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VOTO
Per il partito del diavolo. Quello dei mercanti, delle mignotte, dei preventivi.

Che ha inventato il marketing e gli hippie. Principio vitale e creatore, maschio, della contemporaneità. Ora, però, sta perdendo dei colpi. Martiri e beghini non fanno altro che strillare di valori e verità. Tutte balle per il vecchio tiranno, avvezzo alla ruvida legge del business e a quella melliflua del piacere. Parole incomprensibili, sparate in tutto il mondo dalla comunicazione.

Il re si era illuso. Per anni aveva dimenticato: non era solo al suo arrivo. La comunicazione era sempre stata lì. Creatrice, femmina, dell’umanità. Il vecchio aveva creduto di dominarla e in effetti per lungo tempo era andata così. Non aveva più memoria di essere anch'egli una sua creazione. Una funzione. Lei poi se ne stava in un angolo. Zitta e buona, casa e bottega. 

Non aveva fatto una piega neanche quando le aveva portato a casa la tecnologia. L'arrivo della nuova amichetta sembrava non turbarla. Anzi: assecondava di buona lena ogni morbosità del veccho pervertito. Poi ci ha preso gusto e ha cominciato a giocare per sé. La nuova non le dispiaceva affatto, era una complice ideale. Efficiente, assecondava ogni voglia con pruriginosa meticolosità. E aumentava sempre la posta.

Dominata e dominatrice, allora, si sono messe a giocare insieme. Proprio sotto gli occhi del re, che non vedeva e si compiaceva: la partita era sempre più eccitante. Ma gli sguardi tradivano e il vecchio era costretto a rincorrere. Sempre più spesso non capiva e passava in rassegna prima l'una poi l’altra, a ripetizione, per afferrare qualcosa. La bocca spalancata.

Loro lo tranquillizzavano, gli facevano le coccole e lo mettevano a dormire. Era stato un re glorioso e non si meritava uno scherno manifesto. Dentro di loro, però, sapevano già come sarebbe finita.


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4 novembre 2009

BOLOGNA 2.0


Se digito “Bologna” su Google la prima voce che esce è “Italia – Serie A: Bologna”.

Al secondo posto c’è “Bologna” su Google Maps, poi “Bologna Football Club 1909, il sito del Comune (Iperbole, la Rete Civica, la prima d’Italia), “Bologna” su Wikipedia, “Strage di Bologna” sempre su Wikipedia e i “risultati da Google News su Bologna”.
All’ottavo posto c’è Bologna Turismo, il sito ufficiale dedicato all’accoglienza nella nostra città, al nono l’Alma Mater Studiorum, poi l’Aeroporto Marconi, Bologna Fiere, il sito della Provincia di Bologna e quello dell’ATC (l’azienda dei trasporti). La prima pagina di ricerca su Google per “Bologna” finisce qui.
Cliccando su “Bologna Turismo” scopro che non esiste più. L’ente, creato da Comune e Provincia ai tempi di Guazzaloca, nel 2007 è stato messo in liquidazione e ha chiuso i battenti. È rimasto il marchio, una scarna directory del sito del Comune.

Quando ho chiesto a Fernando Diana, CEO di ZIngarate – una delle community di viaggiatori più visitate – quali danni creava a Bologna il non avere un portale dedicato all'accoglienza (a differenza di Mantova, Ferrara, Padova, di stazza simile ma che investono sul turismo), mi ha risposto senza troppi giri di parole.
“La percezione dell’utente web è che la città non ha nulla da offrire da un punto di vista turistico. Non si tratta di un danno, ma semplicemente oggi se non sei su Internet si ritiene che non esisti.”

In effetti l’esperienza quotidiana insegna che informarsi su Internet su qualunque tipo di viaggio è diventata la norma.
“Primo step: informazione per scegliere la destinazione.
Secondo step: organizzazione. Scegliere l’albergo, la navetta per raggiungerlo, i ristoranti, gli eventi, ecc. Su Internet ci sono consulenti turistici che propongono soluzioni integrate, Zingarate invece è un feedback costante di utenti che raccontano esperienze di viaggio”
Ogni viaggio ormai si base su informazioni prese online.
“La cosa più semplice, oggi, è cercare la destinazione sui motori di ricerca. Se c’è poca presenza online di Bologna su Google c’è poca presenza turistica della città., mentre oggi la presenza online di una città deve essere soprattutto sul turismo… alcuni studi della Bocconi sostengono che il 60% degli acquisti online riguarda il turismo…”

Io sono bolognese e mi sono sempre chiesto per quale ragione Bologna non investe sul turismo. Si dice sempre che è perché ha investito sulla Fiera. Per questo alberghi e ristoranti hanno prezzi stellari e si sono sempre barcamenati alla grande senza menarsela troppo a cercare nuovi clienti.
Bologna poi è una città studentesca. L’Alma Mater Studiorum – l’università più antica del mondo – ha compiuto novecento anni alla fine del secolo scorso e rimane una delle principali mete per decine di migliaia di studenti di tutto il mondo. Molti di loro, terminati gli studi, rimangono in città per lavorare, aprire un’attività e mettere su famiglia.
Negli ultimi due/tre anni però le immatricolazioni per la prima volta sono diminuite, segno di una perdita di smalto dell’Ateneo o dell’offuscamento del carisma della città.
Qualche anno fa Bologna ha perso il Future-Show, che ha deciso di trasferirsi armi e bagagli a Milano. Quest’anno il Motor-Show è stato dimezzato: sono rimasti gli show ma auto e motori saranno esposti da altre parti.

Bologna non sta investendo (ancora) sul turismo, men che meno online. Cosa ci guadagnerebbe a farlo?
“Avere una strategia web è inevitabile per competere sul mercato globale. Bologna poi non è Roma e le sue dimensioni permettono di calibrare gli interventi e raggiungere il target preciso.”
Per Diana definire il viaggiatore-tipo per Bologna è più facile
“si parte sempre dal prodotto. Il turista di Ibiza è diverso da quello di Bologna… non bisogna inventarsi molto, ma valorizzare quello che c’è e definire una strategia per il turista-tipo. Un errore classico della comunicazione dei tour operators istituzionali è fare campagne molto massive (tv, giornali, ecc.). Non serve. Basta un marketing mix a portata di budget in grado di raggiungere il target in modo mirato, soprattutto per le campagne worldwide.”
Turismo, università, fiera e lavoro sono le principali ragioni per venire a Bologna e la Rete può aiutare e promuovere e a semplificare l'accoglienza.
“Il web è lo strumento ideale per questi viaggiatori. Se tu fossi una stazione termale la maggior parte del target non ha confidenza col web, nel caso di Bologna studenti, docenti, business-men invece si.
In tutto il mondo il numero di persone che viaggiano e i viaggi per persona sono in costante aumento, mentre diminuisce il tempo di permanenza (3/4 giorni, ora, che per visitare Bologna sono l’ideale) e crescono gli aeroporti. Una volta esaurite le capitali e le mete primarie (in Italia Roma, Firenze, Venezia, Napoli) i viaggiatori si orientano sulle altre, più appetibili. Ad esempio Valencia in Spagna (di dimensioni analoghe a Bologna) ha avuto un aumento strepitoso delle visite negli ultimi anni.”

Anche azioni di marketing virale possono “costituire un salutare shock che fa uscire la città dal torpore comunicativo in cui versa. In linea generale e nel medio-lungo periodo il passaparola è l’arma vincente per promuovere e consolidare l’appeal della città.”
Il passaparola è lo strumento ideale anche per diffondere gli aspetti “caldi” della comunicazione di  Bologna (leggende metropolitane, luoghi mitici, culture underground)
“In una città puoi essere turista, viaggiatore o cittadino. Alle persone di solito piace essere viaggiatori, entrare nella cultura della città in profondità. L’ente non può fare preferenze tra operatori turistici (alberghi, ristoranti, ecc.) però può segnalare le esperienze dei viaggiatori passati e che hanno lasciato tracce su blog o social network.”

Fonti:
Comune di Bologna
Zingarate

Questo articolo è stato pubblicato oggi sul blog di Aprile, qui.
La "Finestra sull'Aposa", scattata a Bologna un paio d'anni fa, viene da qui.

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