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VOTO
Per il partito del diavolo. Quello dei mercanti, delle mignotte, dei preventivi.

Che ha inventato il marketing e gli hippie. Principio vitale e creatore, maschio, della contemporaneità. Ora, però, sta perdendo dei colpi. Martiri e beghini non fanno altro che strillare di valori e verità. Tutte balle per il vecchio tiranno, avvezzo alla ruvida legge del business e a quella melliflua del piacere. Parole incomprensibili, sparate in tutto il mondo dalla comunicazione.

Il re si era illuso. Per anni aveva dimenticato: non era solo al suo arrivo. La comunicazione era sempre stata lì. Creatrice, femmina, dell’umanità. Il vecchio aveva creduto di dominarla e in effetti per lungo tempo era andata così. Non aveva più memoria di essere anch'egli una sua creazione. Una funzione. Lei poi se ne stava in un angolo. Zitta e buona, casa e bottega. 

Non aveva fatto una piega neanche quando le aveva portato a casa la tecnologia. L'arrivo della nuova amichetta sembrava non turbarla. Anzi: assecondava di buona lena ogni morbosità del veccho pervertito. Poi ci ha preso gusto e ha cominciato a giocare per sé. La nuova non le dispiaceva affatto, era una complice ideale. Efficiente, assecondava ogni voglia con pruriginosa meticolosità. E aumentava sempre la posta.

Dominata e dominatrice, allora, si sono messe a giocare insieme. Proprio sotto gli occhi del re, che non vedeva e si compiaceva: la partita era sempre più eccitante. Ma gli sguardi tradivano e il vecchio era costretto a rincorrere. Sempre più spesso non capiva e passava in rassegna prima l'una poi l’altra, a ripetizione, per afferrare qualcosa. La bocca spalancata.

Loro lo tranquillizzavano, gli facevano le coccole e lo mettevano a dormire. Era stato un re glorioso e non si meritava uno scherno manifesto. Dentro di loro, però, sapevano già come sarebbe finita.


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29 ottobre 2012

CAYMANISTAN


“La Porsche ha chiamato “Cayman” la sua auto più brutta per fare un dispetto a Renzi”, “#Dalema va ai giardinetti per mangiare i bambini e dice che l’ha mandato Renzi”, “E’ stato Renzi a bloccare il treno Italo a Firenze Per dimostrare che #LucadiMontezemolo non va”, “Le zanzare ad ottobre sono state mandate da Renzi”, “Matteo Renzi è il vero autore dei libri di Fabio Volo e Federico Moccia”, “Ma chi paga la lavanderia per tutte quelle camicie bianche?”, “Renzi svela sempre il finale delle barzellette di Bersani”, “Ma non è che quell’auto che secondo la Moratti era stata rubata da Pisapia, invece l’ha presa @matteorenzi?”, “Salterò la pausa pranzo: ho protestato, il mio capo mi ha detto: #attaccaRenzi.”

Lhashtag di @AsinoMorto dice già tutto. Vendola, per cui il pm ha appena chiesto venti mesi di galera per abuso d’ufficio, e Bersani, la cui storica segretaria è stata appena indagata  per truffa aggravata, sono riusciti nell’impresa di mettere Renzi all’angolo. Chi osa non dico spendere parole apertamente lusinghiere, ma esprimere qualche moderato dubbio circa lo status di “nemico del popolo” affibbiato al sindaco di Firenze, viene lapidato sulla piazza di Facebook.

Oltre alla staliniana trasfigurazione dell’avversario in “nemico”, già sperimentata con Craxi e Berlusconi (con evidenti benefici per il paese, in declino da un quarto di secolo sotto tutti i punti di vista), la tentata sterilizzazione del pericolo – ché quando un moccioso impudente annuncia di voler tagliare il finanziamento pubblico ai partiti entro i primi cento giorni di governo di questo si tratta – si basa sul boicottaggio della partecipazione.

Le primarie sono il mito fondativo del Pd e del centrosinistra, l’unico, e il mastice che riesce a tenere insieme un elettorato sempre più scazzato e disilluso. Negli anni passati si sono sempre rivelate l’unica vera arma in più rispetto ai soldi, al carisma e alla certezza della leadership che regnava nel campo avversario. Ma anche questa, ovvia, considerazione non deve aver fatto breccia.

Così mia nonna, che ha quasi novant’anni e fa fatica a scendere le scale (ma è sempre andata a votare), gli studenti di sedici e diciassette anni e quelli fuori sede (i pugliesi poi sono veri ultras del loro governatore) se ne staranno a casa. Invece che presentarsi al seggio con la carta d’identità e il certificato elettorale (e una volta sola), come nel 2005, tocca una babele di puttanate burocratiche che, a parte le patetiche giustificazioni in politichese, significano solo una cosa: vade retro Renzi.

Spararsi nelle palle per far dispetto alla moglie: dopo che gli analisti hanno spiegato che più alta è la partecipazione più le chances di vittoria di Renzi aumentano, le varie staffette partigiane sono partite ad architettar tagliole. Ma se va a votare meno gente perdono tutti, perché oltre alle primarie bisognerebbe tentar pure di vincere le secondarie. Arrivarci dopo un flop, proprio adesso che Berlusconi spariglia di nuovo e patrocina (forse) le primarie del centrodestra, sarebbe il massimo.

Il quotidiano lancio degli stracci, inoltre, ha definitivamente eclissato i contenuti dal dibattito, anche riguardo la cosiddetta “fase 2” della campagna di Renzi (che continua a giocare alla lepre). “Cambiamo l’Italia” ha affiancato il claim “Adesso!”, riconducendo idealmente il sindaco di Firenze al “Change” di Obama, dopo che la fase uno ne aveva già sussunto e italianizzato l’iconografia sin nel minimo dettaglio.

Il particolare è che stiamo sempre parlando dell’Obama del 2008, quello trionfale e trionfante. Tutti continuano a citare la campagna, le strategie, lo stile, i contenuti, lo story telling di quell’Obama là. In quanti conoscono il claim del 2012, quello su cui tra pochi giorni il presidente chiede il voto agli americani per altri quattro anni? “Forward”, dalla speranza visionaria al realismo del buon padre di famiglia in una campagna stile Diesel, con un video che sembra il trailer di una serie tv (alla seconda stagione).

Renzi, come gli altri ma col rischio di pagare un prezzo più alto, è rimasto al 2008, l’epoca del “Se po’ fa’” con cui Veltroni rastrellò il 33% alle politiche. Nel frattempo però è cambiato tutto, diverse volte. L’altra sera Santoro gli ha chiesto conto a modo suo della “fase due”, citandogli l’ultimo libro di Paul Krugman “che si chiama proprio come il suo slogan, adesso!” (col punto esclamativo pure) e argomenta il fallimento delle politiche di austerity in Europa e in Italia. “Lei che ne pensa?”

Renzi ha abbassato un po’ gli occhi, ha ripetuto un paio di volte che gli editoriali di Krugman sul New York Times sono un prezioso contributo all’analisi, ha dato l’impressione di non averne mai neanche sentito parlare (del libro titolato come il suo claim). Ora, si può essere d’accordo e meno con Krugman, ma è il caso di avere un’opinione su quello che scrive, visto quello che scrive, se si ambisce così tanto a governare un paese (uno qualunque).

Invece la cosa più politica che Renzi ha tirato su fuori sul tema è che “è una questione di qualità della spesa pubblica” certo “a saldi invariati”. Spiccicato a Bersani, a Monti, a tutti. Poi nient’altro, nulla che a poche ore dalla fine della trasmissione potesse rimanermi impresso, al netto delle gag rottamatorie. Unico guizzo, vagamente cimiteriale: nei primi cento giorni di governo la mitologica legge sul conflitto d’interesse. Per dimostrare che non è l’Ambra del vecchio Caimano. Poca roba.

All’ora del conto, infine, la Sicilia non poteva mancare. I primi exit polls sulle elezioni erano fischiati in rete come ghigliottine al vento. Anche se i risultati ufficiali sembrano ridimensionare l’uragano, Caymanistan trema. Più della metà dei siciliani è rimasta a casa e l’altra ha incoronato campione del caos il “D’Annunzio a Fiume, un situazionista fuori situazione, un estroso beato nel posto tipico delle stramberie”. Come aveva predetto Buttafuoco, con bella prosa.

“Non è stato elegante manco in acqua, eppure ha fatto evento. Una nuotata come quella può farla uno svelto atleta scolpito da Fidia, non un Satiro attempato e tutta la bellezza di quella traversata s’è confermata nell’essere lui – l’uomo che viene da fuori – tutto il contrario di ciò che ha fatto, il più improbabile dei Colapesce. Nessuno ci credeva che potesse arrivare a nuoto, tutti cominciano a credere che lunedì possa sfasciare finalmente la regione siciliana.”

L'articolo è stato pubblicato su The FrontPage.

8 ottobre 2011

GLI ERGASTOLANTI


“I giornalisti americani puntano i microfoni delle telecamere verso gli studenti. Sono rimasti sorpresi, non si aspettavano questa reazione della città. Non erano toghe, magistrati. Erano studenti e gente «normale» indignata per questa sentenza.” Il giorno in cui Ilda Boccassini s’indigna per troppe intercettazioni pubblicate dai giornali, e il pm del caso del quinquennio s’indigna per la mancanza di giustizia, nel giudizio di una corte dello Stato, è il giorno degli ergastolanti.

“È una piazza composita. C’e la signora forcaiola che direbbe la stessa cosa dopo qualunque sentenza: «È una vergogna. Adesso gli assassini sono in libertà. E Amanda fuggirà in America». C’è il signore complottista: «È stato creato un clima perché si arrivasse a questa sentenza. Dietro c’è la manina degli americani». Ma per strada ci sono anche tanti ragazzi, studenti universitari, quelli con il piercing al naso, con i capelli rasta. Insomma giovani che non diresti mai giustizialisti e dalla parte dei pm, che invece si uniscono al coro del dissenso per una giustizia ritenuta ingiusta.”

E così, dopo l’incidente diplomatico sfiorato e l’ennesimo sbertucciamento del nostro sistema giudiziario, che medioevaleggia in mondovisione senza costrutto né furore ma con casuale crudeltà, il caso Meredith ci ha regalato questi ultimi scampoli di italianità. Il pm Magnini che dice alla Stampa che le amiche di Amanda la odiavano perché aveva riempito la casa di preservativi e vibratori e una piazza schiumante accoglie il verdetto di un processo come fosse il risultato della finale dei mondiali o delle elezioni.

Un tempo non troppo lontano gli studenti (con e senza dred) cantavano i Subsonica “lasciare le galere senza più passare dalla casa, liberi tutti”. Essere di sinistra significava stare dalla parte della libertà anche a costo di fottersene, in ultima analisi, della “law and order” propugnata (non a caso) da quelli di destra.

Nell’Italia pre-2012 la bandiera del diritto alla difesa sembra essere rimasta in mano agli amici di Berlusconi, gente che ha approvato obbrobri come la Bossi-Fini. Proibizionisti, clericali e aspiranti censori della Rete. I Radicali che dissentono e, alla loro maniera, provano a mandare all’opposizione un segnale rischiano la purga. Vietato pensare.

L'articolo è stato pubblicato su The FrontPage.

17 gennaio 2011

I VICINI TUNISINI


Con un copione ormai collaudato, piazza e Rete si sono rivoltate insieme alla Tunisia di Ben Alì, della sua potentissima moglie e del clan a lei affiliato. La novità è che questa volta hanno vinto e il presidente è fuggito in Arabia Saudita (la destinazione di una fuga di solito racconta molto del profilo del fuggiasco). Adesso è l’ora dei saccheggi alla ville del potere, delle rivolte (con stragi) nelle carceri, della ribalderia proletaria su cui tramestano le grandi manovre degli aspiranti timonieri.

Ma prima, durante la “rivolta del pane”, erano stati i bloggers tunisini a raccontare al mondo la situazione del paese. Facebook, Twitter, YouTube e migliaia di blog hanno offerto al mondo un aggiornamento costante sul mese di rivolta che ha cambiato la storia della Tunisia. I video degli scontri e delle manifestazioni hanno fatto il giro del pianeta e nonostante il governo abbia minacciato l’oscuramento dei siti, alla fine è stata la Rete a vincere e a spalancare la piazza agli insorti.

O forse ha perso la debolezza del potere, il gigante coi piedi d’argilla che dopo tante energie dedicate ad accumulare roba si è dimostrato impotente di fronte a una realtà di disoccupazione, aumento dei prezzi e corruzione dilagante, denunciata sul web da gruppi come Nawaat. In Tunisia il 54,3% dei cittadini del paese ha meno di trent’anni e, grazie alla scolarizzazione partita dopo l’indipendenza del 1956, un giovane tunisino medio ha almeno una decina d’anni di scuola alle spalle. Il numero degli iscritti all’università aumenta in modo esponenziale ma il mercato del lavoro non dà sbocchi.

Dopo l’Iran, gli anarchici dell’Exarchia di Atene, gli studenti di Londra e Roma, gli immigrati di terza generazione delle banlieues parigine, sono i giovani tunisini oggi a sfidare il potere costituito. Colpisce l’analogia di fondo di tanta rabbia: la percezione che il no future, metafora punk lirizzante di fine anni ’70, sia alla fine divenuta realtà. Il terrore generazionale del domani, la percezione che l’oggi sia una truffa, un bluff inscenato dai parrucconi di turno per non mollare la poltrona, ogni tanto esplode in una fiammata di rivolta che non ha niente a che spartire con gli indottrinati movimenti degli anni Sessanta-Settanta. Destra e sinistra servono a poco per spiegare la paura del nulla.

La foto è tratta dal sito di Nawaat.
L'articolo è stato pubblicato su The FrontPage.

14 dicembre 2010

IL GIORNO DEI GIUDIZI

“I manifestanti, studenti arrivati da ogni angolo del Paese, sfasciano i vetri del ministero del Tesoro, bruciano cartelloni con l’effige di Nick Clegg e lanciano mazze di legno e palle da biliardo contro la polizia che carica. Hanno cappucci, sciarpe, passamontagna. In tanti sono lì per combattere. «Bastardi, bastardi, bastardi». Un’onda che si alza con forza, si allarga fino a Oxford Street, davanti ai negozi di moda, semina il panico tra i turisti che fanno compere in mezzo alla cascata di luci di Natale e finisce simbolicamente per abbattersi sull’incarnazione fisica dell’unità britannica: la monarchia.”

Il giorno più lungo della nuova era Cameron-Clegg (il traditore, bersaglio numero uno degli studenti) si è scatenato dopo che la Camera dei Comuni ha approvato la legge che triplica le tasse universitarie, facendo schizzare le rette a nove mila sterline l’anno. È stata la miccia che ha fatto esplodere una vera e propria jacquerie studentesca, che ha sorpreso forze dell’ordine e intelligence prima ancora che la coppia di futuri regnanti. “’A morte i reali, tagliamogli la testa’. Sono cominciati così i due minuti probabilmente più lunghi di Carlo e Camilla. Chiusi in una vecchia Rolls-Royce da parate del 1977…”

Studenti non molto diversi da quelli che sfilano in Italia contro la riforma Gelmini, dietro gli scudi-libro del book-block che apre le manifestazioni di piazza, occupano i monumenti e si arrampicano sui tetti in attesa delle telecamere di Annozero o di qualche maggiorente di partito in cerca (a sua volta) di una telecamera. È la stessa generazione che ha partorito i “cavalieri Jedi” di Assange, che in queste ore stanno tirando giù come birilli i siti super blindati dei suoi potenti nemici (Interpol, Visa, MasterCard), i terminali elettronici della procura svedese che l’ha incriminato, dell’avvocato che rappresenta le due donne che l’accusano e di Sarah Palin, che lo vorrebbe impallinare. Chiunque si metta in mezzo.

Il 14 dicembre è il giorno del giudizio per Julian Assange, che termina il soggiorno presso il  carcere vittoriano di Wandsworth, lo stesso in cui fu imprigionato Oscar Wilde, e tenterà di convincere il pm a non estradarlo in Svezia. Ma è anche il giorno del giudizio per Silvio Berlusconi, a un anno di distanza dal Duomo di Tartaglia. La resa dei conti del “chi piscia più lontano” tra i galletti del centrodestra italiano è l’evento più celebrato dell’anno dal coro mediatico nostrano e, inevitabilmente, ha stuzzicato la creatività barricadera in una giornata campale per la Capitale, blindata come non mai.

“L’universo dei Book-Block ha lanciato un sondaggio online per scegliere i nuovi titoli da portare in piazza, martedì, contro il Ddl Gelmini e il governo. Alla consultazione web hanno partecipato 5 mila universitari, alcuni dall’estero: libro più votato, La volontà di sapere di Michel Foucault. Seguono in ordine: 1984 di George Orwell, Il cavaliere inesistente di Italo Calvino, L’origine delle specie di Charles Darwin, Noi saremo tutto di Valerio Evangelisti.”

“Qual è il destino degli arcana imperii al tempo di WikiLeaks?” Stefano Rodotà sceglie un titolo del Guardian per liricizzare un po’ il suo pensiero: “La rivoluzione è cominciata e sarà digitale”. Non è dato sapere se di rivoluzione trattasi, e se solo online (Camilla d’Inghilterra e la Gelmini forse non sarebbero d’accordo), forse si tratta di una rivincita jungeriana del no future punk, o più probabilmente di un banale avvicendamento darwiniano. In questo caso molti degli intellettuali festeggianti hanno ben poco da stare allegri.

L’immagine è tratta da Leggo.it.
L'articolo è stato pubblicato su The FrontPage.

15 novembre 2008

TOPI DI FOGNA A BOLOGNA


Tutto in pochi istanti, ieri notte a Bologna in Piazza della Mercanzia.
Verso le tre e mezza un gruppo ragazzi usciti da una festa di laurea in Piazza Santo Stefano, sotto le due torri ha incrociato la sua strada con delle bestie. Prima sono stati insultati (comunisti e partigiani di merda) poi aggrediti con bottiglie di vetro, sedie e sgabelli presi a prestito dai locali della piazza.
La ragione? Nessuna: pare che avessero un look un po' troppo alternativo - addirittura  bonghi - per i gusti dei gentiluomini che hanno avuto la sventura di incontrare.

Due dei ragazzi aggrediti sono rimasti feriti. Uno, colpito più volte al volto, è stato ricoverato all’ospedale con prognosi di 25 giorni, ha fratture al viso e una sacca di sangue dietro l’occhio. È stata allertata l’equipe di medici del reparto di chirurgia maxillo facciale dell’Ospedale Bellaria per un intervento urgente.

La polizia dice di aver arrestato quattro degli aggressori e di essere sulle tracce di altri due. Si tratta di aderenti a gruppi di estrema destra.
In manette sono finiti: Luigi Guerzoni 33 anni bolognese residente a Ravenna, commerciante e responsabile provinciale giovanile di Forza Nuova, Vincenzo Gerardi 26enne operaio di Cento (Ferrara) residente ad Argelato, Gunther Xavier Latiano studente universitario di 25 anni, nato in provincia di Foggia e residente a Bologna, Alessandro Malaguti operaio ventenne nato a San Giovanni in Persiceto e residente a Crevalcore.

Il Guerzoni ed il Malaguti sono anche noti nell’ambiente per essere componenti della band musicale "Legittima Offesa" ospite di diversi concerti in tutta Italia e protagonista del documentario Nazirock. Guerzoni, inoltre, ha precedenti per reati di pubblica sicurezza (porto d’armi, discriminazioni razziali)  Gerardi è noto alle forze dell’ordine per danneggiamento, porto abusivo d’armi, rissa, ricettazione.

Anche a Bologna questa merda si annida nell'oscurità, come i topi che fanno tana in mezzo al lerciume. Bisogna mantenere l'ambiente aerato, pulire bene e tenere sempre le fogne alla giusta distanza: qualche ratto schifoso trova sempre il modo di sgusciare fuori.

L'immagine e le informazioni sono state prese in prestito qui.
L'articolo del Corriere: qui.

30 ottobre 2008

IL BLOCCO NERO


Quando a Genova nel 2001 comparvero i black bloc (curiosa l'assonanza con blocco studentesco no?), misteriosamente la polizia non li beccava mai. Loro attaccavano, bruciavano, devastavano, picchiavano tutti quelli a portata di spranga, poi sparivano. Le forze dell'ordine arrivavano sempre con un minuto di ritardo e manganellavano i manifestanti pacifici.
Anche il campeggio in cui alloggiavano non venne mai perquisito, a differenza di quello delle tute bianche - allo stadio Carlini - e di quello degli autonomi.

Ieri a Piazza Navona è andato in scena lo stesso film. D'un tratto sono comparse le spranghe e i caschi, celtiche e svastiche, e la manifestazione pacifica e diventata un mattatoio davanti agli occhi degli agenti di polizia, in tenuta antisommossa e immobili per cinque lunghi minuti.
I "media" poi hanno fatto di nuovo il loro dovere, propinando all'Italietta disperata la solita favola degli opposti estremismi: destra e sinistra che usano la strada come un ring con la scusa della Gelmini.
Un anziano docente che ha visto passare Cossiga gli ha gridato "sei contento adesso?"

In effetti c'è di che gioire per i piduisti di casa nostra. Dopo l'annuncio poliziesco di Berlusconi e la consulenza terrrorista di Cossiga a Maroni, l'oliata macchina del blocco nero si è rimessa in moto con rinnovato vigore. L'articolo di Curzio Maltese sulla Pravda, il video pubblicato dal Corriere documentano il tradizionale sodalizio di piazza tra picchiatori (fascisti, black bloc che differenza fa? A Genova tra l'altro c'erano diversi militanti di Forza Nuova che non sfilavano certo con le focolarine) e forze dell'ordine.
Ma come sempre le facce degli agenti provocatori infiltrati tra gli studenti possono starsene tranquille: con i tempi della giustizia italiana se ne parla - al massimo - tra cinque o sei anni.

Gli studenti invece devono stare in campana. Troppe belle facce pulite, troppa determinazione a non farsi strumentalizzare, troppi contenuti: ci credo che poi prendono in parola il vecchio idiota e li infiltrano!
Genova è stata la tomba politica del movimento dei movimenti (quello che contestava la cattiva coscienza neoliberista che ci ha portato alla crisi di oggi) perché la violenza è la tomba mediatica di qualsiasi movimento. Specie di quelli perbene.

La foto l'ho presa in prestito qui.

24 ottobre 2008

FACCIO IL TIFO


Per gli studenti che mettono ai voti l'occupazione della loro scuola o della facoltà.
Che scrivono "io non ho paura" davanti ai cancelli di istituti ed atenei minacciati dall'ennesimo teatrino dell'Avanzo di Balera in versione Catenacci e s'incazzano perché hanno capito che gli speculatori politici
delle generazioni che li hanno preceduti si sono venduti anche il loro futuro e adesso vogliono fargli pagare il conto della crisi.

Faccio il tifo per loro - unico raggio di luce nel lungo autunno italiano - e canto:

"Cristo drogato da troppe sconfitte
cede alla complicità
di Nobel che gli espone la praticità
di un eventuale premio della bontà.
Maria ignorata da un Edipo ormai scaltro
mima una sua nostalgia di natività,
io con la mia bomba porto la novità,
la bomba che debutta in società,
al ballo mascherato della celebrità

Dante alla porta di Paolo e Francesca
spia chi fa meglio di lui :
lì dietro si racconta un amore normale
ma lui sparà poi renderlo tanto geniale.
E il viaggio all'inferno ora fallo da solo
con l'ultima invidia lasciata là sotto un lenzuolo,
sorpresa sulla porta d'una felicità
la bomba ha risparmiato la normalità
al ballo mascherato della celebrità

La bomba non ha una natura gentile
ma spinta da imparzialità
sconvolge l'improbabile intimità
di un'apparente statua della Pietà.
Grimilde di Manhattan, statua della libertà,
adesso non ha più rivali la tua vanità
e il gioco dello specchio non si ripeterà
"Sono più bella io o la statua della Pietà"
al ballo mascherato della celebrità

Nelson strappato al suo carnevale
rincorre la sua identità
e cerca la sua maschera, l'orgoglio, lo stile,
impegnati sempre a vincere e mai a morire.
Poi dalla feluca ormai a brandelli
tenta di estrarre i coniglio della sua Trafalgar
e nella sua agonia, sparsa di qua, di là,
implora una Sant'Elena anche in comproprietà,
al ballo mascherato della celebrità

Mio padre pretende aspirina ed affetto
e inciampa nella sua autorità,
affida a una vestaglia il suo ultimo ruolo
ma lui esplode dopo, prima il suo decoro.
Mia madre si approva
in frantumi di specchio,
dovrebbe accettare la bomba con serenità,
il martirio è il suo mestiere, la sua vanità,
ma ora accetta di morire soltanto a metà,
la sua parte ancora viva le fa tanta pietà,
al ballo mascherato della celebrità

Qualcuno ha lasciato la luna nel bagno
accesa soltanto a metà
quel poco che mi basta
per contare i caduti,
stupirmi della loro fragilità,
e adesso puoi togliermi i piedi dal collo
amico che mi hai insegnato il "come si fa"
sennò ti porto indietro di qualche minuto
ti metto a conversare, ti ci metto seduto
tra Nelson e la statua della Pietà,
al ballo mascherato della celebrità
"

La Grembiulina è stata presa in prestito qui.
"Al ballo mascherato della celebrità" di Fabrizio De Andrè, l'ho presa qui.

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