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VOTO
Per il partito del diavolo. Quello dei mercanti, delle mignotte, dei preventivi.

Che ha inventato il marketing e gli hippie. Principio vitale e creatore, maschio, della contemporaneità. Ora, però, sta perdendo dei colpi. Martiri e beghini non fanno altro che strillare di valori e verità. Tutte balle per il vecchio tiranno, avvezzo alla ruvida legge del business e a quella melliflua del piacere. Parole incomprensibili, sparate in tutto il mondo dalla comunicazione.

Il re si era illuso. Per anni aveva dimenticato: non era solo al suo arrivo. La comunicazione era sempre stata lì. Creatrice, femmina, dell’umanità. Il vecchio aveva creduto di dominarla e in effetti per lungo tempo era andata così. Non aveva più memoria di essere anch'egli una sua creazione. Una funzione. Lei poi se ne stava in un angolo. Zitta e buona, casa e bottega. 

Non aveva fatto una piega neanche quando le aveva portato a casa la tecnologia. L'arrivo della nuova amichetta sembrava non turbarla. Anzi: assecondava di buona lena ogni morbosità del veccho pervertito. Poi ci ha preso gusto e ha cominciato a giocare per sé. La nuova non le dispiaceva affatto, era una complice ideale. Efficiente, assecondava ogni voglia con pruriginosa meticolosità. E aumentava sempre la posta.

Dominata e dominatrice, allora, si sono messe a giocare insieme. Proprio sotto gli occhi del re, che non vedeva e si compiaceva: la partita era sempre più eccitante. Ma gli sguardi tradivano e il vecchio era costretto a rincorrere. Sempre più spesso non capiva e passava in rassegna prima l'una poi l’altra, a ripetizione, per afferrare qualcosa. La bocca spalancata.

Loro lo tranquillizzavano, gli facevano le coccole e lo mettevano a dormire. Era stato un re glorioso e non si meritava uno scherno manifesto. Dentro di loro, però, sapevano già come sarebbe finita.


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14 dicembre 2010

IL GIORNO DEI GIUDIZI

“I manifestanti, studenti arrivati da ogni angolo del Paese, sfasciano i vetri del ministero del Tesoro, bruciano cartelloni con l’effige di Nick Clegg e lanciano mazze di legno e palle da biliardo contro la polizia che carica. Hanno cappucci, sciarpe, passamontagna. In tanti sono lì per combattere. «Bastardi, bastardi, bastardi». Un’onda che si alza con forza, si allarga fino a Oxford Street, davanti ai negozi di moda, semina il panico tra i turisti che fanno compere in mezzo alla cascata di luci di Natale e finisce simbolicamente per abbattersi sull’incarnazione fisica dell’unità britannica: la monarchia.”

Il giorno più lungo della nuova era Cameron-Clegg (il traditore, bersaglio numero uno degli studenti) si è scatenato dopo che la Camera dei Comuni ha approvato la legge che triplica le tasse universitarie, facendo schizzare le rette a nove mila sterline l’anno. È stata la miccia che ha fatto esplodere una vera e propria jacquerie studentesca, che ha sorpreso forze dell’ordine e intelligence prima ancora che la coppia di futuri regnanti. “’A morte i reali, tagliamogli la testa’. Sono cominciati così i due minuti probabilmente più lunghi di Carlo e Camilla. Chiusi in una vecchia Rolls-Royce da parate del 1977…”

Studenti non molto diversi da quelli che sfilano in Italia contro la riforma Gelmini, dietro gli scudi-libro del book-block che apre le manifestazioni di piazza, occupano i monumenti e si arrampicano sui tetti in attesa delle telecamere di Annozero o di qualche maggiorente di partito in cerca (a sua volta) di una telecamera. È la stessa generazione che ha partorito i “cavalieri Jedi” di Assange, che in queste ore stanno tirando giù come birilli i siti super blindati dei suoi potenti nemici (Interpol, Visa, MasterCard), i terminali elettronici della procura svedese che l’ha incriminato, dell’avvocato che rappresenta le due donne che l’accusano e di Sarah Palin, che lo vorrebbe impallinare. Chiunque si metta in mezzo.

Il 14 dicembre è il giorno del giudizio per Julian Assange, che termina il soggiorno presso il  carcere vittoriano di Wandsworth, lo stesso in cui fu imprigionato Oscar Wilde, e tenterà di convincere il pm a non estradarlo in Svezia. Ma è anche il giorno del giudizio per Silvio Berlusconi, a un anno di distanza dal Duomo di Tartaglia. La resa dei conti del “chi piscia più lontano” tra i galletti del centrodestra italiano è l’evento più celebrato dell’anno dal coro mediatico nostrano e, inevitabilmente, ha stuzzicato la creatività barricadera in una giornata campale per la Capitale, blindata come non mai.

“L’universo dei Book-Block ha lanciato un sondaggio online per scegliere i nuovi titoli da portare in piazza, martedì, contro il Ddl Gelmini e il governo. Alla consultazione web hanno partecipato 5 mila universitari, alcuni dall’estero: libro più votato, La volontà di sapere di Michel Foucault. Seguono in ordine: 1984 di George Orwell, Il cavaliere inesistente di Italo Calvino, L’origine delle specie di Charles Darwin, Noi saremo tutto di Valerio Evangelisti.”

“Qual è il destino degli arcana imperii al tempo di WikiLeaks?” Stefano Rodotà sceglie un titolo del Guardian per liricizzare un po’ il suo pensiero: “La rivoluzione è cominciata e sarà digitale”. Non è dato sapere se di rivoluzione trattasi, e se solo online (Camilla d’Inghilterra e la Gelmini forse non sarebbero d’accordo), forse si tratta di una rivincita jungeriana del no future punk, o più probabilmente di un banale avvicendamento darwiniano. In questo caso molti degli intellettuali festeggianti hanno ben poco da stare allegri.

L’immagine è tratta da Leggo.it.
L'articolo è stato pubblicato su The FrontPage.

2 gennaio 2010

NEW PSYCO YEAR?



SIAMO PAZZI! ARRENDETEVI!


Così sta scritto su un tag, parecchio amatoriale, su un muro di un’anonima città, presumibilmente in Italia. La foto, che ritrae in notturna la cupa minaccia all’intero emiciclo dei (presunti) sani di mente, costituisce l’apporto di “Nipote Dei Fiori” alla fan-page dedicata a Susanna Maiolo, su Facebook. Si aggiunge alla galleria di caricature del Papa e a due foto di nemici dell’iniziativa (munite di didascalie piuttosto minacciose).

L'articolo continua su "The Front Page".
L'immagine - lo smile di Watchmen - l'ho presa qui.

21 dicembre 2009

HAPPY PSYCO-CHRISTMAS


Secondo il neuropsichiatra di FrontPage, nel “postmodernismo affollato, irritabile e paranoico in cui distrattamente ed affrettatamente conviviamo” politica e psichiatria si mostrano ogni giorno di più come sinonimi a tutti gli effetti. L’ultima settimana non lascia dubbi in merito. Alla santificazione mediatica del premier è corrisposto il boom di vendite della statuetta del Duomo di Milano. Al “coming out” di Sabina Guzzanti (“ho apprezzato la sua fierezza”) si è appaiata la proliferazione di giochi online Tartaglia-style (con il Duomo di Milano ma anche la Torre di Pisa e simili da scagliare contro il nemico di turno).

L'articolo continua su The Front Page.
Lillo, l'ippopotamo catatonico della "Clinica dei Pupazzi", l'ho preso qui.

16 dicembre 2009

E LA MAIALA?


"È la pandemia più lieve della storia", si spinge a dire Marc Lippsitch, epidemiologo di Harvard. In Italia siamo a quota 142, come dire un morto ogni 25mila casi di infezione (in totale da noi sono state colpite dall'influenza A 3.650.000 persone).


Repubblica.it il 14 dicembre la mette così. La Maiala va in soffitta e buona notte ai suonatori. Certo “nessuno, naturalmente, discute la pericolosità dell'H1N1: la sua diffusione - complice un mondo sempre più globale - è stata rapidissima. Gli effetti però sono stati meno gravi del previsto. Secondo l'Oms, il virus è arrivato in 208 Paesi. Le vittime riconducibili a H1N1 però sono "solo" - si fa per dire - 9.596 (800 nell'ultima settimana), una cifra di gran lunga inferiore alle 500mila causate ogni anno dall'influenza stagionale.”
Cioè: la Maiala è l’ennesima bufala, la solita finta “peste del 2000” che i media si sono palleggiati per qualche mese, in attesa di trovare qualcos’altro di più avvincente.

Aviaria, suina.
Arrivano sempre d’estate, quando le agende dei media cominciano a sguarnire, fluttuano qualche mese tra panico di massa, inchieste indipendenti, rassicurazioni di stati e megabusiness per le industrie farmaceutiche (per l’influenza A vengono sfornate qualcosa come 3 miliardi di dosi del vaccino), per poi scomparire senza lasciare traccia (salvo occasionali tiratine d’orecchi che qualche trombone liberal si concede come intercalare, tra una notizia e l’altra).

Così scrivevo qualche settimana fa, sempre su Aprile, a proposito della “pandemia mediatica” e così è andata a finire, a quanto pare (non ci voleva certo un genio).
Qualche miliardo di dollari è migrato dalle casse degli stati e dalle tasche della gente ad alcune multinazionali per un vaccino nella migliore delle ipotesi inutile (non è che fosse esattamente senza effetti collaterali, almeno per alcune persone), che la stragrande maggioranza dei medici si è ben guardata da iniettarsi, nonostante il goffo minacciare del governo.

Ora, secondo L’Unità del 15 dicembre
“le autorità sanitarie americane hanno ordinato il ritiro dal mercato di centinaia di migliaia di dosi del vaccino contro il virus H1N1, dopo test clinici che ne avrebbero dimostrato la scarsa efficacia nella prevenzione del contagio. Il Centro per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie di Atlanta, l'agenzia del governo americano che coordina l'emergenza influenzale, ha annunciato oggi la decisione.
Nel mirino ci sono 800 mila dosi prodotte da Sanofi Pasteur, sotto forma di siringhe già pronte all'uso destinate ad immunizzare bambini tra i 6 mesi e i 3 anni. Non è per il momento chiaro se i bambini cui sia già stato somministrato uno di questi vaccini debbano ripetere il trattamento.”

Adesso  però sono altre le notizie di primo piano, le priorità del paese, nella deriva psichiatrica del nostro mainstream quotidiano. Un altro tema poi, uno solo, sempre lui. L’Avanzo di Balera. Stavolta Ferito dinnanzi al Predellino.
La santificazione di Berlusconi, in onda 24 ore su 24 da tre giorni su quasi tutti i giornali-radio-tv, ha del surreale prima ancora che del patetico. Sabina Guzzanti dice che non deve succedere “mai più” e che ha provato stima per la sua fierezza, Di Pietro prova a fare il duro e le testate che fino a 15 giorni fa terrorizzavano la gente con gli scenari da tregenda della Maiala adesso gridano all’untore, nemico dello stato, a chiunque non si unisce al solito mantra (rivolto sempre agli altri): “abbassiamo i toni”.
Fabrizio Rondolino è stato indicato tra “fans di Tartaglia” dal Corriere della Sera solo perché su Facebook ci ha scherzato su (“Ma quanto verrà a costare il restauro?”).

Non è il solo.
Subdoli “untorelli”, portatori di odio e seminatori di zizzania, si annidano a migliaia negli anfratti del Belpaese. Il loro “brodo di coltura”, naturalmente, è la Rete.
Gian Antonio Stella, già pop star anti-casta, sul Corriere non ha dubbi:
“come ha spiegato Antonio Roversi nel libro «L’odio in Rete», il lato oscuro del web «è popolato da individui e gruppi che, pur nella diversità di accenti e idiomi utilizzati, parlano tutti, salvo qualche rara ma importante eccezione, il linguaggio della violenza, della sopraffazione, dell’annientamento».

Fonti:
“Ecco perché le milioni di dosi di vaccino influenzale possono restare negli hangar” di Roberto Volpi dal Foglio
“E se il virus fosse solo un raffreddore?” da Repubblica.it
“Sabina Guzzanti sul suo blog: «Il premier aggredito? Mai più»” su Corriere.it
“Irresponsabilità” di Fabrizio Dondolino su The Front Page
“Il lato oscuro della rete” di Gian Antonio Stella su Corriere.it

Tratto dal blog di Aprile: qui.
La foto, l'Avanzo di Balera in forma smagliante, l'ho presa qui.

15 dicembre 2009

BRUCIA, ITALIA!


Per questo l'autore si è ritrovato schedato insieme ad altri perfidi antitaliani sulle pagine del Corriere della Sera.
Pauered bai FR.

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