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VOTO
Per il partito del diavolo. Quello dei mercanti, delle mignotte, dei preventivi.

Che ha inventato il marketing e gli hippie. Principio vitale e creatore, maschio, della contemporaneità. Ora, però, sta perdendo dei colpi. Martiri e beghini non fanno altro che strillare di valori e verità. Tutte balle per il vecchio tiranno, avvezzo alla ruvida legge del business e a quella melliflua del piacere. Parole incomprensibili, sparate in tutto il mondo dalla comunicazione.

Il re si era illuso. Per anni aveva dimenticato: non era solo al suo arrivo. La comunicazione era sempre stata lì. Creatrice, femmina, dell’umanità. Il vecchio aveva creduto di dominarla e in effetti per lungo tempo era andata così. Non aveva più memoria di essere anch'egli una sua creazione. Una funzione. Lei poi se ne stava in un angolo. Zitta e buona, casa e bottega. 

Non aveva fatto una piega neanche quando le aveva portato a casa la tecnologia. L'arrivo della nuova amichetta sembrava non turbarla. Anzi: assecondava di buona lena ogni morbosità del veccho pervertito. Poi ci ha preso gusto e ha cominciato a giocare per sé. La nuova non le dispiaceva affatto, era una complice ideale. Efficiente, assecondava ogni voglia con pruriginosa meticolosità. E aumentava sempre la posta.

Dominata e dominatrice, allora, si sono messe a giocare insieme. Proprio sotto gli occhi del re, che non vedeva e si compiaceva: la partita era sempre più eccitante. Ma gli sguardi tradivano e il vecchio era costretto a rincorrere. Sempre più spesso non capiva e passava in rassegna prima l'una poi l’altra, a ripetizione, per afferrare qualcosa. La bocca spalancata.

Loro lo tranquillizzavano, gli facevano le coccole e lo mettevano a dormire. Era stato un re glorioso e non si meritava uno scherno manifesto. Dentro di loro, però, sapevano già come sarebbe finita.


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11 novembre 2008

SERIE B / LE ORIGINI

Che ci stai a fare a Bologna se non le vuoi più bene?
 
“Notti pericolose”
“Pratello, guerra tra nottambuli e residenti”
“Svegliano il Pratello con “la guerra del pane”.
“Comitati sul piede di guerra. Chiesto il ritiro di due locali fracassoni”
“Il Pratello è ormai fuori da ogni controllo”
“Pratello, guerra tra nottambuli e residenti”.
“Al Pratello guerra del pane tra i fracassoni della notte”
“Mistero in via del Pratello “nessuna guerra del pane”
Baghdad, Gotham City? No, Bologna. Striscia di Gaza? Macché, via del Pratello. Kamikaze? No, no baristi, camerieri, precariato vario e persone a passeggio (più o meno alcolico). Forze di occupazione? No, bottegai notturni (e botteghe culturali). Resistenti? No, solo comitati.
Questa è la Bologna che ci hanno raccontato i giornali con il solerte aiuto di taluni bravi cittadini, talmente coscienziosi da sentirsi in obbligo di farsi chiamare “comitato” per immaginare e far immaginare all’opinione pubblica di rappresentare anche quelli, ahimè, meno sensibili di loro al “bene comune” (nelle caratteristiche da loro fornite).
Non tutti i comitati sono centrali, è vero, però bisogna tenere conto delle loro gesta (e di quelle dei loro trombettieri) prima di scrivere a Babbo Natale una letterina piena di speranza e di empatica fiducia nel futuro delle magnifiche sorti e progressive di questa sazia e disgraziata città.
Per ora quindi: BENVENUTI IN SERIE B.
Benvenuti in una città che ha paura della propria ombra. Che non crede nella propria forza, non ha più voglia di ascoltare e non sente più chi ha voglia di vivere, bisogno di lavorare, chi rischia di tasca propria. Benvenuti nei garage a 50000 euro, in un posto in “doppia” a 300 euro, nelle cantine affittate in nero a migranti (a tanti euro). Benvenuti nella città turistica con gli alberghi a prezzi bloccati “perché c’è la fiera”. Con i bar chiusi la domenica, se non ci sono le partite e i bottegai diurni che ti chiedono “altro?” nell’istante preciso in cui hai finito di ordinare.
E benvenuti nella città delle pisciate contro il muro, della sporcizia (fisica e intellettuale) contrabbandata per controcultura, del poco amore. Fuori dalle residenze cintate miliardarie è terreno di guerra, lo dicono i giornali, quindi non vale la pena raccogliere la carta buttata dal frugoletto di mamma o la merda dell’adorato cagnolino, vero?
Ecco a voi la SERIE B. Ci volete rimanere a vita, scendere in C, o le volete ancora un po’ di bene a questa dannata città? 
 
Sembrano passati duecento anni, ma era il 2005. Stessa spiaggia, stesso mare: Bologna, Via del Pratello.
All'epoca ero uno dei soci del circolo -
il Black B - che firmava questo foglio, affisso davanti a tutti i pericolosi sovvertitori della pubblica quiete a cui il Sindaco uscente venerdì scorso ha imposto di chiudere bottega tutte le sere alle 10, per un anno. Pena l'arresto.

Forse per questo si è premurato di avvertire i Carabinieri prima del Vicesindaco e la Guardia di Finanza prima dell'Assessore alla cultura. Il povero Guglielmi ci è rimasto male e forse sono stati i suoi quasi 80 anni che gli hanno permesso di sospirare con candore
"Ci vivevo bene e mi sentivo a mio agio, anzi l'unico momento di ottimismo me lo procurava il Pratello con la sua vivacità e gioventù".

Al passato, come si parla dei cari estinti. La Scaramuzzino invece l'ha buttata in politica e ha denunciato il "metodo insopportabile" usato in contrasto con
"un lavoro portato avanti con commercianti e residenti".
Apriti cielo
"La Scaramuzzino è libera di non condividerle... ora è un problema suo cosa fare di fronte a queste ordinanze, se non le condivide, decida se il suo ruolo in giunta è compatibile con questa linea o no".

Qui comando io sennò fuori dalle palle, in estrema sintesi.

L'assessore Merola, colpevole di essersi candidato alle primarie senza la sua benedizione era già stato avvisato della chiusura in bellezza, i fuochi d'artificio che il signor Sindaco ha preparato per festeggiare a suo modo la liberazione da questa fottuta città.
Bisogna capirlo, d'altronde, c'è cascato anche lui.

Cinque anni fa era una popstar. Un sacco di gente credeva che fosse il Leader della sinistra italiana. L'avevano incoronato sul campo (mediatico) Moretti e girotondisti vari, sinistrati disperati e lavoratori incazzati, ma lui aveva esitato. Aveva esitato un momento di troppo (o forse non gli sarebbe bastata una vita intera) e aveva bisogno di una piazza per rilanciarsi. Non Palermo o Milano, troppo rischioso. Ci voleva una città-laboratorio, culturalmente e politicamente al centro del palcoscenico.
Lui poi doveva essere l'eroe indiscusso, l'unica parte in commedia.
"Riconquistare Bologna", suonava come una mitragliata ed era una
missione possibile (e molto mediatizzabile).

Poi magari ha pensato "si mangia pure bene, c'è gnocca, belle mostre", come le matricole che arrivano dai paesini della Puglia tutte speranzose. Che delusione dev'essere stata. Adesso che finalmente leva le tende si toglie i sassolini dalle scarpe. Tanto che gli frega?


Quegli scassacazzi del Pratello, cinque anni sui giornali? Tutti affanculo.
Creo un casino incredibile a Delbono, Merola & Co? Cazzi loro.
I miei assessori? S'inculino.
A chi non piacerebbe fare una festa così a una città che si odia?

3 aprile 2008

VIOLENTEMENTE BELLA


Ieri sera sono stato in giro per Bologna.
Per la prima volta da quando mi sono trasferito a Russi ho passato una serata a bighellonare per feste e locali, prima di prendere il 27/a in direzione Corticella, il quartiere dove vivono i miei (in cui sono cresciuto).
C'era un cielo splendido, blu elettrico, e un vento asciutto che spazzava strade e vicoli trecenteschi. Bella Bologna, ieri sera, davvero.

Dopo il lavoro sono andato al Gatto & la Volpe. Al baretto di via Riva Reno mi hanno subito coinvolto nella polemica della giornata, la contestazione al Monatto.
Baiesi insultava, al solito, il povero Bovina reo di essere un fan dichiarato del direttore del Foglio (e di Guazzaloca)
tì propri un marden, cumpagna al to amìg, cal grasson ed Ferrara... un marden e un fasesta!

Nel pomeriggio il Monatto era venuto in città a proseguire la sua opera di evangelizzazione ad alto rischio (personale): quando si rompono i maroni alle donne sull'aborto con minchiate tipo io mi sento un po' donna, le femministe di inizio seco
llo erano d'accordo con me che l'aborto è maschio, la contestazione scatta inevitabile. Se vogliamo essere onesti è cercata, corteggiata, evocata, la contestazione: Ferrara non ha altre possibilità per andare sui giornali a ripetere la solita litania ratzingeriana.
Così Bologna si è trasformata nella città più violenta d'italia (sempre secondo Ferrara).
Che cazzo pretende? Questa è Bologna, altroché Caffarra, il Monatto le sue medaglie se le tenga ben strette sulla faccia.

Ho visto le foto, era pieno di gente - di donne - normali,
come quelle che l'hanno fischiato dalla Bignardi, non solo di professionisti della contestazione. Magari le donne non tollerano più che uomini come Ferrara s'intromettano a pontificare, tronfi, su una tragedia che (da sempre) riguarda loro. Quindi si difendono, anche con violenza, è così difficile da capire?
Poi Cofferati, Bertinotti & Co. solidarizzino quanto gli pare: la sostanza non cambia.

Dopo la disputa al bar sono stato all'aperitivo dell'Opificio Ciclope nel loro studio in via della Santa (di fianco a casa di Prodi) e all'Urp (ex Black B.) a salutare qualche reduce.
In via del Pratello ho incontrato Osvaldo, a cui ho scoperto di avere dato (per sbaglio) il numero di Vanessa al posto del mio. L'ho sfidato a tressette, nel suo tavolo, nel suo bar, nel suo anno (è capricorno).
E ho perso, cazzo.

La foto l'ho presa in prestito qui,

17 dicembre 2007

EXIT STRATEGY / 3


"All’inizio ero io a sentirmi poco sicura a Bologna, dove sto studiando, in questa buia cittadina medioevale sono ambientati numerosi gialli italiani e persino un thriller di John Grisham"

Racconta Sophie Egan.

A quanto mi dicono il Bologna è primo in classifica nel campionato di calcio, naturalmente in serie B.

Quando mi occupavo della comunicazione del Black B., un insano club di via del Pratello (la strada dei ladri, delle mignotte, degli occupatori abusivi di case e dei localari), non avevo previsto un tale trionfo.
La decadenza della città all'epoca mi sembrava una cosa del tutto pacifica, un dato di fatto accettato
da chiunque con naturalezza indifferente, magari velata da una punta di mestizia o da feroce e malcelata acrimonia. A seconda di chi beccavi, dall'età, della sua dichiarazione dei redditi, dell'importo dell'affitto, o delle velleità da biassanot (che significa masticanotte) che sotto sotto ancora nascondeva.

Da due anni avevamo alle calcagna i comitati dei residenti, che reclamavano il diritto a dormire a prescindere, e mi sorbivo menate a destra e a manca sul senso di responsabilità e sull'opportunità politica delle nostre attività (fare un balladùr per biassanot all'ultimo stadio significa assumersi una responsabilità sociale priva di alcuna opportunità politica, d'altronde). Così a un certo punto mi sono rotto i maroni e ho fatto la campagna Serie B.

Questa:

Mi sa che non è servita a granché (se mai per un attimo ho pensato che dovesse servire a qualcosa), infatti il Black B. non c'è più (il che non è necessariamente un male) e al suo posto hanno tirato sù un localetto perbene, che sa un po' di tramezzino dell'Eurostar.

Poi in via del Pratello non c'è più anima viva. E io che li prendevo per il culo con tutti (anche una volta l'anno sull'Unità), non avrei dato un soldo bucato per quei quattro miserabili lobbisti di provincia dei comitati. Erano davvero quattro gatti, ma hanno così tanto rotto le palle a tutti (destra, sinistra, pravda, carlino) che alla fine ce l'hanno fatta: il Pratello è come la Certosa, un camposanto in cui si aggirano, rasenti ai muri e con l'aria di chi ha appena fatto qualcosa di male e lo sa, pochi irriducibili della notte.

Il Trippo, Mario Gatti e altre leggende metropolitane in carne ed ossa sono lì, a fare il solito giro di locali, a spuntare sconti e a raccontare com'era. Bologna, i bolognesi, via del Pratello, tutti noi.

Se vai in giro e ti guardi intorno Bologna assomiglia sempre più a Milano, la gente sorride al contrario, il tressette del giovedì non c'è più, Flynt, Ciubecca e altri banditi valorosi sono già espatriati, il 2007 marcio sta per finire. Ma è ancora uno spettacolo.

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