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VOTO
Per il partito del diavolo. Quello dei mercanti, delle mignotte, dei preventivi.

Che ha inventato il marketing e gli hippie. Principio vitale e creatore, maschio, della contemporaneità. Ora, però, sta perdendo dei colpi. Martiri e beghini non fanno altro che strillare di valori e verità. Tutte balle per il vecchio tiranno, avvezzo alla ruvida legge del business e a quella melliflua del piacere. Parole incomprensibili, sparate in tutto il mondo dalla comunicazione.

Il re si era illuso. Per anni aveva dimenticato: non era solo al suo arrivo. La comunicazione era sempre stata lì. Creatrice, femmina, dell’umanità. Il vecchio aveva creduto di dominarla e in effetti per lungo tempo era andata così. Non aveva più memoria di essere anch'egli una sua creazione. Una funzione. Lei poi se ne stava in un angolo. Zitta e buona, casa e bottega. 

Non aveva fatto una piega neanche quando le aveva portato a casa la tecnologia. L'arrivo della nuova amichetta sembrava non turbarla. Anzi: assecondava di buona lena ogni morbosità del veccho pervertito. Poi ci ha preso gusto e ha cominciato a giocare per sé. La nuova non le dispiaceva affatto, era una complice ideale. Efficiente, assecondava ogni voglia con pruriginosa meticolosità. E aumentava sempre la posta.

Dominata e dominatrice, allora, si sono messe a giocare insieme. Proprio sotto gli occhi del re, che non vedeva e si compiaceva: la partita era sempre più eccitante. Ma gli sguardi tradivano e il vecchio era costretto a rincorrere. Sempre più spesso non capiva e passava in rassegna prima l'una poi l’altra, a ripetizione, per afferrare qualcosa. La bocca spalancata.

Loro lo tranquillizzavano, gli facevano le coccole e lo mettevano a dormire. Era stato un re glorioso e non si meritava uno scherno manifesto. Dentro di loro, però, sapevano già come sarebbe finita.


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16 maggio 2011

MI ASSENTO

Per la prima volta in vita mia oggi non vado a votare. Non per snobismo rancido o cinismo disarmato, solo non sono più disponibile a subire il ricatto. Dell’emergenza democratica, del momento storico delicato, della chiamata alle armi, del richiamo della foresta. Sempre la stessa storia, sempre lo stesso ricatto che pesa come un macigno su chi ha una coscienza politica (o l’avatar spolpato che ne rimane) a cui rendere conto. Oggi smetto.

Se vivessi a Milano sceglierei Pisapia, se stessi a Torino Fassino, a Napoli sarei disperato e a Bologna almeno mi rimarrebbe Willie. Invece dovrei andare a votare per la Provincia di Ravenna e intendo illustrare qui le ragioni per cui non ho intenzione di farlo. Non per espiazione anticipata né (spero) per esibizionismo da blogger, è che mi pare giusto illuminare quella parolina che chiude un po’ mestamente le tabelle della tv: astenuti.

Forse tutti gli astenuti anonimi hanno una ragione valida per accettare di buon grado di finire così in basso nella gerarchia civica, proprio il giorno della festa della democrazia. Non più al calduccio di uno dei loghetti colorati che ornano (contornati da numeri e percentuali) le prime serate dell’Italia al voto, ma nel gelido e anaffettivo “astenuti” esclamato dallo speaker in tono ospedaliero a margine dei piatti forti del match politico di giornata. Chi legge penserà: ecchissenefrega di che fa Orione domenica? Non ha tutti i torti, ma in fondo leggere è come votare: si può smettere in ogni momento.

Dicevo: Ravenna, provincia. Il paese dove vivo da qualche anno è piccolo e privo di grossi problemi/opportunità. La dialettica politica di solito si risolve in saghe strapaesane dove maggiorenti, rampanti e famiglie che contano incrociano le lame per definire il perimetro del proprio potere. Lo dico senza astio né alcuna sfumatura moralista, sia ben chiaro, mi pare semplicemente la trasposizione contemporanea delle disfide tra famiglie ai tempi dei Comuni, delle Signorie, del Papato temporale e del Sacro Romano Impero. Nulla di male, niente di nuovo.

Il tema politico locale che interessa me è la costruzione della centrale a biomasse al posto dell’ex zuccherificio Eridania: un chilometro da casa, mezzo dall’asilo di mio figlio. Non starò a tediare sui dettagli (è tutto in Rete, come al solito), basti sapere che: a) in zona non ci sono biomasse; b) non sono previsti risparmi economici per i residenti; c) l’impatto ambientale mi preoccupa e le spiegazioni delle amministrazioni di centrosinistra non mi hanno convinto; d) la devastazione di Palazzo San Giacomo, perla del barocco italiano che ha la sfiga di essere stato costruito (quasi quattro secoli fa) affianco, è quasi certa; e) “riqualificare il territorio” a suon di camion e asfalto mi pare una roba barbarica e antistorica.

Naturalmente non c’è solo la centrale a biomasse di Russi nelle elezioni di domenica ma nella mia lista di priorità è al primo posto. Quindi gli sponsor, Pd, Pri (e mi sarebbe piaciuto votarla, l’Edera romagnola) & company, sono out: tutta la parte sinistra della scheda. Rimarrebbero quelli di Di Pietro (contrari e intruppati, come al solito), ma piuttosto voto per Berlusconi. Poi, tolti Storace e Forza Nuova, rimangono Lega-Pdl (contrari alla costruzione della moschea di Ravenna, vero e proprio spartiacque ideologico tra buoni e cattivi), Udc e Fli (pro-centrale) e l’appassita lista civica dei comitati anti-centrale di cui ho rimosso il nome, crudelmente cacofonico.

Di certo è colpa mia, non mi va mai bene niente / sono un bastian contrario (o un anarchico bolognese in trasferta, come me la racconto io), ma alla Provincia di Ravenna non so per chi votare. Quindi passo e cito La profezia dei Celestini di Stefano Benni, per darmi un contegno (che non ho) e portare un po’ di conforto ai compagni dell’anonima astenuti “negli angoli delle città e della storia”.

“Il Grande Bastardo disse ai suoi discepoli Pantamelo e Algopedante: ‘È proprio dei giovani come voi essere affascinati da stregoni e sortilegi, e pensare che a essi sia riservato il privilegio di donare la fortuna e cambiare la vita. Ma esistono altre persone che compiono miracoli e prodigi, nascoste negli angoli delle città e della storia. Se vedi uno stregone con un copricapo di piume di orokoko che cammina sopra i tetti, fa volare le edicole e fa cadere polvere d’oro sui passanti, può darsi che la tua vita stia per cambiare, ma molto più probabilmente stai vedendo un video musicale.

Se vedi una persona che non si rassegna alle cerimonie dei tempi, che prezioso e invisibile aiuta gli altri anche se questo non verrà raccontato in pubbliche manifestazioni, che non percorre i campi di battaglia sul bianco cavallo dell’indignazione, ma con pietà e vergogna cammina tra i feriti, ecco uno stregone. Quando non c’è più niente da imparare, vai via dalla scuola. Quando non c’è più nulla da sentire, non ascoltare più. Se ti dicono: è troppo facile starne fuori, vuol dire che ci sono dentro fino al collo. Vai lontano, con un passo solo’.”

L'articolo è stato pubblicato su The FrontPage.

17 febbraio 2009

THIS IS RUSSI!


L'altro giorno stavo andando in stazione a Russi, già piuttosto scazzato.
Mi ero svegliato presto e avevo un sacco di giri da fare, molto sonno, parecchi casini per la testa e poca voglia di comunicare. Nei pressi del sottopassaggio che conduce al binario 2 (quello su cui giunge la tradotta per Bologna) sento un gran casino. L'inconfondibile casino di un qualche disastro combinato dal bulletto sfigato di turno.
Mi dirigo con calma verso il timbratore, timbro il mio biglietto chilometrico e mi avvio a scendere le scale del sottopassaggio.

Con gioia crescente sento che il casino procede con una certa regolarità. Così avanzo e individuo l'origine del casino: qualche piccolo deficiente sta prendendo a sassate - con i ciottoli dei binari - l'unico cestino di latta in fondo al tunnel, facendo schizzare in quà e in là vetri e monnezza varia. Proseguo, raggiungo l'unica uscita e tenendomi rasente al muro (onde evitare sassate o vetri negli occhi) salgo le scale di soppiatto, pregustando la scena e le facce.
Come immaginavo, due adolescenti russiani sono troppo impegnati a saccheggiare i binari per badare al mio arrivo. Così posso urlare a squarciagola "mentecatti" e avvicinarmi con fare minaccioso a uno dei due malcapitati.

Il mio look: pantaloni militari, logora giacca di pelle (con un bottone su tre), timberland, busto sorreggivertebre e occhiali da sole anni '70.
Lui diventa tutto rosso e comincia a incolpare senza ritegno il compare. Quando mi giro per controllare, l'altro scatta verso la scala e comincia a correre giù per i gradini. In un attimo anche l'altro si dilegua, dopo avermi aggirato in tutta fretta. Come i miei gatti, quando ne combinano una delle loro.

I lati positivi della faccenda:
1 / sono stato di buon umore tutto il giorno
2 / i due sono tornati dopo due minuti a chiedermi scusa e a promettere che non lo rifaranno più, ma tenendosi sempre a distanza di fuga
3 / non credo che nessuno li abbia mai sgridati urlando mentecatti

Il lato negativo della faccenda:
dovrò rifarlo.

Sui giovani d'oggi ci scatarro su l'ho presa in prestito qui.

19 maggio 2008

FROM RUSSI WITH LOVE / 2


L'Inter ha vinto lo scudetto nonostante gatti neri, gufi e jettatori in carne ed ossa.
Sarà contento il petroliere ridens: il suo giochino da un miliardo di dollari gli ha fatto guadagnare un'emozione. Può comprarsi serenamente altri tre/quattrocento giocatori, prima che un qualche altro Moratti più parsimonioso non gli fa mettere una palla in testa.

Brutta domenica per un romanista, in teoria.
Tra l'altro Vanessa ed io dovevamo lavorare parecchio, chiusi in casa alle prese con quattro/cinque scadenze tra oggi e domani. Poi Sara - romanista pure lei - è scappata da Roma e si è rifugiata a Russi, nella nostra relax-farm (Vanessa l'ha ribattezzata così perché tutti quelli che vengono a trovarci dormono, mangiano e sorridono in continuazione).

Così ci siamo visti la partita dell'Inter al bar dei comunisti, davanti a due birre, mentre Vanessa a casa finiva il sito di CasaBase (l'agenzia di intermediazione del lavoro domestico di Bologna). Sara che è abituata a fare domande (ed è un po' comunista) non ha resistito e ha chiesto perché tutti lo chiamano così: era la sede del PCI (ora del Piddì), tutto lì.
Le gufate hanno funzionato fino a metà del secondo tempo, alla fine del primo eravamo campioni d'Italia, poi sono arrivati i gol e la fine delle speranze.

Allora siamo tornati a casa un po' pesti ma sereni. Io mi sono rimesso a lavorare e lei si è incammminata verso la campagna-campagna, dove sarebbe riuscita a vedere tanto cielo (un lusso per chi abita in città).
A cena Andrea, il nostro vicino con tre abbonamenti sky in casa (per gli amici, dice), ci ha prestato la bici così abbiamo potuto raggiungere la sagra del castrato di Fossolo Faentino, per una stradina di campagna molto suggestiva.

Talmente tanto suggestiva che Sara ha cominciato a fare insistenti battute sulla possibilità che potesse essere lei il castrato in questione, la nostra cena.
Più o meno la stessa cosa che mi aveva detto un mese fa l'amico Maria (quello pazzo) poco dopo essere sceso dal treno, nel silenzio assoluto del viale della stazione di Russi:
e adesso mi uccidi?

Non li ammazziamo mai i nostri amici, neanche se rimangono a ronfare una settimana - inguardabili - come Ciubecca. Però li portiamo nella deep Italy cui abbiamo accesso: Enrico e Maggie sono finiti all'osteria romagnola con tanto di karaoke e cantante coi basettoni, Sara alla fine si è voluta far fotografare con Dante, leader dell'omonima compagine musicale in compagnia della quale abbiamo chiuso la nostra serata, ricca di personaggi felliniani (tipo cameriera super tettona truccatissima che ti guarda torva come se ti volesse centrifugare), risate e libagioni in grande quantità.

Naturalmente non abbiamo finito i lavori ma è stata una bella domenica di coccole, che mi ha fatto dimenticare del tutto le miserie calcistiche.

Sara poi mi ha mostrato questo sito fantastico, che nel mio ecumenismo di oggi dedico a tutti i pellegrini-interisti che passano di qua: eccolo.

Nell'immagine il Passator Cortese, mitico bandito romagnolo divenuto simbolo dei prodotti DOC di queste terre. E delle sue sagre.

13 aprile 2008

LE PANCHINE DI RUSSI


Da qualche tempo l'asma è tornata. Prima con discrezione, la sera, negli utlimi giorni con arroganza, tutto il giorno. Brutta bestia l'asma, si dorme male, fiacca le energie e fa sembrare ogni piccola cosa una montagna.
Oggi comunque sto meglio, quando scrivo poi sto bene e se dormo abbracciato a Vanessa dormo da dio; domani poi starò ancora meglio, si vota finalmente.

Ho preso l'abitudine di andare a Bologna tre giorni la settimana, il lunedì, il mercoledì e il giovedì di solito. Il mercoledì sera si gica a tressette nella magione dell'amico Poggio, a San giorgio di Piano.
Barro mi viene a prendere al Gatto & la Volpe alle 8 e mezza, un mio espediente per fare incazzare Pietro che vorrebbe chiudere alle 8, poi abbiamo una mezzoretta di viaggio per chiacchierare di politica, spettegolare (con scarso successo) e pontificare alla bell'e meglio.

Mercoledì scorso tenevano banco le elezioni. Barro detesta l'Avanzo di Balera e l'Italia che rappresenta, quella destra che Prodi definì mirabilmente gente che lascia la macchina in doppia fila. Io che sono più liberale di lui (sono anche a favore dell'indulto) non riesco più a sopportare il vecchio palpaculi che zompetta da una tivvù all'altra, le sue battute, le gaffes, le minchiate sui comunisti e sono arrivato a credere che questa Italia se continua a votarlo forse si meriterebbe il Peron vero, non la sua versione light.
Continuare a pensare che gli elettori siano meglio degli eletti d'altronde è, nella migliore delle ipotesi, un esercizio mentale noioso, frustrante e autoassolutorio.

Prima mi sono messaggiato con Fede, che forse vota Bertinotti forse non vota per niente, la Sara invece vota di sicuro così come Cuma, veltroniano convinto. Alla cena da Poggio il Pd era in netta maggioranza anche se pure lì vale il motto "occhio ai silenziosi". Non è che se uno non spiccica parola (e magari sorride) mentre il Giampa della situazione si dichiara dalla parte di Uòlter vuol dire che è d'accordo. Un po' come le piazze: non è detto che se le riempi vinci anche le elezioni (certo, sempre meglio riempirle che farsi fischiare dai propri supporter mentre si sparano minchiate su Totti e Ronaldinho).
Pure Vanessa alla fine ha ceduto e anche se non posso scrivere su che simbolo mette la croce (mi spezza le gambine) di certo la posso prendere per il culo privatamente, dopo lunedì.

Se l'Avanzo di Balera non fosse scappato (ieri sera a Matrix ha addirittura esibito la sentenza che avrebbe impedito il faccia a faccia) e gli italiani avessero potuto vedere, anche solo per mezzora, lui e Uòlter uno di fianco all'altro non avrei avuto dubbi: vinceva Uòlter tutta la vita. Troppo vecchio, troppo esplicitamente pataccaro, consunto venditore in declino, troppo pateticamente uguale a sé stesso (ha i capelli come Big Jim ha ragione Barro!), il palpaculi candidato premier per la quinta volta non avrebbe avuto chances.
Me lo sarei giocato alla Snai o dagli inglesi, Uòlter, alla faccia dei sondaggi.

L'era della personalizzazione pura della poltica finalmente sembra essere giunta anche in Italia. Niente più partiti-chiesa e baracconi di falsi monaci che farneticano sui valori mentre puntano il portafogli, niente più (i hope) militanza demenziale in organizzazioni culturalmente fatiscenti per aspiranti nullafacenti disposti a farsi resettare il cervello (e a dire sempre di si) pur di arrivare.
Questa è la promessa della versione italiana del bipartitismo, incarnata da Pd, Pdl e (soprattutto) dai loro leader. Non mi sfuggono i rischi e i punti di debolezza, primo fra tutti la seria possibilità che i temi che dividono su basi etiche sono già di fatto espunti dall'agenda di governo di ognuno dei due.

Nonostante tutto ho fiducia, perchè la vedo come una questione generazionale, l'Italia è indietro sui diritti civili, sullo svilupppo della Rete, sulle libertà, perché è vecchia. Niente di più.
Cerco di farmi rassicurare dagli esempi:
1 / Pina Picierno, 26 anni ex Presidente dei giovani della Margherita e capolista per il piddì in Campania 2, ha votato quattro si al referendum sulla procreazione assistita ed è andata alla manifestazione di Arcigay per i Dico.
2 / Gabriele, 70 anni storico militante dei Ds (prima Pci- Pds) di dalemiana e comprovata fiducia, dopo un po' che ascoltava in silenzio la mia arringa a favore del matrimonio gay ha osservato che se fosse per me i busoni li metterei al muro.  

L'Avanzo di Balera a Matrix ci ha tenuto a precisare che i precari sono un problema sopravvalutato e il vero problema sono i pensionati (le pensioni minime sono un dramma sociale, è vero, ma non in contrapposizione alla precarietà). Il partito conservatore e quello progressita sono una realtà, basta sintonizzare il cervello e (per chi ha tempo e voglia) ci sono tutte le possibilità per influenzarne il cammino.
Per quanto mi riguarda credo che la poltica si debba occupare della cornice e (al massimo) dei colori, poi il proprio quadro ognuno deve poterselo dipingere da sé.

Lunedì e mercoledì mentre raggiungevo a piedi la stazione di Russi (il mio treno parte alle 8 e 48) l'asma mi stava piombando le gambe e il fiato mi si accorciava ogni volta che pensavo cazzo perdo il treno.
Ho dovuto fermarmi più volte per riprendermi, ma per fortuna c'era sempre una panchina nei paraggi.
Russi è un paese civile in cui ci sono ancora le panchine (dalle città le tolgono perché attirano i vagabondi) in mezzo alla strada.

Anche l'Italia ha il fiato corto e le panchine che ci sono non bastano più. Bisogna smetterla di fare i fighetti e chiedersi sul serio cosa si può fare per il Paese, non il contrario.
Soprattutto dal 15 aprile.

Nella foto (che sembra arrivare dal casting di qualche Drive-In di un secolo fa) l'Avanzo di Balera al lavoro con tre semiminorenni, interinali del jet-set. Povera Evita (e povera Italia).

16 marzo 2008

IL CIELO SOPRA RUSSI


Oggi dal mio lucernario ho visto quanto rapidamente è cambiato il tempo.
Stavo lavorando, gambe incrociate sul letto con Thor e Rebecca a fare da sentinelle, e ogni tanto alzavo gli occhi e sbirciavo dalla finestrella. Sopra di me il sole e le nuvole si rincorrevano a ritmo forsennato, poi il primo ha cominciato a prevalere sempre più spesso, fino alla vittoria definitiva nel pomeriggio.
A sera il vento aveva spazzato via ogni resistenza, il cielo era limpido i colori splendidi: l'ideale per andare da Remo a prendere una birra per me e un cappuccione per Vanessa, che deve lavorare ancora a lungo.

Da Remo nessuna traccia del patacca del bar che mi ha copiato il look l'altro giorno. Ero così orgoglioso del mio spezzato estremista jeans sdruciti / gessato regimental / clark che quando sono arrivato al bar (dopo due giorni a Frosinone e Roma con Ciube) e ho visto il patacca vestito come me (in versione patacca ovviamente) ci sono rimasto di sale.
Sarò un patacca anch'io? Mi sono sorpreso a domandarmi, perlesso.

Birra alla mano, mi sono  accomodato al bancone con La Stampa di oggi.
Qui in Romagna, oltre a Mazzini, Garibaldi, Mussolini e Malatesta, hanno anche la bella abitudine di prendere La Stampa in tutti i bar, il giornale più decente in circolazione infatti è allegato al Corriere di Romagna. Sul quotidiano di Torino oggi c'era disfatta morale, un articolo di Barbara Spinelli sul penoso imbarazzo delle cancellerie democratiche sul massacro cinese in Tibet e sugli esiti disastrosi di quasi sette anni di politica di guerra dei cosiddetti neocons europei e nordamericani.

Il massacro dei monaci (ieri birmani, oggi tibetani) è uno schiaffo alla nostra falsa morale democratica (più o meno da esportazione), a cui non siamo in grado di reagire neanche con la verve dimostrata all'epoca della decapitazionne delle statue del Buddha in Afghanistan da parte dei talebani brutti e cattivi. Sempre buddhisti, sempre pacifici, sempre vittime, ma stavolta in carne ed ossa. Più di cento vittime, pare, in Tibet oggi, più di ducento in Birmania lo scorso settembre.
Stesso penoso balletto diplomatico, stesso sacro terrore di perderci i piccioli della locomotiva cinese, stessso squallido allineamento alla ragion di stato, vera e propria condanna della nostra civiltà.

In questo miserabile tramonto dell'Occidente solo i cattivi fanno i cattivi sul serio. Putin ha abolito le regioni per decreto, le teocrazie continuano a lapidare le adultere e la Cina (oltre a sparare sui monaci indifesi) sta oscurando YouTube da tre giorni, pare per ripicca. Alla faccia della globalizzazione.
Le democrazie, invece, dimenticano che se non sono loro a dare una mano alla voglia di libertà per cui i monaci muoiono in silenzio, avranno ragione le dittature. Prima dei monaci, poi delle democrazie.

Là sopra, fuori dal mio lucernario, sembra davvero un brutto mondo; ma qui a Russi l'aria sa già d'estate.

11 marzo 2008

FROM RUSSI WITH LOVE



Oggi sono rimasto a casa a lavorare.
Dovevo scrivere trecento strategie di comunicazione diverse, tutte oggi, tutte per clienti miei/nostri: sto tirando di lungo da quasi dieci ore. Al piano di sotto, nel nostro nuovo studio, Vanessa disegna e fa la grafica di svariati lavori (alcuni li stiamo facendo insieme), intanto trangugia enormi cappuccini.

Thor e Rebecca (i gatti che vivono con noi) sono al settimo cielo, tutti questi metri quadrati da annusare, correre e pisciare non li avevano mai avuti tra le zampe. Ieri sera quando sono arrivato da Bologna, verso le 9mezza, il furbastro era riuscito a rimanere fuori  casa, non si sa come. Sentivo un miagolìo straziante e speravo fosse un altro micio che corteggiava Rebecca. Macché era Thor il tonto che, oltre a non trombare, fa l'esploratore poi si caga sotto: quando l'abbiamo fatto entrare si è precipitato sul letto, esausto, e non si è più mosso.

Vanessa ed io viviamo ancora tra i cartoni (che sono molto diminuiti però) e ci vestiamo come capita (almeno io). Oggi lei ha trovato le mie vecchie All Star rosse, che mi sono messo per andare in giro per il centro a scoprire che i macellai (tutti) sono chiusi il martedì-mercoledì-giovedì pomeriggio. NIente castrato stasera, vacca boia.
Ho già individuato il matto del paese e alcune cartoline non indifferenti, tra cui il pizzaiolo mesto (ma bravo) di Imola dietro casa, che abbiamo già ufficialmente adottato.

Ci stiamo ambientando, nella nostra Twin Peaks di Romagna si sta bene e c'è sempre un gran bel cielo. Domani però riparto alla volta di Bologna (prima), di Frosinone e Roma (giovedì-venerdì).
Le Lance Libere (nell'immagine il logo) sono in gran sfrombolo, non c'è che dire.


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permalink | inviato da orione il 11/3/2008 alle 19:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

3 marzo 2008

LA PRIMAVERA DI RUSSI


Mentre Thor sta nascosto sotto il piumone, Rebecca piscia ed esplora la casa (è gigantesca almeno secondo i parametri nostri) e Vanessa apre cartoni (quasi 100 alla fine) e organizza, io lavoro sul mio mac e guardo in sù.

Dopo l'uno/due trasloco asma (ho cominciato a star male appena ho scritto che non prendevo più il Ventolin da quasi un mese, un genio), ieri e oggi il global warming ci ha regalato un trailer di primavera, che qui in Romagna sapeva già di mare, prosciutto e squacquerone.
Da domani Bologna, lavoro e neve.

Nella foto la finestra del nostro soppalco.

3 febbraio 2008

UN BOLOGNESE A RUSSI


Entro la fine del mese Vanessa ed io ci trasferiamo a Russi, tra Ravenna e Lugo.
Due domeniche fa ci siamo andati per mostrare la casa ai miei. Era una giornata grigissima ma i (quattro) bar del paese erano
tutti aperti, pieni di gente. In piazza i vecchietti a capannelli dibattevano di sport e politica, davanti alle bacheche (tra gli altri) del PSI (con un'immagine di Pertini) e del PRI (nella foto). Bei tempi.
Mentre fotografavo la Torre dell'Orologio un vecchietto si è avvicinato e mi ha sorriso
stai facendo lo foto? ti piace?

Naturalmente adesso che levo le tende Bologna mi sembra bellissima.
Tutte le volte che mi ricordo prendo la macchina fotografica e parto a fare il giapponese, vagabondando per i vicoli del centro storico. Mi accanisco soprattutto sui dettagli. La volta
in legno del portico di via Nazario Sauro, un tag che accoltella un palazzo del '500, un cestino stracolmo in via dei Falegnami e poi porte, archi, bassorilievi mimitizzati, la finestra sul fiume Aposa. In via Piella.

Bologna è un mistero anche per i bolognesi.
Dietro ogni portone di ogni palazzo del centro storico si celano giardini, quadriportici, fontane inimmaginabili fuori, tra le cacche dei cani e il lezzo insopportabile di suv e scooter.
Autunno/inverno, questa, è la sua stagione. La nebbiolina umida e grigiastra interagisce con le luci giallognole di lampioni e faretti e creano l'atmosfera tipica, l'immagine mentale che conservo da sempre della mia città.

Io è un po' che sono incazzato con Bologna.
Alla domenica è tutto chiuso, da casa mia il posto più vicino per buttare la plastica è la stazione e i bolognesi stanno diventando dei musoni come i milanesi. Tutti che si lamentano del Sindaco o del governo ma sono troppo puttane per non limitarsi a continuare a sorridere melliflui ai clienti/affittuari, troppo avidi per riuscire a smettere di insinuare
...altro...?

Ma troppo pigri per tirar sù la serranda quando in giro ci sono i turisti o per inventarsi qualsiasi qualcosa.

L'Alba, mia nonna, l'altro giorno si è messa a leggere il blog e quando ha visto l'ultimo post su Bologna s'è incazzata
anche se su alcune cose puoi aver ragione non devi usare quel tono lì,
non gli fai del bene alla tua città.

Forse ha ragione.

Così ho messo su Flickr una galleria su Bologna, per mettere in mostra quanto è bella: qui.


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permalink | inviato da orione il 3/2/2008 alle 0:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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