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VOTO
Per il partito del diavolo. Quello dei mercanti, delle mignotte, dei preventivi.

Che ha inventato il marketing e gli hippie. Principio vitale e creatore, maschio, della contemporaneità. Ora, però, sta perdendo dei colpi. Martiri e beghini non fanno altro che strillare di valori e verità. Tutte balle per il vecchio tiranno, avvezzo alla ruvida legge del business e a quella melliflua del piacere. Parole incomprensibili, sparate in tutto il mondo dalla comunicazione.

Il re si era illuso. Per anni aveva dimenticato: non era solo al suo arrivo. La comunicazione era sempre stata lì. Creatrice, femmina, dell’umanità. Il vecchio aveva creduto di dominarla e in effetti per lungo tempo era andata così. Non aveva più memoria di essere anch'egli una sua creazione. Una funzione. Lei poi se ne stava in un angolo. Zitta e buona, casa e bottega. 

Non aveva fatto una piega neanche quando le aveva portato a casa la tecnologia. L'arrivo della nuova amichetta sembrava non turbarla. Anzi: assecondava di buona lena ogni morbosità del veccho pervertito. Poi ci ha preso gusto e ha cominciato a giocare per sé. La nuova non le dispiaceva affatto, era una complice ideale. Efficiente, assecondava ogni voglia con pruriginosa meticolosità. E aumentava sempre la posta.

Dominata e dominatrice, allora, si sono messe a giocare insieme. Proprio sotto gli occhi del re, che non vedeva e si compiaceva: la partita era sempre più eccitante. Ma gli sguardi tradivano e il vecchio era costretto a rincorrere. Sempre più spesso non capiva e passava in rassegna prima l'una poi l’altra, a ripetizione, per afferrare qualcosa. La bocca spalancata.

Loro lo tranquillizzavano, gli facevano le coccole e lo mettevano a dormire. Era stato un re glorioso e non si meritava uno scherno manifesto. Dentro di loro, però, sapevano già come sarebbe finita.


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11 novembre 2009

DIARIO DELLA MAIALA


“Primo caso letale di influenza suina in Egitto. Una donna egiziana è morta con sintomi dell'influenza suina in Egitto mentre era in pellegrinaggio per andare alla Mecca. Lo ha reso noto il ministero della sanità egiziano.”


Repubblica.it, il 19 luglio alle 23 e 55 minuti, mi aggiorna sullo stato di avanzamento del virus. Il primo morto in Egitto dopo l’annuncio della non riapertura delle scuole a settembre in Gran Bretagna, in cui pare che anche la ex Fisrt Lady Cherie Blair sia stata colpita dalla nuova influenza.
Anche qui a Zoccolandia è stato dato l’allarme. Ci sono già i primi casi e il viceministro della salute ha detto che forse le scuole rimarranno chiuse. O forse no. La Gelmini l’ha escluso e il mutaforme Fazio ha rettificato. Mi sa che, come dicevano i ragazzi del Maggio francese, “c’est seulement le debut”.

Ad agosto se ne sono stati buoni.
La tregua estiva funziona ancora, o forse – semplicemente – untori e monatti mediatici sono pure loro in fila per l’ombrellone.

I primi di settembre il tam tam è ripartito. I primi casi gravi, le smentite di rito “non è grave, il virus non è mutato” e la psicosi da vaccino comincia a dilagare.
In aggiunta i mentecatti al governo continuano a darsi sulla voce, affermando e negando l’opportunità di posticipare l’apertura delle scuole (evento che certificherebbe lo stato di emergenza, anche se non dichiarato) a giorni alterni. Secondo le ultime news l’anno scolastico inizierà regolarmente, per la gioia di librai, cartolai e venditori di grembiuli (i prezzi sono schizzati di nuovo alle stelle nonostante la crisi).

A fine ottobre la situazione sta cominciando a degenerare. Gli ospedali sono zeppi di mamme impazzite e di gente col panico dell’influenza A (la “febbre maiala” secondo il Foglio).
Il governo italiano continua a dire e smentire ogni cosa. “I vaccini sono pronti” “I vaccini non sono ancora pronti, ma lo saranno presto” e via di questo passo. Intanto l’Ordine dei medici sta tentando una sorta di boicottaggio sistematico dell’allarmismo di massa a suon di dati e statistiche. Se, di solito, la percentuale di medici che si vaccinano contro la normale influenza di stagione non supera il 20%, quest’anno – dopo blandizie e vere e proprie minacce (le autorità sono arrivate a minacciare la sospensione di quelli che lavorano per il servizio pubblico) – pare che si raggiunga quota 1/3.
I 2/3 dei medici continuano a mettere in pratica quello che affermano senza mezzi termini a mezza bocca: il virus è una bufala mediatica meno pericolosa della normale influenza.

Certo, di questi tempi non è facile remare contro la corrente.
Il mainstream del terrore di massa è inarrestabile fino a quando la marea non è montata del tutto, grazie alla moltiplicazione dei media. Il chiacchiericcio – anche critico – di blog e social network, in aggiunta al vociare implacabile dei network, crea un effetto frastuono che fa percepire alla gente che, ad ogni modo, qualcosa sta accadendo e c’è qualcosa di cui aver paura.

Aviaria, suina.
Arrivano sempre d’estate, quando le agende dei media cominciano a sguarnire, fluttuano qualche mese tra panico di massa, inchieste indipendenti, rassicurazioni di stati e megabusiness per le industrie farmaceutiche (per l’influenza A vengono sfornate qualcosa come 3 miliardi di dosi del vaccino), per poi scomparire senza lasciare traccia (salvo occasionali tiratine d’orecchi che qualche trombone liberal si concede come intercalare, tra una notizia e l’altra).
E mentre i virus di solito si rivelano bufale tremende, le operazioni mediatiche che ne decretano il successo di pubblico si disvelano anno dopo anno in tutta la loro crudele e cinica efficacia. Le famiglie si affannano a cercare cure per arginare il panico diffuso dal loop mediatico, che se tenta di ridimensionare alimenta la paranoia e se rettifica, o sminuisce, gli allarmismi fa serpeggiare il dubbio di foschi scenari complottardi per silenziare o depistare la libera informazione.

Ci sarà una ragione se l’ultima frontiera del marketing contemporaneo è la comunicazione virale, quella che “come una freccia dall’arco scocca vola veloce di bocca in bocca”, che si attacca velocemente e che contagia preferenze commerciali, politiche, di consumo.
E che utilizza, guarda caso, i media come untori e – in qualche caso – monatti.

Fonti:
“Ecco perché le milioni di dosi di vaccino influenzale possono restare negli hangar” di Roberto Volpi dal Foglio
“Febbre suina colpisce Cherie Blair” da TgCom
“Influenza ‘A’ egiziana muore dopo pellegrinaggio Mecca” da Repubblica.it
“Marketing virale” su Wikipedia

L'immagine è stata presa qui.
L'articolo è tratto dal blog di Aprile.

22 settembre 2009

FROM RUSSI WITH LOVE


"Non so di dov'eri, non mi ricordo neppure il tuo nome, ma è certo che abbiamo fatto sesso. Se sei là fuori e vedi questo messaggio allora fatti vivo".
Karen è una giovane mamma danese e si affida a YouTube per trovare il padre del bimbo August, che tiene in braccio nel video-appello accorato.

Più di un milione di persone ci clicca sopra e se lo guarda nel giro di poche ore. Spuntano anche i primi volontari neopapà, peccato che è uno scherzo. Di più: si tratta di un'azione di marketing virale architettata da "Visit Denmark", l'ente del turismo danese.

Secondo Dorte Kiilerich, il responsabile dell'ente "La storia di Karen dimostra che la Danimarca è una società libera, dove le donne sono indipendenti e fanno le loro scelte".

L'articolo completom il Bianconiglio pubblicato oggi su Aprile, è qui.
L'immagine, una delle foto che ho scattato durante la Fira di Sett Dulur dello scorso anno, è qui.

4 aprile 2009

NAT@ IL 4 APRILE


Dopo il solito balletto delle cifre (2milioni 700mila manifestanti secondo la Cgil, 200mila per la Questura), la grande manifestazione del Sindacato ("tra le più grandi di sempre" secondo Epifani) è già scesa al terzo posto anche sulla Pravda.
Il Corriere l'aveva declassata intorno all'una e mezzo, dopo gli scontri di Strasburgo e l'ennesima performance europea dell'Avanzo di Balera, e la Stampa mentre scrivo la riporta come quarta notizia.

Forse varrebbe la pena di riflettere sull'efficacia degli strumenti di lotta del Novecento (scioperi, manifestazioni, cortei, ecc.), senza dare subito la colpa al regime di libertà vigilata (peraltro indubitabile) in cui versano i nostri "media". O almeno fare qualcosa per evitare che un gran numero di manifestazioni, di impatto simile e ravvicinate fra loro, creino l'effetto ridondanza che annacqua il messaggio e lo rende "disinteressante".

Per il 4 aprile le Lance Libere hanno curato messaggio, strumenti e azioni di comunicazione per la Rete degli Studenti e per l'Unione degli Universitari, le associazioni studentesche scese in piazza con lavoratori e pensionati, cercando di esportare i contenuti degli studenti dal Circo Massimo al circo mediatico, usando soprattutto Internet ma anche l'advertising tradizionale e gli strumenti classici della guerilla (adesivi, stencil).

Questo è l'adesivo realizzato per l'Unione degli Universitari:

Quello sopra è il manifesto della Rete degli Studenti, in affissione formato 100x140 - tra l'altro - in 5000 postazioni a Roma.

Sono stati creati anche dei quiz su Facebook, strumenti di marketing virale per diffondere messaggio e contenuti, che hanno affiancato i numerosi gruppi tematici creati dalle associazioni.
Quello della Rete è qui.
Quello dell'Udu è qui.

Studenti.it (portale market-leader sul target giovane) ha pubblicato (scaricabile) i kit anti-crisi con le proposte delle associazioni contro i tagli del governo a scuola, università e formazione.
Quello della Rete è qui.
Quello dell'Udu è qui.

23 agosto 2007

VIRAL GIRLS


Quasi nove mesi fa il Corriere on-line veniva preso d'assalto: oltre 200000 click in poche ore. Il motivo? Lisa. La sua lap-dance nella metropolitana di Milano aveva creato il panico mediatico tipico delle azioni di marketing virale ben riuscite, centrando l'obiettivo grosso: fare mainstream, dai "media" tradizionali al web (e ritorno). Così mi ero chiesto, laicamente:

"Business, scienza del comportamento?
O tutti e due?"


L'azione infatti era stata rivendicata dalle SickGirl, che senza bisogno di scomodare Guy Debord, l'Internazionale Situazionista o Luther Blissett, non assomigliavano per nulla ad un pugno di ragazzine un po' puttanelle. Al contrario avevano tutta l'aria di essere l'antipasto virale di un progetto strutturato sulla falsa riga di SuicideGirls. Burlesque all'italiana (o doping globalizzante che dir si voglia) per fare quattrini e proseliti.

Infatti.

Nella foto (tratta da www.ozami.net) la regina del burlesque, Dita Von Teese.

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