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VOTO
Per il partito del diavolo. Quello dei mercanti, delle mignotte, dei preventivi.

Che ha inventato il marketing e gli hippie. Principio vitale e creatore, maschio, della contemporaneità. Ora, però, sta perdendo dei colpi. Martiri e beghini non fanno altro che strillare di valori e verità. Tutte balle per il vecchio tiranno, avvezzo alla ruvida legge del business e a quella melliflua del piacere. Parole incomprensibili, sparate in tutto il mondo dalla comunicazione.

Il re si era illuso. Per anni aveva dimenticato: non era solo al suo arrivo. La comunicazione era sempre stata lì. Creatrice, femmina, dell’umanità. Il vecchio aveva creduto di dominarla e in effetti per lungo tempo era andata così. Non aveva più memoria di essere anch'egli una sua creazione. Una funzione. Lei poi se ne stava in un angolo. Zitta e buona, casa e bottega. 

Non aveva fatto una piega neanche quando le aveva portato a casa la tecnologia. L'arrivo della nuova amichetta sembrava non turbarla. Anzi: assecondava di buona lena ogni morbosità del veccho pervertito. Poi ci ha preso gusto e ha cominciato a giocare per sé. La nuova non le dispiaceva affatto, era una complice ideale. Efficiente, assecondava ogni voglia con pruriginosa meticolosità. E aumentava sempre la posta.

Dominata e dominatrice, allora, si sono messe a giocare insieme. Proprio sotto gli occhi del re, che non vedeva e si compiaceva: la partita era sempre più eccitante. Ma gli sguardi tradivano e il vecchio era costretto a rincorrere. Sempre più spesso non capiva e passava in rassegna prima l'una poi l’altra, a ripetizione, per afferrare qualcosa. La bocca spalancata.

Loro lo tranquillizzavano, gli facevano le coccole e lo mettevano a dormire. Era stato un re glorioso e non si meritava uno scherno manifesto. Dentro di loro, però, sapevano già come sarebbe finita.


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4 luglio 2008

STRANIERI IN PATRIA


Proprio adesso che il governo ha pensato bene di schedare i giovani teppistelli in erba, perdippiù zingari, ora che la paranoia-italia si gode una meritata pausa col reality sul povero Avanzo di Balera che rischia di prenderle di nuovo da Veronica e si sfoga sugli italiani, noi facciamo Samarcanda.

E proviamo a rimettere in fila la realtà:
 
1 / gli stranieri sono una risorsa, se espellessero davvero le badanti, i muratori, gli stagnini non in regola sarebbero cazzi per tutti: famiglie, imprese, società

2 / la sicurezza si ottiene evitando di tagliare i poliziotti, non sbraitando a caso come golpisti da bar

3 / per sentirsi stranieri in patria non c'è bisogno di trovarsi dei razzisti al governo, bastano quattro grassoni bolognesi con lo scooterone (vale il discorso dei suv: macchina grande, cazzo piccolo) che si tirano fuori l'uccello e si mettono a pisciare mentre passa il corteo del Pride, al grido di busonazzi di merda

4 / mangiare, bere, ballare straniero (specie se non si può viaggiare tanto) fa bene alla salute, mentale innanzitutto.

Aiuta a rimanere dalla parte dell'incanto.

Il programma completo della festa (e il menù dell'Osteria dei Popoli) è sul blog dell'associazione MigrAzioni, promotrice dell'evento: qui.

Manifesto, cartoline, programmi e blog: pauered bai Lance Libere.

15 giugno 2008

A MEZZANOTTE VA


Mentre il governo schiera l'esercito per proteggere le nostre città dalla malapianta della criminalità e i sani di mente si scompisciano dalle risate (o si fanno i conti in tasca su quanto gli costa, a seconda del carattere) consapevoli dell'inutilità ostile (e gratuitamente allarmistica) della mossa,
quelli di Radio Fujiko si sono inventati la Ronda del Piacere.

Che venerdì 30 maggio è partita, appunto, a mezzanotte
tra le vie di Bologna, da Porta San Donato fino a via del Pratello passando da Via Zamboni, Piazza Verdi, il Baraccano, Piazza Maggiore, Piazza San Francesco e infine Via del Pratello. Quasi tutti i santuari del conclamato degrado cittadino (dove grazie a pub, osterie e zùven è anche più difficile essere stuprate però). Con collegamenti dagli inviati in Sardegna e in Olanda (ma va?).

Il delirio collettivo sulla sicurezza a Bologna è diventato un vero e proprio fenomeno di costume, giunto a contare (prima dei fujikiani) almeno sei ronde, rigorosamente e reciprocamente ostili. Oltre che inutili e brutte da vedere: gruppetti di frustrati amanti dell'arma fallica, facce truci girano per le strade a caccia di colpevoli veri o presunti, il concetto di criminalità che deborda in quello del decoro e dei mai-goduto si arrogano di decidere il limite del lecito (cioè che sognano di farlo, mentre si fanno le pippe con l'ispettore Callaghan o quando sgummano sui loro suv di merda tra gli splendidi vicoli trecenteschi).

Normale poi che un bravo cittadino, residente e bolognese possa dire a un barista di via Marsala (residente e bolognese anche lui)
stai attento, sporco negro, che ti faccio rimandare in Africa
Oppure che un capotreno fuori di testa (e bolognese) si metta a urlare in servizio
"sporca negra" e "schifosi, tornate in Africa" e "Berlusconi finalmente vi rimanderà tutti a casa"
 a una donna del Ghana che vive (regolarmente) a Palermo.

Prima che il blob della necrofilia ci sommerga del tutto Radio Fujiko ha schierato il suo bravo mini Yellow Submarines contro gli uomini in grigio.
La semplicità eversiva di un sorriso
, dicono.
Beh, meglio di niente.

A mezzanotte va
la ronda del piacere
e nell'oscurità ognuno vuol godere
son baci di passion
L'amor non sa tacere
e questa è la canzon
di mille capinere.


Traduzione per gli indecisi (più o meno democratici): altro che ronde, scopate!
Scopateci sopra.
 
Nella foto la Banda Bassotti di Radio Fujiko al Millenium, diecimila carnevali fa.

24 novembre 2007

LE STRANIERE


"Subisce, la donna, ancora oggi, buona parte degli effetti collaterali del suo statuto di oggetto, di cosa rosa, puttana e graziosa, di essere inferiore alla persona. Da noi, fra pizza tanga e chiese, come da loro, fra montone stufato burka e moschee."

Così scriveva Lidia Ravera sull'Unità lo scorso 13 luglio, all'alba del teatrino di fine estate sulla sicurezza. Oggi donne di culture e religione diverse erano in piazza insieme: già questa è una buona notizia. Poi erano tante e incazzate nere. Finalmente.

E dire che di solito "femminismo" è una parola che suona vecchia. Non so se per colpa dell'ismo (comunismo, fascismo, liberismo, tutta roba vecchia, novecentesca) o dei maschietti che la pronunciano con la bocca storta e lo sguardo basso. Magari è per via di alcune fissazioni che non giovano alla causa, almeno in termine d'immagine.

La manifestazione di oggi dice il contrario: per l'apartheid sociale subito dalle donne ogni giorno e il leaderismo maschile che fa male alla società, per le battute dell'Avanzo di Balera e il decreto salva-coscienza che non salva dalla violenza, per il sessismo vetusto (quello si) di format tv tarati su teledipendenti all'ultimo stadio e per l'ovvia constatazione che un mondo fatto e gestito da maschi non si cambia con circolari ministeriali e appelli, c'è bisogno di femminismo. Eccome.

Mercoledì Elisabetta mi ha raccontato che è stata a trovare la nipotina. Era sconvolta:
"non ci potevo credere
era lì che giocava tutta contenta, lo sai a che cosa?
A stirare.
Con un ferro da stiro di plasica, rosa, te lo giuro!
Non sapevo cosa dire... nel 2007, ti rendi conto?"


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permalink | inviato da orione il 24/11/2007 alle 22:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa

12 novembre 2007

L'ALBA


Mia nonna Alba ha ottantaquattro anni. Quando si mette a raccontare le sue avventure però sembra una ragazzina, gli occhi che le illuminano il sorriso aperto. 
Ha l'età di Biagi, tre anni di meno per l'esattezza (lui è del '20). Mia nonna è una forza della natura, ma immaginavo che la scomparsa del cronista di Lizzano l'avebbe rattristata. Quando l'ho chiamata mi ha detto

"sai, io sono venuta sù con lui
noi non eravamo istruiti come voi, ma Biagi si riusciva a fare capire lo stesso.
ho letto i suoi libri e mi sembrava di leggere la mia storia
la guerra, gli anni nelle campagne, sfollati, la resistenza
è come se se ne fosse andato un fratello, un amico"

Quando l'Alba era giovane viveva con il bisnonno conte (socialista), la bisnonna e i 200 fratelli in una casa dell'Oca, insediamento popolare della periferia nord di Bologna. Prima della guerra erano così poveri che dormivano in tre in un letto e quando il babbo Augusto andava a Santa Lucia a vendere le statuine del presepe (l'ambulante era uno dei pochi mestieri che gli riusciva di fare senza la tessera del partito fascista) per l'allestimento si portava dietro le lenzuola.
A Natale quindi si dormiva vestiti e quando le lenzuola tornavano a casa erano tutte bucherellate dai chiodi con cui erano state fissate ai panchetti della bancarella.

Quando l'Alba legge, ascolta, parla dell'oggi, non ci crede. Per lei sicurezza e solidarietà sono due facce della stessa medaglia: "non giudicare se non vuoi essere giudicato". La sua famiglia era poverissima, ma nessuno sapeva mai dov'era la chiave di casa, la porta rimaneva sempre aperta. E tutte le sere, a cena, si presentava la figlia della prostituta che viveva e lavorava nell'appartamento di fronte.
Cucchiaio di latta serrato in mano e sorriso sdentato "si mangia! si mangia!". Era più povera di loro e un piatto in più o in meno non avrebbe fatto differenza.

Nella foto le mani dell'Alba.


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5 novembre 2007

LO STRANIERO


Con la sua intervista al Manifesto, Nichi Vendola affronta senza paraocchi ideologici la questione sicurezza e, pur di denunciare l'urgenza e il pericolo che viene dalle periferie della "società della paura", si smarca da rifondazione & co. E dice che (fosse lì) voterebbe il decreto del governo.

Nell'immagine uno dei manifesti della sua ultima campagna elettorale, curata da Proforma.

23 ottobre 2007

ARIDATECE CALIGOLA


Proprio adesso che hanno pescato gli anarchici writers bastardi e che la giustizia si è mostrata ancora una volta equanime (nell'Italia in cui chi manda sul lastico i risparmiatori o truffa i mercati gira con la scorta), ora che la "dialettica democratica" cittadina sembrava essersi riaperta con le forze migliori pronte ad una nuova ed entusiasmante stagione di passione politica e civile per evitare l'incubo Guazzaloca (come lo chiama la Pravda bolognese), ecco che Palazzo D'Accursio va a fuoco.
Letteralmente.

Commenta il Sindaco: ''Sono un po' di settimane che dico di essere preoccupato per la situazione della sicurezza a Bologna''.

"Poche parole ma, lapidarie." secondo il Resto del Canino (da cui ho preso in prestito la foto).


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permalink | inviato da orione il 23/10/2007 alle 16:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

26 settembre 2007

IL MENTECATTO DEGLI INTERNI

Stamattina ero a Ferrara, in agenzia. Vado al bar e adocchio il Carlino. Comincio a sfogliarlo, sorseggiando il mio thè al latte, fino a una pagina globalmente memorabile. Titolo dell'articolo di testa "Amato: rom, rischiamo l'invasione", occhiello "e sulle prostitute: spedire le multe a casa".
Mi metto a leggere l'articolo già incazzato, poi guardo in basso. A piè di pagina (giuro) c'è la pubblicità della nuova iniziativa editoriale di Carlino, Nazione, Giorno: "Che mito" la vita di Che Guevara in dvd. Resto basito 30 secondi e chiudo tutto.

Io Amato lo detesto da 15 anni. Dal 1992, gli anni in cui Craxi e Martelli venivano messi alla gogna, sommersi da monetine e dipietristi mozzorecchi, lui no. La faccia da professorino compunto ne usciva sempre bene, anche se era stata tesoriere di Craxi, al Psi. E con gli stessi occhialetti pensava bene
di passare gli anni successivi a impartire dotte lezioncine su tutto quello che gli passava per la testa, oltre che a entrare e uscire da partiti e governi come fossero taxi. Riserva della Repubblica, mai in panchina.

Adesso è andato in fissa con lavavetri, mignotte e mendicanti. Ora: se davvero c'è questa emergenza Rom, non è più saggio studiare come risolverla, prima di unirsi al coro e mettersi strillare al lupo? Non fa il ministro degli interni di lavoro, Amato?
Sulle mignotte, poi, dice che in lui "c’è un un pizzico di cattiveria verso i clienti" così ha pensato ad "una multa non conciliabile, con il verbale che arriva a casa del diretto interessato" (alcuni milioni di italiani, 5 se non ricordo male). Rovina la vita dei puttanieri (e non arresta, né multa le loro fornitrici) per una sua stizza morale. Le mignotte, poi, chissà come saranno felici quando il cavalier Giuliano donerà loro la libertà. Faranno il concorso per entrare in Bankitalia.

La verità è banale: la gente (maschietti insoddisfatti, o timidi, o bastardi, fate voi) va a mignotte e loro lavorano (a parte le schiave del sesso, ma lì ci sono già le leggi, i carabinieri, la polizia e i magistrati), si può far finta di niente (come l'Avanzo di Balera), riaprire le case chiuse, aiutare le mignotte a diventare lavoratrici del sesso (come ha tentato di fare, con coraggio, Livia Turco). Oppure delirare come Mancuso (se io fossi una mignotta bolognese ne chiederei l'infermità mentale. Ma ve l'immaginate cambiare zona una volta al mese, che delirio? Perché non proporre agli ambulanti della Piazzola di fare mercato ogni settimana in un posto diverso, allora?).

Amato è oltre. Lui si allarma, si indigna e si rassicura, sempre da solo. D'Avanzo e Bonini sulla Pravda hanno calcolato il numero di giorni che il Parlamento ha a disposizione per discutere il pacchetto sicurezza del Bandito Giuliano (mignotte, barboni, ecc.). Totale, da qui a Natale: 0.

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