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VOTO
Per il partito del diavolo. Quello dei mercanti, delle mignotte, dei preventivi.

Che ha inventato il marketing e gli hippie. Principio vitale e creatore, maschio, della contemporaneità. Ora, però, sta perdendo dei colpi. Martiri e beghini non fanno altro che strillare di valori e verità. Tutte balle per il vecchio tiranno, avvezzo alla ruvida legge del business e a quella melliflua del piacere. Parole incomprensibili, sparate in tutto il mondo dalla comunicazione.

Il re si era illuso. Per anni aveva dimenticato: non era solo al suo arrivo. La comunicazione era sempre stata lì. Creatrice, femmina, dell’umanità. Il vecchio aveva creduto di dominarla e in effetti per lungo tempo era andata così. Non aveva più memoria di essere anch'egli una sua creazione. Una funzione. Lei poi se ne stava in un angolo. Zitta e buona, casa e bottega. 

Non aveva fatto una piega neanche quando le aveva portato a casa la tecnologia. L'arrivo della nuova amichetta sembrava non turbarla. Anzi: assecondava di buona lena ogni morbosità del veccho pervertito. Poi ci ha preso gusto e ha cominciato a giocare per sé. La nuova non le dispiaceva affatto, era una complice ideale. Efficiente, assecondava ogni voglia con pruriginosa meticolosità. E aumentava sempre la posta.

Dominata e dominatrice, allora, si sono messe a giocare insieme. Proprio sotto gli occhi del re, che non vedeva e si compiaceva: la partita era sempre più eccitante. Ma gli sguardi tradivano e il vecchio era costretto a rincorrere. Sempre più spesso non capiva e passava in rassegna prima l'una poi l’altra, a ripetizione, per afferrare qualcosa. La bocca spalancata.

Loro lo tranquillizzavano, gli facevano le coccole e lo mettevano a dormire. Era stato un re glorioso e non si meritava uno scherno manifesto. Dentro di loro, però, sapevano già come sarebbe finita.


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13 ottobre 2010

THIS IS NOT AMERICA

“Un po’ Renzi, un po’ Vendola”. Secondo il suo entourage questo è il ritratto di Benedetto Zacchiroli, neo candidato sindaco alle elezioni primarie del centrosinistra bolognese, che si accinge a sfidare il folk-runner Maurizio Cevenini, sostenuto dalla maggioranza di elettori e notabili – indecisi a tutto – del Pd ancora sotto choc dopo le dimissioni di Delbono, e Amelia Frascaroli, ex braccio destro di Don Nicolini alla Caritas, esponente di spicco del cattolicesimo più impegnato dalla parte degli ultimi, stimatissima candidatura di bandiera (e, eventualmente, perfetto vicesindaco).

Dopo l’abbandono a sorpresa di Duccio Campagnoli (ex segretario della Camera del Lavoro di Bologna, ex assessore alle attività produttive della Regione e, in altri tempi, candidato naturale dell’establishment politico ed economico, almeno tra quelli in partita), a tentare di rompere le uova nel paniere è, naturalmente, il classico “giovane” candidato di rottura. Zacchiroli ha 38 anni e, a parte i girotondi, è stato collaboratore dell’ex sindaco Cofferati (ha curato le relazioni internazionali di Bologna) e ora è consulente della città di Fortaleza (in Brasile) e dell’Unesco.

La mossa di Zacchiroli è stata architettata sin dall’inizio come un’azione virale capace di cortocircuitare a proprio vantaggio la fame di news delle gazzette cittadine e la debolezza del fu partitone. Tutto è iniziato dallo slogan di un volantino distribuito alla Festa dell’Unità: “il candidato alle primarie non cev” (con chiara allusione a Cevenini), definito dall’autore (con poco senso della misura) “un gesto dadaista”. Da lì è partito il mistero medatico-politico sul “nuovo candidato” (il sito senza nome, le indiscrezioni), orchestrato dallo staff di Zacchiroli (che smentiva di essere lui nonostante tutti quanti lo sapessero). Il letargo della ragione ha fatto il resto e alla fine della fiera Zacchiroli è stato incoronato “nuovo Renzi bolognese” da Lucio Dalla in persona.

Si dice: la politica si sta personalizzando, come negli Usa. Negli Stati Uniti, in queste ore, in occasione delle elezioni di mid-term sta andando in onda una vera e propria guerra degli spot – dalla strega O’Donnel al “governo sulle spalle”, passando per Dan il Talebano e le performances di Palla di Cristallo (si chiama davvero Krystall Ball) – che sembra aver confinato ancora di più la politica a variabile dadaista dello show (il calo di fiducia nei confronti di Obama e lo show mediatico dei Tea Party contribuiscono a infiammare il clima). Ma sempre negli Stati Uniti, e sempre nelle stesse ore, una radio pubblica – NPR – ha pubblicato sul proprio sito The Message Machine, una sezione ad hoc per verificare le bugie contenute negli spot. Senza sconti per nessuno.

"This is not America" di David Bowie è qui.
L'articolo è stato pubblicato su The FrontPage.

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