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VOTO
Per il partito del diavolo. Quello dei mercanti, delle mignotte, dei preventivi.

Che ha inventato il marketing e gli hippie. Principio vitale e creatore, maschio, della contemporaneità. Ora, però, sta perdendo dei colpi. Martiri e beghini non fanno altro che strillare di valori e verità. Tutte balle per il vecchio tiranno, avvezzo alla ruvida legge del business e a quella melliflua del piacere. Parole incomprensibili, sparate in tutto il mondo dalla comunicazione.

Il re si era illuso. Per anni aveva dimenticato: non era solo al suo arrivo. La comunicazione era sempre stata lì. Creatrice, femmina, dell’umanità. Il vecchio aveva creduto di dominarla e in effetti per lungo tempo era andata così. Non aveva più memoria di essere anch'egli una sua creazione. Una funzione. Lei poi se ne stava in un angolo. Zitta e buona, casa e bottega. 

Non aveva fatto una piega neanche quando le aveva portato a casa la tecnologia. L'arrivo della nuova amichetta sembrava non turbarla. Anzi: assecondava di buona lena ogni morbosità del veccho pervertito. Poi ci ha preso gusto e ha cominciato a giocare per sé. La nuova non le dispiaceva affatto, era una complice ideale. Efficiente, assecondava ogni voglia con pruriginosa meticolosità. E aumentava sempre la posta.

Dominata e dominatrice, allora, si sono messe a giocare insieme. Proprio sotto gli occhi del re, che non vedeva e si compiaceva: la partita era sempre più eccitante. Ma gli sguardi tradivano e il vecchio era costretto a rincorrere. Sempre più spesso non capiva e passava in rassegna prima l'una poi l’altra, a ripetizione, per afferrare qualcosa. La bocca spalancata.

Loro lo tranquillizzavano, gli facevano le coccole e lo mettevano a dormire. Era stato un re glorioso e non si meritava uno scherno manifesto. Dentro di loro, però, sapevano già come sarebbe finita.


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18 agosto 2011

11/11/2011


“Nella Cabala ebraica corrisponde alla lettera kaf, col significato generico di realizzazione. Nell’esoterismo e nella magia in genere, è considerato il “primo numero mastro”, essendo primo numero di una decade numerica nuova (10+1). In generale significa un forte cambiamento a fronte di una grande forza, e nei tarocchi l’arcano maggiore numero 11 corrisponde infatti alla “Forza”. Nel Cristianesimo 11 è il numero degli apostoli rimasti prima della Passione, Morte e Resurrezione di Cristo, e che potrebbe assumere il significato esoterico di un imminente evento, cambiamento.”

Secondo Wikipedia la numerologia è piuttosto chiara rispetto al numero 11: grandi cambiamenti sospinti da forze formidabili. E il recente passato non lascia adito a dubbi, in proposito: 11 settembre 2001 negli Stati Uniti, 11 marzo 2004 in Spagna e 11 maggio 2011 in Giappone sono lì a testimoniarlo. Tutti naturalmente sanno che si tratta di stupide coincidenze e che la razionalità umana, fucina di tre secoli di conquiste memorabili che hanno fatto del mondo questo delizioso posticino, non mente mai.

Solo nei postriboli della Rete, araldo del Neolitico tecnologico che avanza tra roghi di Borsa e di piazza, si scrutano i segni e si maramaldeggia con profezie più o meno fantasiose, peraltro ad esclusivo beneficio del media-mainstream che ogni tanto ci sforna sopra un qualche articoletto di colore per allungare il brodo. Una spruzzata di Apocalisse per insaporire il piatto, ormai trito e ritrito, di sommosse, stragi, disastri ambientali, colpi di stato, tette e culi.

Ed è in uno di questi covi di untorelli che ho scovato l’11/11/2011: il giorno del giudizio universale sulla ditta Italia. Una sequenza di 1 che suona come una batteria di fucili che si dispone per l’esecuzione capitale del quarto debito pubblico più alto del mondo, inverando il tormentone dell’estate: il default. Non è dato sapere se sarà davvero la fine dell’agonia, e gli autori del sito-profezia, che adducono un articolo del Sole 24Ore a sostegno della propria divinazione, non potevano prevedere gli interventi annunciati poi dal governo.

Non è ancora dato sapere se servirà davvero a qualcosa inserire il pareggio di bilancio nella Costituzione, cancellare il Primo Maggio (unica nazione al mondo), il 25 aprile e il 2 giugno (chissà se Sarkozy facesse altrettanto col 14 luglio cosa succederebbe), bastonare i soliti noti (quelli che già pagano le tasse), reintrodurre la tracciabilità (la cui cancellazione fu in assoluto la prima misura del governo in carica), abrogare mini-province e micro-comuni e annunciare la solita sceneggiata sulla “dieta della politica”.

Per l’intanto ci si limita a segnalare che i terroristi numerologici sono stati circospetti e si sono ben guardati dal mettere esplicitamente l’11 in relazione con le recenti sciagure celebri, accadute in tale data. Meno che mai col numero-madre di tutte le Apocalissi: il 21/12/2012, alle 11 e 11 minuti, finisce il nostro mondo, secondo la profezia Maya. Sommando le cifre della data, provate a immaginare il numero che esce…

L'articolo, con foto, è stato pubblicato su The FrontPage.

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