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VOTO
Per il partito del diavolo. Quello dei mercanti, delle mignotte, dei preventivi.

Che ha inventato il marketing e gli hippie. Principio vitale e creatore, maschio, della contemporaneità. Ora, però, sta perdendo dei colpi. Martiri e beghini non fanno altro che strillare di valori e verità. Tutte balle per il vecchio tiranno, avvezzo alla ruvida legge del business e a quella melliflua del piacere. Parole incomprensibili, sparate in tutto il mondo dalla comunicazione.

Il re si era illuso. Per anni aveva dimenticato: non era solo al suo arrivo. La comunicazione era sempre stata lì. Creatrice, femmina, dell’umanità. Il vecchio aveva creduto di dominarla e in effetti per lungo tempo era andata così. Non aveva più memoria di essere anch'egli una sua creazione. Una funzione. Lei poi se ne stava in un angolo. Zitta e buona, casa e bottega. 

Non aveva fatto una piega neanche quando le aveva portato a casa la tecnologia. L'arrivo della nuova amichetta sembrava non turbarla. Anzi: assecondava di buona lena ogni morbosità del veccho pervertito. Poi ci ha preso gusto e ha cominciato a giocare per sé. La nuova non le dispiaceva affatto, era una complice ideale. Efficiente, assecondava ogni voglia con pruriginosa meticolosità. E aumentava sempre la posta.

Dominata e dominatrice, allora, si sono messe a giocare insieme. Proprio sotto gli occhi del re, che non vedeva e si compiaceva: la partita era sempre più eccitante. Ma gli sguardi tradivano e il vecchio era costretto a rincorrere. Sempre più spesso non capiva e passava in rassegna prima l'una poi l’altra, a ripetizione, per afferrare qualcosa. La bocca spalancata.

Loro lo tranquillizzavano, gli facevano le coccole e lo mettevano a dormire. Era stato un re glorioso e non si meritava uno scherno manifesto. Dentro di loro, però, sapevano già come sarebbe finita.


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3 dicembre 2010

"MEGLIO IL FUOCO DELLA BATTAGLIA"

“Due canaglie votate al male. Concentrato di malefica intelligenza. Subodoro una trappola. D’accordo. In chat su fb.” Mauro Zani non ha dubbi e, brusco e bonario come l’archetipo di emiliano che incarna, accetta su due piedi la mia intervista per tFP. “È il blog diretto da Velardi&Rondolino che mi dicono di salutarti (consapevoli del rischio di essere mandati a cagare per interposta persona) e mi piacerebbe sapere il tuo parere su Pd, Bologna, rapporto con la Rete. Se ti piace l’idea possiamo anche fare in chat, qui su Facebook, su Skype o dove credi.” Dopo un paio di giorni, a sera tarda, abbiamo combinato. Ecco il copia e incolla di com’è andata.

Zani (Z): “Forza”

Orione (O): “Dunque, Mauro Zani: consigliere comunale, consigliere provinciale, presidente della provincia di Bologna, segretario del Pci…”

Z: “Già, eccomi”

O: “Poi segretario regionale, consigliere regionale, deputato, eurodeputato e coordinatore della segreteria nazionale Pds-Ds, adesso blogger. Lei fa il blogger a tempo pieno? Ha smesso di fare politica attiva per davvero? Come si sente?”

Z: “Fermo lì. Una cosa per volta. Faccio il blogger certo. La politica la osservo e se del caso la critico. Son come quei pensionati che s’aggirano intorno agli operai al lavoro e… mugugnano, e… avanzano rilievi critici…”

O: “Ci tiene a rimarcare che ha smesso con la politica attiva, l’ho letto più volte. Dal distacco etereo del blog com’è, la politica?”

Z: “Già. Niente politica attiva. Altrimenti mi pensano in agguato dietro una siepe… il lupo cattivo… La politica non sta tanto bene”

O: “Lo stato di salute di Pd e Pdl sembrano darle ragione… Perché, secondo lei, dal ‘92 ad oggi il grado di consunzione di partiti e leader politici è così alto? A sinistra, in particolare, è un’ecatombe”

Z: “M’interessa più stare a ridosso del Pd naturalmente. E… son così annoiato d’aver sempre ragione”

O: “Occhetto, D’Alema, Veltroni, Fassino, Cofferati, Franceschini, Bersani, Prodi… ne ho perso qualcuno?”

Z: “Beh, consunzione dei leaders? Forse, resta che s’avvicendano più o meno gli stessi. Li conosco, a memoria… Appunto son quelli”

O: “Ma perché nessuno molla, come lei? Non lo capisco. Voglio dire, ha una bella pensione, un sacco di amici sparsi per il mondo, parecchi libri da leggere in sospeso…”

Z: “Questione egoica. Hanno poco rispetto per le loro persone… e poi in pensione non si sta tanto bene. Meglio il fuoco della battaglia. Per mollare basta andare per cinque anni nel Parlamento Europeo. E non vedi l’ora che finisca! In sostanza per mollare bisogna fare un apposito training… io modestamente lo feci”

O: “Si vede… Devo confessarle che all’inizio non ci credeva nessuno…”

Z: “Già. Poi però non mi va di starmene zitto e buonino…”

O: “Nono, intendo che nessuno credeva che fosse lei”

Z: “Prego?”

O: “Alcuni hanno insinuato che fosse un vero e proprio furto d’identità… un gesto dadaista”

Z: “Fantastico, è un mondo pieno di matti!”

O: “Un erede di Guy Debord si era impadronito del brand ‘Mauro Zani’ e le stava suonando a tutti di brutto… beh, non era una tesi tanto campata in aria. C’era una discreta differenza tra il prima e il dopo di Mauro Zani”

Z: “In verità c’è chi sa bene che io ho sempre suonato, adesso ho semplicemente cambiato strumento. E non mi dispiace”

O: “Comunque, sono felice che quello che diceva che Zani era morto e il blogger era uno sciacallo identitario si fosse sbagliato…”

Z: “Comunque quello vero è il blogger, seppur in erba”

O: “Bene: da bolognese chiedo al blogger, che dal cv mi pare informato dei fatti, che sta succedendo a Bologna?”

Z: “Sono informato anche dei misfatti”

O: “Immagino… lo spettacolo penoso che la riportò in città nel ‘99 si sta ripetendo o è una mia idea?”

Z: “A Bologna assistiamo con ogni probabilità all’ultimo atto di una lunga storia. Quella di una sinistra al governo per mezzo secolo e che dopo la nascita del Pd s’appresta a passare il testimone ad altri. Difficile dire adesso come andranno le cose, ma può persin darsi che, con l’aiuto di Vendola, Dossetti si prenda una rivincita post-mortem. Naturalmente non ho nulla contro gli eredi di Dossetti, tanto più che fino a qualche mese addietro, era persin possibile che la rivincita la prendessero i legittimi inquilini di Via Altabella. Sì, insomma, per i non bolognesi la Curia. In sostanza non si sta ripetendo semplicemente lo ‘spettacolo’ del ‘99. Con la meravigliosa idea che ha fatto frettolosamente nascere il Pd tutto lo scenario è cambiato. Non son sicuro che a Bologna e a Roma se ne abbia contezza”

O: “Lo scenario è cambiato, non solo a Bologna e in Italia. Non mi pare che il Pse goda di ottima salute… I socialisti stanno perdendo ovunque in Europa, mentre la sinistra conquista il Sudamerica stato dopo stato, facendo la sinistra per davvero… Qual è la lezione?”

Z: “Infatti. Perciò, modestamente, a suo tempo spiegai che si trattava di cercare una nuova (parolone antico) sintesi. Un progetto demosocialista. L’idea, semplice, che siamo tutti democratici dopo l’89, e che quindi definirsi semplicemente tali è come cercar d’afferrare il nulla. Calci al vento. Perché la sinistra in America del sud vince? Semplice: perché critica la liberaldemocrazia nei fatti e non con la semplice ideologia, della serie siamo socialisti, punto. O siamo democratici, punto. Morale. Ci vuole un’identità definita. Per me basterebbe definirsi come democraticiesocialisti tutt’attaccato. Insomma ripartire bisogna, a costo d’attraversare il deserto.”

O: “Ok, e cosa significa, con un esempio, essere democisalisti? Demosocialisti, faccio fatica a scriverlo…”

Z: “Capire che tutte le democrazie sono alla prova della globalizzazione dell’economia e dei mercati, ad esempio, e di conseguenza imprimere efficacia alla democrazia chiudendo la fase (novecentesca) della liberaldemocrazia. Come? Recuperando e facendo circolare ideali, valori di giustizia sociale nella democrazia. Ed è chiaro che ciò significa promuovere taluni interessi contro taluni altri. Se son bigi tutti i gatti allora le persone stanno a casa. A guardare (quando va bene) la politica dallo schermo”

O: “Ultima domanda: perché non si è candidato lei sindaco di Bologna? Lo sa, vero, che con una buona campagna, lei poteva vincere…?”

Z: “Per la ragione che avrei avuto contro prima di tutto il Pd. E anche per il solito egotismo. Della serie: se non mi vogliono peggio per loro. In più io non son adatto per le autocandidature. Proprio per niente: all’ego s’aggiunge, paradossalmente, una ritrosia innata. Insomma siam mal fatti!”

E’ mezzanotte passata, l’intervista è agli sgoccioli e Zani si concede un’ultima zampata.

“Piccolo motto conclusivo per i dirigenti nazionali del Pd: quando i gatti han lo stesso colore scorazzano le volpi. E non son solo grilline. Occhio ragazzi!”

Il blog di Mauro Zani è qui.
L'articolo è stato pubblicato su The FrontPage.

7 dicembre 2009

IMMIGRATI, FERMI TUTTI!


Da oggi comincio a scrivere su "The Front Page", il blog collettivo messo in piedi da Velardi e Rondolino (i due figuri sulla testata).
Il primo post comincia così:

"Un fatto diventa un evento quando interpreta lo spirito dei tempi, oppure se mette in pratica una bella idea. Di mezzo ci sono anche i soldi, naturalmente, quelli ci sono sempre. La rete, però, è in grado di creare grandi eventi anche senza troppi soldi e organizzazioni alle spalle. Il No B Day è un buon esempio."

Il pezzo completo è qui.

17 novembre 2009

INSIDER TRAINING


“Siamo due vecchi arnesi della politica e della comunicazione; ne abbiamo viste tante e qualcuna l’abbiamo anche fatta. Quando ci siamo ritrovati, ci siamo chiesti come mai in Italia l’informazione politica sia diventata (quasi solo) pettegolezzo e propaganda.

tFP nasce dalla convinzione che una buona informazione politica faccia bene non soltanto ai cittadini, ma prima di tutto alla politica.”

Comunque la si pensi, quella di The Front Page sembra proprio una buona notizia.
Velardi e Rondolino in versione western (l’autoironia compiaciuta diverte, se è divertita) firmano il nuovo blog collettivo d’informazione politica, che tenta di far debuttare anche in Italia il giornalismo d’assalto stile “off the records” che negli States sta cambiando i connotati al panorama mediatico di pluricentenaria tradizione.

Il fatto che l’Huffington Post (il blog molto beninformato di Arianna Huffington) abbia superato il sito del Washington Post in termini di “click” significa qualcosa.
“The Politico” (un blog anch’esso) che diventa all’improvviso una delle più influenti fonti, capace di “dare la linea” alle vacche sacre del giornalismo USA, testate-portaerei vecchie come la Guerra di Secessione, vorrà pur dire qualcosa. Se poi in Italia le vendite dei giornali calano mentre le visite sui loro portali aumentano e la pubblicità va migrando in Rete, forse significa che anche qui qualcosa sta cambiando.

I due ex consulenti di D’Alema devono averlo fiutato e infatti si sono inventati, lesti, The Front Page.
La formula è semplice e un po’ carognesca: ci scrivono illustri firme del giornalismo italiano sotto pseudonimo, che (in questo modo) possono bastonare a piacere oppure semplicemente dire le cose papali papali (si deduce quindi che non godono della stessa libertà nelle testate che gli pagano lo stipendio).
Anche e solo per questo (ammesso che sia vero) quella di The Fronte Page è una good news.

La veste grafica richiama un po’ il New York Times (il font scelto per il “The” è lo stesso) e un po’ l’estetica western (il posizionamento corsaro ne giova) e dal sito si può saltellare sulle varie Front Pages sparse sui principali social network della Rete (Facebook, Twitter, ecc.).

Dalla videopresentazione dei due front men (che dopo un po’ di ingessatura iniziale si rivela schietta e un po’ inconsueta, almeno rispetto all’attitudine cimiteriale o palesemente marchettara a cui siamo abituati da iniziative analoghe) e dai primi giorni di attività emerge un profilo editoriale netto: attenzione all’analisi, ai dettagli e ai “backstage” della scena politica italiana, poca (o divertita) partigianeria.
Certo, l’inflazione dell’aggettivo “serio”, di cui sia Velardi che Rondolino abusano in presentazione, tradisce forse l’ansia (a mio modo di vedere immotivata e un po’ dalemistica) di non posizionare il blog come una versione colta di Dagospia, ma come un think tank per nulla accidentale e molto (appunto) “serio”. O forse è un’altra gag.

Da quello che ho letto, comunque, mi sembra che il pop prevalga, almeno nella scelta di un tono di voce informalmente complice, che da al lettore la sensazione di partecipare alla denudazione di reucci e reginette in prima persona. Per ora, quello che manca è la “notizia”. Anche se “l’entusiastica collaborazione di un gruppo di amici e colleghi non pagati” dovrebbe garantirne in abbondanza.
I collaboratori spediranno i “post” durante la giornata per incrociare giornalisti e comunicatori proprio quando scrivono i loro pezzi e le macchine si stanno scaldando. Sono gli addetti ai lavori il target primario di The Front Page.

Anche le rubriche fisse promettono bene. In “Lie to me”, ispirata al telefilm, un neurofisiologo italoamericano analizza il linguaggio non verbale dei politici, mentre in “Pagine rosa” c’è la rassegna stampa – appunto – “rosa”.
Se un tempo, per informarsi sulla politica, si leggeva Rinascita, oggi si legge Chi, e noi selezioneremo articoli provenienti da Chi e da giornali affini con la massima considerazione” chiosa serissimo Rondolino.

Speriamo che poi arrivino anche le inchieste, corsare e trasversali certo, ma abbastanza “serie” da scrollare un po’ il quadretto di mummie del ’992, che seguita a farsi chiamare “Seconda Repubblica”.

Fonti:
“The Front Page” il blog
“The Front Page” la videopresentazione di
Rondolino / Velardi
“Huffington a Trastevere: nasce The Front Page” dal blog di Zambardino su Repubblica.it
“Qui si spiega come dare le non notizie con stile” di Marianna Rizzini sul Foglio.it

Nell'immagine sopra la testata del blog.
L'articolo è tratto dal
blog di Aprile.

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