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VOTO
Per il partito del diavolo. Quello dei mercanti, delle mignotte, dei preventivi.

Che ha inventato il marketing e gli hippie. Principio vitale e creatore, maschio, della contemporaneità. Ora, però, sta perdendo dei colpi. Martiri e beghini non fanno altro che strillare di valori e verità. Tutte balle per il vecchio tiranno, avvezzo alla ruvida legge del business e a quella melliflua del piacere. Parole incomprensibili, sparate in tutto il mondo dalla comunicazione.

Il re si era illuso. Per anni aveva dimenticato: non era solo al suo arrivo. La comunicazione era sempre stata lì. Creatrice, femmina, dell’umanità. Il vecchio aveva creduto di dominarla e in effetti per lungo tempo era andata così. Non aveva più memoria di essere anch'egli una sua creazione. Una funzione. Lei poi se ne stava in un angolo. Zitta e buona, casa e bottega. 

Non aveva fatto una piega neanche quando le aveva portato a casa la tecnologia. L'arrivo della nuova amichetta sembrava non turbarla. Anzi: assecondava di buona lena ogni morbosità del veccho pervertito. Poi ci ha preso gusto e ha cominciato a giocare per sé. La nuova non le dispiaceva affatto, era una complice ideale. Efficiente, assecondava ogni voglia con pruriginosa meticolosità. E aumentava sempre la posta.

Dominata e dominatrice, allora, si sono messe a giocare insieme. Proprio sotto gli occhi del re, che non vedeva e si compiaceva: la partita era sempre più eccitante. Ma gli sguardi tradivano e il vecchio era costretto a rincorrere. Sempre più spesso non capiva e passava in rassegna prima l'una poi l’altra, a ripetizione, per afferrare qualcosa. La bocca spalancata.

Loro lo tranquillizzavano, gli facevano le coccole e lo mettevano a dormire. Era stato un re glorioso e non si meritava uno scherno manifesto. Dentro di loro, però, sapevano già come sarebbe finita.


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17 febbraio 2009

THIS IS RUSSI!


L'altro giorno stavo andando in stazione a Russi, già piuttosto scazzato.
Mi ero svegliato presto e avevo un sacco di giri da fare, molto sonno, parecchi casini per la testa e poca voglia di comunicare. Nei pressi del sottopassaggio che conduce al binario 2 (quello su cui giunge la tradotta per Bologna) sento un gran casino. L'inconfondibile casino di un qualche disastro combinato dal bulletto sfigato di turno.
Mi dirigo con calma verso il timbratore, timbro il mio biglietto chilometrico e mi avvio a scendere le scale del sottopassaggio.

Con gioia crescente sento che il casino procede con una certa regolarità. Così avanzo e individuo l'origine del casino: qualche piccolo deficiente sta prendendo a sassate - con i ciottoli dei binari - l'unico cestino di latta in fondo al tunnel, facendo schizzare in quà e in là vetri e monnezza varia. Proseguo, raggiungo l'unica uscita e tenendomi rasente al muro (onde evitare sassate o vetri negli occhi) salgo le scale di soppiatto, pregustando la scena e le facce.
Come immaginavo, due adolescenti russiani sono troppo impegnati a saccheggiare i binari per badare al mio arrivo. Così posso urlare a squarciagola "mentecatti" e avvicinarmi con fare minaccioso a uno dei due malcapitati.

Il mio look: pantaloni militari, logora giacca di pelle (con un bottone su tre), timberland, busto sorreggivertebre e occhiali da sole anni '70.
Lui diventa tutto rosso e comincia a incolpare senza ritegno il compare. Quando mi giro per controllare, l'altro scatta verso la scala e comincia a correre giù per i gradini. In un attimo anche l'altro si dilegua, dopo avermi aggirato in tutta fretta. Come i miei gatti, quando ne combinano una delle loro.

I lati positivi della faccenda:
1 / sono stato di buon umore tutto il giorno
2 / i due sono tornati dopo due minuti a chiedermi scusa e a promettere che non lo rifaranno più, ma tenendosi sempre a distanza di fuga
3 / non credo che nessuno li abbia mai sgridati urlando mentecatti

Il lato negativo della faccenda:
dovrò rifarlo.

Sui giovani d'oggi ci scatarro su l'ho presa in prestito qui.

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