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VOTO
Per il partito del diavolo. Quello dei mercanti, delle mignotte, dei preventivi.

Che ha inventato il marketing e gli hippie. Principio vitale e creatore, maschio, della contemporaneità. Ora, però, sta perdendo dei colpi. Martiri e beghini non fanno altro che strillare di valori e verità. Tutte balle per il vecchio tiranno, avvezzo alla ruvida legge del business e a quella melliflua del piacere. Parole incomprensibili, sparate in tutto il mondo dalla comunicazione.

Il re si era illuso. Per anni aveva dimenticato: non era solo al suo arrivo. La comunicazione era sempre stata lì. Creatrice, femmina, dell’umanità. Il vecchio aveva creduto di dominarla e in effetti per lungo tempo era andata così. Non aveva più memoria di essere anch'egli una sua creazione. Una funzione. Lei poi se ne stava in un angolo. Zitta e buona, casa e bottega. 

Non aveva fatto una piega neanche quando le aveva portato a casa la tecnologia. L'arrivo della nuova amichetta sembrava non turbarla. Anzi: assecondava di buona lena ogni morbosità del veccho pervertito. Poi ci ha preso gusto e ha cominciato a giocare per sé. La nuova non le dispiaceva affatto, era una complice ideale. Efficiente, assecondava ogni voglia con pruriginosa meticolosità. E aumentava sempre la posta.

Dominata e dominatrice, allora, si sono messe a giocare insieme. Proprio sotto gli occhi del re, che non vedeva e si compiaceva: la partita era sempre più eccitante. Ma gli sguardi tradivano e il vecchio era costretto a rincorrere. Sempre più spesso non capiva e passava in rassegna prima l'una poi l’altra, a ripetizione, per afferrare qualcosa. La bocca spalancata.

Loro lo tranquillizzavano, gli facevano le coccole e lo mettevano a dormire. Era stato un re glorioso e non si meritava uno scherno manifesto. Dentro di loro, però, sapevano già come sarebbe finita.


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23 febbraio 2010

NON SOLO TARGET

Il trentaduenne colombiano è arrivato nel 1998 quando in Italia “non c’erano tanti stranieri a scuola, non c’era ancora questa specie di razzismo che c’è adesso, la paura del diverso”. Non ha mai subito angherie razziste forse perché “qua c’è una cosa curiosa con gli italiani, loro dicono che i sudamericani non sono extracomunitari, gli extracomunitari sarebbero gli africani, i marocchini, Bangladesh… io ho visto che con noi c’è una differenza, per dire una cosa piccola: da noi fanno le cene per Natale, i ragazzi africani non vengono mai invitati, l’unico straniero che viene invitato sono io…”. Nell’intervista precedente (la prima), Simona “signora rumena in Italia da molti anni” fa un appello alla propria comunità (in italiano e in lingua madre) per mantenersi in contatto con Dgtv.

 

L’intervistatore non si vede mai, ma voce e pause sono spiccicate a quelle di Pannella. Si chiama Marcello De Giorgio e oltre a caracollare tonante al microfono è socio di maggioranza e amministratore della Gfr srl, società editrice (e pure concessionaria di pubblicità) di Dgtv, la nuova web-tv per stranieri che ha appena inaugurato l’apertura della sua redazione bolognese (cinque collaboratori), che affianca quella di Padova (con Roma e la Campania come prossime mete). Trattasi (almeno per adesso) di un prodotto decisamente ruvidino sia in termini di palinsesto che di look, ma con un target potenziale indubbiamente massiccio. Gli stranieri sono tanti e nei prossimi decenni sono destinati a continuare a crescere sempre di più, piaccia o meno.

 

Intanto lo Sciopero degli stranieri del primo marzo è diventato un evento europeo. In Italia oltre ai Cobas, a studenti, docenti, collettivi vari e alle associazioni più impegnate sul tema (come Amref), hanno aderito la Fiom della Cgil e la Fim della Cisl. Dopo la guerriglia di Via Padova, Rosarno Burning e il quotidiano tiro al piattello mediatico, lunedì prossimo gli immigrati hanno l’occasione di imporsi agli italiani come soggetto sociale con cui fare i conti, tutt’altro che omogeneo certo, ma sempre più “pesante” in termini politici ed economici.

 

Sullo stesso tema:

“Primo marzo 2010”

“Immigrati, fermi tutti!”


L'articolo è stato pubblicato (con un titolo un po' diverso) da The Front Page.

12 gennaio 2010

PRIMO MARZO 2010


“Immigrati per favore non lasciateci soli con gli italiani”
è l’Eros Cozzari-pensiero, affidato all’immagine di un tag murale in una qualche città e postato sul gruppo del giorno. Forse ci volevano i fatti di Rosarno per avverare l’evento: lo sciopero degli stranieri pare che diventi realtà. Un po’ di Alabama alla calabrese – schiavismo e fucilate, ‘ndrangheta e puzza di apartheid – e “Primo marzo 2010 - 24h senza di noi”, il gruppo di Facebook sullo sciopero degli stranieri e degli italiani che ne hanno abbastanza delle bestie che infestano bar e uffici, è svettato al primo titolo dei principali quotidiani online italiani. Risultato: i 13000 iscritti di domenica mattina sono diventati quasi 20000 domenica sera.

A parte il trionfale ingresso nel mainstream, però, pare si sia messa in moto una macchina organizzativa di tutto rispetto e sul blog dell’evento spuntano come funghi nuovi comitati territoriali, sottoposti a una sorprendentemente rigida serie di criteri vincolanti per ottenere l’affiliazione. Sulla bacheca del gruppo su Facebook post, commenti, foto si contano a centinaia e il politically correct tende a cedere il passo a indignazioni vere, di pancia, tipo “dopo aver visto su fb un po’ di gruppi a sostegno dei razzisti (ed in questo caso dei mafiosi), io mi auguro che, se un Dio esiste, faccia rinascere chi vi ha aderito, in una prossima vita, ebreo nel 1939 in un qualunque posto a caso dell'Europa continentale”.

Il fatto poi che il Calderoli di turno si metta subito a terroristeggiare (“attenti, o tutta l’Italia diventerà una Rosarno”) e che partiti e sindacati siano stati palesemente spiazzati non fa che confermare che se, davvero, gli immigrati regolari riusciranno a fermarsi per 24 ore l’Italia intera si fermerà. E la parola “sciopero” riacquisterà, per un giorno, quel significante potentemente rivoluzionario che l’aveva resa così temibile durante il vecchio Novecento.

L'articolo è tratto da "The Front Page".
L'immagine è stata presa qui.

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