere triste, anzi.
Solo quella era la mia città e di fianco all'altare dei partigiani che l'hanno liberata, in Piazza del Nettuno a 50 metri da me, i fascisti lanciavano cori da stadio, canzoni e bottiglie. Ad altezza uomo.
Il Piazza si era già guadagnato un paio di cinghiate nella schiena, in un dibattito postelettorale che si prometteva alquanto agonistico.
Di lì a poco si sarebbe scatenata la tipica "caccia alla zecca" delle grandi occasioni, messa in atto da gentiluomini con la testa rasata e le vesciche gonfie di birra.

Non è serata per capelloni e clark che infatti si stipano in via del Pratello, culo contro culo e la tipica espressione della bestia braccata stampata in faccia.
Sulla scalinata di Palazzo D'Accursio campeggia la bandiera di Ordine Nuovo.

Due settimane prima, la Bartolini aveva sfiorato la vittoria al primo turno.
Sfiorato.

L'immagine è stata presa in prestito qui.

28 gennaio 2009

L'ISPETTORE SARTI È MEGLIO DI LOST!


Il più bel telefilm della storia della Rai, l'unico che rende onore alla città più bella d'Italia. La mia.
Sovrasta Twin Peaks, Lost e Desperate Housewives di tre spanne.

Un Gianni Cavina gigantesco e un cast di caratteristi formidabili e di guappi veri e propri. Tra l'altro Iaccarino, l'assistente siciliano di Sarti è uguale al buon Valerio, uno degli attuali vicesceriffi del Sindaco.
La Bologna di vent'anni fa, poi, era ancora uno spettacolo. E i poliziotti della Questura di Sarti Antonio erano più di sinistra di Bertinotti.
Tratto dai romanzi di Loriano Macchiavelli, il telefilm passava su Rai Due all'inizio degli anni '90.

Questo è il primo gruppo su FB dedicato all'Ispettore di Bologna. Se hai informazioni, notizie, dispacci d'agenzia su di lui o sei hai idea di dove si sia cacciato - proprio adesso che c'è così tanto bisogno di lui - fammelo sapere!

L'immagine è stata presa in prestito qui.
Il gruppo su Fb è qui.

11 dicembre 2008

PRATELLI D'ITALIA


A Russi/Twin Peaks piove sempre.
Sono tornato qui da Osgard, Rebecca, Thor e Vanessa (schienata come me) da poche ore, dopo una tre giorni a Gotham/Bologna.

Il Pratello è sempre più scuro.
Lunedì sera sono andato all'URP (il localino perbene che ha preso il posto del Black B. - il circolo di disadattati di cui ero socio - colpito dall'ordinanza di Cofferati) e sulla porta ho incontrato Zanon, gli occhi più spiritati del solito, che quando gli ho chiesto "come va?" mi ha risposto solo "sono molto preoccupato per il Pratello", prima di sparire definitivamente dalla mia vista.
Osvaldo sembra che abbia chiuso i battenti del tutto - qualcuno mi ha detto che ha restituito le licenze al Comune - Abdel, il gestore del bar di fianco al Mammuth (l'URP) ha iniziato lo sciopero della fame.
Mario Gatti lavora all'Atc.

Per la strada poca gente "normale" e pratellari radi e incazzosi. La sentenza di Lucio "hanno già mollato" non sembra temere smentite e la mestizia prevale su ogni faccia, grinza di freddo.

A parte il Mago, che non metteva piede
a Bologna da otto anni e non è neanche rimasto abbastanza per il pellegrinaggio che si era ripromesso. Prima di celebrare la sua ultima cena a suon di tagliatelle della nonna di Poggio (insieme a me, Poggio, Savic, la Simo e Cuma) all'URP ha ritrovato il neopapà Benna e Zollo, reduce dalla creazione della sua prima chiesa su facciadilibro.

Davanti al bancone  - sotto il manifesto della mostra sulla nobiltà involontaria del Balcon - anche il neoparafarmacista di Sogliano Cavour (ex capo dei buttafuori dei Ds) Flynt era allegro, complici forse le tre bionde piccole ingurgitate a grande velocità e ha raccontato che al bar del paesello le prende di santa ragione a tressette. Lui era sù per la laurea di Antonella, ieri. 
Dietro al bancone la Vale smadonnava scuotendo la testa, ma dava da bere a tutti.


Tutto sommato lunedì sera sembrava ancora di essere a Bologna, al Mammuth. E la gente per un paio d'ore sembrava essersi dimenticata tutta la sua incazzatura.

Bologna continua, nonostante tutto.

La foto del Pratello crepuscolare viene dal mio album su Bologna, su Flickr.

15 novembre 2008

TOPI DI FOGNA A BOLOGNA


Tutto in pochi istanti, ieri notte a Bologna in Piazza della Mercanzia.
Verso le tre e mezza un gruppo ragazzi usciti da una festa di laurea in Piazza Santo Stefano, sotto le due torri ha incrociato la sua strada con delle bestie. Prima sono stati insultati (comunisti e partigiani di merda) poi aggrediti con bottiglie di vetro, sedie e sgabelli presi a prestito dai locali della piazza.
La ragione? Nessuna: pare che avessero un look un po' troppo alternativo - addirittura  bonghi - per i gusti dei gentiluomini che hanno avuto la sventura di incontrare.

Due dei ragazzi aggrediti sono rimasti feriti. Uno, colpito più volte al volto, è stato ricoverato all’ospedale con prognosi di 25 giorni, ha fratture al viso e una sacca di sangue dietro l’occhio. È stata allertata l’equipe di medici del reparto di chirurgia maxillo facciale dell’Ospedale Bellaria per un intervento urgente.

La polizia dice di aver arrestato quattro degli aggressori e di essere sulle tracce di altri due. Si tratta di aderenti a gruppi di estrema destra.
In manette sono finiti: Luigi Guerzoni 33 anni bolognese residente a Ravenna, commerciante e responsabile provinciale giovanile di Forza Nuova, Vincenzo Gerardi 26enne operaio di Cento (Ferrara) residente ad Argelato, Gunther Xavier Latiano studente universitario di 25 anni, nato in provincia di Foggia e residente a Bologna, Alessandro Malaguti operaio ventenne nato a San Giovanni in Persiceto e residente a Crevalcore.

Il Guerzoni ed il Malaguti sono anche noti nell’ambiente per essere componenti della band musicale "Legittima Offesa" ospite di diversi concerti in tutta Italia e protagonista del documentario Nazirock. Guerzoni, inoltre, ha precedenti per reati di pubblica sicurezza (porto d’armi, discriminazioni razziali)  Gerardi è noto alle forze dell’ordine per danneggiamento, porto abusivo d’armi, rissa, ricettazione.

Anche a Bologna questa merda si annida nell'oscurità, come i topi che fanno tana in mezzo al lerciume. Bisogna mantenere l'ambiente aerato, pulire bene e tenere sempre le fogne alla giusta distanza: qualche ratto schifoso trova sempre il modo di sgusciare fuori.

L'immagine e le informazioni sono state prese in prestito qui.
L'articolo del Corriere: qui.

9 ottobre 2008

SERIE A / 2


"È stata una scelta esclusivamente familiare. Nel fine settimana mio figlio e la mia compagna erano a Bologna. E 600 km in due giorni per un bambino di pochi mesi non si possono replicare in continuazione. Non si può pensare che un bambino cresca passando gran parte del suo tempo su un'autostrada"


Mah.
Secondo me se l'è cagata. Guazzaloca non sarà Batman, ma i sondaggi che circolavano negli ultimi tempi davano i due quasi alla pari. Con Guazza scomparso dalla faccia di Bologna da anni. Cofferati ha un sacco di difetti, ma sente la puzza lontano un miglio.

Comunque è una buona notizia per la mia città. La gente di sinistra potrà continuare a votare a sinistra e Gotham farà serenamente a meno del suo giustiziere senza macchia e senza paura - quello che la sera della vittoria arringava la folla urlando "non mi aspetto fedeltà, ma lealtà" - che lascia in eredità un bel po' di macchie e una tonnellata di paura, gratuita, scaricata sui bolognesi per potersi accreditare sui "media" nazionali come sindaco sceriffo, gagliardo anticipatore del leghismo di sinistra che ha riempito giornali e agenzie prima che Uòlter rinsavisse.

Non bisogna essere ingenerosi però. Sono sicuro che qualcosa di buono, qualcosa per cui sarà ricordato e rispettato, il mio (ormai) ex sindaco interista deve averlo pur fatto.
Adesso però non mi viene
proprio in mente.

L'articolo della Pravda sull'addio di Cofferati: qui.
L'immagine, uno dei soggetti della campagna elettorale del 2004, l'ho presa in prestito qui.

15 giugno 2008

A MEZZANOTTE VA


Mentre il governo schiera l'esercito per proteggere le nostre città dalla malapianta della criminalità e i sani di mente si scompisciano dalle risate (o si fanno i conti in tasca su quanto gli costa, a seconda del carattere) consapevoli dell'inutilità ostile (e gratuitamente allarmistica) della mossa,
quelli di Radio Fujiko si sono inventati la Ronda del Piacere.

Che venerdì 30 maggio è partita, appunto, a mezzanotte
tra le vie di Bologna, da Porta San Donato fino a via del Pratello passando da Via Zamboni, Piazza Verdi, il Baraccano, Piazza Maggiore, Piazza San Francesco e infine Via del Pratello. Quasi tutti i santuari del conclamato degrado cittadino (dove grazie a pub, osterie e zùven è anche più difficile essere stuprate però). Con collegamenti dagli inviati in Sardegna e in Olanda (ma va?).

Il delirio collettivo sulla sicurezza a Bologna è diventato un vero e proprio fenomeno di costume, giunto a contare (prima dei fujikiani) almeno sei ronde, rigorosamente e reciprocamente ostili. Oltre che inutili e brutte da vedere: gruppetti di frustrati amanti dell'arma fallica, facce truci girano per le strade a caccia di colpevoli veri o presunti, il concetto di criminalità che deborda in quello del decoro e dei mai-goduto si arrogano di decidere il limite del lecito (cioè che sognano di farlo, mentre si fanno le pippe con l'ispettore Callaghan o quando sgummano sui loro suv di merda tra gli splendidi vicoli trecenteschi).

Normale poi che un bravo cittadino, residente e bolognese possa dire a un barista di via Marsala (residente e bolognese anche lui)
stai attento, sporco negro, che ti faccio rimandare in Africa
Oppure che un capotreno fuori di testa (e bolognese) si metta a urlare in servizio
"sporca negra" e "schifosi, tornate in Africa" e "Berlusconi finalmente vi rimanderà tutti a casa"
 a una donna del Ghana che vive (regolarmente) a Palermo.

Prima che il blob della necrofilia ci sommerga del tutto Radio Fujiko ha schierato il suo bravo mini Yellow Submarines contro gli uomini in grigio.
La semplicità eversiva di un sorriso
, dicono.
Beh, meglio di niente.

A mezzanotte va
la ronda del piacere
e nell'oscurità ognuno vuol godere
son baci di passion
L'amor non sa tacere
e questa è la canzon
di mille capinere.


Traduzione per gli indecisi (più o meno democratici): altro che ronde, scopate!
Scopateci sopra.
 
Nella foto la Banda Bassotti di Radio Fujiko al Millenium, diecimila carnevali fa.

2 giugno 2008

SERIE A


Questo è il nostro Gay Pride...!
Dopo tutti questi anni passati a prenderlo nel culo...

Così Andrea Mingardi, artista di punta della mia città (sfighé e gisto e cesira tra le hits più popolari), ieri sera su èTv, visibilmente alticcio. Come simbolo di ripresa (anche mentale) certo non è il massimo.
Ma, da bolognese (anche se romanista), sono contento. Spero che la serie A possa significare qualcosa anche di extracalcistico per Bologna: è un'iniezione di energia di cui aveva bisogno.

L'ha capito bene il SIndaco (interista), che ha scelto questa simbolica giornata per rilanciare alla grande la propria (ri)candidatura.

Nella foto (presa in prestito qui) la formazione con cui il Bologna ha vinto il suo ultimo scudetto, nel 1964 all'Olimpico di Roma, nello spareggio con l'Inter: 2 a zero (mio babbo c'è andato!).


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6 maggio 2008

PESCI D'APRILE


Domani vado a Bologna.
In mattinata ho una riunione, un po' di lavoro, poi pranzo da mia nonna e nel pomeriggio vado a trovare Antonella, la copy che mi ha insegnato il mestiere quando ho cominciato. Ora è presidente di Kitchen, una coop di comunicatori bolognesi.

Fin qui tutto bene, poi arriva l'ora dell'aperitivo. Dove vado?
Hanno chiuso il baretto, cazzo. O meglio: i ragazzi si sono rotti i maroni di combattere con scartoffie, musi lunghi e vicini esauriti e hanno venduto ai cinesi.
Come dargli torto? Almeno loro hanno venduto.

Io però l'aprile scorso sono rimasto senza bar.
Dopo il trasferimento a Russi, la Twin Peaks di Romagna da dove sto scrivendo, il Gatto & la Volpe per me era come Piazza Maggiore, le Sette Chiese di Santo Stefano, la Virtus e Piazza Verdi in primavera dopo un esame, tutti insieme.

In uno dei rarissimi bar bolognesi doc rimasti (cioè immuni alla modernità) per due anni ci abbiamo pranzato e cenato, festeggiato compleanni e lauree, tirato gavettoni, organizzato riunioni di lavoro, set fotografici, feste in maschera, gare del bacio, celebrato processi, fidanzamenti e sfidanzamenti.
D'altronde giocare a briscola e tressette coi vecchietti, dopo pranzo, è una figata pazzesca, così come pranzare (ogni sabato che gli dei mandavano in terra) sotto il portico a suon di monumentali vassoi di spaghetti allo scoglio, cestelli col ghiaccio per il vino e limoncelli (branca menta per me) come se piovesse.
La gente che passava o ci guardava livida, a bocca aperta, indignata per l'assoluta assenza di compassato grigiore oppure empatizzava al volo e si illuminava.

Game over.
Aprile è così, tira brutti scherzi.
Dopo un Aprile del genere (bar chiuso, saluti romani in Campidoglio,
ogm marxisti-leghisti all'assalto del palazzo d'inverno, Avanzo di Balera di nuovo in pista) se fosssi una rivista di sinistra e mi chiamassi Aprile, credo che cambierei nome.

Il manifesto della Festa de l'Unità in Città, nel centro storico di Bologna, che ha accolto la nostra compagnia di mangiatori di tortellini a suon di spaghetti all'amatriciana (pesce d'aprile!), è opera di Vanessa per le Lance Libere.

Piesse
Rebecca è incinta. Le fuitine d'amore le ha fatte i primi d'aprile, quindi i miciotti dovrebbero nascere i primi di giugno, gemelli come Thor. Che sta ancora cercando di capirci qualcosa.

3 aprile 2008

VIOLENTEMENTE BELLA


Ieri sera sono stato in giro per Bologna.
Per la prima volta da quando mi sono trasferito a Russi ho passato una serata a bighellonare per feste e locali, prima di prendere il 27/a in direzione Corticella, il quartiere dove vivono i miei (in cui sono cresciuto).
C'era un cielo splendido, blu elettrico, e un vento asciutto che spazzava strade e vicoli trecenteschi. Bella Bologna, ieri sera, davvero.

Dopo il lavoro sono andato al Gatto & la Volpe. Al baretto di via Riva Reno mi hanno subito coinvolto nella polemica della giornata, la contestazione al Monatto.
Baiesi insultava, al solito, il povero Bovina reo di essere un fan dichiarato del direttore del Foglio (e di Guazzaloca)
tì propri un marden, cumpagna al to amìg, cal grasson ed Ferrara... un marden e un fasesta!

Nel pomeriggio il Monatto era venuto in città a proseguire la sua opera di evangelizzazione ad alto rischio (personale): quando si rompono i maroni alle donne sull'aborto con minchiate tipo io mi sento un po' donna, le femministe di inizio seco
llo erano d'accordo con me che l'aborto è maschio, la contestazione scatta inevitabile. Se vogliamo essere onesti è cercata, corteggiata, evocata, la contestazione: Ferrara non ha altre possibilità per andare sui giornali a ripetere la solita litania ratzingeriana.
Così Bologna si è trasformata nella città più violenta d'italia (sempre secondo Ferrara).
Che cazzo pretende? Questa è Bologna, altroché Caffarra, il Monatto le sue medaglie se le tenga ben strette sulla faccia.

Ho visto le foto, era pieno di gente - di donne - normali,
come quelle che l'hanno fischiato dalla Bignardi, non solo di professionisti della contestazione. Magari le donne non tollerano più che uomini come Ferrara s'intromettano a pontificare, tronfi, su una tragedia che (da sempre) riguarda loro. Quindi si difendono, anche con violenza, è così difficile da capire?
Poi Cofferati, Bertinotti & Co. solidarizzino quanto gli pare: la sostanza non cambia.

Dopo la disputa al bar sono stato all'aperitivo dell'Opificio Ciclope nel loro studio in via della Santa (di fianco a casa di Prodi) e all'Urp (ex Black B.) a salutare qualche reduce.
In via del Pratello ho incontrato Osvaldo, a cui ho scoperto di avere dato (per sbaglio) il numero di Vanessa al posto del mio. L'ho sfidato a tressette, nel suo tavolo, nel suo bar, nel suo anno (è capricorno).
E ho perso, cazzo.

La foto l'ho presa in prestito qui,

29 febbraio 2008

EXIT STRATEGY / FINAL CUT


Il trasloco è la terza ragione al mondo per potenza di stress, dopo la morte di un parente e il divorzio.
Non faccio che incontrare persone che me lo ripetono in questi giorni. D'altra parte sto traslocando e sono un po' stressato. Ero molto stressato, poi la crisi epilettica di giovedì scorso mi ha resettato il cervello per bene. Erano quasi due anni che non ne avevo una e negli ultimi tempi, forse a causa del ritorno dell'asma, mi ero sorpreso a sperare in una sorta di rentréè spazzatutto dell'epilessia.

Poi la crisi è arrivata. Lo stress in effetti è un po' diminuito ma io sono più rincoglionito di prima, il trasloco è giunto al suo atto finale, sono (siamo, Vanessa ed io) letteralmente assediato da lavori e impegni, però fortunatamente non ho bisogno di spruzzarmi in gola il Ventolin da almeno tre settimane. Da Marrakech.

Dopo tanti anni passati lamentarmi di Bologna e dei bolognesi, ora che me ne vado davvero comincio a riflettere, con un certo disagio, su quel (RA) che devo far mettere su passaporto e carta d'identità.
Intendiamoci, Russi è un paesino splendido così come la casa in cui andiamo a vivere, io sono stanco della città e mi sto preparando da un pezzo alla mia Twin Peaks di Romagna, però...
Però Bologna non è solo un luogo, ma è il luogo del mondo che più mi appartiene e in questi giorni mi sento come l'ispettore Sarti Antonio (nella foto), abbarbicato fra le cosce della mia città.
Consapevole che domani la pianto in asso.

La galleria di foto a Bologna, che ho messo su Flickr: qui.

17 dicembre 2007

EXIT STRATEGY / 3


"All’inizio ero io a sentirmi poco sicura a Bologna, dove sto studiando, in questa buia cittadina medioevale sono ambientati numerosi gialli italiani e persino un thriller di John Grisham"

Racconta Sophie Egan.

A quanto mi dicono il Bologna è primo in classifica nel campionato di calcio, naturalmente in serie B.

Quando mi occupavo della comunicazione del Black B., un insano club di via del Pratello (la strada dei ladri, delle mignotte, degli occupatori abusivi di case e dei localari), non avevo previsto un tale trionfo.
La decadenza della città all'epoca mi sembrava una cosa del tutto pacifica, un dato di fatto accettato
da chiunque con naturalezza indifferente, magari velata da una punta di mestizia o da feroce e malcelata acrimonia. A seconda di chi beccavi, dall'età, della sua dichiarazione dei redditi, dell'importo dell'affitto, o delle velleità da biassanot (che significa masticanotte) che sotto sotto ancora nascondeva.

Da due anni avevamo alle calcagna i comitati dei residenti, che reclamavano il diritto a dormire a prescindere, e mi sorbivo menate a destra e a manca sul senso di responsabilità e sull'opportunità politica delle nostre attività (fare un balladùr per biassanot all'ultimo stadio significa assumersi una responsabilità sociale priva di alcuna opportunità politica, d'altronde). Così a un certo punto mi sono rotto i maroni e ho fatto la campagna Serie B.

Questa:

Mi sa che non è servita a granché (se mai per un attimo ho pensato che dovesse servire a qualcosa), infatti il Black B. non c'è più (il che non è necessariamente un male) e al suo posto hanno tirato sù un localetto perbene, che sa un po' di tramezzino dell'Eurostar.

Poi in via del Pratello non c'è più anima viva. E io che li prendevo per il culo con tutti (anche una volta l'anno sull'Unità), non avrei dato un soldo bucato per quei quattro miserabili lobbisti di provincia dei comitati. Erano davvero quattro gatti, ma hanno così tanto rotto le palle a tutti (destra, sinistra, pravda, carlino) che alla fine ce l'hanno fatta: il Pratello è come la Certosa, un camposanto in cui si aggirano, rasenti ai muri e con l'aria di chi ha appena fatto qualcosa di male e lo sa, pochi irriducibili della notte.

Il Trippo, Mario Gatti e altre leggende metropolitane in carne ed ossa sono lì, a fare il solito giro di locali, a spuntare sconti e a raccontare com'era. Bologna, i bolognesi, via del Pratello, tutti noi.

Se vai in giro e ti guardi intorno Bologna assomiglia sempre più a Milano, la gente sorride al contrario, il tressette del giovedì non c'è più, Flynt, Ciubecca e altri banditi valorosi sono già espatriati, il 2007 marcio sta per finire. Ma è ancora uno spettacolo.

2 dicembre 2007

EXIT STRATEGY / 2


In Italia per andare avanti bisogna conoscere qualcuno è un po' come dire "non ci sono più le mezze stagioni", una cosa scontata. Beh, non va sempre così.

Stamattina Giada è partita. Un mesetto fa era stata a Milano a un provino per uno spettacolo teatrale e, udite udite, l'hanno scritturata. Quando ce l'ha raccontato era stranita, quasi perplessa, come se ottenere una parte fidando solo sulle proprie capacità senza alcun manino particolare fosse una stranezza. Quasi un rischio.

"non me l'aspettavo, per niente.
Mi sono presentata lì per i fatti miei, non conoscevo nessuno.
Stavo recitando la mia parte, quando a un cero punto il regista mi fa - va bene signorina, adesso me la faccia in chiave comica - io eseguo e lui - va bene grazie, le facciamo sapere.
E mi han preso.
All'inizio ho pensato: meglio lasciar perdere, sono solo due mesi, il lavoro, la casa, un casino...
dopo cosa faccio?
Poi mi sono detta - chissenefrega - è una vita che studio per questo"


Giada lascia (per ora per due mesi) un monolocale in zona tribunale e il posto da barista / assistente sociale al "Gatto&la Volpe", il bar di via Riva Reno in cui negli ultimi anni ho trascorso lunghe ore in dissertazioni mondane e speculazioni filosofiche col mio esclusivissimo circolo radical chic bolognese.

Ieri pomeriggio uno degli esponenti di punta del club, Francone, si è presentato alla festicciola d'addio che avevamo messo in piedi nella saletta interna del bar (finita a shortini d'amaro e gavettoni) e ha deciso di salutare la Giada da par suo
"ehi... me la fai dare una toccatina d'addio?"

Dunque anche la Giada se ne va. Dopo l'Osteria del Legionario, Flynt, Ciubecca e il tressette del giovedì. Se Bologna assomiglia sempre più a Milano, meglio andarci a 'sto punto. Specie se per inseguire la vocazione e se, già di tuo, vieni da Gemonio (Gimòn in padano). In bocca al lupo.
E che exit strategy sia.

Nella foto la Giada e Pietro (il Direttore di sala) che fanno gli asini, davanti al bar.

28 novembre 2007

CESARE


Proprio adesso che il cesarismo è tornato di gran moda, che da destra e da sinistra si sente chiedere "legge e ordine" "tolleranza zero", decisionismo e potere;
proprio adesso che i vari Cesari in circolazione stanno dando il peggio di sè, sempre troppo bassi per immaginarseli in testa alla carica, il bianco destriero e il corno da caccia spianati, e sempre troppo striduli, nell'effettivo potere, per poter fare la voce grosse ai molti mali che affliggono le società;
proprio adesso che anche Hillary perde dei colpi mi sono venuti in mente i "Cesare" che ho conosciuto.

Il nome incide sul carattere (parlo per esperienza, ovviamente) e tutte le persone che ho ricordato sono, a loro modo, dei personaggi. Non privi di cesarismo, ma sempre annaffiato, stemperato, addolcito da un'autoironia brusca e consapevole.

L'ultimo "Cesare" che ho (ri)conosciuto è il Corvo, il gestore dell'Osteria del Legionario. L'ho incontrato al bar l'altro giorno, che smadonnava in giro sgranando gli occhi, e mi ha raccontato che ha chiuso i battenti nel 2005, più di due anni fa. Cazzo, erano anni che non ci andavo, mi sarebbe piaciuto tornarci. Ma si dice sempre così.

Chi c'era andato da poco la racconta così.
Nella foto il quadro che campaggiava nel locale del Corvo. Un Cesare coi baffi, del 1947.


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6 novembre 2007

EXIT STRATEGY


Flynt se n'è andato.
Ha mollato Bologna ed è tornato a Sogliano Cavour, in provincia di Lecce, il paese da dov'era venuto dodici anni fa. Ieri cominciava a lavorare come farmacista, quello per cui ha studiato.

Nel frattempo a Bologna ha fatto (anche) altro. L'articolo del giornale locale che riporto sopra illustra la sua attività di politico/biassanot che Mingo, al tavolo del tressette, aveva sintetizzato con "capo dei buttafuori dei Ds".
Già perché Flynt, ribattezzato come il compare di Silver per la sua curiosa disponibilità/attitudine ad accettare di buon grado di fare il capitano in imprese impossibili, è stato per due anni il mio compagno di tressette
e tutti i giovedì - al Millenium d'inverno e a Cà de' Mandorli d'estate - abbiamo bastonato senza pietà gli improvvidi avversari che si alternavano senza requie davanti a noi (si giocava per ore).

Come si dice? La festa è finita, gli amici se ne vanno. Il tavolo non c'è più, il mio compagno fa il farmacista a Sogliano Cavour, Bologna sembra Milano. Che exit strategy sia.

31 ottobre 2007

LO SCORSO HALLOWEEN


Erano tra anni che in via Riva Reno non si festeggiava. Commercianti, punkabbestia, anarchici e biassanot avevano da poco marciato tutti insieme contro il Sindaco (tra bandiere di An e dell'Udc e facce da centri sociali) e la paranoia della sicurezza a Bologna era già diventata realtà. Tutto ottobre aveva fatto un caldo tropicale, ma quella sera si era rinfrescato fino a piovere. Nella trincea del "Gatto&la Volpe" i banditi erano inquieti.

Nonostante tutto la sera di Halloween sono passate alcune migliaia di persone, di tutte le età, non ci sono stati casini, risse, rotture di palle, vicini incazzati. Niente, tutto bene. Il giorno dopo apro i "giornali" e ci trovo una cronaca degli scempi compiuti in via Petroni, piazza Verdi e piazza Santo Stefano, senza neanche una parola sull'ordinaria serenità di via Riva Reno. M'incazzo, scrivo ai "giornali", mi pubblicano.
M'incazzo ancora di più (non so perché) e dopo 20 giorni apro il blog.

Quest'anno invece ha piovuto tantissimo, sembrava non volesse smettere. Poi oggi è uscito il sole e il vento ha spazzato le nubi. Stasera è Halloween di nuovo: la festa continua.

Nell'immagine il manifesto dello scorso anno, realizzato insieme a Vanessa.


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30 ottobre 2007

HALLOWEEN IN GOTHAM


Bologna assomiglia sempre di più a Gotham City.
Un po' per via dell'autunno, pioggia persistente e
nebbiolina che scheletrizza alberi rinsecchiti e bolognesi infagottati, un po' per via del vago senso di resa che aleggia tra vicoli e portici trecenteschi.

Non tutti però gettano la spugna. Al "gatto&la volpe" di via Riva Reno
fervono i preparativi: domani sera è Halloween e la strada fa festa. La cassa da morto l'abbiamo tirata fuori all'inizio del mese per fare gli scatti per il manifesto (grazie Man!), Baiesi e Pietro (nella foto a destra e a sinistra) stanno facendo le pierre, Claudio gira avanti e indietro con moduli e permessi, Gigliola coordina, Antinisca bacchetta, Giuseppe urla e la Giada (al centro, nella foto) si prepara: è la guest star della serata, anche se quest'anno pare che salti la gara del bacio con Filippo.

Radio Citta Fujiko fa la diretta della serata e noi tutti (anche gli astemi per scelta) alzeremo i calici alla salute di Bologna: verranno tempi migliori anche per la vecchia baldracca papalina. E l'ésprit de la décadence soffierà via, da dove è venuto.


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