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VOTO
Per il partito del diavolo. Quello dei mercanti, delle mignotte, dei preventivi.

Che ha inventato il marketing e gli hippie. Principio vitale e creatore, maschio, della contemporaneità. Ora, però, sta perdendo dei colpi. Martiri e beghini non fanno altro che strillare di valori e verità. Tutte balle per il vecchio tiranno, avvezzo alla ruvida legge del business e a quella melliflua del piacere. Parole incomprensibili, sparate in tutto il mondo dalla comunicazione.

Il re si era illuso. Per anni aveva dimenticato: non era solo al suo arrivo. La comunicazione era sempre stata lì. Creatrice, femmina, dell’umanità. Il vecchio aveva creduto di dominarla e in effetti per lungo tempo era andata così. Non aveva più memoria di essere anch'egli una sua creazione. Una funzione. Lei poi se ne stava in un angolo. Zitta e buona, casa e bottega. 

Non aveva fatto una piega neanche quando le aveva portato a casa la tecnologia. L'arrivo della nuova amichetta sembrava non turbarla. Anzi: assecondava di buona lena ogni morbosità del veccho pervertito. Poi ci ha preso gusto e ha cominciato a giocare per sé. La nuova non le dispiaceva affatto, era una complice ideale. Efficiente, assecondava ogni voglia con pruriginosa meticolosità. E aumentava sempre la posta.

Dominata e dominatrice, allora, si sono messe a giocare insieme. Proprio sotto gli occhi del re, che non vedeva e si compiaceva: la partita era sempre più eccitante. Ma gli sguardi tradivano e il vecchio era costretto a rincorrere. Sempre più spesso non capiva e passava in rassegna prima l'una poi l’altra, a ripetizione, per afferrare qualcosa. La bocca spalancata.

Loro lo tranquillizzavano, gli facevano le coccole e lo mettevano a dormire. Era stato un re glorioso e non si meritava uno scherno manifesto. Dentro di loro, però, sapevano già come sarebbe finita.


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29 luglio 2010

BAVAGLIO ALLE WEB TV?


“Le nuove regole trasformeranno Internet in una grande tv. Alla fine a fare video informazione e intrattenimento resteranno solo proprio i signori della tivù tradizionale”. È inequivocabile Guido Scorza, tra i massimi giuristi specializzati in faccende della Rete, intervistato dall’Espresso (in un articolo segnalato da Luca De Mata) a proposito del decreto Romani e del suo regolamento attuativo, emanato dall’Agcom nei giorni scorsi.

A pagare il prezzo più salato sono le web-tv. Anche un solo banner pubblicitario e verranno considerate emittenti a tutti gli effetti, in grado di sborsare tremila euro prima ancora di aprire bottega e di esibire la solita montagna di documenti (molto italiana) degna delle Dodici fatiche di Asterix. Quelle col palinsesto, poi, dovranno stare davvero in campana visto che, se non si adeguano alla normativa e non sborsano la tassa, rischiano multe da quindicimila a due milioni di euro.

La tesi dell’Espresso, naturalmente, è che ci si trova davanti all’ennesimo bavaglio alla libertà (questa volta digitale) gabellato da regolamento di un settore che si è trasformato rapidamente in una giungla di oltre 5000 web-tv, sorte negli ultimi anni in Italia. Alessandra Longo chiude il pezzo facendo balenare “il sospetto che tra le motivazioni che hanno portato il governo a tarpare le ali alle web tv ci sia anche il desiderio di proteggere Mediaset, che tra l’altro è particolarmente attiva nella riproposizione dei suoi programmi in Internet con un apposito videoportale.”

Mediaset, che è pure in causa con YouTube per i video delle varie trasmissioni tv che gli utenti hanno postato nel corso degli anni, può certamente temere una concorrenza “potenziale” che secondo Bruno Pellegrini (fondatore di The Blog Tv, sei milioni di fatturato nel 2010 con una cinquantina di web tv tra cui MadeinKitchen, NokiaPlay e YouDem) significa “circa 10 milioni di euro l’anno, escludendo i portali come YouTube e quelli delle grandi reti”.

Tutto sommato però, per Mediaset avrebbe più senso investirci sopra qualche spicciolo (ché di questo si tratta) per svecchiare un po’ contenuti e format, piuttosto che giocare alla lobby censoria. Sempre che, invece dell’ennesimo diabolico complotto, non si tratti del classico problema, un po’ più prosaico e spesso sottovalutato: chi ha scritto la legge non sa nulla di come funziona la Rete.

L'articolo è stato pubblicato su The FrontPage.
Il video è stato preso in prestito qui.

23 febbraio 2010

NON SOLO TARGET

Il trentaduenne colombiano è arrivato nel 1998 quando in Italia “non c’erano tanti stranieri a scuola, non c’era ancora questa specie di razzismo che c’è adesso, la paura del diverso”. Non ha mai subito angherie razziste forse perché “qua c’è una cosa curiosa con gli italiani, loro dicono che i sudamericani non sono extracomunitari, gli extracomunitari sarebbero gli africani, i marocchini, Bangladesh… io ho visto che con noi c’è una differenza, per dire una cosa piccola: da noi fanno le cene per Natale, i ragazzi africani non vengono mai invitati, l’unico straniero che viene invitato sono io…”. Nell’intervista precedente (la prima), Simona “signora rumena in Italia da molti anni” fa un appello alla propria comunità (in italiano e in lingua madre) per mantenersi in contatto con Dgtv.

 

L’intervistatore non si vede mai, ma voce e pause sono spiccicate a quelle di Pannella. Si chiama Marcello De Giorgio e oltre a caracollare tonante al microfono è socio di maggioranza e amministratore della Gfr srl, società editrice (e pure concessionaria di pubblicità) di Dgtv, la nuova web-tv per stranieri che ha appena inaugurato l’apertura della sua redazione bolognese (cinque collaboratori), che affianca quella di Padova (con Roma e la Campania come prossime mete). Trattasi (almeno per adesso) di un prodotto decisamente ruvidino sia in termini di palinsesto che di look, ma con un target potenziale indubbiamente massiccio. Gli stranieri sono tanti e nei prossimi decenni sono destinati a continuare a crescere sempre di più, piaccia o meno.

 

Intanto lo Sciopero degli stranieri del primo marzo è diventato un evento europeo. In Italia oltre ai Cobas, a studenti, docenti, collettivi vari e alle associazioni più impegnate sul tema (come Amref), hanno aderito la Fiom della Cgil e la Fim della Cisl. Dopo la guerriglia di Via Padova, Rosarno Burning e il quotidiano tiro al piattello mediatico, lunedì prossimo gli immigrati hanno l’occasione di imporsi agli italiani come soggetto sociale con cui fare i conti, tutt’altro che omogeneo certo, ma sempre più “pesante” in termini politici ed economici.

 

Sullo stesso tema:

“Primo marzo 2010”

“Immigrati, fermi tutti!”


L'articolo è stato pubblicato (con un titolo un po' diverso) da The Front Page.

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