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VOTO
Per il partito del diavolo. Quello dei mercanti, delle mignotte, dei preventivi.

Che ha inventato il marketing e gli hippie. Principio vitale e creatore, maschio, della contemporaneità. Ora, però, sta perdendo dei colpi. Martiri e beghini non fanno altro che strillare di valori e verità. Tutte balle per il vecchio tiranno, avvezzo alla ruvida legge del business e a quella melliflua del piacere. Parole incomprensibili, sparate in tutto il mondo dalla comunicazione.

Il re si era illuso. Per anni aveva dimenticato: non era solo al suo arrivo. La comunicazione era sempre stata lì. Creatrice, femmina, dell’umanità. Il vecchio aveva creduto di dominarla e in effetti per lungo tempo era andata così. Non aveva più memoria di essere anch'egli una sua creazione. Una funzione. Lei poi se ne stava in un angolo. Zitta e buona, casa e bottega. 

Non aveva fatto una piega neanche quando le aveva portato a casa la tecnologia. L'arrivo della nuova amichetta sembrava non turbarla. Anzi: assecondava di buona lena ogni morbosità del veccho pervertito. Poi ci ha preso gusto e ha cominciato a giocare per sé. La nuova non le dispiaceva affatto, era una complice ideale. Efficiente, assecondava ogni voglia con pruriginosa meticolosità. E aumentava sempre la posta.

Dominata e dominatrice, allora, si sono messe a giocare insieme. Proprio sotto gli occhi del re, che non vedeva e si compiaceva: la partita era sempre più eccitante. Ma gli sguardi tradivano e il vecchio era costretto a rincorrere. Sempre più spesso non capiva e passava in rassegna prima l'una poi l’altra, a ripetizione, per afferrare qualcosa. La bocca spalancata.

Loro lo tranquillizzavano, gli facevano le coccole e lo mettevano a dormire. Era stato un re glorioso e non si meritava uno scherno manifesto. Dentro di loro, però, sapevano già come sarebbe finita.


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13 aprile 2013

B COME BALLE

“Non ti ho tradito. Dico sul serio. Ero… rimasto senza benzina. Avevo una gomma a terra. Non avevo i soldi per prendere il taxi. La tintoria non mi aveva portato il tight. C’era il funerale di mia madre! Era crollata la casa! C’è stato un terremoto! Una tremenda inondazione! Le cavallette! Non è stata colpa mia! Lo giuro su Dio!”

Chissà perché ma quando mi è capitato per le mani il volantino del Comitato “B come Bologna”, ribattezzato “B come Bambini” dal sindaco Merola con la grazia di una bombarda, mi è venuto in mente John Belushi. Sporco fino agli occhi, nella fogna, che si butta in ginocchio ai piedi della sua ex promessa sposa che ha mollato sull’altare (l’indimenticata Principessa Layla di Guerre Stellari).

“Se voti A: verrà abolito il contributo economico alle scuole paritarie convenzionate, circa 600€ a bambino all’anno… I gestori saranno costretti ad aumentare la retta annuale di almeno 600€… Questo provocherà un significativo calo degli iscritti, oltre 400 famiglie, da subito, abbandoneranno le scuole “paritarie non più convenzionate” e andranno ad infoltire le liste d’attesa delle scuole comunali e statali. Con i soldi non dati alle scuole convenzionate il Comune non sarà assolutamente in grado di dare un posto a tutti…”

Esticazzi se è un referendum consultivo. Il Pd di Bologna da qui al 26 di maggio pare non abbia di meglio da fare che andarsene in giro per circoli e periferie a tentare di convincere operai, casalinghe, pensionati, ex partigiani, studenti, volontari delle Feste dell’Unità e delle Case del Popolo, gente che ne ha mandate giù parecchie anche qui ultimamente, che si, alla fine dei conti, sborsare un milione di euro all’anno alle scuole private è cosa buona, giusta e inevitabile. Sennò arrivano le cavallette.

E pace se c’è la crisi, le scuole pubbliche cadono a pezzi, le liste d’attesa ci sono lo stesso e il milioncino viene gestito ogni anno in toto dalla misteriosa Federazione Italiana Scuole Materne, che dietro l’asettico acronimo FISM è una roba così: “Oltre le necessarie qualità professionali esigite dalle leggi civili, l’insegnante dovrà: a) possedere una solida conoscenza della visione cristiana dell’uomo e della dottrina della fede; b) accogliere con docile ossequio dell’intelligenza e della volontà l’insegnamento del Magistero della Chiesa; c) vivere un’esemplare vita cristiana”.

Pazienza, pure, se 250 euro e passa al mese di retta (in media) non sono esattamente a buon mercato: più del doppio della scuola pubblica (dove si pagano solo i pasti). Il gioco deve valere così tanto la candela da piazzarci il marchietto del Comune (cosa, credo, senza precedenti) sul sito internet del comitato “B come Bologna” contrapposto a quello dei cittadini, “Articolo 33”. Avanti coi carri, dunque, ora che l’unico cavallo rimasto in pista si chiama Matteo Renzi, è cattolico, e il suo (ex?) spin doctor pare abbia preso a cuore la madre di tutte le battaglie di ogni Don Camillo.

Eppure di questi tempi andare a raccontarla ai propri elettori, sempre più sinistramente simili all’ex fidanzata di Jake Blues, ci vuole un gran bel fegato. Anche perché c’è la possibilità che molti di loro si siano trovati, come me, ad avere a che fare con qualcuna di queste scuole paritarie che, figurarsi, di certo ce n’è delle bellissime. In quella a cinque minuti a piedi da casa mia però, nella Romagna profonda, fanno pregare i bimbi di tre anni due volte al giorno e dentro sembra di stare al mausoleo.

Dal sito Internet abbiamo pure scoperto che, a parità di punteggio, entrano “i figli o nipoti in linea retta di soci dell’Asilo”. Lo dice il regolamento, non il gossip di paese, c’è da fidarsi. Beccano anche un sacco di soldi da tutti, Comune, Provincia, Regione, la retta è il triplo di quanto spendiamo alla statale (dove con quattro soldi si sbattono per mettere in piedi una didattica ricca e creativa), ma in compenso è pieno di bagni. Mai visto tante Madonne, santi e cessi tutti in fila: non meno di un water ogni tre fanciulli.

E mentre mi rigiravo per le mani “B come Bologna, più scuole per tutti”, rimuginavo sul rinnovato matrimonio tra il Pd cittadino, la curia, il baronato e tutti i presunti poteri forti, coronato da due ali di battimani sincronizzati di Pdl, Lega e Udc. Proprio mentre l’esploratore Bersani si faceva infilzare come un tordo da Grillo e pur di evitare l’abbraccio con l’Impresentabile si lasciava corcare in streaming senza pietà.

In quel preciso momento il Pd di Bologna ha deciso, a freddo, di tirarsi un’atomica a sinistra lasciando da lì in avanti una prateria al Movimento 5 Stelle, che infatti ha già cominciato a fare quello che gli viene meglio: mettere il cappello sullo sbattimento di movimenti e associazioni assortiti. Per poi oscurarli (di solito son litigiosi e disorganizzati, si squagliano in fretta) e trasformare il conflitto in voti. Che si tengono tutti per loro.

Bologna, in fin dei conti, è sempre stata un laboratorio politico per la sinistra. Perché non dovrebbe esserlo pure nell’ora dell’estremo trash? Quindi delle due una: o Bersani bluffa e la via crucis con Grillo è stata una tragicomica gag alla Crozza, buona per andare a veder le carte del compare astrologico e tentar poi insieme l’omicidio bipartisan di Renzi. Oppure no: in entrambi i casi al Pd tira aria di estinzione. E dare in pasto la scuola pubblica non li salverà. Né dagli altri né, soprattutto, da sé stessi.

L'articolo è stato pubblicato su The FrontPage.
"Mi sono rotto il cazzo" degli Stato Sociale è qui.

19 gennaio 2013

CAYMANISTAN 2 / IL RITORNO

“Diciamo che la politica va vista con attenzione. Ingroia ora è un’eversione nera che incide nel profondo il movimentismo ormai smarrito che si definisce di sinistra, ma che poi si innamora di progetti di ultradestra come Grillo, Ingroia, Di Pietro. Berlusconi è stato comunque l’ultimo a fare politica estera e per questo l’han fatto fuori. Se non altro perché i nemici li preferisco davanti piuttosto che di fianco, butto anche io Ingroia.”

Il mio vecchio compare di occupazione Fabio Zanon, dopo un acceso e per certi versi tipico dibattito pre-elettorale su Facebook, risponde così alla questione che avevo posto all’attenzione dei miei amici virtuali: “Tra Berlusca e Ingroia giù dalla torre ci spedisco Ingroia”. Zanon conduce in queste ore un’appassionata e incredula campagna, da sinistra, contro la candidatura del magistrato palermitano.

La sua incredulità si appunta sull’innegabile dato di fatto che il calderone politico di tutte le sigle, associazioni, movimenti e collettivi dell’estrema sinistra (Partito Comunista dei Lavoratori escluso, se non erro) abbia come leader un magistrato, peraltro di nota propensione “manettara”, accompagnato da due ex colleghi come il brillante De Magistris e l’ormai spompato Di Pietro (apripista però di questa sorta di privatizzazione della politica per via giudiziaria).

Ironica sorte, quella dei militanti dei centri sociali, del movimento No Tav e di tutte le realtà antagoniste per cui, sinora, il magistrato di turno era stato fondamentalmente stato il capo delle guardie. Quello che mandava la perquisizione, faceva sequestrare il computer, arrestare i compagni di lotta. Ora legalità e questione morale (“intrinsecamente reazionaria” secondo un altro commentatore su Facebook), diventano erga omnes il mito fondativo della nuova rivoluzione civile e tengono in scacco gli altri. “Un po’ come se la Juve entrasse in campo dichiarando: il nostro obiettivo è rispettare il regolamento”. Sintetizza efficacemente Zanon.

Spostandosi un po’ a destra, poi, non è che il panorama si rallegri più di tanto. “Benvenuta Sinistra” ricorda con vago struggimento “Maledetta Primavera” e i sondaggi consegnano un poeta pugliese sembra sempre più sfiatato, un po’ dalla competition col magistrato (che si dichiara gagliardamente pronto a ritornarsene in Guatemala, dovesse girar male) e un po’ dall’inevitabile abbraccio mortale con la logica di governo (logica a cui peraltro è ben rodato), fatta più di compromessi e mezze sconfitte che di narrazioni ispirate.

“Il logo di Monti sarebbe perfetto come nuovo logo del Club Alpino Italiano, è tristissimo, quasi da pompe funebri e con un font vagamente fascistoide”. “Scelta civica: con Merkel per l’Italia” è senz’altro il fake più riuscito del nuovo logo del ressemblement centrista che fa capo a Monti. Che non è brutto, come dice Toscani, se la pubblicità dev’essere un modo per rappresentare con efficacia il prodotto.

Perché questo è il prodotto. Ormai a seguire anche distrattamente le cronache, pare evidente che definire elitario o tecnocratico l’approccio alla politica di Monti sia piuttosto generico e per certi versi fuorviante. Il premier si comporta, agisce e interagisce come se fosse né più né meno, tipo, che il responsabile risorse umane per l’Europa del Sud della Goldman Sachs o di una Spectre qualsiasi e gli fosse toccata in sorte la rogna di raddrizzare, secondo logiche aziendali immote e immutabili, la guappa Italia.

Intanto, nei duri fatti, la gente comincia a toccare con mano quanto e cosa significa la “cura Monti”. Non solo per una questione di quattrini, che sono più che sacrosanti sia chiaro, ma in termini di concezione della vita in comunità. Di spazi di libertà e responsabilità. Il nuovo redditometro, che inverte l’onere della prova tra Stato e individuo in materia fiscale, rappresenta assai bene la destinazione poliziesca a cui conduce il carro funebre dell’austerity montiana.

Gli alleati inevitabili, apparentati coi fratellini di sinistra di Vendola, sono allo stato attuale l’unico partito in campo. Il Maya di Bettola, confortato dai potenti fiati del destino, ha sparigliato le carte nella sua metà campo (e soprattutto in ditta), ma ora si trova coi sondaggi che lo inchiodano (di già) alla quasi ingovernabilità del Senato. Se Ingroia non desiste (e non mi pare il tipo, visti i precedenti) nelle regioni in bilico (Lombardia, Veneto, Campania e Sicilia) si fa dura.

Così, dopo le Cayman e il fuoco amico, è partita la corte a Renzi a cui pare stiano cominciando a piovere profferte di poltrone e primizie. Si dice che il Sindaco di Firenze aspetti il prossimo giro, il cadavere sul fiume, scommettendo da pokerista sulla fragilità del sempre più probabile Bersani-Monti-Vendola, per poi ripresentarsi in camicia bianca col sorrisetto sornione come a dire: avete visto? Di certo se avesse vinto lui, non si sarebbe assistito al Ritorno.

L’ennesimo Ritorno, nella partita ventennale tra Berlusconi e il resto del mondo, la solita incredibile telenovela che inchioda l’Italia a un’epoca in cui Internet era conosciuto solo da quattro scienziati occhialuti e il Muro di Berlino era caduto da qualche anno appena. L’Era televisiva, il passato che non passa, e che giovedì scorso è andato in onda in prima serata, da Santoro, e ha fatto lo stesso share della finale del Festival di Sanremo o dei Mondiali.

“Lasciate che vi spieghi com’è questo paese: questo paese non è governabile” ha esordito Berlusconi nella fossa dei leoni, con un sorriso smagliante. Chi, come i bagarini inglesi, credeva che sbroccasse, si mettesse a urlare paonazzo in volto, lasciasse lo studio, si è dovuto ricredere. “Santoro siamo da lei o siamo a Zelig?”  Ha esclamato a un certo punto in un vertice creativo, quando ormai l’intrattenimento aveva definitivamente sussunto la politica, prima di giustiziare il giustiziere: “Lascialo qua, Travaglio, lo voglio guardare in faccia”. Dopo, come da copione, sono (ri)cominciati i cazzi amari.

L'articolo è stato pubblicato su The FrontPage.

8 agosto 2012

SINISTRA E/A PUTTANE


“Erano queste giovani [sacerdotesse,
ndr] che avevano, anche, il nome di «vergini» (parthénoi ierai), di «pure», di «sante» – qadishtu, mugig, zêrmasîtu; si pensava che incarnassero, in un certo modo, la dea, che fossero le «portatrici» della dea, da cui traevano, nella loro specifica funzione erotica, il nome – ishtaritu. L’atto sessuale assolveva così per un lato la funzione generale propria ai sacrifici evocatori o ravvivatori di presenze divine, dall’altro aveva una funzione strutturalmente identica a quella della partecipazione eucaristica: era lo strumento per la partecipazione dell’uomo al sacrum, in questo caso portato e amministrato dalla donna.”

C’è bisogno della Metafisica del Sesso di Julius Evola per mettere un po’ di ordine intorno a quello che, un po’ sbrigativamente ma non senza una ragione profonda, è conosciuto come il mestiere più antico del mondo. “Puta” è una radice sanscrita presente nei Veda indiani, poi esondata dall’Avesta alle lingue romanze, che allude a qualcosa di puro, santo. La “Grande Prostituta” o “Vergine Santa”, infatti, anticamente era una sacerdotessa che amministrava il culto della dea.

“L’atto sessuale tra un uomo e la sacerdotessa era il mezzo per ricevere la gnosi, per fare esperienza del divino [...]. Il corpo della sacerdotessa diventava, in modo impensabile per il mondo occidentale contemporaneo, letteralmente e metaforicamente una via per entrare in rapporto con gli dei [...]. Per i pagani, infatti, le donne erano naturalmente in contatto con il divino, mentre l’uomo, da solo, non poteva raggiungere questo obiettivo.”

Sino ai tempi dei romani il termine “vergine” significava “nubile”, tant’è che in latino a “virgo” si affiancava l’allocuzione “virgo intacta” per identificare la ragazza non sposata e priva di esperienza sessuale. Non stupisce, dunque, la trasfigurazione etimologica – e culturale – operata dalla gestione patriarcale del messaggio di Cristo. In più i cristiani, junior del Vecchio Testamento, erano avvantaggiati: gli avi ebrei erano stati i primi a liberarsi del culto della dea e a sostituirla con il (presunto) unico dio maschio.

Proprio una Vergine sarà la madre del Salvatore e il suo carisma si diffonderà con trasversale rapidità. Le madonne nere di Francia, il culto di Iside, le eredità etrusche, cretesi e druidiche, insieme al Natale e alle altre feste copiaincollate su quelle pagane e celtiche, si fondono nel Cristianesimo che porta a compimento il rovesciamento dei poli, iniziato dagli ebrei e dalle invasioni di elleni, dori e achei nella Grecia pre-socratica e matriarcale: gli uomini amministrano il culto, le donne sono sante o puttane.

Le antiche sacerdotesse della luna vengono sfrattate dagli altari e sbattute in strada, proprietarie solo di quel corpo che un tempo fu il tempio e ora diventa l’icona del peccato. Maddalena non per caso assurgerà a simbolo di resistenze carbonare, oltre che a croce e delizia della sbandierata tolleranza della religione del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo (tutti con la “o”). Così come i padroni maschi del pantheon greco si erano dovuti inventare il parto cerebrale di Era da parte di Zeus, per giustificare la patrilinearità celeste su cui poggiava il loro potere ai piedi dell’Olimpo.

La sessuofobia contemporanea, quindi, non è che un retaggio antropologico antico, un riflesso condizionato di quel naturale timore reverenziale che ogni maschio di potere prova nei confronti di una donna libera e del suo corpo. Tutto quello che ne discende, in termini di tic e paranoie culturali sull’educazione, la cultura, il buon gusto e persino la politica, è solo un pallido rimbalzo di una partita antica come il sole e la luna. Il beghinaggio moralista su videogiochi, pornografia, preservativi e tutto il resto è tutto qui.

Ma c’è anche la tolleranza. Questa dev’essere una delle ragioni per cui il motto – il mestiere più antico del mondo – è ancora valido. Le prostitute sono sempre state tollerate, spesso utilizzate per le “necessità corporali” di papi, confratelli e prelati, come monito del peccato ma anche della possibile redenzione, incarnata dalla sempiterna Maddalena. Tolleranza non vuol dire uguaglianza, però. Anzi. La condizione di minorità, di clandestinità professionale, di oscurità sociale è essenziale, per il monito.

Niente di male, intendiamoci: la Chiesa fa la sua partita. Quello che disarma, come al solito, è la nullità culturale e la sudditanza politica espressa dai sinistri moralizzatori che si ergono a paladini dei diritti della donna, con la “d” maiuscola. E non spostano un fico secco circa le condizioni materiali delle donne in carne ed ossa che, per scelta, costrizione o (estremo peggio) schiavitù, si prostituiscono per strada.

L’ultima della lista è la neo-portavoce del governo Hollande, Najat Vallaud-Belkacem, che ha dichiarato: “Non si tratta di sapere se vogliamo abolire la prostituzione, ma di trovare gli strumenti per farlo”. Le “sex workers” di Francia (lì le case chiuse sono state abolite nel 1946), circa ventimila di cui ottomila solo a Parigi, sono scese in piazza per protestare, volto coperto da maschere di plastica e lavagnetta al collo con su scritto: “Non siete voi a riempirmi il frigo, a pagarmi le bollette, perciò non potete parlare”.

In Italia la senatrice radicale Poretti, che ha proposto un disegno di legge per la legalizzazione della prostituzione, ha fatto i conti: “settantamila prostitute presenti nel nostro Paese per nove milioni di clienti e un costo medio per prestazione di trenta euro fa un giro d’affari, sicuramente per difetto, di novanta milioni al mese, oltre un miliardo l’anno”. In tempi di crisi nera forse è meglio tassare l’ipocrisia di Stato, visto che la prostituzione in sé non è reato, piuttosto che strangolare imprese e pensionati.

Un barlume di lucidità giunge dalla Romagna. A Ravenna il sindaco Matteucci ha annunciato recentemente il progetto per la “zonizzazione” della città, prevedendo alcune zone illuminate e sicure per farle lavorare in santa pace. Si è anche lanciato in un’apologia liberalizzatrice commovente sulla necessità di una legge che regolamenti il mestiere più antico del mondo con laica serietà. In tempi normali sarebbe una battaglia persa in partenza, chissà se la fame si dimostra catartica.

L'articolo è stato pubblicato su The FrontPage.

26 gennaio 2011

L'AVATAR DI CALIGOLA


“Since the Roman Empire, politics here has been seen as a means to power and money. Even today, Italy remains a land where complex networks of connections and family ties can still, as in feudal times, count more than merit or position, whether in getting a job or a bank loan.” Rachel Donandio sul New York Times ha raccontato il reality-show Italia alla luce delle gesta del solito unico, celeberrimo, protagonista indiscusso “Surreal: a soap opera starring Berlusconi”.

Non c’è solo Caligola, l’avatar impazzito del presidente del Consiglio che sbraita contro Gad Lerner alle undici sera mentre gli italiani normali davanti alla tv (tutti quelli che potrebbero votare per lui) guardano il Grande Fratello, nell’articolo del Nyt “Prisoner of this world that he created”, ma anche “I invented a parallel life”, Ruby heart-stealer canonizzata in fascia protetta tv dall’avatar Berja-chic di Signorini, e soprattutto gli altri protagonisti del virtuality-show: gli italiani a casa. Quelli del televoto, che hanno già mandato tre volte Berlusconi a Palazzo Chigi e adesso lo metterebbero pure in nomination, ma non vedono alternative.

Il fatalismo italiano è il vero alleato di Berlusconi, secondo il Nyt. Niente di nuovo sotto il sole. Italiani brava gente, Franza e Spagna purché se magna, fascisti con il Duce e antifascisti dopo il 25 aprile e neanche nel ’92 andò diversamente. Tangentopoli (oltre l’incredibile percentuale di assoluzioni e lo spropositato numero di anni trascorsi preventivamente dietro le sbarre dagli imputati) non ha cambiato una virgola nella società, a parte la decapitazione dei partiti che avevano fatto la Repubblica, se non in peggio. Oggi il copione si ripete ma gli italiani hanno ancora meno voglia di sbattersi e, al massimo, s’indignano periodicamente a qualche festa comandata di piazza, su Facebook o davanti a Santoro e Floris. Insomma, a differenza che dal nonno di Ruby, la “rivolta non scatta”.

Il braccio di ferro tra Fiom e Fiat, anzi, ha spostato molti più consensi del Ruby-gate. La solita metà degli italiani per una ragione o per l’altra non si sconvolge troppo con la storia del puttaniere prestato alla politica (e/o sospetta che sia in buona compagnia). L’altra è in ostaggio dello speculare psicodramma di un’opposizione scompaginata che senza l’avatar di Caligola non esiste, un brusio indistinto fra uno strepito e l’altro del tiranno virtuale. Ormai si definisce solo per sua nemesi e, per questo, dovrà necessariamente arrivare fino alla fine dello show. Costi quel che costi. Si lustrino le baionette, dunque, e si olino le ghigliottine. Tanto poi arriva sempre la pubblicità. Chissà stavolta che programmi ci sono dopo.

L'articolo è stato pubblicato su The FrontPage.
L'immagine è stata presa qui.

3 dicembre 2010

"MEGLIO IL FUOCO DELLA BATTAGLIA"

“Due canaglie votate al male. Concentrato di malefica intelligenza. Subodoro una trappola. D’accordo. In chat su fb.” Mauro Zani non ha dubbi e, brusco e bonario come l’archetipo di emiliano che incarna, accetta su due piedi la mia intervista per tFP. “È il blog diretto da Velardi&Rondolino che mi dicono di salutarti (consapevoli del rischio di essere mandati a cagare per interposta persona) e mi piacerebbe sapere il tuo parere su Pd, Bologna, rapporto con la Rete. Se ti piace l’idea possiamo anche fare in chat, qui su Facebook, su Skype o dove credi.” Dopo un paio di giorni, a sera tarda, abbiamo combinato. Ecco il copia e incolla di com’è andata.

Zani (Z): “Forza”

Orione (O): “Dunque, Mauro Zani: consigliere comunale, consigliere provinciale, presidente della provincia di Bologna, segretario del Pci…”

Z: “Già, eccomi”

O: “Poi segretario regionale, consigliere regionale, deputato, eurodeputato e coordinatore della segreteria nazionale Pds-Ds, adesso blogger. Lei fa il blogger a tempo pieno? Ha smesso di fare politica attiva per davvero? Come si sente?”

Z: “Fermo lì. Una cosa per volta. Faccio il blogger certo. La politica la osservo e se del caso la critico. Son come quei pensionati che s’aggirano intorno agli operai al lavoro e… mugugnano, e… avanzano rilievi critici…”

O: “Ci tiene a rimarcare che ha smesso con la politica attiva, l’ho letto più volte. Dal distacco etereo del blog com’è, la politica?”

Z: “Già. Niente politica attiva. Altrimenti mi pensano in agguato dietro una siepe… il lupo cattivo… La politica non sta tanto bene”

O: “Lo stato di salute di Pd e Pdl sembrano darle ragione… Perché, secondo lei, dal ‘92 ad oggi il grado di consunzione di partiti e leader politici è così alto? A sinistra, in particolare, è un’ecatombe”

Z: “M’interessa più stare a ridosso del Pd naturalmente. E… son così annoiato d’aver sempre ragione”

O: “Occhetto, D’Alema, Veltroni, Fassino, Cofferati, Franceschini, Bersani, Prodi… ne ho perso qualcuno?”

Z: “Beh, consunzione dei leaders? Forse, resta che s’avvicendano più o meno gli stessi. Li conosco, a memoria… Appunto son quelli”

O: “Ma perché nessuno molla, come lei? Non lo capisco. Voglio dire, ha una bella pensione, un sacco di amici sparsi per il mondo, parecchi libri da leggere in sospeso…”

Z: “Questione egoica. Hanno poco rispetto per le loro persone… e poi in pensione non si sta tanto bene. Meglio il fuoco della battaglia. Per mollare basta andare per cinque anni nel Parlamento Europeo. E non vedi l’ora che finisca! In sostanza per mollare bisogna fare un apposito training… io modestamente lo feci”

O: “Si vede… Devo confessarle che all’inizio non ci credeva nessuno…”

Z: “Già. Poi però non mi va di starmene zitto e buonino…”

O: “Nono, intendo che nessuno credeva che fosse lei”

Z: “Prego?”

O: “Alcuni hanno insinuato che fosse un vero e proprio furto d’identità… un gesto dadaista”

Z: “Fantastico, è un mondo pieno di matti!”

O: “Un erede di Guy Debord si era impadronito del brand ‘Mauro Zani’ e le stava suonando a tutti di brutto… beh, non era una tesi tanto campata in aria. C’era una discreta differenza tra il prima e il dopo di Mauro Zani”

Z: “In verità c’è chi sa bene che io ho sempre suonato, adesso ho semplicemente cambiato strumento. E non mi dispiace”

O: “Comunque, sono felice che quello che diceva che Zani era morto e il blogger era uno sciacallo identitario si fosse sbagliato…”

Z: “Comunque quello vero è il blogger, seppur in erba”

O: “Bene: da bolognese chiedo al blogger, che dal cv mi pare informato dei fatti, che sta succedendo a Bologna?”

Z: “Sono informato anche dei misfatti”

O: “Immagino… lo spettacolo penoso che la riportò in città nel ‘99 si sta ripetendo o è una mia idea?”

Z: “A Bologna assistiamo con ogni probabilità all’ultimo atto di una lunga storia. Quella di una sinistra al governo per mezzo secolo e che dopo la nascita del Pd s’appresta a passare il testimone ad altri. Difficile dire adesso come andranno le cose, ma può persin darsi che, con l’aiuto di Vendola, Dossetti si prenda una rivincita post-mortem. Naturalmente non ho nulla contro gli eredi di Dossetti, tanto più che fino a qualche mese addietro, era persin possibile che la rivincita la prendessero i legittimi inquilini di Via Altabella. Sì, insomma, per i non bolognesi la Curia. In sostanza non si sta ripetendo semplicemente lo ‘spettacolo’ del ‘99. Con la meravigliosa idea che ha fatto frettolosamente nascere il Pd tutto lo scenario è cambiato. Non son sicuro che a Bologna e a Roma se ne abbia contezza”

O: “Lo scenario è cambiato, non solo a Bologna e in Italia. Non mi pare che il Pse goda di ottima salute… I socialisti stanno perdendo ovunque in Europa, mentre la sinistra conquista il Sudamerica stato dopo stato, facendo la sinistra per davvero… Qual è la lezione?”

Z: “Infatti. Perciò, modestamente, a suo tempo spiegai che si trattava di cercare una nuova (parolone antico) sintesi. Un progetto demosocialista. L’idea, semplice, che siamo tutti democratici dopo l’89, e che quindi definirsi semplicemente tali è come cercar d’afferrare il nulla. Calci al vento. Perché la sinistra in America del sud vince? Semplice: perché critica la liberaldemocrazia nei fatti e non con la semplice ideologia, della serie siamo socialisti, punto. O siamo democratici, punto. Morale. Ci vuole un’identità definita. Per me basterebbe definirsi come democraticiesocialisti tutt’attaccato. Insomma ripartire bisogna, a costo d’attraversare il deserto.”

O: “Ok, e cosa significa, con un esempio, essere democisalisti? Demosocialisti, faccio fatica a scriverlo…”

Z: “Capire che tutte le democrazie sono alla prova della globalizzazione dell’economia e dei mercati, ad esempio, e di conseguenza imprimere efficacia alla democrazia chiudendo la fase (novecentesca) della liberaldemocrazia. Come? Recuperando e facendo circolare ideali, valori di giustizia sociale nella democrazia. Ed è chiaro che ciò significa promuovere taluni interessi contro taluni altri. Se son bigi tutti i gatti allora le persone stanno a casa. A guardare (quando va bene) la politica dallo schermo”

O: “Ultima domanda: perché non si è candidato lei sindaco di Bologna? Lo sa, vero, che con una buona campagna, lei poteva vincere…?”

Z: “Per la ragione che avrei avuto contro prima di tutto il Pd. E anche per il solito egotismo. Della serie: se non mi vogliono peggio per loro. In più io non son adatto per le autocandidature. Proprio per niente: all’ego s’aggiunge, paradossalmente, una ritrosia innata. Insomma siam mal fatti!”

E’ mezzanotte passata, l’intervista è agli sgoccioli e Zani si concede un’ultima zampata.

“Piccolo motto conclusivo per i dirigenti nazionali del Pd: quando i gatti han lo stesso colore scorazzano le volpi. E non son solo grilline. Occhio ragazzi!”

Il blog di Mauro Zani è qui.
L'articolo è stato pubblicato su The FrontPage.

27 aprile 2010

PDL 2.0

“Almirante che cavolo hai combinato???? Hai scambiato un pagliaccio per un futuro statista???? Chiedi il permesso e riscendi in terra quel tanto che basta per dare un calcione nel fondoschiena a questo cialtrone, così potrai tornare e riposare in pace". Questo il contributo di Depil, sul sito del Giornale, al match politico-mediatico del momento.

Per Pontifex (sempre sul Giornale) “Il Sign. Fini è l´uomo più pericoloso della Repubblica...un QUINTA COLONNA che invidia Berlusconi...e sarà sempre un numero Due... Il più grande traditore di questo paese...lui, l´amico dei clandestini africani e musulmani....l’anti italiano.... Caso unico nella Repubblica...è riuscito a distruggere DUE Partiti di Destra...MSI e Alleanza Nazionale...incredibile ma vero! Il suo più grande progetto è distruggere iL PDL e trasformare l´Italia in un paese da terzo mondo...pieno di africani e musulmani...chiederemo un referendum popolare per fermarlo... Fini dovrebbe lasciare l´Italia! Fuori dalla politica Fini!!”

All’altro angolo del ring Barbara Lorella Donati posta una Lettera a Berlusconi
: “Caro” papisilvio oggi inizia il tuo declino politico, vedrai che sarà molto veloce. Rispetto a FINI sei soltanto un pidocchietto della politica. Ti ha fatto la beffa, d’altronde tu sei abituato ai contradditori con emilio fede. Sei una macchietta papisilvio, FINI ti sconfiggerà politicamente!” La pagina di Facebook “Gianfranco Fini Presidente” naturalmente pullula di gente dell’altra sponda passata a complimentarsi. Come Dario Comes “da elettore di sinistra: chapeau! grande Fini..innegabile l'ammirazione per il coraggio di sottolineare la necessità di una vera identità politica, che non sia ostaggio di B, sondaggi, Lega e ciellini benpensanti. Ora ci vuole coraggio!”

In una partita apparentemente chiusa, a dispetto dell’esiguità delle truppe politico-parlamentari (una manciata di fedelissimi tra direzione Pdl e Parlamento) Fini può contare su un piccolo esercito di sognatori
(da “Generazione Italia” di Bocchino&Briguglio a “Libertiamo” del radicale Della Vedova) che agisce principalmente in Rete e in questo momento è in grado di dettare l’agenda, produrre dibattito, caciara e – soprattutto – ottima stampa, ottimamente, puntualmente (e in modo platealmente strumentale) innescata dalle sue incursioni.

“Finalmente qualcosa si muove. Finalmente la plastica si squaglia al calore della vita vera. Del coraggio. Finalmente parole e non propaganda. Finalmente il senso dell'onore. Dell'azione bella perché inutile a se stessi. Finalmente idee e parole come senso dello Stato, legalità, unità nazionale. Finalmente l'Italia. Finalmente la libertà." Così Filippo Rossi, direttore del web magazine di FareFuturo (la fondazione-pensatoio del Presidente della Camera), nel commento alla direzione del Pdl che ha spedito i panni sporchi del partito direttamente nelle case degli italiani, col tiggì della sera. Il fischio d’inizio delle ostilità.

L'articolo è stato pubblicato (con un altro titolo) su The FrontPage.

7 giugno 2009

MONARCHIA?


Secondo Nota Politica i giochi sono fatti.
Il cavallo vincente è quello dell'Avanzo di Balera mentre SuperDario rimane al palo. Poco sopra quel minimo che consente (forse) la sopravvivenza della scuderia, ma che non mette certo al sicuro il fantino.

Il quadro generale del match è sconsolante: i ronzini dell'ex Unione tutti insieme stanno al 40%, 10 punti secchi in meno di quando dirigeva la baracca il Prof.
L'Italia s'è destra?

L'immagine è lo screenshot del primo frame del messaggio di chiusura della campagna web del Pd, di cui ho curato la creatività per conto di ProDigi.
Il blog del DDT, il Democratic Day Team che ha realizzato la campagna, è qui.
L'articolo dell'Unità sulla campagna è qui, quello del Messaggero infine qui.

Corse clandestine dell'ultimo minuto (da Nota Politica):

Ippodromo Centrale /2
Varenne 40.2
Fan Idole 27.0
Groom de Bootz 10.1
Galopin du Ravary 7.0
Ipson de Mormal 5.8
General du Pommeau 2.7
Gebrazac 3.1
Hirosaka 2.9
Grace Ducal 1.2

Ippodromo Dynamique
Varenne 38.0
Fan Idole 26.9
Groom de Bootz 9.4
Galopin du Ravary 7.8
Ipson de Mormal 6.5
General du Pommeau 3.0
Gebrazac 2.4
(18 spettatori su 100 incerti se andare o meno all'ippodromo)

Ippodromo de la Baguette
Varenne 37.5
Fan Idole 26.5
Groom de Bootz 9.0
Galopin du Ravary 8.0
Ipson de Mormal 6.5
General du Pommeau 3.1
Gebrazac 3.2
Hirosaka 2.5

Ippodromo Frizzy /3
Varenne 40.0
Fan Idole 26.3
Groom de Bootz 10.5
Galopin du Ravary 7.0
Ipson de Mormal 5.5
General du Pommeau 3.5
Gebrazac 2.5
Hirosaka 3.6
Grace Ducal 2.5
(si prevede un affluenza all'ippodromo di circa 66 spettatori su 100)

28 gennaio 2009

L'ISPETTORE SARTI È MEGLIO DI LOST!


Il più bel telefilm della storia della Rai, l'unico che rende onore alla città più bella d'Italia. La mia.
Sovrasta Twin Peaks, Lost e Desperate Housewives di tre spanne.

Un Gianni Cavina gigantesco e un cast di caratteristi formidabili e di guappi veri e propri. Tra l'altro Iaccarino, l'assistente siciliano di Sarti è uguale al buon Valerio, uno degli attuali vicesceriffi del Sindaco.
La Bologna di vent'anni fa, poi, era ancora uno spettacolo. E i poliziotti della Questura di Sarti Antonio erano più di sinistra di Bertinotti.
Tratto dai romanzi di Loriano Macchiavelli, il telefilm passava su Rai Due all'inizio degli anni '90.

Questo è il primo gruppo su FB dedicato all'Ispettore di Bologna. Se hai informazioni, notizie, dispacci d'agenzia su di lui o sei hai idea di dove si sia cacciato - proprio adesso che c'è così tanto bisogno di lui - fammelo sapere!

L'immagine è stata presa in prestito qui.
Il gruppo su Fb è qui.

5 dicembre 2008

LA PENISOLA DEI FAMOSI


"In un paese con una tv da quindicesimo mondo come l'Italia è normale quindi che Michele Santoro faccia una puntata dal titolo "L'Isola di Obama", in cui si discute in modo semiserio se la vittoria di Luxuria significa qualcosa di politico, se dice qualcosa di sinistra."


Questo è l'occhiello del mio Bianconiglio settimanale su Aprile. Ieri sera ho acceso la tv (pessima idea) e mi sono imbattito nel programma di Santoro su Luxuria, sinistra e realtà (bel salto eh?!).
Sansonetti continuava a strillare "Vladi!!!" - come un eterosessuale isterico e un po' coglione che scimiotta Ugo Tognazzi nel "Vizietto" - allora mi sono incazzato come una bestia, ho pensato a Pozzetto nella "Patata Bollente" e ho scritto il pezzo per Aprile da capo.

L'unica persona normale mi è sembrata Fabrizio Rondolino, che parlava di canne e di sceneggiatori fricchettoni che sono capaci di cambiare il costume e lo stile di vita più della Ventura e della sua nuova amichetta politicamente impeccabile.

L'immagine l'ho presa in prestito qui.
Tutto l'articolo è qui.

24 ottobre 2008

ARMI DI COSTRUZIONE DI MASSA


"La sinistra non è capace di comunicare
" è quasi un'ovvietà, tipo "non ci sono più le mezze stagioni" o "si stava meglio quando si stava peggio" (molto popolare di questi tempi).
Ho cercato di articolare un pensiero in proposito su Aprile, nel sesto appuntamento del Bianconiglio: qui.

Il manifesto sui funerali di Togliatti di Guttuso, simbolo di un'epoca in cui la sinistra era capace - eccome - di comunicare, l'ho trovato qui.

18 aprile 2008

NON CI SONO PIÙ LE MEZZE STAGIONI


Pare che la Lega abbia ciucciato un terzo dei voti della (ex)sinistra italiana.
Strano, e io che pensavo che gli operai e le commesse del norditalia passassero le loro serate a discutere dell'ultima enciclica di Ratzinger e delle meraviglie della società multiculturale...

Quando Bertinotti parla degli opevai sembra di sentire me col giradischi Marantz del '79. Gli brillano gli occhi, devono essere una sorta di fissazione per lui, gli opevai, o forse subisce il fascino dell'ignoto.
Tra l'altro io è 6 anni che devo aggiustare il Marantz, ma questo non frena il mio entusiasmo quando ne declamo le virtù. Né Bertonotti si da un contegno quando tenta di parlare dal salotto di Vespa a gente di cui non ha la minima idea

Erano più di quindici anni che la Cgil segnalava che la Lega stava facendo proseliti fra i suoi iscritti, al nord. Ora che sono disperati/incazzati, che subiscono l'insicurezza delle città, le chiacchiere dei Diliberto/Giordano/Pecoraro e il terrorismo dei "media" in silenzio, tutti i giorni, molti (ex)elettori di sinistra saltano il fosso e votano per chi sembra più in grado di risolvere i problemi e che parla la loro lingua, senza ipocrisie e buonismi, ma al contrario rispolverando i simboli e i valori del movimento dei lavoratori e il senso di comunità dei vecchi partiti della sinistra italiana.

Il mio Manifestival infatti lo vince lui.
Il manifesto/segno dei tempi (probabile risposta a quello tristemente famoso di Rifondazione) invece l'ho preso qui.

15 aprile 2008

GAME OVER



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22 novembre 2007

LO STRANIERO / 2


Ci sono cose che dette da Nichi Vendola sembrano credibili: la lotta alla precarietà è una di queste.
L'intervento video qui sopra ne è (a mio giudizio) la prova provata.

Ieri sera Vendola era ospite di Gad Lerner all'Infedele.
Tra le altre cose ha detto che se la Destra "è più forte perché ha la sua idea di società della paura basata sulla precarizzazione dei rapporti di vita e di lavoro e sulla demonizzazione di tutto ciò che è diverso, la Sinistra non può solo limitarsi alla riduzione del danno ma deve fondare una società della speranza".

L'8 e il 9 dicembre si tengono gli Stati generali della Sinistra: partiti, partitelli e mussimalisti sparsi si riuniscono in assemblea per tentare di quagliare. Una delle questioni sul tappeto naturalmente è la leadership.
Sulla sua candidatura Vendola ha glissato con diplomazia, ma neanche troppo. D'altrondo è il migliore e deve cominciare a rassegnarsi (fare riunioni con Rizzo e Diliberto dev'essere dura): anche Uòlter ha dovuto rinunciare all'Africa e alla letteratura per il Piddì, in fin dei conti.

4 settembre 2007

PARTECIP(AZIONE)


Forse potevo leggerlo prima di andare in Bolivia, ma non conoscevo ancora Padre Tarcisio. Né immaginavo che i ragazzi di Don Milani e quelli della Tekove Katu avessero così tanto in comune. E così tante cose da insegnare.

Consiglio a tutti quelli che non l'hanno letto, in particolare se hanno ancora il sospetto di essere di sinistra, di farlo.

L'immagine l'ho trovata qui. Il video "Don Lorenzo Milani e la sua Scuola", invece, qui.

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marzo