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VOTO
Per il partito del diavolo. Quello dei mercanti, delle mignotte, dei preventivi.

Che ha inventato il marketing e gli hippie. Principio vitale e creatore, maschio, della contemporaneità. Ora, però, sta perdendo dei colpi. Martiri e beghini non fanno altro che strillare di valori e verità. Tutte balle per il vecchio tiranno, avvezzo alla ruvida legge del business e a quella melliflua del piacere. Parole incomprensibili, sparate in tutto il mondo dalla comunicazione.

Il re si era illuso. Per anni aveva dimenticato: non era solo al suo arrivo. La comunicazione era sempre stata lì. Creatrice, femmina, dell’umanità. Il vecchio aveva creduto di dominarla e in effetti per lungo tempo era andata così. Non aveva più memoria di essere anch'egli una sua creazione. Una funzione. Lei poi se ne stava in un angolo. Zitta e buona, casa e bottega. 

Non aveva fatto una piega neanche quando le aveva portato a casa la tecnologia. L'arrivo della nuova amichetta sembrava non turbarla. Anzi: assecondava di buona lena ogni morbosità del veccho pervertito. Poi ci ha preso gusto e ha cominciato a giocare per sé. La nuova non le dispiaceva affatto, era una complice ideale. Efficiente, assecondava ogni voglia con pruriginosa meticolosità. E aumentava sempre la posta.

Dominata e dominatrice, allora, si sono messe a giocare insieme. Proprio sotto gli occhi del re, che non vedeva e si compiaceva: la partita era sempre più eccitante. Ma gli sguardi tradivano e il vecchio era costretto a rincorrere. Sempre più spesso non capiva e passava in rassegna prima l'una poi l’altra, a ripetizione, per afferrare qualcosa. La bocca spalancata.

Loro lo tranquillizzavano, gli facevano le coccole e lo mettevano a dormire. Era stato un re glorioso e non si meritava uno scherno manifesto. Dentro di loro, però, sapevano già come sarebbe finita.


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22 giugno 2011

IL FUNERALE DI THOR


A un certo punto ho scoperto il silenzio. È stato nel momento della serata in cui le chiacchiere allegre davanti alla brace avevano ceduto il passo a un più informale e anarchico flusso di racconti, mozziconi di biografie, aneddoti, sogni. Colonnine di fumo, resti di vino e di dessert incorniciavano gli ultimi scampoli di una tranquilla grigliata fra amici, a poche centinaia di metri dal mare e dalla pineta, nella nostra casa di giugno. Mentre i discorsi si facevano sempre più rarefatti e trasognati mi sono reso conto che, intorno a noi, regnava un silenzio irreale.

Poi un grido lamentoso e acuto ha squarciato l’ovatta sonora, che sembrava essersi impadronita del mondo intorno al nostro tavolo, e tutti ci siamo guardati. Giusto il tempo per sentire il secondo e il terzo, poi un altro e un altro ancora. Bambini? No, gatti. Sembrava che l’intera popolazione felina del circondario avesse intonato un salmo, vagamente funereo. Intorno e sotto a questo malinconico, a tratti straziante, miagolìo il silenzio più marziano continuava a farla da padrone.

Noi commensali ci guardavamo furtivi ed eravamo costretti a interrompere ogni due secondi la conversazione. Il silenzio faceva da contraltare a quell’assurdo coro felino, scattato all’unisono in quattro e quattr’otto. L’assoluta assenza di rumore di fondo, in un borgo di villeggiatura per di più, rendeva quel canto ancora più poderoso e suggestivo. I gatti erano stati lesti a occupare quel vuoto sonoro per imporre la loro agenda, come i cani del “telegrafo del mattino” nella Carica dei 101. Già, ma quale?

Thor era arrivato da soli tre soli giorni ma, contrariamente ad ogni pronostico, era già riuscito a farsi rispettare a suon di martellate feline ai bulletti del quartierino balneare. Lui, che sembrava un gatto dei cartoni animati, icona maschile di goffaggine buffa e tenera, che era riuscito a ruzzolare da ogni tetto, balcone, terrazzo e rimanere incolume. Lui, che si credeva un cane, dava la zampa in segno di affetto e riportava le carte dei cioccolatini ansimante, e aveva insegnato i trucchi del mestiere a mio figlio. Thor aveva incontrato una macchina proprio davanti al cancello di casa, dove stava rincasando dopo la sua terza notte di libertà, dopo quattro anni di prigione dorata di coccole, croccantini, bocconcini e topini di stoffa.

Il fesso e il sognatore, che albergano stabilmente in me, mi hanno fatto credere che si trattasse di un saluto. Che quel miagolìo, scoppiato improvvisamente in mezzo all’assordante silenzio della riviera, fosse l’estremo commiato all’ultimo arrivato. L’onore delle armi, magari con lo zampino di Rebecca, sua compagna di reclusione e madre dei (dubbi) figli che Thor ha tirato sù con vero amore. Tempo di un altro sguardo, a tavola, e alcune pesanti “s” romagnole hanno preso prepotentemente possesso della scena. I gatti si sono ammutoliti di colpo e il nostro dopocena è ripiombato nella tranquillità di un sabato sera fra amici.

Il mio amico nero, che quando era cucciolo mi si addormentava affusolato intorno al collo, se n’è andato, ma niente mi cancellerà dalla testa questi ultimi suoi tre giorni, a coda dritta e muso in su. Thor che tornava fiero dalle sue scorribande notturne, mi si accartocciava tra le gambe e si addormentava insieme al mio respiro.

Nella foto Thor, Mastro di Porta, a guardia della mia tribù. Due anni fa.

25 marzo 2009

LEONIDA!!! / 2


Ieri era il suo primo Complemese e l'ha festeggiato superando i 5 chili, tra poppate colossali, "ruttini" da osteria e scorreggie epocali (Vanessa si ostinava a credere che fossi io a tuonare, poi l'ha sentito e ha fatto la faccia a punto interrogativo / esclamativo).


Thor (11 chili) e Rebecca sembrano aver metabolizzato il nuovo acquisto e ogni tanto, con studiata parsimonia, si arrischiano ad annusare / zampettare il cucciolo umano di casa.
Quando si dorme però, spesso si dorme tutti insieme (come sopra).


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4 marzo 2009

LA MIA TRIBÙ


Vanessa sta dormendo di fianco a me, abbracciata a Leonida che scorreggia come un cannoniere.

Rebecca mi unisce a loro - sdraiata di schiena, appoggiata al mio piede e alla schiena di Leo - e ronfa della grossa pure lei.
Thor, l'incompreso in primo piano, naturalmente è in giro a far dei danni.


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31 ottobre 2008

HAPPY HALLOWEEN


Da
Vanessa, Thor, Rebecca, 4 millimetri.
E da me (anche se non sono stato disegnato).


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24 agosto 2008

PIOVONO MICI


Dopo che anche Wednesday se ne sarà andato (la prima settimana di settembre), forse ci sentiremo un po' soli.

C'eravamo abituati a un tale afffollamento di miciotti che ora tre gatti in casa sembrano già pochi, figuriamoci due. Per fortuna che Thor, nonostante pigrizia e tontaggine congenite, sta ricominciando a trombare Rebecca, che quindi - a occhio e croce - fra al massimo tre mesi sfornerà una nuova cucciolata.
Prima ancora di vederli, tra amici e contatti via web ce ne hanno già prenotati due - veri e propri futures di miciotti - così, sulla fiducia.

Intanto nella gara a chi casca più spesso (bruciandosi in fretta le proverbiali sette vite) Thor conduce con tre voli a peso morto contro uno di Wednesday, che per fare il duro dopo faceva finta di non zoppicare, e uno di Tontaggine, che è scarabaltata dalla terrazza mentre si rotolava in cerca di farfalline immaginarie.
Lei ci ha lasciato già da quindici giorni per una bimba molto dolce e una casa in mezzo al verde.

Nella foto Thor il Tonto,
Mastro di Tetti, scruta l'orizzonte, spalmato su uno dei camini che svettano sopra casa.


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11 giugno 2008

MADRE REBECCA DI RUSSI


Ha poco più di un anno e il 9 luglio ha partorito per la prima volta: sei cuccioli bellissimi.
Cinque sono sani, salvi e sparnazzatissimi e
le stanno sempre appiccicati, Ariel invece non è arrivato.
Era nero come suo babbo Thor e ieri ha raggiunto Lilith, nella selva sotto cui riposa.

Della tribù due sono tigrati (come il nonno paterno) e stanno sempre culo a culo, non si scollano mai, dormono un sacco e cercano di prendere più coccole possibili, ma rimanendo sempre attaccati.

Uno invece mangia in continuazione, da quando è venuto al mondo non ha mai smesso di ciucciare. Gli altri ogni tanto si distraggono, chiedono le coccole, frignano, lui no. Ciuccia come un'idrovora.

Tontaggine è quello uscito per primo. Dai tratti somatici non si direbbe, ma come carattere sembra aver preso anche lui da Thor. Fa sempre il contrario degli altri, non per anticonformismo, è in un viaggio tutto suo fatto di maglioni da succhiare (e pazienza se non esce latte e viene da starnutire) e pareti in cui sbattere il naso (la cuccia è troppo grande per non perdersi).

L'ultimo ad uscire forse deve la vita a Ariel. Rebecca era distrutta, ne aveva già sfornati quattro quando è arrivato Ariel. Grande, grosso e girato di culo, alla fine si è incastrato.
Rebecca a un certo punto, quand'era troppo tardi evidentemente, ha smesso di spingere e ha aspettato. Forse in questo modo è riuscita a conservare le ultime energie, fatto sta che (dopo il sacrificio di Ariel) è uscito l'ultimo disgraziato, di botto, tanto stropicciato che sembrava un cucciolo di pennuto.

Rebecca è stata grande, piccina (di stazza e di età) com'è, e non si è praticamente mai scomposta. Io sono arrivato poco prima che partorisse il quarto e Vanessa mi ha raccontato che, quando è stato il momento, è arrivata, le ha buttato lì un paio di miao più espliciti del solito (hai capito o no che devo sfornare?) e si è messa nella sua cuccia, all'opera.

Vanessa durante il parto mi ha lasciato di sale (anche se non lo sa). Credo che ogni maschietto non possa che provare uno stupore quasi religioso di fronte alla potente meraviglia di due femmine di specie diverse, insieme nel momento più importante e sacro.

Ora però comincia il bello: una palla
miagolante di pelo, piscio e merda è pronta a scatenarsi in tutta la casa. Ci sono un sacco di fili da succhiare, mobili da masticare, angoli in cui pisciare.
All'arrembaggio distruggitori!

Nella foto Madre Rebecca di Russi, la sera del 9 giugno.


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6 aprile 2008

REBECCA È SCAPPATA DI NUOVO


Era tornata ieri notte, nera come uno spazzacamino, dopo due giorni in giro per Russi a cercar uccelli.
Ha mangiato come una bestia, si è fatta curare occhi e orecchie (la vita dell'avventuriera ha il suo prezzo) e ha preso le coccole tutto il giorno. Non si è fatta mancare niente, anche una pisciatina sul mio pigiama tanto per non perdere il vizio.
Poi, pochi minuti fa, è ripartita.

Thor che è un po' tonto non se n'è ancora accorto.
E dire che ha passato due giorni d'inferno tra sensi di colpa per la virilità mancata (e mancante) e semplice preoccupazione per la sorte sua avventurosa compagna di giochi. Lui è cresciuto in casa a differenza della trovatella Rebecca che durante il viaggio da Bologna a Russi, quando passavamo di fianco a tanto verde alzava il musetto con lo sguardo sognante.

Speriamo torni di nuovo, ci manca molto quando è via, anche se possiamo solo immaginare quanto se la spassa la zoccola!

Nella foto il ritorno della guerriera, ieri notte, alla fine del secondo piatto spazzolato.


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16 marzo 2008

IL CIELO SOPRA RUSSI


Oggi dal mio lucernario ho visto quanto rapidamente è cambiato il tempo.
Stavo lavorando, gambe incrociate sul letto con Thor e Rebecca a fare da sentinelle, e ogni tanto alzavo gli occhi e sbirciavo dalla finestrella. Sopra di me il sole e le nuvole si rincorrevano a ritmo forsennato, poi il primo ha cominciato a prevalere sempre più spesso, fino alla vittoria definitiva nel pomeriggio.
A sera il vento aveva spazzato via ogni resistenza, il cielo era limpido i colori splendidi: l'ideale per andare da Remo a prendere una birra per me e un cappuccione per Vanessa, che deve lavorare ancora a lungo.

Da Remo nessuna traccia del patacca del bar che mi ha copiato il look l'altro giorno. Ero così orgoglioso del mio spezzato estremista jeans sdruciti / gessato regimental / clark che quando sono arrivato al bar (dopo due giorni a Frosinone e Roma con Ciube) e ho visto il patacca vestito come me (in versione patacca ovviamente) ci sono rimasto di sale.
Sarò un patacca anch'io? Mi sono sorpreso a domandarmi, perlesso.

Birra alla mano, mi sono  accomodato al bancone con La Stampa di oggi.
Qui in Romagna, oltre a Mazzini, Garibaldi, Mussolini e Malatesta, hanno anche la bella abitudine di prendere La Stampa in tutti i bar, il giornale più decente in circolazione infatti è allegato al Corriere di Romagna. Sul quotidiano di Torino oggi c'era disfatta morale, un articolo di Barbara Spinelli sul penoso imbarazzo delle cancellerie democratiche sul massacro cinese in Tibet e sugli esiti disastrosi di quasi sette anni di politica di guerra dei cosiddetti neocons europei e nordamericani.

Il massacro dei monaci (ieri birmani, oggi tibetani) è uno schiaffo alla nostra falsa morale democratica (più o meno da esportazione), a cui non siamo in grado di reagire neanche con la verve dimostrata all'epoca della decapitazionne delle statue del Buddha in Afghanistan da parte dei talebani brutti e cattivi. Sempre buddhisti, sempre pacifici, sempre vittime, ma stavolta in carne ed ossa. Più di cento vittime, pare, in Tibet oggi, più di ducento in Birmania lo scorso settembre.
Stesso penoso balletto diplomatico, stesso sacro terrore di perderci i piccioli della locomotiva cinese, stessso squallido allineamento alla ragion di stato, vera e propria condanna della nostra civiltà.

In questo miserabile tramonto dell'Occidente solo i cattivi fanno i cattivi sul serio. Putin ha abolito le regioni per decreto, le teocrazie continuano a lapidare le adultere e la Cina (oltre a sparare sui monaci indifesi) sta oscurando YouTube da tre giorni, pare per ripicca. Alla faccia della globalizzazione.
Le democrazie, invece, dimenticano che se non sono loro a dare una mano alla voglia di libertà per cui i monaci muoiono in silenzio, avranno ragione le dittature. Prima dei monaci, poi delle democrazie.

Là sopra, fuori dal mio lucernario, sembra davvero un brutto mondo; ma qui a Russi l'aria sa già d'estate.

11 marzo 2008

FROM RUSSI WITH LOVE



Oggi sono rimasto a casa a lavorare.
Dovevo scrivere trecento strategie di comunicazione diverse, tutte oggi, tutte per clienti miei/nostri: sto tirando di lungo da quasi dieci ore. Al piano di sotto, nel nostro nuovo studio, Vanessa disegna e fa la grafica di svariati lavori (alcuni li stiamo facendo insieme), intanto trangugia enormi cappuccini.

Thor e Rebecca (i gatti che vivono con noi) sono al settimo cielo, tutti questi metri quadrati da annusare, correre e pisciare non li avevano mai avuti tra le zampe. Ieri sera quando sono arrivato da Bologna, verso le 9mezza, il furbastro era riuscito a rimanere fuori  casa, non si sa come. Sentivo un miagolìo straziante e speravo fosse un altro micio che corteggiava Rebecca. Macché era Thor il tonto che, oltre a non trombare, fa l'esploratore poi si caga sotto: quando l'abbiamo fatto entrare si è precipitato sul letto, esausto, e non si è più mosso.

Vanessa ed io viviamo ancora tra i cartoni (che sono molto diminuiti però) e ci vestiamo come capita (almeno io). Oggi lei ha trovato le mie vecchie All Star rosse, che mi sono messo per andare in giro per il centro a scoprire che i macellai (tutti) sono chiusi il martedì-mercoledì-giovedì pomeriggio. NIente castrato stasera, vacca boia.
Ho già individuato il matto del paese e alcune cartoline non indifferenti, tra cui il pizzaiolo mesto (ma bravo) di Imola dietro casa, che abbiamo già ufficialmente adottato.

Ci stiamo ambientando, nella nostra Twin Peaks di Romagna si sta bene e c'è sempre un gran bel cielo. Domani però riparto alla volta di Bologna (prima), di Frosinone e Roma (giovedì-venerdì).
Le Lance Libere (nell'immagine il logo) sono in gran sfrombolo, non c'è che dire.


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3 marzo 2008

LA PRIMAVERA DI RUSSI


Mentre Thor sta nascosto sotto il piumone, Rebecca piscia ed esplora la casa (è gigantesca almeno secondo i parametri nostri) e Vanessa apre cartoni (quasi 100 alla fine) e organizza, io lavoro sul mio mac e guardo in sù.

Dopo l'uno/due trasloco asma (ho cominciato a star male appena ho scritto che non prendevo più il Ventolin da quasi un mese, un genio), ieri e oggi il global warming ci ha regalato un trailer di primavera, che qui in Romagna sapeva già di mare, prosciutto e squacquerone.
Da domani Bologna, lavoro e neve.

Nella foto la finestra del nostro soppalco.

25 gennaio 2008

DIETRO LA LINEA GOTICA


Come al solito.
Manuel s'è fatto di nebbia, Vanessa ed io lavoriamo/cazzeggiamo di fronte ai nostri due mac, a un metro di distanza. Dietro di noi Rebecca e Thor cercano di accoppiarsi per la prima volta.
O meglio: Rebecca (femmina) cerca di convincere Thor (masculo) a smettere di giocare con il suo amico immaginario topo o con i cartoni del nostro trasloco e a fare l'uomo.
Senza troppi successi, sinora.

Ogni tanto capito sulle news del Corriere o della Stampa e m'incazzo. Quando Vanessa mi sente smadonnare, le torna in mente e s'incazza anche lei.
Leggere l'Italia oggi fa schifo, anche sui "media" italiani. Dobbiamo aver toccato davvero il fondo.

Barro me lo segnala, nell'ultima di tre mail una più incazzosa dell'altra, con un esempio piuttosto calzante

...e Montezemolo, per una volta (anzi, per la precisione per la seconda volta) ha detto una cosa giusta:
"...Noi contro il pizzo mentre Cuffaro resta al suo posto..."

Ciccio, in che cazzo di paese viviamo?


Già, in che cazzo di paese viviamo?
Forse nello stesso in cui Bagnasco può avverare, in questa giornata in cui è stata raggiunta una sconosciuta vetta di miserabilità politica ed istituzionale, l'adagio popolare
la prima gallina che canta ha fatto l'uovo,

dichiarando le sue minchiate ai "media" untori. E perdendo l'ennesima buona occasione per tacere ed evitare di rendere patetico sé stesso e l'abito che indossa con frasi tipo:
la Cei non si occupa di politica.


In mezzo al trionfo della realtà su una scala più sottile che si impossessa del cervello dei leaders dei millecinquecento partiti, l'unico che svetta come un faro nella nebbia, rimane Prodi che dichiara placido
ho perso, farò il nonno.

Prendessero esempio da lui i gerontocrati ignoranti e arroganti che occupano istituzioni, atenei, scuole, imprese, sindacati, partiti, "media"; fino all'esalazione dell'ultimo respiro.

Poi ci sono alcuni, solo alcuni, che sfidano il ridicolo per tentare di sventare il peggio: andare a votare con questa allucinante legge elettorale, architettata dalla gestione Avanzo di Balera&Co. con l'unico scopo di stroncare sul nascere qualunque tentativo di governare da parte del centrosinistra (e usata da tuttii, centrodestra e centrosinistra, per piazzare amici, parenti e conoscenti, grazie all'impossibilità per gli elettori di scegliere i propri candidati).

Certo l'Avanzo di Balera e il suo balilla ritrovato vorrebbero andare a votare subito. Domani.
Si capisce: come farebbero sennò a sbatterci
di nuovo in galera per una canna, a precarizzare ancora di più il lavoro e a dare 150 anni di Guantanamo per un mp3 scaricato, mentre sono impegnati a depenalizzare i reati che li riguardano e a mettere fuori legge tutto ciò che li minaccia?
E gli altri? Ne parliamo?
Devo davvero ridurmi a sperare in Casini e Buttiglione?

Dice, tu vuò fa' l'americano.
Che ci posso fare se le buone notizie arrivano da oltreoceano? Ogni tanto tra l'altro fa piacere essere smentiti.

E comunque mi scoccia parlare così. Esterofilia e cinismo oggi suonano insopportabilmente gratutiti. Ha ragione Vanessa quando dice che
c'è bisogno di speranza adesso.

Vero, ma se la realtà è questa qua e le facce sono quelle lì, mi sa che non c'è proprio un cazzo da fare.
Fortuna che il Comandante Bulow se n'è andato in tempo per evitarsi questo spettacolo penoso.

Bisogna solo sperare di non averne bisogno più, di comandanti bulow, ma fuori è un brutto mondo e non mi sento in grado di rassicurare neanche su questo.

Occorre essere attenti, per essere padroni di sè stessi occorre essere attenti,

la mia piccola patria dietro la Linea Gotica sa scegliersi la parte
: qui.


La foto della 31sima Brigata Garibaldi a cavallo l'ho presa qui.

16 settembre 2007

THOR E REBECCA


Lui (sulla sinistra nella foto) è nato il 9 giugno, ha una zampa fasciata e ogni notte dorme sopra la mia testa. Lei (sulla destra) è una trovatella di circa 4 mesi e aveva la febbre e le pulci. Ogni volta che scorge una mano nei paraggi si mette a fare le fusa.
Thor le soffiava minaccioso, da vero duro, poi ci siamo accorti che soffiava anche alle crepe del muro e al gatto adesivo sul frigo della veterinaria. Dopo un po' di zampate in bocca, Rebecca l'ha messo tranquillo.
L'altro ieri hanno cominciato a mangiare nello stesso piatto.


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12 settembre 2007

V-YEAR


Sono tornato ieri notte, stamattina sono già a Ferrara. Dopo 5 giorni a Marina di Camerota
e un pomeriggio di lavoro a Roma, la profezia di Maria Brigida si è avverata: l'eurostar delle 20.30 per Bologna, oltre ad essere l'ultimo è davvero il più merdoso della tratta. E come annunciato, dopo essersi fermato a Chiusi, Arezzo, Firenze e Prato, si è fermato. Senza motivo apparente, dopo l'ultima sosta ha smesso di camminare ed è arrivato in ritardo. Tre treni su tre, in ritardo, ieri. Terzomondo ferroviario.

Back in Gotham
Sono arrivato a Bologna a mezzanotte e il taxista, canuto con codino e "giornalista trombato" (dice), ha alluvionato insulti su Prodi e D'Alema dal primo all'ultimo metro del tragitto. Quando mi sono azzardato a dire "io l'ho votato e gli ho fatto campagna elettorale e sono pure libero professionista" ha sentenziato "Dio ti punirà per questo" "ci ha già pensato la dichiarazione dei redditi", ho risposto mesto prima di infilare l'uscio di casa. Dove mi aspettavano Vanessa e Thor, appena arrivato.

A Marina
Ero ospite dai miei genitori. Vittorio la prima volta che è venuto aveva 21 anni. Correva il 1961 e ci finì sbagliando strada, diretto in Sicilia. Negli utlimi 46 anni ci è tornato spesso (almeno 30 volte), così alla fine il vicesindaco Amerigo gli ha dato la cittadinanza onoraria. Margherita viene solo da 43 anni, ma è la memoria storica di famiglia. Lunedì sera, mentre ci godevamo l'ultimo tramonto sulla spiaggia del Mingardo, mi ha raccontato le avventure di mezzo secolo di Marina. Intanto un baldo giovanotto mi puntava, come un bracco, a pochi metri di distanza, senza distogliere lo sguardo un attimo.

C'erano anche Umberto e Lisa, amici di Bolzano che hanno chiamato la loro unica figlia Marina. Lui era con mio padre nel 1961 e una volta è venuto anche per Capodanno. Ero con loro e con i miei a Cala Bianca quando un'ape si è sdraiata sopra i miei infradito giapponesi. Schiacciata, mi ha punto. Mai sentito tanto prurito in vita mia, in tutto il corpo, da strapparsi i capelli. Poi hanno preso a gonfiarsi le labbra (sembravo la Parietti) e la faccia e mi hanno portato via in ambulanza. Tre ore sotto flebo e una sera senza Falanghina. Non sono mai stato allergico ma "c'è sempre una prima volta", come ha osservato il medico. Nel 2007 marcio, naturalmente.

Grilli (s)parlanti
Non avevo la connessione (infatti non ho aggiornato il blog) quindi leggevo la Pravda. Tutte le mattine. Ho seguito il v-day sulle colonne d'inchiostro che puzzavano di novecento come mai prima d'ora. Fa impressione leggere di rivoluzione tecnologica, interattività, blogosfera sui giornali di carta. Sembra di essere due anni avanti, ma sono indietro loro. Che figura di merda che hanno fatto. Tutte le tv e i giornali ad ammettere, specificare, analizzare. Di quel mondo si vedono i titoli di coda. Di questo devo ringraziare Grillo. E sarei andato a firmare per l'ambiente, contro la Telecom e per quasi tutte le sue battaglie.

Ma vietare a chi ha avuto guai con la giustizia di candidarsi in Parlamento, nonostante l'audience, per me signifca essere di destra: il 99 per cento dei carcerati sono poveracci. Che differenza c'è fra questo e l'altra  uscita di Amato e soci contro lavavetri, mignotte, accattoni? Fuori gli Ultimi dai maroni è l'unica cosa che mette tutti d'accordo (a parte la Chiesa)?

L'ape maia l'ho trovata qui.

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