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VOTO
Per il partito del diavolo. Quello dei mercanti, delle mignotte, dei preventivi.

Che ha inventato il marketing e gli hippie. Principio vitale e creatore, maschio, della contemporaneità. Ora, però, sta perdendo dei colpi. Martiri e beghini non fanno altro che strillare di valori e verità. Tutte balle per il vecchio tiranno, avvezzo alla ruvida legge del business e a quella melliflua del piacere. Parole incomprensibili, sparate in tutto il mondo dalla comunicazione.

Il re si era illuso. Per anni aveva dimenticato: non era solo al suo arrivo. La comunicazione era sempre stata lì. Creatrice, femmina, dell’umanità. Il vecchio aveva creduto di dominarla e in effetti per lungo tempo era andata così. Non aveva più memoria di essere anch'egli una sua creazione. Una funzione. Lei poi se ne stava in un angolo. Zitta e buona, casa e bottega. 

Non aveva fatto una piega neanche quando le aveva portato a casa la tecnologia. L'arrivo della nuova amichetta sembrava non turbarla. Anzi: assecondava di buona lena ogni morbosità del veccho pervertito. Poi ci ha preso gusto e ha cominciato a giocare per sé. La nuova non le dispiaceva affatto, era una complice ideale. Efficiente, assecondava ogni voglia con pruriginosa meticolosità. E aumentava sempre la posta.

Dominata e dominatrice, allora, si sono messe a giocare insieme. Proprio sotto gli occhi del re, che non vedeva e si compiaceva: la partita era sempre più eccitante. Ma gli sguardi tradivano e il vecchio era costretto a rincorrere. Sempre più spesso non capiva e passava in rassegna prima l'una poi l’altra, a ripetizione, per afferrare qualcosa. La bocca spalancata.

Loro lo tranquillizzavano, gli facevano le coccole e lo mettevano a dormire. Era stato un re glorioso e non si meritava uno scherno manifesto. Dentro di loro, però, sapevano già come sarebbe finita.


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8 marzo 2008

L'ABORTO È MASCHIO


Va dicendo in giro il Monatto scatenato, in ogni tv, giornale, persino in Piazza Farnese l'8 marzo, ieri.
C'ha provato pure con Daria Bignardi, ma è andata male: la regina delle shampiste lo fissava torva e intanto gliele suonava di santa ragione, a testa bassa (anche Lidia Ravera l'altra sera a Tetris l'ha menato per bene).


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permalink | inviato da orione il 8/3/2008 alle 22:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

13 gennaio 2008

CHI CE L'HA PIÙ LUNGO?


Dice, ma com'è che sei fissato con la leadership femminile?
È una posa? O una strategia maschilista di riduzione del danno?
Chissà.

Di certo basta perdere dieci minuti a rovistare in quella discarica chiamata "media" per rendersi conto che il chi piscia più lontano (in tutte le varianti concesse e concepite) sembra essere lo sport più diffuso tra gli statisti maschietti di ogni colore e latitudine.

Dopo il semprepronto Sarko (secondo me o sniffa come un'aspirapolvere oppure è un po' fuori di boccino come dice Cécilia) che a forza di spaccare i maroni a mezzo mondo con amori e gaffes da bar sport (di dimensioni planetarie) è riuscito in pochi giorni a disperdere gran parte della fiducia dei francesi nell'azione del suo governo, adesso è il turno di Chavez
.
Più che un gorilla è un toro
dice
la sua nuova conquista, secondo il global gossip del giorno, Naomi Campbell.

Noi non ci possiamo lamentare, con l'Avanzo di Balera che tiene alto lo stendardo dello sciupafemmine italiano e il suo eterno balilla che conferma che la crisi del cinquantenne azzimato non è una semplice leggenda metropolitana.

Tutto sommato meglio Angela Merkel.

Se fosse successso a Ségolène. L'articolo di Lidia Ravera.
La foto l'ho presa in prestito qui.

Piesse
Ora stanno un po' infierendo.

24 novembre 2007

LE STRANIERE


"Subisce, la donna, ancora oggi, buona parte degli effetti collaterali del suo statuto di oggetto, di cosa rosa, puttana e graziosa, di essere inferiore alla persona. Da noi, fra pizza tanga e chiese, come da loro, fra montone stufato burka e moschee."

Così scriveva Lidia Ravera sull'Unità lo scorso 13 luglio, all'alba del teatrino di fine estate sulla sicurezza. Oggi donne di culture e religione diverse erano in piazza insieme: già questa è una buona notizia. Poi erano tante e incazzate nere. Finalmente.

E dire che di solito "femminismo" è una parola che suona vecchia. Non so se per colpa dell'ismo (comunismo, fascismo, liberismo, tutta roba vecchia, novecentesca) o dei maschietti che la pronunciano con la bocca storta e lo sguardo basso. Magari è per via di alcune fissazioni che non giovano alla causa, almeno in termine d'immagine.

La manifestazione di oggi dice il contrario: per l'apartheid sociale subito dalle donne ogni giorno e il leaderismo maschile che fa male alla società, per le battute dell'Avanzo di Balera e il decreto salva-coscienza che non salva dalla violenza, per il sessismo vetusto (quello si) di format tv tarati su teledipendenti all'ultimo stadio e per l'ovvia constatazione che un mondo fatto e gestito da maschi non si cambia con circolari ministeriali e appelli, c'è bisogno di femminismo. Eccome.

Mercoledì Elisabetta mi ha raccontato che è stata a trovare la nipotina. Era sconvolta:
"non ci potevo credere
era lì che giocava tutta contenta, lo sai a che cosa?
A stirare.
Con un ferro da stiro di plasica, rosa, te lo giuro!
Non sapevo cosa dire... nel 2007, ti rendi conto?"


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permalink | inviato da orione il 24/11/2007 alle 22:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
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