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 VOTO Per il partito del diavolo. Quello dei mercanti, delle mignotte, dei preventivi.
Che ha inventato il marketing e gli hippie. Principio vitale e creatore, maschio, della contemporaneità. Ora, però, sta perdendo dei colpi. Martiri e beghini non fanno altro che strillare di valori e verità. Tutte balle per il vecchio tiranno, avvezzo alla ruvida legge del business e a quella melliflua del piacere. Parole incomprensibili, sparate in tutto il mondo dalla comunicazione.
Il re si era illuso. Per anni aveva dimenticato: non era solo al suo arrivo. La comunicazione era sempre stata lì. Creatrice, femmina, dell’umanità. Il vecchio aveva creduto di dominarla e in effetti per lungo tempo era andata così. Non aveva più memoria di essere anch'egli una sua creazione. Una funzione. Lei poi se ne stava in un angolo. Zitta e buona, casa e bottega.
Non aveva fatto una piega neanche quando le aveva portato a casa la tecnologia. L'arrivo della nuova amichetta sembrava non turbarla. Anzi: assecondava di buona lena ogni morbosità del veccho pervertito. Poi ci ha preso gusto e ha cominciato a giocare per sé. La nuova non le dispiaceva affatto, era una complice ideale. Efficiente, assecondava ogni voglia con pruriginosa meticolosità. E aumentava sempre la posta.
Dominata e dominatrice, allora, si sono messe a giocare insieme. Proprio sotto gli occhi del re, che non vedeva e si compiaceva: la partita era sempre più eccitante. Ma gli sguardi tradivano e il vecchio era costretto a rincorrere. Sempre più spesso non capiva e passava in rassegna prima l'una poi l’altra, a ripetizione, per afferrare qualcosa. La bocca spalancata.
Loro lo tranquillizzavano, gli facevano le coccole e lo mettevano a dormire. Era stato un re glorioso e non si meritava uno scherno manifesto. Dentro di loro, però, sapevano già come sarebbe finita.
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6 giugno 2011
ATTENTATO ALLA NEGROMANZIA
“A Nichi Vendola voglio bene. Ma quando va in una città che non
conosce dovrebbe ascoltare più che parlare”. Promette proprio bene il
sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, che non ha digerito il
comizietto al solito tempestoso e appassionato con cui il leader di
Sinistra e Libertà ha salutato la sua storica vittoria, in Piazza del
Duomo. Il carisma da trasferta del governatore della Puglia, aspirante
Pisapia nazionale, è stato giudicato inelegante e inopportuno dal
“sindaco di tutti”, che ha puntualizzato stizzito che “a Milano si è
vinto perché abbiamo parlato dei problemi di Milano”.
Il negromante Vendola,
a regola, se la deve guadagnare anche e soprattutto in casa propria e
non basteranno i “comizi d’amore” e l’ispirazione poetica per ottenere
lo scettro di candidato premier del centrosinistra. Anche il carisma
popolano (supponendo che il cosiddetto popolo si disinteressi del tutto
ai congiuntivi) di Antonio Di Pietro sembra essere offuscato dalla nuova
pop star manettara che, fresco dell’immunità concessa dal
Parlamento Europeo nella causa per diffamazione intentatagli da
Mastella, ha sbancato l’elezione a sindaco di Napoli con oltre trenta
punti di scarto sul candidato del Pdl e senza apparentarsi col Pd.
Ma il grande sconfitto, celebrato da tutti i giornali, che s’è
candidato al consiglio comunale di Milano e ha preso la metà dei voti
dell’altra volta, è il negromante-capo. L’attuale (e spesso deprecata a
vuoto) personalizzazione della politica è una sua creatura, così come la
cultura di massa che ha segnato nel bene e nel male l’Italia a colori e
ha preparato il terreno. Ora forse gli è sfuggita di mano. L’era
televisiva è agli sgoccioli e il solo fatto di dare la colpa della sua
sconfitta a Santoro & Co. la dice lunga sulla consapevolezza
dell’uomo circa la contemporaneità e i suoi crucci. Berlusconi è
invecchiato davvero.
Fini, Casini e Rutelli, aspiranti negromanti da una vita, non se la
passano molto meglio. Certo, possono consolarsi con il solito balsamo
della rendita di posizione che, un po’ qui un po’ là, garantisce al
cosiddetto Terzo polo (che al pari degli altri due è diviso su tutto ciò
che in politica è fondamentale: valori, opzioni etiche, visoni del
mondo) qualche scampolo di esistenza che solo l’Italia delle eterne
signorie non rende del tutto effimera. Niente a che spartire con il
sogno finiano della destra legalitaria e liberale che scaldava i cuori
anche a sinistra (non sembra passato un secolo?) o con l’improbabile
riscossa neo-democristiana dai capelli ormai quasi tutti bianchi, ma
ancora abbastanza George Clooney per seguitare a prendere voti in
parrocchia (Casini e Rutelli sono interscambiabili a tale proposito).
Chi pare non avere di questi problemi è il segretario del Pd. Bersani
è unanimemente considerato l’anti-carisma per antonomasia e, di
conseguenza, la nemesi antropologica di negromanti e arruffa-popolo. Di
certo l’insperato trionfo elettorale della sua parte politica si deve a
una nuova leva di negromanti che, per consolidare il potere acchiappato,
si vede costretta ad ammazzare i padri, spesso vecchi e ingombranti. Il
rabdomante Grillo l’ha capito al volo con De Magistris (ogm scoperto
dal comico genovese e impiantato nell’Idv) e ha tentato di azzannare per primo tirando su il solito teatrino all’italiana.
Con la negromanzia berlusconiana al tramonto e i leader “usato
sicuro” di centro, destra e sinistra in potenziale affanno, a Bersani
tocca la scelta. Giocare in proprio, puntando sulla sua immagine di
“affidabile riformista con la testa sulle spalle”, o puntare su un
negromante di partito (c’è?) in grado sia di scaldare i cuori che di
governare l’Italia? Non si sa contro chi correrà ma vista la posta in
gioco conviene puntare sul migliore, anche se significa sacrificare un
po’ di ego. Siam mica qui a smacchiare i giaguari, o no?
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29 maggio 2011
L'ULTIMA CORSA DI VARENNE?
“Quale esperto impazzito di marketing politico ha suggerito al
premier di presentarsi in tutti i tg come un propagandista, di diminuire
la sua autorità e credibilità di presidente del Consiglio e di leader
del partito di maggioranza relativa di una grande nazione occidentale
con discorsi da bettola strapaesana? Chi gli ha consigliato di perdere
all’istante i voti dei cattolici diocesani abbracciando a Milano, dove
le intemerate leghiste più sprovvedute non hanno mai attratto
consensi, la crociata della lotta a zingaropoli o il trucchetto del
trasferimento in terra meneghina di alcuni ministeri romani, subito
contraddetto dal sindaco della Capitale? Che cosa può portare il capo di
una classe dirigente che dovrebbe puntare su libertà e responsabilità
ad avallare, dopo la magra figura dell’attacco ad personam a
Pisapia, e senza le dovute scuse, l’idea che la vittoria
dell’avversario nella lotta per il Municipio porterebbe terrorismo e
bandiere rosse a Palazzo Marino?”
Giuliano Ferrara, con la tipica lucida crudeltà degli amanti traditi, denuda in poche righe il disastro politico della campagna elettorale sempre più disperata
(con tanto di finti operai sguinzagliati in diversi quartieri a
prendere le misure per finte moschee e finti rom a distribuire finti
volantini pro-Pisapia) di Berlusconi, la cui – piuttosto probabile –
disfatta rischia di tirarsi dietro tutto il resto. Ostaggio di una Lega
debole, sconfitta nelle urne e sfibrata da faide, rivolte della base e
contraddizioni che neanche il verbo del Bossi sembra in grado di
placare, e ostaggio della propria storica inossidabilità, che gli ha
impedito sinora di scegliere un successore a cui affidare la costruzione
di un partito vero, il premier stavolta appare all’angolo del ring. A
un soffio dall’ultimo gong.
Notapolitica e The Right Nation
da diversi anni utilizzano la gagliarda metafora ippica per
sbertucciare platealmente il divieto di pubblicazione dei sondaggi,
escogitato presumibilmente per tutelare gli elettori da sé stessi (sono
troppo stupidi per non farsi condizionare da rilevazioni statistiche a
ridosso del voto o da – ommioddio! – spot televisivi, questi elettori).
Secondo le ultime corse clandestine recensite, dopo la pubblicazione
quasi quotidiana di tutte le gare preparatorie dei principali ippodromi
in cui si disputano i Grand Prix più attesi, per i purosangue della
scuderia Varenne si profila una vera e propria Caporetto.
“Ultimo giorno di gare, all’Ippodromo di Frizzy, per la preparazione
alla finale del Gran Prix di Milano del 29-30 maggio. Anche stavolta,
confermando un trend emerso nettamente negli ultimi giorni, Fan
Pisapie ha dominato in lungo e in largo staccando di ben undici
lunghezze Morattenne. Risultato vicinissimo al record stagionale fatto
registrare mercoledì della scorsa settimana. Con una larga fetta della
tifoseria di Varenne assente dagli spalti, in evidente stato di
agitazione nei confronti dei coach della scuderia, il cavallo
rosso ha galoppato in scioltezza fin dalle prime curve, arrivando sul
traguardo in 55,5?, mentre la campionessa uscente non è andata oltre un
modestissimo 44,5?. A questo punto, in vista della gara finale,
l’obiettivo principale della Scuderia Varenne sembra essere diventato
quello di limitare il più possibile le perdite, per evitare che la
sconfitta si trasformi in un dramma.”
Se a Milano piange da Napoli potrebbe arrivare il colpo di grazia
per la scuderia Varenne: “Lunedì Galopin du Magistry è arrivato al
traguardo in 52?, con quattro lunghezze su Letterienne (48?). Giovedì le
lunghezze sono diventate sette, con il puledro amato dai giudici di
gara che ha fatto segnare un ottimo 53,5? contro il 46,5? del suo
avversario. Nell’ultima gara in programma, però, quella di venerdì, il
cavallo della Scuderia Varenne ha avuto un sussulto d’orgoglio,
chiudendo il giro di pista in 48,5? contro il 51,5? di Galopin du
Magistry, ad appena tre lunghezze dal battistrada. Barlume di speranza o
canto del cigno?”
L'articolo è stato pubblicato su The FrontPage. "Il favoloso mondo di Pisapie" è stato pubblicato qui.
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21 maggio 2011
"PISAPIA HA MESSO ZIZZANIA TRA I BEATLES"
“Pisapia volò sul nido del cuculo”, “Pisapia è apparso alla Madonna”,
“Pisapia è il padre di Charles Manson”, “Pisapia rubava gli stemmi
delle automobili Mercedes e Renault per farsi le stelle a 5 punte”,
“Pisapia guida solo se ha bevuto almeno una bottiglia di Jack Daniels”,
“Pisapia lecca tutta la crema dai ringo, e poi richiude il pacchetto”,
“Pisapia caga per strada dando la colpa ai cani”, “Pisapia imbottisce
gli slip con l’ovatta”, “Pisapia è stato battezzato da Marilyn Manson”,
“Pisapia ti fa format:\c sul tuo pc”, “Pisapia ha passato la roba alla
Gelmini. Poi lei ha scritto la riforma”, “Pisapia ha offerto il primo
tiretto a Morgan”, “Pisapia ha fatto pubblicare una raccolta di sudoku
sbagliati”, “Pisapia costudisce il segreto della Campana di Bronzo, è
pronto ad invadere la terra a capo del popolo Yamatay”. “Pisapia è una
scia chimica prodotta dal signoraggio che ha complottato un attentato
alle torri gemelle per inscenare la morte di Paul McCartney”, “Noi siamo
PISAPIA. Sarete assimilati. Ogni resistenza è inutile”.
“Pisapia ha comprato il primo petardo a Unabomber”, “Pisapia scrosta
le opere esposte alla pinacoteca di Brera”, “Pisapia bara al
fantacalcio”, “Pisapia annusa la maglia sotto le ascelle per capire se
la può mettere il giorno dopo”, “Pisapia accende le candele in chiesa e
non la lascia l’offerta”, “Pisapia si frega la patatina + rossa del
sacchetto delle Più Gusto”, “Pisapia attaccava le caccole sotto il
banco”, “Pisapia ha usato la sacra sindone come accappatoio”, “Pisapia
respira elio alle conferenze solo per dare fastidio con la voce”,
“…Pisapia è Keyser Söze…”, “Pisapia è quello che si mangia tutti i
canditi del tuo panettone”, “Pisapia è punk”, “Pisapia scalda le monete
con l’accendino e poi le da come elemosina agli zingari”, “Pisapia
quando si traveste da mimo.. parla”, “Pisapia tiene occupati i parcheggi
con le sedie“, “Pisapia si procura piacere strusciandosi sull’eternit”,
“Pisapia è il produttore di Richard Benson!”, “Lo sceriffo di Sherwood
era un antenato di Pisapia”, “Pisapia portava i film pormo a Bin Laden”,
“Pisapia ha messo zizzania tra i Beatles”, “Pisapia ha scritto il
finale di Lost”, “Pisapia ha fatto sciogliere i Litfiba. Poi, non pago,
li ha fatti rimettere insieme!”, “Pisapia scarica da internet i tuoi
cd…”.
“Pisapia ha appena accettato l’amicizia con Maria De Filippi”,
“Pisapia mette il dito tra moglie e marito”, “Pisapia è nato in Kenia e
non può essere eletto”, “Pisapia spende tutta la paghetta in figurine e
liquirizie”, “Pisapia picchia i bambini con gli occhiali”, “Pisapia
organizza Happy Hour sui marciapiedi”, “Pisapia tocca le tette alle
Barbie”, “Pisapia durante i compiti in classe faceva scudo con
l’astuccio per non far copiare i compagni”, “Pisapia paga i conti con i
gettoni telefonici”, “Pisapia si è impossessato di Mike Bongiorno”,
“Pisapia ha messo il proiettile vero nella pistola che ha ucciso Brandon
Lee. Pisapia ti odio”, “Pisapia tiene occupato per ore l’ascensore
quando devi portare a casa la spesa, e prima di uscire ci scorreggia
dentro”, “Pisapia finisce la nutella e la spalma sui bordi del vasetto
per farlo sembrare pieno!”, “Pisapia ha clonato il cellulare di Lele
Mora”, “… Pisapia riesce a caricare FIFA 2011 sul Commodore 64…”,
“Pisapia è lo stilista di Lady Gaga”, “Pisapia è l’uomo tigre”, “Pisapia
vieterà l’uso dei fiocchi intercambiabili sulle Lelly Kelly… attente
bambine!”, “Pisapia è il direttore occulto del Fatto Quotidiano”,
“Pisapia caga sulle piste ciclabili”, “Pisapia è
supercalifragilistichespiralidoso”, “Pisapia altri non è che il malvagio
imperatore Zurg”, “Pisapia è Voldemort“, “Pisapia ha ucciso Laura
Palmer”, “Pisapia è un apostrofo rosa tra le parole Red e Ronnie”.
“Primo esempio del vento che sta cambiando a Milano: cancellato
LiveMi di sabato 21 maggio, in Galleria del Corso. Era l’inizio di
LiveMi 2011 (che se vincerà Pisapia sarà cancellato dai progetti del
Comune). Dava spazio a gruppi e artisti emergenti che potevano esibirsi
con brani propri. In compenso Pisapia sta pensando a un megaconcerto con
Jovanotti, Ligabue e Irene Grandi. Per dare voce a chi non ce l’ha”.
Questa è la causa prima dello tsunami di messaggi (migliaia, sopra c’è
solo una selezione sbrigativa) che ha investito la mansueta pagina Facebook di Red Ronnie,
presentatore tv e collaboratore del sindaco Moratti, che ha tentato un
po’ goffamente di difendersi appellandosi alla solita provocazione
“perché è il prefetto che ha deciso. Perché quelli di Pisapia mi hanno
già detto che se vinceranno, non riconfermeranno più la manifestazione
che organizzo”.
La cazzata del povero Red Ronnie è stata il “la”, l’ispirazione, il
pretesto liberatorio che mi ha confermato, se mai ce ne fosse stato
bisogno, la superiorità morale di mezz’ora di risate. Che hanno
seppellito le tigne di Berlusconi&Co e reso ancora più rock star il
capo dell’orda di “terroristi”, “tossici”, “zingari” e “puzzoni”, alla
conquista della capitale morale d’Italia.
L'articolo è stato pubblicato su The FrontPage.
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19 maggio 2011
LA MARCHESA DEL GRILLO
Se fosse venuta la tentazione di considerare quella di Bologna una
mezza vittoria per il Pd, un 50,41% che impallidisce non solo davanti
all’impresa di Pisapia a Milano e al colpo di teatro napoletano di De
Magistris, ma pure di fronte al successo di Fassino a Torino, basti
ricordare che due anni fa a Delbono occorse il secondo turno prima di
piegare Cazzola. E che nel 1999, prima della parata trionfale del commissario del popolo
Sergio Gaetano Cofferati, a salutare l’ingresso di Guazzaloca a Palazzo
D’Accursio come primo e ultimo sindaco di centrodestra c’erano le
bandiere di Ordine Nuovo e diversi gentiluomini con la testa rasata e il
braccio teso.
Il centrosinistra bolognese è stato capace, in mezzo secolo e
passa di governo della città, di mettere in piedi un sistema economico,
produttivo e di potere che ha garantito una qualità della vita, dei
servizi e delle tutele che per lunghi anni ha reso la vecchia signora dai fianchi un po’ molli, col seno sul piano padano ed il culo sui colli, come l’ha cantata Guccini, una fra le mete più ambite per studiare, lavorare, metter su famiglia, giocare ai bissanot (in dialetto, letteralmente, “mastica-notte”). Ora il modello mostra la corda.
Le cause prime non sono imputabili alla politica. Globalizzazione dei
gusti e dei problemi, omogeneizzazione tecnologica e culturale,
invecchiamento della popolazione e conseguente gap di
comunicazione con la popolazione studentesca (vera e propria città nella
città), affitti e costo della vita alle stelle hanno congiurato per
trasformare Bologna in una cittadina medioevale fra le tante. Tutta la
mistica che ne ha accompagnato l’immagine, quindi (grassa, tollerante,
solidale, godereccia, ecc.), ha iniziato a sgretolarsi innanzitutto fra i
bolognesi stessi, che hanno cominciato a non crederci più.
Le responsabilità della classe dirigente iniziano qui. L’avere
giocato di rimessa, senza prendere di petto il cambiamento (o declino a
sentire i pessimisti) che avveniva sotto gli occhi dei bolognesi (che
ne parlano fra loro, nei bar e nelle osterie, da vent’anni), si è
trasformato in una sorta di silente complicità. Il cambiamento, si sa, o
lo si governa o lo si subisce e il centrosinistra bolognese ha optato
per la seconda strada, arroccandosi in un autoesilio politico-culturale
fatto di faide continue, personalismi, navigazione a vista che ha
finito per far smarrire il senso del progetto, quell’impostazione
felicemente sovietica (pianificazione) che aveva permesso a Dozza,
Fanti e Zangheri di fare Bologna.
Il Movimento 5 Stelle è stata l’unica forza politica capace
d’interpretare questo sentimento/sensazione di disillusione/disincanto,
diffuso tra i bolognesi ben al di là delle percentuali ottenute dalla
lista di Grillo, e di formulare un’offerta politica conseguente e
vincente. Significativamente i maggiori successi, in Italia, il hanno
ottenuti laddove il centrosinistra è figlio di un passato glorioso,
ininterrottamente al potere da decenni, ma appare fiacco perché privo di
strategia e/o di leadership carismatiche: Bologna, Rimini e Ravenna (tutti e tre tra il 9 e l’11%).
Una sorta di Lega di sinistra, o forse la versione italiana del
successo delle liste ecologiste in tutta Europa (uno dei loro punti di
forza progettuale è quello), una nuova opposizione che si annuncia
sempre più ingombrante e decisiva in vista dei ballottaggi e dei
prossimi appuntamenti elettorali. La sensazione, per quanto riguarda il
centrosinistra, è che l’appeal della sua proposta è
inversamente proporzionale a quello del candidato grilino (come a
Milano). Non a caso Grillo, a Bologna, ha dato del busone (gay in italo-bolognese) a Vendola: si sta già mettendo avanti col lavoro.
"Bologna" di Francesco Guccini è qui. L'articolo è stato pubblicato su The FrontPage.
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16 maggio 2011
MI ASSENTO
Per la prima volta in
vita mia oggi non vado a votare. Non per snobismo rancido o cinismo
disarmato, solo non sono più disponibile a subire il ricatto.
Dell’emergenza democratica, del momento storico delicato, della
chiamata alle armi, del richiamo della foresta. Sempre la stessa
storia, sempre lo stesso ricatto che pesa come un macigno su chi ha una
coscienza politica (o l’avatar spolpato che ne rimane) a cui rendere
conto. Oggi smetto.
Se vivessi a Milano sceglierei
Pisapia, se stessi a Torino Fassino, a Napoli sarei disperato e a
Bologna almeno mi rimarrebbe Willie. Invece dovrei andare a votare per
la Provincia di Ravenna e intendo illustrare qui le ragioni per cui non
ho intenzione di farlo. Non per espiazione anticipata né (spero) per
esibizionismo da blogger, è che mi pare giusto illuminare quella
parolina che chiude un po’ mestamente le tabelle della tv: astenuti.
Forse
tutti gli astenuti anonimi hanno una ragione valida per accettare di
buon grado di finire così in basso nella gerarchia civica, proprio il
giorno della festa della democrazia. Non più al calduccio di uno dei
loghetti colorati che ornano (contornati da numeri e percentuali) le
prime serate dell’Italia al voto, ma nel gelido e anaffettivo
“astenuti” esclamato dallo speaker in tono ospedaliero a margine dei
piatti forti del match politico di giornata. Chi legge penserà:
ecchissenefrega di che fa Orione domenica? Non ha tutti i torti, ma in
fondo leggere è come votare: si può smettere in ogni momento.
Dicevo:
Ravenna, provincia. Il paese dove vivo da qualche anno è piccolo e
privo di grossi problemi/opportunità. La dialettica politica di solito
si risolve in saghe strapaesane dove maggiorenti, rampanti e famiglie
che contano incrociano le lame per definire il perimetro del proprio
potere. Lo dico senza astio né alcuna sfumatura moralista, sia ben
chiaro, mi pare semplicemente la trasposizione contemporanea delle
disfide tra famiglie ai tempi dei Comuni, delle Signorie, del Papato
temporale e del Sacro Romano Impero. Nulla di male, niente di nuovo.
Il
tema politico locale che interessa me è la costruzione della centrale a
biomasse al posto dell’ex zuccherificio Eridania: un chilometro da
casa, mezzo dall’asilo di mio figlio. Non starò a tediare sui dettagli
(è tutto in Rete, come al solito), basti sapere che: a) in zona non ci
sono biomasse; b) non sono previsti risparmi economici per i residenti;
c) l’impatto ambientale mi preoccupa e le spiegazioni delle
amministrazioni di centrosinistra non mi hanno convinto; d) la
devastazione di Palazzo San Giacomo, perla del barocco italiano che ha
la sfiga di essere stato costruito (quasi quattro secoli fa) affianco, è
quasi certa; e) “riqualificare il territorio” a suon di camion e
asfalto mi pare una roba barbarica e antistorica.
Naturalmente
non c’è solo la centrale a biomasse di Russi nelle elezioni di
domenica ma nella mia lista di priorità è al primo posto. Quindi gli
sponsor, Pd, Pri (e mi sarebbe piaciuto votarla, l’Edera romagnola)
& company, sono out: tutta la parte sinistra della scheda.
Rimarrebbero quelli di Di Pietro (contrari e intruppati, come al
solito), ma piuttosto voto per Berlusconi. Poi, tolti Storace e Forza
Nuova, rimangono Lega-Pdl (contrari alla costruzione della moschea di
Ravenna, vero e proprio spartiacque ideologico tra buoni e cattivi),
Udc e Fli (pro-centrale) e l’appassita lista civica dei comitati
anti-centrale di cui ho rimosso il nome, crudelmente cacofonico.
Di
certo è colpa mia, non mi va mai bene niente / sono un bastian
contrario (o un anarchico bolognese in trasferta, come me la racconto
io), ma alla Provincia di Ravenna non so per chi votare. Quindi passo e
cito La profezia dei Celestini di Stefano Benni, per darmi un contegno (che non ho) e portare un po’ di conforto ai compagni dell’anonima astenuti “negli angoli delle città e della storia”.
“Il
Grande Bastardo disse ai suoi discepoli Pantamelo e Algopedante: ‘È
proprio dei giovani come voi essere affascinati da stregoni e
sortilegi, e pensare che a essi sia riservato il privilegio di donare la
fortuna e cambiare la vita. Ma esistono altre persone che compiono
miracoli e prodigi, nascoste negli angoli delle città e della storia. Se
vedi uno stregone con un copricapo di piume di orokoko che cammina
sopra i tetti, fa volare le edicole e fa cadere polvere d’oro sui
passanti, può darsi che la tua vita stia per cambiare, ma molto più
probabilmente stai vedendo un video musicale. Se vedi una
persona che non si rassegna alle cerimonie dei tempi, che prezioso e
invisibile aiuta gli altri anche se questo non verrà raccontato in
pubbliche manifestazioni, che non percorre i campi di battaglia sul
bianco cavallo dell’indignazione, ma con pietà e vergogna cammina tra i
feriti, ecco uno stregone. Quando non c’è più niente da imparare, vai
via dalla scuola. Quando non c’è più nulla da sentire, non ascoltare
più. Se ti dicono: è troppo facile starne fuori, vuol dire che ci sono
dentro fino al collo. Vai lontano, con un passo solo’.”
L'articolo è stato pubblicato su The FrontPage.
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9 febbraio 2011
CACCIA AL PREMIER
“La situazione politica ed economica
italiana è diventata insostenibile. Troppi sono stati i soprusi
perpetrati dall’intera classe politica agli italiani che hanno visto un
progressivo e costante degrado dei diritti e della loro dignità”.
Anonymous, gruppo hacker giunto agli onori delle cronache per alcune
azioni pro WikiLeaks, ha lanciato
per domenica scorsa alle ore 15 l’Operazione Italia, un attacco Ddos
(Distributed denial of service), cioè un massiccio invio di finte
richieste ai server con lo scopo di bloccare l’accesso al sito del
governo.
La polizia postale si è affrettata a far
sapere che tutto era sotto controllo, che nessun dato sensibile è stato
rubato dai server anche se ha ammesso che questo genere di attacchi è
difficile da fermare in tempi brevi. Infatti il sito
è stato a tratti irraggiungibile, oppure talmente lento da rendere la
navigazione quasi impossibile per tutto il pomeriggio. Come previsto da
un attacco Ddos, che non mira a sottrarre nessun file o documento ma
solo a bloccare il sito colpito per mettere il proprio messaggio al
centro del dibattito.
Vista la quantità di agenzie e articoli
usciti su tema, che riportavano fedelmente la preoccupazione di
Anonymous per l’Italia democrazia a rischio, si può dire che l’obiettivo
è stato raggiunto. In più sulla home del governo è comparsa a più
riprese una frase beffardamente imposta (in gergo defacement,
seconda azione riuscita): “Se il documento che state cercando è
precedente all’8 maggio 2008 vi invitiamo a cercarlo nell’area “Siti
archeologici” di Governo.it”.
Nelle stesse ore si consumava la
scampagnata a villa San Martino. ”Come cittadini Viola ci dissociamo
dall’iniziativa di una decina di facinorosi che hanno tentato di formare
un corteo non autorizzato. Durante tutta la manifestazione la Rete
Viola e il Popolo Viola di Milano hanno chiesto di mantenere la
mobilitazione allegra, pacifica e colorata, seguendo lo spirito
nonviolento dei Viola”. Il puntuale comunicato serale del portavoce
Gianfranco Mascia non cancella certo le immagini della giornata.
L’ennesimo girotondo antiberlusconiano è
degenerato nella caccia all’uomo, alla sua casa, alla sua domenica. Dopo
tanto tam tam su Facebook e indignazione digitale la villa del satrapo,
con tutta la sua immorale opulenza, dev’essere sembrata troppo vicina
per non farci un salto. Com’è possibile stupirsene, in buona fede, dopo?
Il pomeriggio prima era andata in scena la
versione vip del girotondo, con il solito convegno di intellettuali-star
contro il cattivo da fumetto al governo. Repubblica.it è arrivata a
vendere la battuta (un po’ goffa) di Umberto Eco su Berlusconi che “in comune con Mubarak
non ha solo la nipote ma anche il vizio di non dimettersi” come
stilettata ironica figlia di cotanto acume intellettuale (mentre la
creatività antiberlusconiana sta tutta da un’altra parte).
Invece che per la cazzata pericolosa che è: paragonare uno che magari è
un tipaccio ma ha vinto le elezioni tre volte a Mubarak, di questi
tempi, significa giocare all’Egitto con il culo degli altri (di solito
gente con il culo meno caldo di quello di Eco).
L'articolo è stato pubblicato su The FrontPage.
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18 luglio 2009
SULLA PELLE DEI RAGAZZINI

Non ci vuole molto per capire che
mettere fuori legge l'alcol significa rendere una sbronza da Cointreau
ancora più eccitante, a quindici anni. Chissenefrega dello stato, delle
leggi, della salute, a quindici anni.
Ma la destra moralista e inconcludente della Moratti sceglie la strada
della propaganda sulla pelle dei ragazzini e crea un pericoloso
precedente che, di certo, il governo bullista dell'Avanzo di Balera
raccatterà alla prossima orgia mediatizzata.
L'alcol è una droga pesante e come tale andrebbe trattato.
Senza il proibizionismo straccione che rincorre i ragazzini alla loro
prima Ceres, ma con leggi che ne regolano l'uso e l'abuso. Sia per chi
ne fa uso che - soprattutto - per gli altri. Ad esempio non è un
diritto andare in giro con una bottiglia di vetro - un'arma - in mezzo
alla strada, magari sbronzi.
E soprattutto c'è bisogno di un'opera sistematica di prevenzione.
Bisogna spiegare ai ragazzi che diventare alcolizzati non è così
difficile e che la vita, dopo, è un vero schifo.
L'immagine è tratta da una campagna che ho realizzato due anni fa per l'Arci di Bologna.
L'articolo del Corriere è qui.
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6 novembre 2007
EXIT STRATEGY
 Flynt se n'è andato. Ha mollato Bologna ed è tornato a Sogliano Cavour, in provincia di Lecce, il paese da dov'era venuto dodici anni fa. Ieri cominciava a lavorare come farmacista, quello per cui ha studiato.
Nel frattempo a Bologna ha fatto (anche) altro. L'articolo del giornale locale che riporto sopra illustra la sua attività di politico/biassanot che Mingo, al tavolo del tressette, aveva sintetizzato con "capo dei buttafuori dei Ds". Già perché Flynt, ribattezzato come il compare di Silver per la sua curiosa disponibilità/attitudine ad accettare di buon grado di fare il capitano in imprese impossibili, è stato per due anni il mio compagno di tressette e tutti i giovedì - al Millenium d'inverno e a Cà de' Mandorli d'estate - abbiamo bastonato senza pietà gli improvvidi avversari che si alternavano senza requie davanti a noi (si giocava per ore).
Come si dice? La festa è finita, gli amici se ne vanno. Il tavolo non c'è più, il mio compagno fa il farmacista a Sogliano Cavour, Bologna sembra Milano. Che exit strategy sia.
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7 agosto 2007
DOMATTINA
 Torna Vanessa. Arriva al Marconi di Bologna alle 11-45 (spero). Sarà distrutta: è partita stamattina da Santa Cruz, cambia a San Paolo e arriva, domattina, a Milano con 6 ore di fuso. Io invece sono alla mia quarta lavatrice (!). Certo, il sentiero è ancora lungo, ma sento di potercela fare.
Nella foto: contemplazione di cactus all'Isla del Pescado, in mezzo al Salar de Uyuni.
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