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VOTO
Per il partito del diavolo. Quello dei mercanti, delle mignotte, dei preventivi.

Che ha inventato il marketing e gli hippie. Principio vitale e creatore, maschio, della contemporaneità. Ora, però, sta perdendo dei colpi. Martiri e beghini non fanno altro che strillare di valori e verità. Tutte balle per il vecchio tiranno, avvezzo alla ruvida legge del business e a quella melliflua del piacere. Parole incomprensibili, sparate in tutto il mondo dalla comunicazione.

Il re si era illuso. Per anni aveva dimenticato: non era solo al suo arrivo. La comunicazione era sempre stata lì. Creatrice, femmina, dell’umanità. Il vecchio aveva creduto di dominarla e in effetti per lungo tempo era andata così. Non aveva più memoria di essere anch'egli una sua creazione. Una funzione. Lei poi se ne stava in un angolo. Zitta e buona, casa e bottega. 

Non aveva fatto una piega neanche quando le aveva portato a casa la tecnologia. L'arrivo della nuova amichetta sembrava non turbarla. Anzi: assecondava di buona lena ogni morbosità del veccho pervertito. Poi ci ha preso gusto e ha cominciato a giocare per sé. La nuova non le dispiaceva affatto, era una complice ideale. Efficiente, assecondava ogni voglia con pruriginosa meticolosità. E aumentava sempre la posta.

Dominata e dominatrice, allora, si sono messe a giocare insieme. Proprio sotto gli occhi del re, che non vedeva e si compiaceva: la partita era sempre più eccitante. Ma gli sguardi tradivano e il vecchio era costretto a rincorrere. Sempre più spesso non capiva e passava in rassegna prima l'una poi l’altra, a ripetizione, per afferrare qualcosa. La bocca spalancata.

Loro lo tranquillizzavano, gli facevano le coccole e lo mettevano a dormire. Era stato un re glorioso e non si meritava uno scherno manifesto. Dentro di loro, però, sapevano già come sarebbe finita.


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19 dicembre 2011

NON È UN PAESE PER TECNICI


“La verità è che l’Italia è stata fondata su basi marce e ci abbiamo mangiato tutti: evasori, statali che non facevano un cazzo e con il doppio lavoro magari si potevano permettere di cambiare una volta in più la macchina, così allo Stato tornava comunque indietro almeno l’Iva…”. Secondo Claudio il Tappezziere, economista di riferimento oltre che asso del tressette nel circolo
radical chic bolognese che frequento, c’è poco da fare.

L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro degli altri, quelli che “alla mattina escono di casa per tirar su la serranda, andare in fabbrica o fare qualunque cosa”. Quelli che tutte le volte che il Paese si trova nella merda, gira e rigira alla fine si trovano il conto da pagare. È successo nel 1992 con la mitica finanziaria di Amato, poi coi sacrifici per entrare nell’Euro, ora col salasso per tentare di tenerlo in vita.

Bonanni buca i media dicendo che la manovra finanziaria poteva scriverla anche suo zio perché coglie lo spirito dei tempi, che aleggia maggioritario in tutti i Bildenberg di basso borgo del Belpaese. La consueta ingiustizia sommaria che si salda all’impotenza atavica di un potere spuntato, anche se ammantato per l’occasione di sobrietà professorale, per mettere qualche toppa. L’Italia è sempre quella del Marchese del Grillo.

Presumibilmente il “sadismo professorale” del “bullo intellettuale” diventato premier a furor di Twitter, ritratto da Annalena Benini con impeccabile perfidia, ha contribuito ma non è stata la causa scatenante. Il duce in loden, senza amici nel Palazzo, è parso un toccasana proprio a causa del disprezzo manifesto con cui ha trattato l’odiata casta. Non è neppure colpa della stangata, alla fine se l’aspettavano un po’ tutti.

È stata quella raggelante sensazione di déjà vu, schiaffoni ai soliti noti mentre i furbi si squagliano, unita all’italianissima vigliaccheria del non ammettere la Caporetto delle sempiterne riforme perennemente annunciate. Il Commissario Monti, lo stesso che ha inchiodato Microsoft, è stato messo sotto scacco da tassisti e farmacisti di casa nostra, oltre che dal veto sull’asta delle frequenze televisive. Per ora, a sentir Passera, ma gli altri non hanno goduto del privilegio di tale dilazione.

“Poi anche questo ‘contributo di solidarietà’ per le pensioni d’oro… Se prendi centonovantanovemila euro l’anno niente, con duecentomila te ne fan fuori trentamila. Non potevano tassare in modo progressivo?” Il diavolo si nasconde nei dettagli, Claudio il Tappezziere mette di nuovo il dito nella piaga e s’infervora: “Posso dire una cosa? Voi che siete giovani perché non andate in piazza a protestare?”

Nel clima surreale di questo Natale 2011 in odore di austerity, anche la piazza è un’arma spuntata. L’hanno capito bene gli anarchici che hanno spedito la bomba a Equitalia: a memoria d’uomo non ricordo un attentato, peraltro così vile e meschino, che abbia goduto di tale popolarità. Non solo i social network ma pure i bar con la birra sono un tripudio di “hanno fatto bene, quelli sono proprio il peggio”.

La coincidenza di analisi, poi, tra opposti estremismi rende il clima ancora più sinistro e cupo. Anarchici e Boghezio, leghisti vestiti da operai in Parlamento e rifondatori del Pci che gridano al complotto delle banche, insieme a Ferrara, Feltri, Bossi, Vendola, Tremonti e Di Pietro e agli editorialisti del manifesto, i sindacati e la Mussolini. Come stupirsi, in un clima del genere, dei proiettili ai politici recapitati da nuovi brand terroristici che sgomitano per il loro posticino nel Tg delle otto?

E mentre anche il New York Times getta la spugna e ammette la sua delusione per la manovra di Monti, nel Belpaese la fiction post-berlusconiana in crisi d’identità si va a sovrapporre a una realtà sempre più recessiva e deprimente. Così può accadere che l’onorevole Scilipoti si metta in combutta situazionista con l’avvocato Alfonso Marra, esperto di signoraggio e leader del Partito d’azione per lo sviluppo, e con la show-girl Sara Tommasi per inscenare una campagna contro le banche.

Le immagini di Sara Tommasi, a braccetto con Scilipoti, che accenna allo striptease in mezzo alla strada e si fa ritrarre come mamma l’ha fatta per promuovere il pamphlet del Marra (onore condiviso con Lele Mora, Manuela Arcuri e Ruby Rubacuori) contro le banche affamatrici, acuiscono l’ésprit de décadence che esala dalle cronache. Come se il teatrino del vecchio impresario più amato dagli italiani avesse deciso di sopravvivergli e stesse progressivamente esondando nella realtà.

Il 2012 incombe…

L'articolo (con foto) è stato pubblicato su The FrontPage.

4 marzo 2008

BELLA DA PERDERE

Pare che manchi solo la matematica per la standing ovation delle decine di migliaia di volontari pro-Obama annidati tra le scrivanie di tutti i "media" d'America. Pare.

Leggo sul Corriere che secondo l'ultimo studio del Center for Media and Public Affairs, il Fighetto
fino ad oggi è stato spudoratamente «favorito dai giornalisti». Nei sondaggi Hillary – secondo il Center vittima della misoginia più sfrenata dei media - è riuscita a riportarsi in vantaggio in Ohio e anche a livello nazionale sta recuperando terreno nei confronti di Obama. Delle cinque indagini pubblicate ieri, quattro la danno avanti in Ohio, tra i quattro e i dodici punti. Serrata la lotta anche in Texas, dove Obama sembra avere perso il vantaggio degli ultimi giorni.

Lui fa finta di niente, anche se un secondo un documento segreto dell’ambasciata canadese in Usa il suo principale consigliere economico, Austan Goolsbee, avrebbe rassicurato il governo canadese che le sue recenti critiche anti-Nafta, (l’accordo di libero scambio tra Usa, Canada e Messico che ha messo in ginocchio l’economia dell’Ohio) sono solo chiacchiere elettorali, buone solo fino a domattina.

Massimo snobismo anche sul processo a
Tony Rezko, partito ieri a Chicago. E dire che l’immobiliarista dell’Illinois, accusato di riciclaggio, tentata estorsione, frode e corruzione, si era mostrato ben più sensibile nei confronti di Obama, sborsando quattrini per finanziare anni di campagne elettorali. Secondo Robert Novak, il Fighetto avrebbe legami anche con Nahdmi Auchi, miliardario iracheno che vive a Londra ed è stato condannato per riciclaggio di denaro sporco. Pecunia non olet, o no? Silenzio.

Sto cominciando a scaldarmi
Ha commentato Hillary, ma la partita è davvero in salita. Bella da vincere, come si dice al tressette. Vediamo tra qualche ora.

6 novembre 2007

EXIT STRATEGY


Flynt se n'è andato.
Ha mollato Bologna ed è tornato a Sogliano Cavour, in provincia di Lecce, il paese da dov'era venuto dodici anni fa. Ieri cominciava a lavorare come farmacista, quello per cui ha studiato.

Nel frattempo a Bologna ha fatto (anche) altro. L'articolo del giornale locale che riporto sopra illustra la sua attività di politico/biassanot che Mingo, al tavolo del tressette, aveva sintetizzato con "capo dei buttafuori dei Ds".
Già perché Flynt, ribattezzato come il compare di Silver per la sua curiosa disponibilità/attitudine ad accettare di buon grado di fare il capitano in imprese impossibili, è stato per due anni il mio compagno di tressette
e tutti i giovedì - al Millenium d'inverno e a Cà de' Mandorli d'estate - abbiamo bastonato senza pietà gli improvvidi avversari che si alternavano senza requie davanti a noi (si giocava per ore).

Come si dice? La festa è finita, gli amici se ne vanno. Il tavolo non c'è più, il mio compagno fa il farmacista a Sogliano Cavour, Bologna sembra Milano. Che exit strategy sia.

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