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VOTO
Per il partito del diavolo. Quello dei mercanti, delle mignotte, dei preventivi.

Che ha inventato il marketing e gli hippie. Principio vitale e creatore, maschio, della contemporaneità. Ora, però, sta perdendo dei colpi. Martiri e beghini non fanno altro che strillare di valori e verità. Tutte balle per il vecchio tiranno, avvezzo alla ruvida legge del business e a quella melliflua del piacere. Parole incomprensibili, sparate in tutto il mondo dalla comunicazione.

Il re si era illuso. Per anni aveva dimenticato: non era solo al suo arrivo. La comunicazione era sempre stata lì. Creatrice, femmina, dell’umanità. Il vecchio aveva creduto di dominarla e in effetti per lungo tempo era andata così. Non aveva più memoria di essere anch'egli una sua creazione. Una funzione. Lei poi se ne stava in un angolo. Zitta e buona, casa e bottega. 

Non aveva fatto una piega neanche quando le aveva portato a casa la tecnologia. L'arrivo della nuova amichetta sembrava non turbarla. Anzi: assecondava di buona lena ogni morbosità del veccho pervertito. Poi ci ha preso gusto e ha cominciato a giocare per sé. La nuova non le dispiaceva affatto, era una complice ideale. Efficiente, assecondava ogni voglia con pruriginosa meticolosità. E aumentava sempre la posta.

Dominata e dominatrice, allora, si sono messe a giocare insieme. Proprio sotto gli occhi del re, che non vedeva e si compiaceva: la partita era sempre più eccitante. Ma gli sguardi tradivano e il vecchio era costretto a rincorrere. Sempre più spesso non capiva e passava in rassegna prima l'una poi l’altra, a ripetizione, per afferrare qualcosa. La bocca spalancata.

Loro lo tranquillizzavano, gli facevano le coccole e lo mettevano a dormire. Era stato un re glorioso e non si meritava uno scherno manifesto. Dentro di loro, però, sapevano già come sarebbe finita.


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31 luglio 2007

BOLIVIA / FIESTA


Durante la nostra escursione al Salar de Uyuni abbiamo dormito in piccoli villaggi, detti "pueblo".
Il primo era deserto. Quando siamo arrivati l'abbiamo girato in lungo e in largo senza trovare anima viva. C'erano solo tre bambini che giocavano a basket al buio (pieno di campi, in Bolivia), due cani, un gruppetto di lama vagabondi. E le donne, naturalmente.

Leonardo, la nostra guida, ci racconta che gli uomini (tutti quanti) erano andati alla Fiesta, in un pueblo nei paraggi e difficilmente sarebbero tornati prima del giorno dopo. La mattina seguente, infatti, non si era ancora fatto vivo nessuno.

Nella foto
si spegne
il tramonto, viene sù la luna. Nel Salar de Uyuni.

29 luglio 2007

BOLIVIA / FIGLI DELLA LUNA


Ai margini del Salar de Uyuni c'è San Juan del Rosario, un piccolo pueblo attrezzato per ospitare turisti. Lo sovrasta la necropoli dei Lords of Lipes, altra enigmatica civiltà preincaica che condivide con i Tiahuanaco (e con gli Aymara e gli Inca) cibo, stile di tessitura, sostanze medicinali e rituali, cosmologia, simboli.

Secondo Leonardo, la nostra guida al Salar, "era il tempo in cui gli uomini adoravano la luna perché vivevano nell'oscurità, sulla terra non c'era il sole. Quando sorse per la prima volta morirono tutti e sono stati ritrovati in questa posizione". La stessa dei corpi rinvenuti sul viale tra la piramide del sole e quella della luna a Teotihuacan, in Messico: fetale.

Quando ce l'ha raccontato eravamo ai piedi del Vulcano Thunupa (quasi 6000 metri) e stavamo visitando una tomba ricostruita con "momias" autentiche e splendidamente conservate. Intorno a noi turisti dementi (francesi, americani e israeliani) si facevano fotografare di fianco ai corpi, tra smorfie e ghignate.
"You think it's a good idea? Good luck..." faccio a uno dei cialtroni. Mi guarda come un marziano e tela.
Poi vogliamo esportare la democrazia. Boh.

Nella foto la sommità di una tomba, della necropoli al tramonto.

Un sito (in spagnolo) sul museo dei Lords of Lipes e sulla regione:
http://delipez.org/turismo/turismo_de_los_lipez

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