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VOTO
Per il partito del diavolo. Quello dei mercanti, delle mignotte, dei preventivi.

Che ha inventato il marketing e gli hippie. Principio vitale e creatore, maschio, della contemporaneità. Ora, però, sta perdendo dei colpi. Martiri e beghini non fanno altro che strillare di valori e verità. Tutte balle per il vecchio tiranno, avvezzo alla ruvida legge del business e a quella melliflua del piacere. Parole incomprensibili, sparate in tutto il mondo dalla comunicazione.

Il re si era illuso. Per anni aveva dimenticato: non era solo al suo arrivo. La comunicazione era sempre stata lì. Creatrice, femmina, dell’umanità. Il vecchio aveva creduto di dominarla e in effetti per lungo tempo era andata così. Non aveva più memoria di essere anch'egli una sua creazione. Una funzione. Lei poi se ne stava in un angolo. Zitta e buona, casa e bottega. 

Non aveva fatto una piega neanche quando le aveva portato a casa la tecnologia. L'arrivo della nuova amichetta sembrava non turbarla. Anzi: assecondava di buona lena ogni morbosità del veccho pervertito. Poi ci ha preso gusto e ha cominciato a giocare per sé. La nuova non le dispiaceva affatto, era una complice ideale. Efficiente, assecondava ogni voglia con pruriginosa meticolosità. E aumentava sempre la posta.

Dominata e dominatrice, allora, si sono messe a giocare insieme. Proprio sotto gli occhi del re, che non vedeva e si compiaceva: la partita era sempre più eccitante. Ma gli sguardi tradivano e il vecchio era costretto a rincorrere. Sempre più spesso non capiva e passava in rassegna prima l'una poi l’altra, a ripetizione, per afferrare qualcosa. La bocca spalancata.

Loro lo tranquillizzavano, gli facevano le coccole e lo mettevano a dormire. Era stato un re glorioso e non si meritava uno scherno manifesto. Dentro di loro, però, sapevano già come sarebbe finita.


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21 settembre 2010

PD X-FILE


“C’è delusione, c’è una richiesta di chiarezza e di unità nel centrosinistra. Bisogna stare in mezzo alla gente e non fare i giochini della politica. I partiti devono fare un atto di umiltà profonda, non individuare dei nemici, ma gli avversari, aprirsi alla società. La società bolognese è di pasta buona, non voglio lasciare l’orgoglio nelle mani della Lega Nord”.

Un’illustratrice di Ravenna sostiene con una certa decisione che Maurizio Cevenini, quasi-candidato del Pd alle primarie per il sindaco di Bologna, sia un alieno. Più precisamente un rettiliano, uno di quei serpentoni cattivissimi stile Visitors che secondo alcuni ufologi radicali si stanno infiltrando in tutti i gangli della nostra società (in Rete ci sono siti che forniscono una descrizione dettagliata di tutte le razze in circolazione e del loro rapporto con gli umani). Sul perché di tanta sicurezza risponde un lombrosiano “ma l’hai visto?”

A parte l’espressione (in foto sembra non sbattere mai le palpebre né smettere di sorridere), sono le parole di “Mister Preferenze” (com’è stato ribattezzato dopo le oltre diciannovemila croci sul suo nome rastrellate alle ultime regionali) che, se non di un rettiliano, sembrano quelle di un format. Il curriculum, poi, rende la candidatura un evento di folclore, la sagra strapaesana della bolognesità tanto cara al vecchio nemico Guazzaloca (l’ex macellaio che sconfisse la candidata distillata dal partitone nel 1999).

Il consenso schiacciante di cui sembra godere il già “sindaco dello stadio”, tutte le domeniche in tribuna con il suo striscione di dieci metri “Bologna nel Cuore” (il nome della sua forse-lista civica), deriva infatti dal suo “stare in mezzo alla gente”. Come consigliere comunale ha superato da poco il tetto dei 4000 matrimoni celebrati (forse il record del mondo) e la sua ape rosso-blu col solito slogan è una delle leggende metropolitane più comuni, dopo l’ormai sessantenne Beppe Maniglia che suona la chitarra a torso nudo in Piazza Maggiore e gonfia a colpi di polmone la borsa dell’acqua calda (anche lui si voleva candidare sindaco l’altra volta, ma da indipendente e non è riuscito a raccogliere le firme).

La Rete, e Facebook in particolare (oltre, naturalmente, allo stato di autoipnosi in cui pare giacere il locale Pd), hanno messo a Cevenini le ali ai piedi, amplificandone a dismisura il sistema relazionale e fornendo ai media locali (che godono assai a dettare la linea al fu partitone) sempre nuovi aggiornamenti sulle imprese del “Cev.” (altro suo soprannome, somigliante in modo un po’ inquietante al “Cav.” di Giuliano Ferrara).

Le prime indiscrezioni sulle sue idee forse hanno un po’ spiazzato il “popolo del web”: no alla grande moschea (cara alla comunità islamica locale e cavallo di battaglia della Lega), no alle simboliche nozze gay (come invoca la folta comunità lgbt cittadina, già celebrate da diversi sindaci di centrosinistra), si ai finanziamenti alle scuole private (parola di ex dirigente della sanità privata). “Forse gli alieni non si raccapezzano della mancanza di logica degli umani e hanno buttato lì i temi su cui c’è più casino”, chiosa l’illustratrice.

L'articolo è stato pubblicato su The FrontPage.

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