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VOTO
Per il partito del diavolo. Quello dei mercanti, delle mignotte, dei preventivi.

Che ha inventato il marketing e gli hippie. Principio vitale e creatore, maschio, della contemporaneità. Ora, però, sta perdendo dei colpi. Martiri e beghini non fanno altro che strillare di valori e verità. Tutte balle per il vecchio tiranno, avvezzo alla ruvida legge del business e a quella melliflua del piacere. Parole incomprensibili, sparate in tutto il mondo dalla comunicazione.

Il re si era illuso. Per anni aveva dimenticato: non era solo al suo arrivo. La comunicazione era sempre stata lì. Creatrice, femmina, dell’umanità. Il vecchio aveva creduto di dominarla e in effetti per lungo tempo era andata così. Non aveva più memoria di essere anch'egli una sua creazione. Una funzione. Lei poi se ne stava in un angolo. Zitta e buona, casa e bottega. 

Non aveva fatto una piega neanche quando le aveva portato a casa la tecnologia. L'arrivo della nuova amichetta sembrava non turbarla. Anzi: assecondava di buona lena ogni morbosità del veccho pervertito. Poi ci ha preso gusto e ha cominciato a giocare per sé. La nuova non le dispiaceva affatto, era una complice ideale. Efficiente, assecondava ogni voglia con pruriginosa meticolosità. E aumentava sempre la posta.

Dominata e dominatrice, allora, si sono messe a giocare insieme. Proprio sotto gli occhi del re, che non vedeva e si compiaceva: la partita era sempre più eccitante. Ma gli sguardi tradivano e il vecchio era costretto a rincorrere. Sempre più spesso non capiva e passava in rassegna prima l'una poi l’altra, a ripetizione, per afferrare qualcosa. La bocca spalancata.

Loro lo tranquillizzavano, gli facevano le coccole e lo mettevano a dormire. Era stato un re glorioso e non si meritava uno scherno manifesto. Dentro di loro, però, sapevano già come sarebbe finita.


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22 giugno 2010

UN TELEFILM SFIDA LE MAJOR


Ogni serie tv di culto, da Lost in giù, ha trovato nella Rete l’arena della consacrazione o della disfatta. È all’interno di blog, forum e social network che, sempre di più, viene decretato il successo dei nuovi telefilm che stanno colonizzando i palinsesti tv di tutto il mondo. E in Rete centinaia di migliaia di persone, in ogni angolo del pianeta, si scambiano (in p2p, pratica assai diffusa e solitamente non legale) puntate e sottotitoli. Le serie più scaricate di solito sono anche quelle più viste dal pubblico televisivo, che socializzerà in Rete impressioni e giudizi.

Adesso però l’evoluzione ha fatto un balzo in avanti. Pioneer One è la prima serie tv scaricabile gratis ma legalmente grazie alla tecnologia torrent, creata da Josh Bernhard e Bracey Smith come esplicita sfida allo strapotere delle major. Alla vista del primo episodio è collegata la richiesta di una donazione (quota minima 5 dollari) che serve per raggranellare la cifra necessaria agli altri episodi che completano la prima stagione della serie (che tratta delle indagini su un oggetto non indentificato atterrato in Canada, con a bordo un personaggio misterioso).

Pioneer One è scaricabile attraverso VODO, la piattaforma dedicata alla distribuzione di prodotti tramite torrent che ha già prodotto The Lionsgate (il primo film diffuso tramite peer-to-peer), mentre i sottotitoli sono realizzati da Italian Subs Addicted. Grazie alla partnership delle portaerei di torrent tipo Eztv e The Pirate Bay, il file del primo episodio della serie viene diffuso in tutto il mondo e le previsioni si aggirano intorno al milione di download.

Sulla pagina del sito in cui si scarica la prima puntata, di fianco ai quattro pulsanti “donate” (5, 10, 25 e 100 dollari) viene indicato il “donation target”, l’obiettivo del fund raising in corso e lo stato delle donazioni (aggiornato alle 8 e 15 pm del 20 giugno): 5438 dollari raccolti su 20.000 (quello che serve per produrre le prossime tre puntate). Fortuna (per le major) che alle star obamiane (George Clooney e Brad Pitt su tutte) non è ancora venuto in mente qualcosa del genere.

L'articolo è stato pubblicato su The FrontPage.
L'immagine è stata presa qui.

2 marzo 2010

MANETTE IN RETE

"Mi chiedono di dire quanti siamo, mi chiedono i numeri, io rispondo chissenefrega! La piazza è completamente piena, piena quanto lo era per la manifestazione sulla libertà di stampa. Quanti erano allora? 200 mila? Noi siamo quanti loro". Questo il Gianfranco Mascia-pensiero, dopo la manifestazione di Piazza del Popolo. "Ma i numeri non sono importanti importante è essere qui. In modo indipendente dai partiti". Specificava poco prima il Mascia, che è uno dei portavoce del movimento che aveva trionfalmente annunciato alla vigilia di essersene liberato (dei partiti) anche dal punto vista finanziario, grazie al fund-raising online. Al netto di portavoce e pr (che risultano essere più o meno gli stessi da almeno un paio di “movimenti”) è un fatto (e a suo modo un evento) che un brand nato in Rete ha messo in fila (sotto il palco) Rosy Bindi e Emma Bonino, Di Pietro e Pannella, Vendola e il Pd, Rifondazione e i Verdi, tutti. A parte Casini.

 

Ironia della sorte, mentre le opposizioni politiche e sociali (ri)unite si accodano, sostanzialmente acritiche, al “popolo viola” contro le iniziative del governo sulla giustizia e a difesa della magistratura, sono proprio due libere toghe a emettere due storiche sentenze (che condizioneranno pesantemente il dibattito politico) contro due simboli (opposti ma non troppo) della Rete libera: Google e The Pirate Bay.

 

La sentenza di Milano contro Google, che ne ha condannato i dirigenti per violazione della privacy per il video delle violenze sul bimbo down, mette in discussione il principio cardine della neutralità dell’intermediario (che permette agli utenti di partecipare, liberamente) con conseguenze potenzialmente devastanti, innanzitutto in termini economici (l’ambasciatore USA in Italia si è detto “negativamente colpito dalla sentenza”). Il Tribunale di Bergamo invece ha obbligato tutti i providers italiani a oscurare l’accesso a The Pirate Bay, lo storico portale svedese (che ha dato i natali al Partito Pirata, 7% alle ultime Europee) tramite cui gli utenti si scambiano file audio o video. Motivo: accesso (indiretto) a prodotti protetti dal copyright. I pirati (e i manager di Google, come prima Craxi & Co. e prima ancora chi ospitava un amico di un amico di un brigatista) non potevano non sapere.


L'articolo è stato pubblicato su The Front Page.
La foto l'ho trovata qui.

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