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VOTO
Per il partito del diavolo. Quello dei mercanti, delle mignotte, dei preventivi.

Che ha inventato il marketing e gli hippie. Principio vitale e creatore, maschio, della contemporaneità. Ora, però, sta perdendo dei colpi. Martiri e beghini non fanno altro che strillare di valori e verità. Tutte balle per il vecchio tiranno, avvezzo alla ruvida legge del business e a quella melliflua del piacere. Parole incomprensibili, sparate in tutto il mondo dalla comunicazione.

Il re si era illuso. Per anni aveva dimenticato: non era solo al suo arrivo. La comunicazione era sempre stata lì. Creatrice, femmina, dell’umanità. Il vecchio aveva creduto di dominarla e in effetti per lungo tempo era andata così. Non aveva più memoria di essere anch'egli una sua creazione. Una funzione. Lei poi se ne stava in un angolo. Zitta e buona, casa e bottega. 

Non aveva fatto una piega neanche quando le aveva portato a casa la tecnologia. L'arrivo della nuova amichetta sembrava non turbarla. Anzi: assecondava di buona lena ogni morbosità del veccho pervertito. Poi ci ha preso gusto e ha cominciato a giocare per sé. La nuova non le dispiaceva affatto, era una complice ideale. Efficiente, assecondava ogni voglia con pruriginosa meticolosità. E aumentava sempre la posta.

Dominata e dominatrice, allora, si sono messe a giocare insieme. Proprio sotto gli occhi del re, che non vedeva e si compiaceva: la partita era sempre più eccitante. Ma gli sguardi tradivano e il vecchio era costretto a rincorrere. Sempre più spesso non capiva e passava in rassegna prima l'una poi l’altra, a ripetizione, per afferrare qualcosa. La bocca spalancata.

Loro lo tranquillizzavano, gli facevano le coccole e lo mettevano a dormire. Era stato un re glorioso e non si meritava uno scherno manifesto. Dentro di loro, però, sapevano già come sarebbe finita.


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19 gennaio 2013

CAYMANISTAN 2 / IL RITORNO

“Diciamo che la politica va vista con attenzione. Ingroia ora è un’eversione nera che incide nel profondo il movimentismo ormai smarrito che si definisce di sinistra, ma che poi si innamora di progetti di ultradestra come Grillo, Ingroia, Di Pietro. Berlusconi è stato comunque l’ultimo a fare politica estera e per questo l’han fatto fuori. Se non altro perché i nemici li preferisco davanti piuttosto che di fianco, butto anche io Ingroia.”

Il mio vecchio compare di occupazione Fabio Zanon, dopo un acceso e per certi versi tipico dibattito pre-elettorale su Facebook, risponde così alla questione che avevo posto all’attenzione dei miei amici virtuali: “Tra Berlusca e Ingroia giù dalla torre ci spedisco Ingroia”. Zanon conduce in queste ore un’appassionata e incredula campagna, da sinistra, contro la candidatura del magistrato palermitano.

La sua incredulità si appunta sull’innegabile dato di fatto che il calderone politico di tutte le sigle, associazioni, movimenti e collettivi dell’estrema sinistra (Partito Comunista dei Lavoratori escluso, se non erro) abbia come leader un magistrato, peraltro di nota propensione “manettara”, accompagnato da due ex colleghi come il brillante De Magistris e l’ormai spompato Di Pietro (apripista però di questa sorta di privatizzazione della politica per via giudiziaria).

Ironica sorte, quella dei militanti dei centri sociali, del movimento No Tav e di tutte le realtà antagoniste per cui, sinora, il magistrato di turno era stato fondamentalmente stato il capo delle guardie. Quello che mandava la perquisizione, faceva sequestrare il computer, arrestare i compagni di lotta. Ora legalità e questione morale (“intrinsecamente reazionaria” secondo un altro commentatore su Facebook), diventano erga omnes il mito fondativo della nuova rivoluzione civile e tengono in scacco gli altri. “Un po’ come se la Juve entrasse in campo dichiarando: il nostro obiettivo è rispettare il regolamento”. Sintetizza efficacemente Zanon.

Spostandosi un po’ a destra, poi, non è che il panorama si rallegri più di tanto. “Benvenuta Sinistra” ricorda con vago struggimento “Maledetta Primavera” e i sondaggi consegnano un poeta pugliese sembra sempre più sfiatato, un po’ dalla competition col magistrato (che si dichiara gagliardamente pronto a ritornarsene in Guatemala, dovesse girar male) e un po’ dall’inevitabile abbraccio mortale con la logica di governo (logica a cui peraltro è ben rodato), fatta più di compromessi e mezze sconfitte che di narrazioni ispirate.

“Il logo di Monti sarebbe perfetto come nuovo logo del Club Alpino Italiano, è tristissimo, quasi da pompe funebri e con un font vagamente fascistoide”. “Scelta civica: con Merkel per l’Italia” è senz’altro il fake più riuscito del nuovo logo del ressemblement centrista che fa capo a Monti. Che non è brutto, come dice Toscani, se la pubblicità dev’essere un modo per rappresentare con efficacia il prodotto.

Perché questo è il prodotto. Ormai a seguire anche distrattamente le cronache, pare evidente che definire elitario o tecnocratico l’approccio alla politica di Monti sia piuttosto generico e per certi versi fuorviante. Il premier si comporta, agisce e interagisce come se fosse né più né meno, tipo, che il responsabile risorse umane per l’Europa del Sud della Goldman Sachs o di una Spectre qualsiasi e gli fosse toccata in sorte la rogna di raddrizzare, secondo logiche aziendali immote e immutabili, la guappa Italia.

Intanto, nei duri fatti, la gente comincia a toccare con mano quanto e cosa significa la “cura Monti”. Non solo per una questione di quattrini, che sono più che sacrosanti sia chiaro, ma in termini di concezione della vita in comunità. Di spazi di libertà e responsabilità. Il nuovo redditometro, che inverte l’onere della prova tra Stato e individuo in materia fiscale, rappresenta assai bene la destinazione poliziesca a cui conduce il carro funebre dell’austerity montiana.

Gli alleati inevitabili, apparentati coi fratellini di sinistra di Vendola, sono allo stato attuale l’unico partito in campo. Il Maya di Bettola, confortato dai potenti fiati del destino, ha sparigliato le carte nella sua metà campo (e soprattutto in ditta), ma ora si trova coi sondaggi che lo inchiodano (di già) alla quasi ingovernabilità del Senato. Se Ingroia non desiste (e non mi pare il tipo, visti i precedenti) nelle regioni in bilico (Lombardia, Veneto, Campania e Sicilia) si fa dura.

Così, dopo le Cayman e il fuoco amico, è partita la corte a Renzi a cui pare stiano cominciando a piovere profferte di poltrone e primizie. Si dice che il Sindaco di Firenze aspetti il prossimo giro, il cadavere sul fiume, scommettendo da pokerista sulla fragilità del sempre più probabile Bersani-Monti-Vendola, per poi ripresentarsi in camicia bianca col sorrisetto sornione come a dire: avete visto? Di certo se avesse vinto lui, non si sarebbe assistito al Ritorno.

L’ennesimo Ritorno, nella partita ventennale tra Berlusconi e il resto del mondo, la solita incredibile telenovela che inchioda l’Italia a un’epoca in cui Internet era conosciuto solo da quattro scienziati occhialuti e il Muro di Berlino era caduto da qualche anno appena. L’Era televisiva, il passato che non passa, e che giovedì scorso è andato in onda in prima serata, da Santoro, e ha fatto lo stesso share della finale del Festival di Sanremo o dei Mondiali.

“Lasciate che vi spieghi com’è questo paese: questo paese non è governabile” ha esordito Berlusconi nella fossa dei leoni, con un sorriso smagliante. Chi, come i bagarini inglesi, credeva che sbroccasse, si mettesse a urlare paonazzo in volto, lasciasse lo studio, si è dovuto ricredere. “Santoro siamo da lei o siamo a Zelig?”  Ha esclamato a un certo punto in un vertice creativo, quando ormai l’intrattenimento aveva definitivamente sussunto la politica, prima di giustiziare il giustiziere: “Lascialo qua, Travaglio, lo voglio guardare in faccia”. Dopo, come da copione, sono (ri)cominciati i cazzi amari.

L'articolo è stato pubblicato su The FrontPage.

22 giugno 2011

IL FUNERALE DI THOR


A un certo punto ho scoperto il silenzio. È stato nel momento della serata in cui le chiacchiere allegre davanti alla brace avevano ceduto il passo a un più informale e anarchico flusso di racconti, mozziconi di biografie, aneddoti, sogni. Colonnine di fumo, resti di vino e di dessert incorniciavano gli ultimi scampoli di una tranquilla grigliata fra amici, a poche centinaia di metri dal mare e dalla pineta, nella nostra casa di giugno. Mentre i discorsi si facevano sempre più rarefatti e trasognati mi sono reso conto che, intorno a noi, regnava un silenzio irreale.

Poi un grido lamentoso e acuto ha squarciato l’ovatta sonora, che sembrava essersi impadronita del mondo intorno al nostro tavolo, e tutti ci siamo guardati. Giusto il tempo per sentire il secondo e il terzo, poi un altro e un altro ancora. Bambini? No, gatti. Sembrava che l’intera popolazione felina del circondario avesse intonato un salmo, vagamente funereo. Intorno e sotto a questo malinconico, a tratti straziante, miagolìo il silenzio più marziano continuava a farla da padrone.

Noi commensali ci guardavamo furtivi ed eravamo costretti a interrompere ogni due secondi la conversazione. Il silenzio faceva da contraltare a quell’assurdo coro felino, scattato all’unisono in quattro e quattr’otto. L’assoluta assenza di rumore di fondo, in un borgo di villeggiatura per di più, rendeva quel canto ancora più poderoso e suggestivo. I gatti erano stati lesti a occupare quel vuoto sonoro per imporre la loro agenda, come i cani del “telegrafo del mattino” nella Carica dei 101. Già, ma quale?

Thor era arrivato da soli tre soli giorni ma, contrariamente ad ogni pronostico, era già riuscito a farsi rispettare a suon di martellate feline ai bulletti del quartierino balneare. Lui, che sembrava un gatto dei cartoni animati, icona maschile di goffaggine buffa e tenera, che era riuscito a ruzzolare da ogni tetto, balcone, terrazzo e rimanere incolume. Lui, che si credeva un cane, dava la zampa in segno di affetto e riportava le carte dei cioccolatini ansimante, e aveva insegnato i trucchi del mestiere a mio figlio. Thor aveva incontrato una macchina proprio davanti al cancello di casa, dove stava rincasando dopo la sua terza notte di libertà, dopo quattro anni di prigione dorata di coccole, croccantini, bocconcini e topini di stoffa.

Il fesso e il sognatore, che albergano stabilmente in me, mi hanno fatto credere che si trattasse di un saluto. Che quel miagolìo, scoppiato improvvisamente in mezzo all’assordante silenzio della riviera, fosse l’estremo commiato all’ultimo arrivato. L’onore delle armi, magari con lo zampino di Rebecca, sua compagna di reclusione e madre dei (dubbi) figli che Thor ha tirato sù con vero amore. Tempo di un altro sguardo, a tavola, e alcune pesanti “s” romagnole hanno preso prepotentemente possesso della scena. I gatti si sono ammutoliti di colpo e il nostro dopocena è ripiombato nella tranquillità di un sabato sera fra amici.

Il mio amico nero, che quando era cucciolo mi si addormentava affusolato intorno al collo, se n’è andato, ma niente mi cancellerà dalla testa questi ultimi suoi tre giorni, a coda dritta e muso in su. Thor che tornava fiero dalle sue scorribande notturne, mi si accartocciava tra le gambe e si addormentava insieme al mio respiro.

Nella foto Thor, Mastro di Porta, a guardia della mia tribù. Due anni fa.

27 febbraio 2010

IL RITO DI LEONIDA


26 febbraio / 4 marzo 2010

Se hai voglia di intraprendere una carriera da rapper, ti consiglio un nome d’arte: Campione. Se hai in mente di convertirti a una religione esotica e di scegliere un nome spirituale, ti consiglio Grande anima o Forza celeste. Se stai per entrare a far parte di un gruppo di attivisti che lotta per una giusta causa e vuoi un nuovo nome di battaglia, scegli qualcosa come Radicale o Ultrà. E anche se non pensi di fare nessuna di queste cose, spero che presto celebrerai un rito di passaggio per rafforzare il tuo impegno nei confronti del sogno della tua vita.

Tratto dall'oroscopo di Internazionale di Rob Brezsny.


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24 febbraio 2010

1


Una bestiola cresciutella, Leonida, ormai. Oggi compie un anno e da stamattina ride come un matto senza fermarsi un attimo. Il suo babbo è gonfio come un pavone, da quanto è fiero (e come potrebbe essere diversamente, con quelle ganasse e quella musta da brigante...)!


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14 gennaio 2010

OROSCOPO DI UN GATTONATORE PROVETTO


Pesci (19 febbraio - 20 marzo)

Sei arrivato alla laurea. Probabilmente non otterrai nessun riconoscimento ufficiale ma hai completato lo studio di una certa materia della scuola della vita. Più avanti potrai ricominciare a studiare questa disciplina a un livello più alto, ma per il momento hai imparato tutto quello che potevi. Ti consiglio di farti una specie di esame finale (che valuterai tu stesso). Potresti anche celebrare un rituale scherzoso per festeggiare la fine di questo capitolo della tua storia. Ti libererà la mente e il cuore per prepararti al prossimo.

L'oroscopo di Rob Brezsny è stato preso qui.


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6 gennaio 2010

LEONIDA 2010

"Pink è una cantante pop di successo. Ha una bellissima voce, ha venduto 32 milioni di cd e ha vinto due Grammy. Ultimamente ha aggiunto ai suoi spettacoli dal vivo un elemento che non c’entra niente: un’esibizione al trapezio. Nell’ultimo galà per la consegna degli Mtv video music awards, ha cantato Sober appesa a testa in giù, dondolando a venti metri da terra. Guardandola sono rimasto molto perplesso, e mi sono chiesto: “Ha paura che la sua canzone e la sua voce non bastino a tenere inchiodato il pubblico?”. Nel 2010, Pesci, ti consiglio di non seguire il suo esempio. Non hai bisogno di strafare. Ti basterà cantare le tue canzoni."

Questo è l'oroscopo di Leonida per il 2010, secondo Rob Brezsny.


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6 gennaio 2010

GEMELLI D'ITALIA


Gemelli (21 maggio - 20 giugno)

Ho buoni motivi per pensare che tra un anno avrai ingrandito il tuo impero. Avrai più risorse a disposizione, sarai in grado di esercitare un’influenza maggiore e dovrai assumerti responsabilità più grandi. Però non puoi aspettare che sia il destino a occuparsi di tutto. Comincia a darti da fare: organizzati meglio, chiarisci la tua strategia e prenditi più cura di te stesso. Chiaramente, non sei obbligato. Puoi anche scegliere di comportarti come un pigro vagabondo senza nessuna missione da compiere. In questo caso, però, tra un anno non venire a lamentarti se ti sentirai un pappamolla.

Questo è il nostro 2010 secondo Rob Brezsny.


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2 dicembre 2009

LA NUOVA ASTRONAVE ARANCIONE DI LEONIDA

Nella versione astrologica di Rob Brezsny:


Pesci (19 febbraio - 20 marzo)

Mentre passeggiavo in un quartiere che non conoscevo, ho visto un’enorme sedia di legno rosso nel giardino davanti a una casa. Era grande abbastanza da accogliere un gigante alto sei metri. Appoggiato sul bracciolo c’era un bicchiere da cocktail altrettanto grande. Vicino c’era un cartello: “Ho un branco di scimmie volanti al mio servizio, e non ho paura di usarle”. Ho immaginato che questa scena fosse opera di una persona adorabilmente matta, appassionata del Mago di Oz. Poi ho avuto una visione di te seduto su quella sedia. Metaforicamente parlando, anche tu hai un branco di scimmie volanti al tuo servizio. Spero solo che le userai per fare qualcosa di buono.


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30 ottobre 2009

OROSCOPO DI UN GATTONATORE


Pesci (19 febbraio - 20 marzo)

Spero che non ti limiterai a gironzolare sulla frontiera, ma che esplorerai a fondo il suo territorio vergine. Eccoti qualche suggerimento su come procedere. 1) Fai domande precise su quello che cerchi; 2) sviluppa ipotesi sugli esperimenti che vuoi condurre; 3) ignora quello che non ti interessa e buttati su ciò che ti affascina. Travestimento consigliato: un antropologo alieno in visita sulla Terra; un viaggiatore arrivato dal futuro per girare un documentario sulla nostra epoca; un pellegrino che tiene un diario minuzioso.

Tratto dall'oroscopo di Rob Brezsny per Internazionale.


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28 luglio 2009

ODE A LEONIDA / 3


Caro Tato,
ti han spiegato,
sono stato un po' occupato;
al tuo quinto complemese
era assente anche il marchese.
Io tra alberghi e casi vari
devo far gli straordinari.
Son contento su per giù;
molto più se ci sei tu.
Di tue foto sono grato,
ma ti vedo un po' smagato;
mamma e nonna benedette
sono sempre un po' loffiette.
Tu sopportale per bene,
come a un conte si conviene.
Tra noi conti e nobiloni,
cortesie e buone azioni.
Risse, botte e ciò che è greve
son pel vulgo, per la plebe.
Qui bisogna anche capire
e perchè non so mentire,
io ti dico pari pari
che il più grande dei somari
certe volte è meglio assai
di color che cercano guai.
Meglio un giusto poveretto
che un signor senza rispetto.
Questa piccola morale
non dovrebbe farti male;
a te, mamma ed al papà
questo segno di amistà.
Tuo zione


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1 luglio 2009

ODE A LEONIDA / 2


24 giugno

Leon caro, caro Tato,
non mi son dimenticato;
è il tuo quarto complemese ;
ti saluta anche il marchese.
Lo zione ha lavorato;
forse ancora è un po' sudato.
Oggigiorno la questione
causa un po' preoccupazione:
son finiti i tempi belli
( io non parlo più di quelli );
dobbiam tutti lavorare
per trovare da mangiare.
Una volta era una storia
ben più degna di memoria
ma bisogna anche pensare
che di più non si puo' fare.
E pertanto ti saluto,
scappo come son venuto.
Tanti auguri dallo zio
che poi sarei io;
tanti auguri o mio fringuello
tu rimani buono e bello.

Zio Vicone


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25 maggio 2009

ODE A LEONIDA



Me lo ha detto un tal Marchese,
oggi è il terzo complemese !
Tanti auguri Leoniduccio
dal tuo caro zio Vicuccio.
Se tu me vorrai imitare,
tu dovrai molto mangiare,
non guardar nonno Albertone
che è un po' troppo magrolone.
Io, di nonna , suo fratello,
son robusto, grasso e bello.
Se cominci da piccino,
non sarai mai magrolino.
La mia vena è qui esaurita,
la mia strada è anche in salita,
ma mi faccio risentire,
tu lo sai non so mentire.
Da' un bacino alla mammina
sempre un poco buzzichina
e un bacione
al babbo Orione.
Faccio un poco colazione
e pertanto ti saluto.
Torno a ove son venuto.
Buonanotte a tutti quanti
anche a quelli senza guanti.

Tuo zione


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25 marzo 2009

LEONIDA!!! / 2


Ieri era il suo primo Complemese e l'ha festeggiato superando i 5 chili, tra poppate colossali, "ruttini" da osteria e scorreggie epocali (Vanessa si ostinava a credere che fossi io a tuonare, poi l'ha sentito e ha fatto la faccia a punto interrogativo / esclamativo).


Thor (11 chili) e Rebecca sembrano aver metabolizzato il nuovo acquisto e ogni tanto, con studiata parsimonia, si arrischiano ad annusare / zampettare il cucciolo umano di casa.
Quando si dorme però, spesso si dorme tutti insieme (come sopra).


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5 marzo 2009

IL MIO PRIMO ECOPANNOLINO


Ieri Vanessa ed io abbiamo imparato a usare i Prefold, i pannolini lavabili grazie ai quali abbiamo rottamato i Pampers.
Sull'argomento aleggiava un certo qual terrorismo, alimentato da leggende metropolitane e allarmi di amici autorevoli (pure il parafarmacista Flynt è intervenuto), sull'ingestibilità dei pannolini non usa e getta in particolare nei primi mesi.
Mica vero.

I Prefold sono comodissimi, anzitutto per Leonida, e piuttosto semplici da usare. Intanto il pargolo non si graffia più le gambe con gli arpioni anticacca dei Pampers, poi il tessuto è molto più morbido e - una volta imparata la piega giusta - l'installazione è molto rapida.
Certo, noi li abbiamo comprati online e nel pacco non c'erano neanche le istruzioni, ma basta farsi un giro su YouTube per trovare un gran numero di videocorsi per bambini di ogni età e taglia. Come al solito se ci si sbatte un po' la strada giusta alla fine si trova.

Adesso Leonida dorme qua di fianco a me, sul lettone. Stiamo ascoltando i Kjarkas - un gruppo di musica popolare boliviana - mentre io lavoro al mio mac. Ogni tanto tuona e il suo babbo sa che dovrà cambiarlo un po' più spesso - una / due volte in più al giorno - rispetto a quando portava i pannolini usa e getta.
Chissenefrega: se cambiare proprio figlio deve essere una rottura da sbrigare il prima possibile - costi quel che costi - forse il mestiere di babbo non è quello giusto.

Nella foto il babbo Orione e il bimbo Leonida, insieme nel lettone.

4 marzo 2009

LA MIA TRIBÙ


Vanessa sta dormendo di fianco a me, abbracciata a Leonida che scorreggia come un cannoniere.

Rebecca mi unisce a loro - sdraiata di schiena, appoggiata al mio piede e alla schiena di Leo - e ronfa della grossa pure lei.
Thor, l'incompreso in primo piano, naturalmente è in giro a far dei danni.


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24 febbraio 2009

LEONIDA!!!


È arrivato alle 6 meno 10 dell'ultimo giorno di Carnevale. Biondo, meditatore, nato sotto il segno dei pesci. Bellissimo!


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13 gennaio 2009

OBAMA DAY


"La Costituzione garantisce la libertà di religione, non la libertà dalla religione."

Così hanno risposto dallo staff di Obama alle organizzazione atee, che avevano sporto denuncia contro la (secondo loro) incostituzionalità del giuramento religioso del Presidente.
"So help me God"
Dio aiutami è la frase del rituale incriminata, secondo i pignolissimi atei d'oltreoceano.

Sticazzi, sostanzialmente, è stata risposta dei consulenti del quasineopresidente americano, che aveva appena annunciato i tre speaker religiosi delle tappe del proprio insediamento.

Si tratta di una donna -
Sharon Watkins
presidente della Chiesa dei Discepoli di Cristo, (con i suoi circa 700mila membri una delle più importanti congregazioni protestanti del Nordamerica) e oppositrice della guerra in Iraq - 
di un un gay -

Gene Robinson, vescovo episcopale del New Hampshire, 62 anni, divorziato, padre di due figlie e due volte nonno, che l'anno scorso ha celebrato l'unione civile con Mark Andrews, da 19 anni suo compagno di vita -
e di un conservatore -
Rick Warren, popolare e controverso pastore della mega-chiesa Saddleback di Orange County tra i promotori della Proposition 8, il referendum che il 4 novembre scorso ha messo al bando i matrimoni tra omosessuali (che avuto modo di ribattezzare simpaticamente nozze incestuose tra fratello e sorella).

Ogni sogno americano ha il suo dio, mi pare di capire.

Tutto l'articolo del Corriere.
La maglietta
"So help me God" l'ho trovata qui.

25 dicembre 2008

MERRY CRISIS AND A HAPPY NEW DEAL!


Anche quest'anno il giorno di Natale ho guardato Mary Poppins in videocassetta, dopo i tortellini, i regali, la telefonata con gli zii di Parma, la vigilia coi ragazzi e la birra solitaria all'Irish di via Zamboni.
E quando Banks porta i due mocciosi in banca e attaccano tutti - i vecchi capoccioni in bombetta - a cantare
"...per due grami, miseri, penny da portare in banca... o meglio ancora nella grande banca d'Or, di credito risparimo e si-cur-tà..."
Vanessa mi ha raggiunto di sopra col suo nuovo cappellino rosa che s'intona agli stivali e all'abito numero tre, per cantare insieme a me.

Quest'anno c'è bisogno di cantare.
La disperazione è come il nulla della Storia Infinita: guadagna terreno intorno a noi. Al precipizio delle borse si è aggiunta la crisi economica che sta cominciando a mostrare i muscoli a suon di licenziamenti e crollo dei consumi. Le persone si attaccano la crisi, come l'influenza o la paura degli zingari, con l'aiuto dei "media" e degli "esperti" e il Natale, la festa per eccellenza, risulta quasi un messaggio dissonante, poco credibile.
La speranza e la serenità stonano.

L'agenzia di Ferrara con cui ho avuto a che fare fino alla fine dello scorso anno, per la prima volta forse dovrà mettere a casa qualcuno. Smette di crescere e deve rivedere al ribasso le proprie aspettative.
Epifani ha aperto alla settimana corta nelle fabbriche e la direttrice della "Dozza" - il cercere di Bologna - ha dichiarato che non hanno più neanche i soldi per la carta igienica. Le persone anziane spesso stanno col cappotto anche in casa per risparmiare sul gas e Bush ha rifatto lo stesso presepe dello scorso anno per adeguare la Casa Bianca al clima di austerity.

Se - come sempre - la crisi la pagano più cara i più poveri, cosa ci sarà mai da dire con il "merry crisis" del titolo, dunque?

Intanto la speranza per un "happy new deal", che sembra una strada obbligata per una civiltà che aveva smarrito così tanto la direzione da dimenticarsi di promettere ai suoi giovani un futuro migliore del presente, creato dai loro genitori.
Poi la speranza di "happy new deal" in cui "risorse" torni a significare "risorse" non solo quattrini, alberi da abbattere e cervelli o braccia da spremere finché conviene.
Infine la certezza che senza un
"happy new deal" vero e proprio, prima di diventare tutti poveri ci saremmo comunque tutti intossicati, ammazzati, ammalati, disumanizzati. La nostra civiltà avrebbe comunque fatto una gran brutta fine.

Quindi "don't waste the crisis", non sprecare la crisi. E nel 2009 non chiederti cosa gli altri - il sistema, il partito, gli dei, il proletariato - possono fare per te, ma cosa puoi fare tu per loro.

Il titolo è stato preso in prestito a Paolo Beccari, che l'ha usato così.
L'immagine invece è stata presa in prestito qui.

25 novembre 2008

UN LIBRO PER APRILE


"D'un tratto Piero" racconta le avventure allettate e tragicomiche di un Don Chischiotte stralunato e fisso nella sua stanza. Una trama davvero arzigogolata per un'opera multimediale che racchiude un libro breve e un cd, il "Diario Tragicomico di una Crisi".
SI tratta di un'autoproduzione interessante di
Emanuele Martorelli che tra l'altro costa poco e serve per un'ottima causa: dare una mano a una voce talmente libera da ospitare i miei deliri.

A proposito di deliri, il Bianconiglio di questa settimana - che posto oggi con qualche giorno di ritardo - racconta di divorzi. Reali, virtuali e dal reale.
Tutto l'articolo: qui.

L'articolo sul libro per Aprile: qui.

11 novembre 2008

SERIE B / LE ORIGINI

Che ci stai a fare a Bologna se non le vuoi più bene?
 
“Notti pericolose”
“Pratello, guerra tra nottambuli e residenti”
“Svegliano il Pratello con “la guerra del pane”.
“Comitati sul piede di guerra. Chiesto il ritiro di due locali fracassoni”
“Il Pratello è ormai fuori da ogni controllo”
“Pratello, guerra tra nottambuli e residenti”.
“Al Pratello guerra del pane tra i fracassoni della notte”
“Mistero in via del Pratello “nessuna guerra del pane”
Baghdad, Gotham City? No, Bologna. Striscia di Gaza? Macché, via del Pratello. Kamikaze? No, no baristi, camerieri, precariato vario e persone a passeggio (più o meno alcolico). Forze di occupazione? No, bottegai notturni (e botteghe culturali). Resistenti? No, solo comitati.
Questa è la Bologna che ci hanno raccontato i giornali con il solerte aiuto di taluni bravi cittadini, talmente coscienziosi da sentirsi in obbligo di farsi chiamare “comitato” per immaginare e far immaginare all’opinione pubblica di rappresentare anche quelli, ahimè, meno sensibili di loro al “bene comune” (nelle caratteristiche da loro fornite).
Non tutti i comitati sono centrali, è vero, però bisogna tenere conto delle loro gesta (e di quelle dei loro trombettieri) prima di scrivere a Babbo Natale una letterina piena di speranza e di empatica fiducia nel futuro delle magnifiche sorti e progressive di questa sazia e disgraziata città.
Per ora quindi: BENVENUTI IN SERIE B.
Benvenuti in una città che ha paura della propria ombra. Che non crede nella propria forza, non ha più voglia di ascoltare e non sente più chi ha voglia di vivere, bisogno di lavorare, chi rischia di tasca propria. Benvenuti nei garage a 50000 euro, in un posto in “doppia” a 300 euro, nelle cantine affittate in nero a migranti (a tanti euro). Benvenuti nella città turistica con gli alberghi a prezzi bloccati “perché c’è la fiera”. Con i bar chiusi la domenica, se non ci sono le partite e i bottegai diurni che ti chiedono “altro?” nell’istante preciso in cui hai finito di ordinare.
E benvenuti nella città delle pisciate contro il muro, della sporcizia (fisica e intellettuale) contrabbandata per controcultura, del poco amore. Fuori dalle residenze cintate miliardarie è terreno di guerra, lo dicono i giornali, quindi non vale la pena raccogliere la carta buttata dal frugoletto di mamma o la merda dell’adorato cagnolino, vero?
Ecco a voi la SERIE B. Ci volete rimanere a vita, scendere in C, o le volete ancora un po’ di bene a questa dannata città? 
 
Sembrano passati duecento anni, ma era il 2005. Stessa spiaggia, stesso mare: Bologna, Via del Pratello.
All'epoca ero uno dei soci del circolo -
il Black B - che firmava questo foglio, affisso davanti a tutti i pericolosi sovvertitori della pubblica quiete a cui il Sindaco uscente venerdì scorso ha imposto di chiudere bottega tutte le sere alle 10, per un anno. Pena l'arresto.

Forse per questo si è premurato di avvertire i Carabinieri prima del Vicesindaco e la Guardia di Finanza prima dell'Assessore alla cultura. Il povero Guglielmi ci è rimasto male e forse sono stati i suoi quasi 80 anni che gli hanno permesso di sospirare con candore
"Ci vivevo bene e mi sentivo a mio agio, anzi l'unico momento di ottimismo me lo procurava il Pratello con la sua vivacità e gioventù".

Al passato, come si parla dei cari estinti. La Scaramuzzino invece l'ha buttata in politica e ha denunciato il "metodo insopportabile" usato in contrasto con
"un lavoro portato avanti con commercianti e residenti".
Apriti cielo
"La Scaramuzzino è libera di non condividerle... ora è un problema suo cosa fare di fronte a queste ordinanze, se non le condivide, decida se il suo ruolo in giunta è compatibile con questa linea o no".

Qui comando io sennò fuori dalle palle, in estrema sintesi.

L'assessore Merola, colpevole di essersi candidato alle primarie senza la sua benedizione era già stato avvisato della chiusura in bellezza, i fuochi d'artificio che il signor Sindaco ha preparato per festeggiare a suo modo la liberazione da questa fottuta città.
Bisogna capirlo, d'altronde, c'è cascato anche lui.

Cinque anni fa era una popstar. Un sacco di gente credeva che fosse il Leader della sinistra italiana. L'avevano incoronato sul campo (mediatico) Moretti e girotondisti vari, sinistrati disperati e lavoratori incazzati, ma lui aveva esitato. Aveva esitato un momento di troppo (o forse non gli sarebbe bastata una vita intera) e aveva bisogno di una piazza per rilanciarsi. Non Palermo o Milano, troppo rischioso. Ci voleva una città-laboratorio, culturalmente e politicamente al centro del palcoscenico.
Lui poi doveva essere l'eroe indiscusso, l'unica parte in commedia.
"Riconquistare Bologna", suonava come una mitragliata ed era una
missione possibile (e molto mediatizzabile).

Poi magari ha pensato "si mangia pure bene, c'è gnocca, belle mostre", come le matricole che arrivano dai paesini della Puglia tutte speranzose. Che delusione dev'essere stata. Adesso che finalmente leva le tende si toglie i sassolini dalle scarpe. Tanto che gli frega?


Quegli scassacazzi del Pratello, cinque anni sui giornali? Tutti affanculo.
Creo un casino incredibile a Delbono, Merola & Co? Cazzi loro.
I miei assessori? S'inculino.
A chi non piacerebbe fare una festa così a una città che si odia?

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giugno