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VOTO
Per il partito del diavolo. Quello dei mercanti, delle mignotte, dei preventivi.

Che ha inventato il marketing e gli hippie. Principio vitale e creatore, maschio, della contemporaneità. Ora, però, sta perdendo dei colpi. Martiri e beghini non fanno altro che strillare di valori e verità. Tutte balle per il vecchio tiranno, avvezzo alla ruvida legge del business e a quella melliflua del piacere. Parole incomprensibili, sparate in tutto il mondo dalla comunicazione.

Il re si era illuso. Per anni aveva dimenticato: non era solo al suo arrivo. La comunicazione era sempre stata lì. Creatrice, femmina, dell’umanità. Il vecchio aveva creduto di dominarla e in effetti per lungo tempo era andata così. Non aveva più memoria di essere anch'egli una sua creazione. Una funzione. Lei poi se ne stava in un angolo. Zitta e buona, casa e bottega. 

Non aveva fatto una piega neanche quando le aveva portato a casa la tecnologia. L'arrivo della nuova amichetta sembrava non turbarla. Anzi: assecondava di buona lena ogni morbosità del veccho pervertito. Poi ci ha preso gusto e ha cominciato a giocare per sé. La nuova non le dispiaceva affatto, era una complice ideale. Efficiente, assecondava ogni voglia con pruriginosa meticolosità. E aumentava sempre la posta.

Dominata e dominatrice, allora, si sono messe a giocare insieme. Proprio sotto gli occhi del re, che non vedeva e si compiaceva: la partita era sempre più eccitante. Ma gli sguardi tradivano e il vecchio era costretto a rincorrere. Sempre più spesso non capiva e passava in rassegna prima l'una poi l’altra, a ripetizione, per afferrare qualcosa. La bocca spalancata.

Loro lo tranquillizzavano, gli facevano le coccole e lo mettevano a dormire. Era stato un re glorioso e non si meritava uno scherno manifesto. Dentro di loro, però, sapevano già come sarebbe finita.


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23 novembre 2010

CHI HA PAURA DEL SOCIAL ETICO?


“È guerra tra Lucía Etxebarría, una delle scrittrici spagnole più amate e detestate del suo paese, e Facebook: la più affollata comunità virtuale del mondo l’ha messa alla porta per aver mentito sulla sua identità e, assieme a lei, ha espulso lo spregiudicato protagonista di uno dei suoi ultimi romanzi, Lo verdadero es un momento de lo falso, “Il vero è un momento del falso”, Pumuky Guy Debord, che pure si era attivato un profilo sociale tutto suo; e, probabilmente, un po’ troppo piccante.”

Elisabetta Rosaspina sul Corriere.it rivela il dramma di una scrittrice, già perseguitata da un’usurpatrice legale della sua identità su Twitter (“non c’è modo di fermarla, perché l’ortografia del mio cognome all’anagrafe è leggermente diversa da quella che ho scelto per i miei libri”), abbastanza fricchettona da non farsi una copia di articoli, poemi brevi e scatti dell’iPhone con cui ha animato il suo popolarissimo profilo per un anno e mezzo. Facebook ha semplicemente e legalisticamente applicato il regolamento. “Il sistema scandaglia le bacheche dei 200 milioni di utenti a caccia di false generalità, di minori di 13 anni (l’età minima per accedere) o di eccessi (di amicizie o di impudicizia), pronto a bloccare la porta e buttare la chiave”, chiosa gelida la giornalista.

Il risultato paradossale è che, proprio mentre in Italia il ministro Maroni è riuscito a far approvare al Consiglio dei ministri la liberalizzazione delle connessioni wi-fi (sotto il giogo di pastoie burocratiche da Stato etico, senza paragoni nel pianeta, scattate a seguito degli attentati di Londra), mettendo per una volta tutti d’accordo (governo, opposizioni, intellettuali, giovanotti di belle speranze), il simbolo incarnato della nuova era 2.0, Facebook, si mostra ora in tutta la sua rigidità.

Forse gli amministratori del social network si sono rotti delle azioni virali a costo zero che pubblicitari, spin doctors e pr possono proporre ai propri clienti sfruttando gli intrecci relazionali e il volume di traffico attivabili da profili fake (fasulli almeno quanto quello della scrittrice spagnola), o forse hanno già sviluppato l’ortodossia dell’idolatria regolamentare, così diffusa tra cariatidi di Stati e partiti, e se ne fregano delle mail di una scrittrice disperata. La legge è uguale per tutti punto e basta, su Facebook.

L'articolo è stato pubblicato su The FrontPage.

L'immagine l'ho presa qui.

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