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VOTO
Per il partito del diavolo. Quello dei mercanti, delle mignotte, dei preventivi.

Che ha inventato il marketing e gli hippie. Principio vitale e creatore, maschio, della contemporaneità. Ora, però, sta perdendo dei colpi. Martiri e beghini non fanno altro che strillare di valori e verità. Tutte balle per il vecchio tiranno, avvezzo alla ruvida legge del business e a quella melliflua del piacere. Parole incomprensibili, sparate in tutto il mondo dalla comunicazione.

Il re si era illuso. Per anni aveva dimenticato: non era solo al suo arrivo. La comunicazione era sempre stata lì. Creatrice, femmina, dell’umanità. Il vecchio aveva creduto di dominarla e in effetti per lungo tempo era andata così. Non aveva più memoria di essere anch'egli una sua creazione. Una funzione. Lei poi se ne stava in un angolo. Zitta e buona, casa e bottega. 

Non aveva fatto una piega neanche quando le aveva portato a casa la tecnologia. L'arrivo della nuova amichetta sembrava non turbarla. Anzi: assecondava di buona lena ogni morbosità del veccho pervertito. Poi ci ha preso gusto e ha cominciato a giocare per sé. La nuova non le dispiaceva affatto, era una complice ideale. Efficiente, assecondava ogni voglia con pruriginosa meticolosità. E aumentava sempre la posta.

Dominata e dominatrice, allora, si sono messe a giocare insieme. Proprio sotto gli occhi del re, che non vedeva e si compiaceva: la partita era sempre più eccitante. Ma gli sguardi tradivano e il vecchio era costretto a rincorrere. Sempre più spesso non capiva e passava in rassegna prima l'una poi l’altra, a ripetizione, per afferrare qualcosa. La bocca spalancata.

Loro lo tranquillizzavano, gli facevano le coccole e lo mettevano a dormire. Era stato un re glorioso e non si meritava uno scherno manifesto. Dentro di loro, però, sapevano già come sarebbe finita.


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21 giugno 2009

BRIGATE NEDA


Ammazzata a una manifestazione di protesta.
Ammazzata perché resisteva al dittatore. Questa è la storia di Neda, che è spirata su YouTube fra le urla di furia straziata dei suoi compagni, dopo che un miliziano
basiji (o un poliziotto o uno dei nuovi mercenari arabi fa poca differenza) le ha sparato in una strada di Teheran. Il video da i brividi.
Secondo la CNN almeno 19 perone hanno fatto la stessa fine, mentre il dittatore continua a minacciare gli iraniani e il resto del mondo.

Invece di sparare cazzate sull'esportazione della democrazia o sermoni patetici sui diritti umani, il resto del mondo dovrebbe fare qualcosa di concreto per abbattere il dittatore. Me ne sbatto della sovranità nazionale, è finita con YouTube la sovranità nazionale.
Ci sono un sacco di giovani ardimentosi che muoiono dalla voglia di cambiare il mondo e per questo - in mancanza di meglio - si iscrivono a partiti, organizzano manifestazioni, occupano fabbriche e case sfitte, friggono salsicce e spinano birre nelle feste dell'unità e nei centri sociali.
Arruolateli!

Lo so che gli sgherri del dittatore fanno fuori senza batter ciglio anche i giornalisti stranieri, ma c'è poco da fare: in questo genere di battaglie è la tenacia che ha la meglio. Se le proteste finiscono vince il dittatore, se continuano prima o dopo capitolerà.
Gli iraniani sono tosti ma vanno aiutati, un fiume di giovani da tutto il mondo per sostenere la resistenza è la loro unica speranza: blogger, sindacalisti studenteschi, propagandisti di partito, semplici entusiasti. Tutti possono essere preziosi per l'Iran (e lo sarebbero molto di più anche per il loro paese, dopo).

Le Brigate Neda potrebbero riuscire laddove hanno fallito i marines: battere il dittatore e aiutare gli iraniani a costruire la democrazia che meritano.
E che merita Neda, che non ha abbassato lo sguardo neanche davanti alle pallottole.

Il video della morte di Neda, scampato alla censura, è qui.

7 settembre 2008

LIKE A POPE


Come si dice, il diavolo si nasconde nei dettagli.
Nel giorno dell'appello
di Benedetto XVI per l'avvento di "una nuova generazione di politici cattolici, che abbiano rigore morale e competenza", Madonna ha beffato di nuovo lui e il media mainstream dedicandogli (qualche ora prima) l'ultimo pezzo del suo megaconcerto di Roma: Like a Virgin.

La foto l'ho presa in prestito qui.


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permalink | inviato da orione il 7/9/2008 alle 22:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

31 agosto 2008

NOVE ORSI ALLA DERIVA


Per chi si interessa di numerologia, il nove è un numero sacro.
Negli ultimi anni è diventato il numero del mese delle catastrofi: 11 settembre 2001, tre anni fa Katrina, Gustav domani.

Nove è anche il numero di orsi polari che da alcuni giorni sono in balia delle onde nel mare di Chukchi in Alaska, a quasi cento chilometri dalle coste, dopo che i ghiacci dove vivevano si sono fusi.
"alcuni di questi esemplari non si vedono più, probabilmente non ce l’hanno fatta. Gli altri sono allo stremo e al limite della sopravvivenza. Non possono tornare indietro e riconquistare naturalmente il pack è impossibile. Bisogna soccorrerli". Dice Massimiliano Rocco di WWF Italia, secondo il quale
"questi nove orsi polari rappresentano il simbolo e l’emblema del riscaldamento climatico. Se continua questa situazione fra dieci anni potremmo addirittura dire addio a questa specie"

L'altra specie
, quella che impiega nove mesi a riprodursi ed è responsabile dello scioglimento dei ghiacci, sembra troppo affacendata in imprese tutto sommato di basso profilo come bruciare foreste secolari (in quella della Sila, in cui sono stato la settimana scorsa, al profumo degli eucalipti e dei pini larici spesso seguiva il tanfo dei resti del fuoco) per afferrare appieno i vantaggi della propria (prossima) estinzione.

I mondiali di wind surf al Polo Nord ad esempio (un sogno realizzabile, da qui a pochi anni) sarebbero un formidabile volano per rilanciare l'economia in recessione e una straordinaria opportunità di pace e concordia tra le grandi potenze del novecento, l'una contro l'altra (di nuovo) armate.
Lo scioglimento dei ghiacci artici inoltre ha finalmente aperto i mitici passaggi a nord-est e nord-ovest, facendo pregustare un fiorire di nuove rotte commerciali e turistiche per la gioia di industriosi balenieri ed intrepidi esploratori in rayban e
bermuda.

Chi non si sottrae a questo orizzonte gagliardamente apocalittico è la nuova beniamina del pubblico americano, Sarah Palin (si pronuncia pei-lin, ci ricorda Rodotà nel profilo che traccia sul suo blog).
La neocandidata vicepres di "Maverick" McCain
ha fatto da poco causa al governo USA (quello di Bush), colpevole di aver inserito gli orsi polari tra le specie protette e rallentando così il programma di trivellzione dell'Alaska, che governa insieme alle lobby petrolifere e col consenso di quasi il novanta per cento degli elettori.

Sarah piace. Le è bastato presentarsi al pubblico americano per rovesciare i sondaggi in corso (che davano Obama-Biden avanti, dopo il circo di Denver), portando in testa di due punti il ticket McCain-Palin.
Il vantaggio di Obama contro McCain (one a one) regge, ma lo zombi Biden sparisce davanti alla miss-mamma-santa-atleta-cacciatrice-governatrice-wonder woman Sarah (nella foto in alto, presa in prestito qui).

Ora Obama, a detta di molti osservatori, rischia sul serio. Il genere umano, invece, pare sempre più spacciato.

20 agosto 2008

PORNOCORRIERE


La terza news più cliccata di oggi sulla versione online dello storico quotidiano di Via Solferino è presa da un tabloid statunitense di proprietà di Rupert Murdoch, il New York Post. SI tratta di una presunta amicizia tra due attrici, Tera Patrick e Angelina Jolie. La prima - udite udite - è una pornostar, a cui la seconda avrebbe chiesto un cosiglio su come interpretare la parte di Catwoman nel prossimo film di Batman.

"Tera e Angelina sono amiche e si tengono in contatto via email. Hanno lunghe conversazioni. Dopo aver visto le notizie su questo nuovo ruolo, Angelina ha chiamato Tera e le ha chiesto cosa ne pensasse. La Patrick ha una conoscenza talmente approfondita sull'argomento che la Jolie ha esclamato: 'Dovresti farlo tu!'" ci rivela l'ineffabile Renato Franco, citando l'autorevolissima fonte d'oltreoceano.
Fine della (non)notizia.

Poi il Franco si avventura in una biografia di Tera Patrick che credo avesse qualche ambizione di ironia, ma che suona come una versione trash della moralina all'italiana in salsa Cesaroni, sessista e inconsapevole, infarcita da ammiccamenti e battute senza senso. In altri tempi neanche Chi l'avrebbe pubblicato
. Cito alcune perle, giusto per dare un'idea:

"Così torna a posare, questa volta — sarà stata l'estate — senza vestiti. Da lì all'hard il passo è breve."
Cioè?

"lavora come infermiera (niente battute sullo stereotipo dell'infermiera, please)"
'Please' a chi?

"che ha fondato con Evan Seinfeld, ex cantante e bassista della band hardcore (allora è un vizio)"
L'hardcore è un genere musicale. O era un'altra gag? 

Il finale poi è magistrale:
"E soprattutto: quali film di Tera avranno visto insieme Angelina e Brad?"

Tutto l'articolo di Renato Franco "Tera Patrick, la pornostar USA che da consigli ad Angelina Jolie" è qui.
Il sito ufficiale di Tera Patrick è qui.
L'immagine l'ho presa in prestito qui.

Morale della favola:
meglio il porno di Tera che il pornogiornalismo dei Franco.

4 giugno 2008

UNISCI ET IMPERA


Forza fighetto, questo è il tuo momento.
Puoi decidere di unire l'America democratica (e di sconfiggere quella repubblicana) o di correre da solo. Ricorda però che se scegli l'ozione 2, la pillola rossa, avrai qualche milione di Erica Jong sulla tua strada. Certo mettersi una Hillary alla Casa Bianca non dev'essere facile.
Ma cosa lo è?

Forza fighetto, scegli la pillola blu: alle elezioni del 2008 votano solo gli statunitensi ma contano per tutto il mondo libero (e semilibero). In Francia, Italia, Gran Bretagna soffia un vento di destra sempre più forte e cattivo.
Le discriminazioni di razza e genere, l'odio / paura delle diversità, tornano a orientare comportamenti privati e discussione pubblica, non solo a destra.

La chiave per mandare - non solo simbolicamente - in soffitta tutto questo e per rilanciare la speranza, il sogno, la nuova frontiera è nelle tue mani.
Alla fine per entrare nella storia basta
un po' di umiltà: il primo presidente afroamericano insieme alla prima vicepresidente donna in questo momento, uniti, non possono perdere.

Quella che segue è la lettera di ringraziamento ai supporters di Hillary Clinton, dopo sei mesi di passione e più di 18.000.000 di voti conquistati (più di Obama, mai tanti nella storia delle primarie americane):

Dear Orione,

Over the course of this campaign, I have seen the promise of America in your courage and character, your energy and ingenuity, and your compassion and faith.

Your spirit has inspired me every day in this race. While I traveled this country talking about how I wanted to help you -- time and again, you reached out to help me. To grab my hand or grip my arm, to look me in my eyes and tell me, don’t quit, keep fighting, stay in this race for us. There were days when I had strength enough for the both of us -- and on the days I didn't, I leaned on you.

This has always been your campaign, and tonight, there's no one I want to hear from more than you. I hope you're as proud as I am of what we've done and that you'll take a moment to share your thoughts with me now at my website.

I want to congratulate Senator Obama and his supporters on the extraordinary race that they have run. Senator Obama has inspired so many Americans to care about politics and empowered so many more to get involved, and our party and our democracy are stronger and more vibrant as a result.

Whatever path I travel next, I promise I will keep faith with you and everyone I have met across this good and great country. There is no possible way to thank you enough for everything you have done throughout this primary season, and you will always be in my heart.

Sincerely,
Hillary
La foto l'ho presa in prestito qui.

21 maggio 2008

ULTIMA CHANCE PER OBAMA


17000000 di voti.
La maggioranza del voto popolare (il più alto numero di voti elezioni primarie nella storia USA) e le vittorie in West Virginia, Kentucky,
Pennsylvania, Indiana non basteranno: Obama ha già la nomination in tasca da un po'. L'avevano già deciso a suo tempo i grandi editori e la nomenklatura di Washington, la stessa che diceva di voler zittire.
Adesso ci sarà la fila tra gli elefanti democratici che gli vogliono dare un consiglio, evitare una trappola, proteggerlo. Il mercato è appena cominciato.

Ted Kennedy (auguri!) è stato il primo, poi tutti i papaveri si sono accodati, più o meno esplicitamente: Nancy Pelosi, Al Gore, Bill Richardson, Kerry, Edwards, Jimmy Carter, Howard Dean.
Dai nomi derivano i numeri e la faccenda dei superdelegati è già chiusa in partenza: staranno col cavallo vincente.

Rimane la questione politica grande come una casa che porta Hillary a vincere (già data per sconfitta sulla nomination) con 35 punti di distanza in Kentucky: la deep america bianca fatta di poveri diavoli bevitori di birra, (ex) classe media a bassa scolarizzazione che si sta rovinando con la crisi dei mutui sub-prime e delle carte di credito e la delocalizzazione delle imprese, non ha nessuna affinità col fascinoso senatore cosmopolita che piace tanto a quelli (più ricchi e istruiti) che preferiscono lo Chardonnay.
Un po' come se quasi sette elettori del Kentcky su dieci avessero detto
si lo so che vince lui, ma io mi non fido lo stesso.

Questa gente continua a votare per Hillary e pare abbia intenzione di continuare a ragionare con la propria testa (incredibilmente gli endorsemet continui dei vipps al fighetto non li smuovono di un millimetro). Secondo i sondaggi se Obama sarà il candidato voteranno in buona parte per McCain (addirittura un terzo), che riesce a capirli meglio, parla la loro lingua.
In Italia analoghe biografie alle ultime politiche hanno scelto la Lega di Bossi che, forse non per caso, ha dichiarato che se fosse negli States voterebbe per Hillary (anche in un confronto con McCain).

Ora Obama ha la possibilità (ma non molto tempo) di risolvere tutti i suoi problemi con un colpo solo: schermarsi dai notabili (gli ci vuole un buon mastino), creare un ponte di comunicazione con la deep america che non conosce e (se gli dei gliela mandano buona) diventare il primo presidente di colore della storia degli Stati Uniti.
Deve solo trovare una via d'uscita onorevole per Hillary: la vicepresidenza, a occhio e croce.
Sennò perde.

Sull'argomento l'articolo della Stampa: qui.

Curiosità: Obama e McCain sono noti per la grande quantità di leggi bipartisan scritte e presentate a quattro mani, tra cui quella (celebre) che ha istituito il muro in Arizona e New Mexico contro le migrazioni clandestine.
Chi l'avrebbe detto eh?

La foto l'ho presa in prestito qui.

8 maggio 2008

INDIANA RODHAM


Nonostante la CNN, l'altra sera Hillary e il fighetto hanno fatto uno a uno.
Nel calcolo (assurdo) dei delegati Obama avanza e ormai è di fatto fuori portata, tutti i big del partito si stanno schierando più o meno ufficialmente dalla sua parte e i superdelegati seguiranno - si dice - le indicazioni del caminetto democratico d'oltreoceano.

Ma, c'è sempre un ma, rimane aperta la questione politica di fondo ed è una vera e propria voragine.
Obama e Hillary rappresentano le due anime speculari dell'elettorato democratico,
radicalmente distanti e sempre più difficilmente conciliabili.
Non si tratta di destra e sinistra, naturalmente, nonostante l'informazione da importazione (stile pravda) abbia tentato di spacciare Obama per quello gggiovane e de sinistra, ma di interi pezzi di una società che si sta riprendendo da otto anni di delirio ideologico e ora si ritrova sull'orlo di una delle crisi economiche più cupe della sua storia. Operai, pensionati, contadini, ispanici, casalinghe, impiegati votano in larga maggiornaza per Hillary mentre studenti, elettori indipendenti, professionisti, imprenditori, afroamericani, intellettuali, vipps stanno con Obama.

Se - come pare - sarà Obama l'avversario di McCain per la Casa Bianca la questione razziale (tutte le rilevazioni mostrano che i bianchi, anche democratici, fanno fatica a votare un candidato di colore) non sarà il suo unico problema. Certo, quando gli eredi del Ku Klux Klan - tutti democratici - dell'indiana gli fanno gli occhi dolci non ci si crede granché, ma anzi si tende a sentire puzza di bruciato.
Il problema più serio però è la sua credibilità nei confronti dei poveri diavoli, bianchi, di sobborghi (ex)industriali e campagne, dove la polvere di stelle non attecchisce e comanda la paura. Dei terroristi, delle rapine, di diventare poveri.

Ora, si può attaccare il solito pippone sinistroso sulla mediatizzazione della paura come strumento di dominazione acritica delle masse - tutto vero e giusto - ma non aiuta ad andare al nocciolo della questione.
La gente del nord Italia vota Lega piuttosto che Bertinotti per la stessa ragione per cui rischia di votare McCain in Ohio (e negli altri stati ex-industriali in bilico) invece di Obama, anche se ha sostenuto Hillary alle primarie: per loro è un alieno.
Lontano dai loro problemi, linguaggio, valori, per questa gente Obama è una star della comunicazione globale (modellata da veri aspri peraltro)
in cui è difficile idenificarsi, il tipo adatto per il solito giochino dei "media": costruire un personaggio e tentare di far credere che è una persona (nel suo caso il nuovo Kennedy a 40 anni dall'omicidio di Bob). Peccato che il giochino raramente riesca.

Ora però la frittata è fatta: nonostante Hillary sia in stravantaggio nei sondaggi di martedì prossimo (si vota in Kentucky, West Virginia e Oregon), che abbia vinto in tutti i grandi stati, senza ottenere delegati da Michigan e Florida per puttanate di partito (se succedeva in Italia
chissà cosa si inventavano i pelati sedicenti dalemiani), la partita è di fatto chiusa.

Forse Obama preferisce perdere da solo che vincere con la signora Rodham perché - ripeto - la strada per ricomporre l'elettorato democratico e battere McCain è solo una: andare insieme.

Basterebbe l'umiltà di questa mossa, così inconsueta fra gli squali della politica politicante americana, per dare al dream-ticket la marcia in più. Da subito.
E fermare la marea di destra montante in tutto l'Occidente, di cui Bush e i neo-con evidentemente erano solo l'avanguardia.

Hillary-Schiaccianoci l'ho presa in prestito qui.

23 aprile 2008

MORALE DELLA FAVOLA


Hillary ha vinto di nuovo.
Non si è rimessa alla ragion di partito (ritirarsi) e ha vinto di nuovo. La Pennsyilvania è l'ultimo dei 14 stati vinti dalla ex-First Lady, tra cui tutti quelli più popolosi (New York, California, New Jersey, Ohio, Texas, Florida senza avere delegati, tra gli altri) esclusa la Georgia e l'Illinois.

Il fighetto da par suo ha ricevuto poche ore fa l'endorsement quasi contemporaneo del Financial Times e di Michael Moore - Hillary è disgustosa - e continua a vincere tra i giovanissimi, gli studenti, i professionisti, gli intellettuali, i mediatizzati, i vipps.
I poveri diavoli, vecchi/casalinghe/operai, votano per Hillary. È il nuovo proletariato bianco, simile a quello che in Italia ha votato per la Lega alle ultime elezioni; stesse due paure di fondo: farsi fracassare la testa da un tossico per 20 dollari e
tornare poveri.

Chissà se alla sinistra americana riesce il miracolo di capire che se non si parla anche a questi, indubbiamente meno glamour di George Clooney o Steve Jobs, molti di loro finiranno per votare per McCain, dopo.

La verità è che i due sono complementari e si servono disperatamente.
Se fossero gli statisti pop capaci di battere il vento di destra che fischia su tutto l'Occidente tirerebbero la moneta per decidere chi fa il vice. Domani.

Intanto chi scende da cavallo e parla ai poveri vince, contro ogni logica.

La foto l'ho presa in prestito qui,

9 aprile 2008

MANIFESTIVAL / 4


Meglio un bel culo che una brutta faccia?
Forse si, anche se la creatività di Milly D'Abbraccio, candidata alle amministrative a Roma nella lista del Psi per Grillini Sindaco (auguri!), sembra un flashback un po' sbiadito dei Radicali anni '80 (l'epoca di Cicciolina) o del Partito dell'Amore della sacerdotessa Moana. 1992.

È vero che con questi chiari di luna, meglio una chiappa fuori che una Binetti in Parlamento. Che tristezza però. Starò invecchiando ma mi sembra così miserabile, così poco trasgressivo. Non era meglio una foto con due maschi (o due femmine) mano nella mano che portano fuori il cane (o fanno jogging)?

Secondo me vivere come se i diritti ci fossero è il top della trasgressione. Solo che ci vuole equilibrio e buon gusto per rappresentarlo. Rarità.

Loro (i socialisti) la vedono così.
L'immagine l'ho presa qui.

7 aprile 2008

MONDO LIBERO


Magari per calcolo elettorale spicciolo, una sorta di ultima cartuccia per svelare agli americani che è lei quella di sinistra, non il fighetto Obama (come tentano di credere e far credere i "media").

Forse, ma la forza della disperazione è pur sempre un forza formidabile e aprendo il corriere.it si scopre che Hillary ha il coraggio (insieme a Sarkozy) di dare la linea a quello che una volta veniva chiamato mondo libero.

Nessun rappresentante del mondo libero dovrebbe assistere alla cerimonia di apertura delle olimpiadi dei macellai. Ne va della definizione (mondo libero) e del suo futuro. Mai come in questo precarissimo inizio millennio il simbolo è realtà. E il mezzo è il messaggio.

La foto arriva da qui.

26 marzo 2008

PINA PICIERNO / 2


Ci si può mettere la faccia anche mostrando le facce e le domande degli altri, che non sono candidati: questa è l'idea-valore delle quattro promocard (realizzate coi colori della raccolta differenziata in Campania) di Pina Picierno, capolista nel collegio Campania 2 per il Piddì.

Da poche ore è online il suo blog.



Sapere, Opportunità, Lavoro, Energia: questi sono gli argomenti delle domande e i temi su cui si articola la campagna elettorale.

Il sole, l'acronimo dei quattro temi è il simbolo della campagna (e il favicon del blog) che affianca politica differenziata, il pay-off che esplicita il posizionamento della candidata.


Pauered bai Lance Libere.

21 marzo 2008

PINA PICIERNO


26 anni, capolista del Piddì nel collegio Campania 2 (quello di De Mita e Mastella), ex presidente dei giovani della Margherita, il suo claim è politica differenziata perché la sua campagna elettorale consiste in un mese di educazione civica in piena regola, iniziato tra i negozianti di Gricignano contro il pizzo e in alcuni condomini di Aversa a fare pubblicità alla raccolta differenziata.

Come a dire chiediti pure cosa può fare
per te l'Italia, ma sappi che è l'Italia ad avere tanto bisogno di te.
Pauered bai Lance Libere.

8 marzo 2008

L'ABORTO È MASCHIO


Va dicendo in giro il Monatto scatenato, in ogni tv, giornale, persino in Piazza Farnese l'8 marzo, ieri.
C'ha provato pure con Daria Bignardi, ma è andata male: la regina delle shampiste lo fissava torva e intanto gliele suonava di santa ragione, a testa bassa (anche Lidia Ravera l'altra sera a Tetris l'ha menato per bene).


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permalink | inviato da orione il 8/3/2008 alle 22:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

8 marzo 2008

MANIFESTIVAL / 2


L'unica candidata donna alle elezioni politiche italiane è lei e secondo me darà qualche grattacapo ai leader maschietti, Balilla in testa.

Daniela è aggressiva, intelligente, determinata, sexy (i commenti della quasi totalità deigli omarini che conosco non lasciano spazio a dubbi) e modaiola. In più dice di essere di destra senza complessi e sembea avere anzi una gran voglia di sbandierarlo ai quattro venti, in spregio ai buonismi che tanto detesta (
Veltroni fa ribrezzo come uomo e come politico ha avuto modo di dichiarara, tra l'altro),


Anche la comunicazione non è malvagia, salvo per un dettaglio apperentemente insignificante, ma che mi ha lasciato di stucco: che c'entra www.storace.it? Non poteva metterci il suo di sito, che tra l'altro è stato uno dei primi decenti della politica italiana?
Dovrebbe stare in campana, la storia recente dimostra (Ségolène con Hollande, Hillary con Bill) che l'ostacolo numero uno per le donne candidate sono gli uomini che si portano appresso, se non accettano di buon grado di giocare da mediani.

5 marzo 2008

3 A 12 PER NOI


Adesso si che è bella da vincere.
Dopo dodici vittorie consecutive del Fighetto (Vermont incluso), Hillary vince dove conta (Texas e Ohio) e dove non doveva vincere (Rhode Island) e si rimette in corsa, più smagliante di prima.

Rinviata la standing ovation delle giovani marmotte della pubblica opinione, schienate sul nuovo divo del mainstream senza dignità, italiani inclusi (a parte La Stampa), la campagna elettorale entra in una nuova fase. La gente comincia a farsi i conti in tasca: in tempi di recessione rischia di essere più convincente il messaggio di solidità e preparazione della prima candidata donna alla Casa Bianca rispetto alle chiacchiere senza distintivo di Barack il Carismatico.

The King of Iron Fist Tournament continua. In Pennsylvania.
Nina Williams, nell'immagine, l'ho presa in prestito qui.

4 marzo 2008

BELLA DA PERDERE

Pare che manchi solo la matematica per la standing ovation delle decine di migliaia di volontari pro-Obama annidati tra le scrivanie di tutti i "media" d'America. Pare.

Leggo sul Corriere che secondo l'ultimo studio del Center for Media and Public Affairs, il Fighetto
fino ad oggi è stato spudoratamente «favorito dai giornalisti». Nei sondaggi Hillary – secondo il Center vittima della misoginia più sfrenata dei media - è riuscita a riportarsi in vantaggio in Ohio e anche a livello nazionale sta recuperando terreno nei confronti di Obama. Delle cinque indagini pubblicate ieri, quattro la danno avanti in Ohio, tra i quattro e i dodici punti. Serrata la lotta anche in Texas, dove Obama sembra avere perso il vantaggio degli ultimi giorni.

Lui fa finta di niente, anche se un secondo un documento segreto dell’ambasciata canadese in Usa il suo principale consigliere economico, Austan Goolsbee, avrebbe rassicurato il governo canadese che le sue recenti critiche anti-Nafta, (l’accordo di libero scambio tra Usa, Canada e Messico che ha messo in ginocchio l’economia dell’Ohio) sono solo chiacchiere elettorali, buone solo fino a domattina.

Massimo snobismo anche sul processo a
Tony Rezko, partito ieri a Chicago. E dire che l’immobiliarista dell’Illinois, accusato di riciclaggio, tentata estorsione, frode e corruzione, si era mostrato ben più sensibile nei confronti di Obama, sborsando quattrini per finanziare anni di campagne elettorali. Secondo Robert Novak, il Fighetto avrebbe legami anche con Nahdmi Auchi, miliardario iracheno che vive a Londra ed è stato condannato per riciclaggio di denaro sporco. Pecunia non olet, o no? Silenzio.

Sto cominciando a scaldarmi
Ha commentato Hillary, ma la partita è davvero in salita. Bella da vincere, come si dice al tressette. Vediamo tra qualche ora.

21 febbraio 2008

SPARA HILLARY SPARA


A poche ore da una delle sue ultime cartucce, il duello tv con Obama in Texas, Vanessa mi ha segnalato il gioco online più indicato di questi tempi: questo.

Sopra, il video promozionale su YouTube.


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permalink | inviato da orione il 21/2/2008 alle 22:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

6 febbraio 2008

SPI BATTE HOLLYWOOD?


Secondo tutti i sondaggi, nelle primarie democratiche USA i giovani stanno con Obama e i vecchi con Hillary.

I vecchi saranno meno mediatizzabili ma annusano l'aria in fretta. C'è aria di crisi e l'assicurazione sanitaria li preoccupa di più dell'endorsement della star del cuore. Quindi sono andati a votare in massa.
Quelli di New York, del Ney Jersey e del Massachusetts pare abbiano confermato i sondaggi, quelli sui vecchi che votano Hillary. Smentendo quelli di tre ore fa.

Nell'immagine, una campagna di qualche anno fa, realizzata con Fabio Bolognini e Manuel Dall'Olio per l'agenzia Exploit di Bologna.

28 gennaio 2008

PECCATO, ORIGINALE


Marco Pratellesi, sul Mediablog del Corriere, non aveva messo
il link alla galleria su Flickr di Paul The WIne Guy, autore di questo e di diversi altri tecnoritocchi. Alcune/i infaticabili grilli parlanti della blogosfera l'hanno pizzicato e lui oggi si è scusato. Con profonda umilté.

Paul però l'aveva già cancellata. Non sono Duchamps, scrive.
Peccato.

L'opera l'ho presa in prestito .
L'origine del mondo di Gustave Courbet, del 1866, si può vedere qui.

28 gennaio 2008

1992


Sedici anni fa c'era un'altra religiosità.


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permalink | inviato da orione il 28/1/2008 alle 21:6 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
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settembre