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VOTO
Per il partito del diavolo. Quello dei mercanti, delle mignotte, dei preventivi.

Che ha inventato il marketing e gli hippie. Principio vitale e creatore, maschio, della contemporaneità. Ora, però, sta perdendo dei colpi. Martiri e beghini non fanno altro che strillare di valori e verità. Tutte balle per il vecchio tiranno, avvezzo alla ruvida legge del business e a quella melliflua del piacere. Parole incomprensibili, sparate in tutto il mondo dalla comunicazione.

Il re si era illuso. Per anni aveva dimenticato: non era solo al suo arrivo. La comunicazione era sempre stata lì. Creatrice, femmina, dell’umanità. Il vecchio aveva creduto di dominarla e in effetti per lungo tempo era andata così. Non aveva più memoria di essere anch'egli una sua creazione. Una funzione. Lei poi se ne stava in un angolo. Zitta e buona, casa e bottega. 

Non aveva fatto una piega neanche quando le aveva portato a casa la tecnologia. L'arrivo della nuova amichetta sembrava non turbarla. Anzi: assecondava di buona lena ogni morbosità del veccho pervertito. Poi ci ha preso gusto e ha cominciato a giocare per sé. La nuova non le dispiaceva affatto, era una complice ideale. Efficiente, assecondava ogni voglia con pruriginosa meticolosità. E aumentava sempre la posta.

Dominata e dominatrice, allora, si sono messe a giocare insieme. Proprio sotto gli occhi del re, che non vedeva e si compiaceva: la partita era sempre più eccitante. Ma gli sguardi tradivano e il vecchio era costretto a rincorrere. Sempre più spesso non capiva e passava in rassegna prima l'una poi l’altra, a ripetizione, per afferrare qualcosa. La bocca spalancata.

Loro lo tranquillizzavano, gli facevano le coccole e lo mettevano a dormire. Era stato un re glorioso e non si meritava uno scherno manifesto. Dentro di loro, però, sapevano già come sarebbe finita.


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15 marzo 2013

ANTIVIRUS

“Più di così divertirti non puoi… amico sì, sei in alto e lo sai. Rose su rose, tutti premi per te, non aver dubbi sei un re. Complicità, quanta gente con te… continuerà fino a quando vorrai. Rose su rose, ricchi premi e cotillons e non frenare, questo no. Ma no che la vita non è qui, è più in alto di così ah, cosa dici, sì… ma no, di passato non ne hai, di futuro non ne vuoi, ma di che mondo sei? Guarda più in là, quanti amori non hai… amico sì, stare senza non puoi. Rose su rose e con loro appassirai, resterai solo coi tuoi guai…”

Non so perché, ma quando ho letto la fucilata di Grillo al povero Bersani (“Se il M5S vota la fiducia lascio la politica”), m’è venuta in mente Rose su rose. Temo ci sia di mezzo un’altra volta la polizia del karma e la sua, nota, ineluttabilità. Mina è una gran donna dotata, tra l’altro, di un’esibizionistica misantropia che mantiene inalterato il suo appeal. Appena l’irredento Beppe s’è tuffato fra Scilla e Cariddi, qualche mese addietro all’inizio dello tsunami, lei l’ha letteralmente frustato sulle chiappe.

“È vero, c’è qualcosa che fai esattamente come Mussolini, come Stalin, come Mao, come Giannini ed è bere, dormire, mangiare e, orrore, fare la cacca. Vorrei già richiudere l’oblo e impegnarmi a emulsionare una buona maionese con le uova fresche, quelle dei giornali precedentemente citati, appunto. Sarà meglio. Mi concedo solo un piccolo momento per un’incazzatura. Che bassezza, la povertà di questa iconografia da strapazzo. Le similitudini per la tua antidemocraticità, per il tuo qualunquismo, per la tua voglia di reclamizzarti sono pezzi disordinati di ineleganza, al limite del ridicolo. O della querela. Ne vedremo delle belle, temo. Tu va’, dritto come un fuso. Corri Forrest, corri…”.

Giddap! Nessuno però, neanche Mina credo, immaginava che Forrest Grillo arrivasse al traguardo così primo, benché terzo, e così in fretta. Né che gli altri fossero già così spompati: il primo troppo rintronato dal gong del voto e dalle sue temibili ripercussioni sui prossimi rintocchi di potere nel fortilizio rosso e il secondo completamente a pelle di leopardo nel tentativo di evitare sbarre, gogna e/o fuga. B&B, nati sotto il segno della Vergine, destinati a salvarsi o suicidarsi. Sempre insieme.

“Più di così divertirti non puoi, amico si sei in alto e lo sai”, non c’è ombra di dubbio. Ma quando arriva Bersani col cappello in mano, con proposte che messe in fila (una volta riacciuffate all’italiano corrente) fanno impallidire anche il girotondino più canuto e accanito, siamo sicuri che sia saggio concedere l’ennesimo bis del celebre mantra che l’ha coperto di “rose su rose”? Poi, certo, “tutti premi per te, non aver dubbi sei un re”…

Sfanculare chi sta schiantando trent’anni di carriera politica e si prende giornalmente sputi in faccia dagli altri e calci negli stinchi dai suoi, per governare col M5S costi quel che costi: pagherà? Quando mai Grillo, 100% a parte, si troverà più in una tale condizione, anche psicologica, di forza? E mentre ballano i ballerini, tutta la notte e al mattino, la nave Italia corre verso l’iceberg col 55% della gente che ha problemi economici e cinque imprese su sei che temono di chiudere bottega entro fine anno.

La verità è che dopo tanto pontificare di ‘democrazia della rete’, nel momento esatto in cui Grillo ha risposto picche a chi gli chiedeva di fare un referendum online per decidere se fare o no il governo con Bersani (“perché il non-statuto non lo prevede”) è entrato nel Palazzo. Membro onorario di quella partitocrazia che non prenderà la puzzolente pecunia romana, visto che restituisce i rimborsi elettorali, ma che mette l’interesse del suo non-partito davanti a quello dell’Italia.

Per sua fortuna la cresta dell’onda è ancora alta sull’orizzonte dei sondaggi e degli umori nazionali, al solito creativi. “Alle ultime elezioni ho votato per qualcuno che non mi piace! Voglio vedere il mio Paese risplendere e non mi rassegno alla mediocrità della nostra classe politica, sono un patriota, amo l’Italia”. Ha spiegato, serio, Lapo Elkann a Le Monde, dichiarandosi per il partito di un signore che sostiene, tra l’altro, il raddoppio del prezzo della benzina come eco-terapia d’urto.

Ma, a parte patetici appelli e sondaggi sfornati caldi dai soliti noti (che proprio non ci stanno dentro), è ovvio che la baracca Italia ha bisogno di essere governata, anche se fino a quando il precipizio non si profila nitido ognuno ha una ragionevole quanto bizzarra ragione per pensare che tutto s’aggiusta sempre. Hai voglia allora a strillare all’inciucio, se pure i sassi capiscono che anche solo per tornare alle urne c’è bisogno di una legge elettorale votata da una maggioranza parlamentare.

Così mentre Forrest e Merlino traccheggiano, fra pre-tattica e terrore, l’ottimismo della ragione consente di scorgere, nelle bizze da asilo del Pd, un sapiente gioco delle parti. Il segretario uscente e perdente s’immola nella definitiva parte del vecchio di nobili principi e riprende a farsi contestare dalla giovane speranza (ultima), che vuole abolire il finanziamento pubblico ai partiti per “far pace con l’Italia”.

Sarebbe un bel casino, infatti, se Renzi venisse acclamato dal politburo a suon di battimani brezneviani. Invece è solo, come prima, e fuori dal Palazzo. A differenza di Grillo, che c’è dentro fino al collo e a ogni fanculo, a ogni aut aut, a ogni patetico appello stracciato, a ogni azienda che chiude, rafforza l’Antivirus che lo resetterà. Di qui alle prossime, imminenti, elezioni non ci sono solo i suoi otto milioni e passa di voti, ma pure i quasi dieci di Berlusconi e compagnia. E sono tutti uguali.

L'articolo è stato pubblicato su The FrontPage.

23 maggio 2012

ASSALTO AL PARTITONE: PARMAGRAD


“La radio al buio e sette operai, sette bicchieri che brindano a Lenin… e Stalingrado arriva nella cascina e nel fienile, vola un berretto un uomo ride e prepara il suo fucile. Sulla sua strada gelata la croce uncinata lo sa… d’ora in poi troverà Stalingrado in ogni città!” Chissà se a Grillo è passato per la testa il
pezzo degli Stormy Six, quando ha dichiarato Parma “la nostra Stalingrado”. Ora che punta a Berlino dovrebbe proprio ascoltarla.

“I parmensi sono come i ravanelli: rossi fuori e bianchi dentro.” Mia zia, bolognese trapiantata a Parma in gioventù, mi aveva avvertito per tempo. La scorsa settimana, quando davo la caccia ai candidati al ballottaggio, per il Pd di Parma avevo chiesto a lei. Mi ha dato il cellulare di un funzionario di Partito, molto cortese e disponibile, che a sua volta mi ha dato l’e-mail del “comunicatore”. Che non mi ha mai risposto.

Pizzarotti, dopo un po’ di stalking su Facebook e via mail, quando mi è scesa la catena e gli ho chiesto se, per caso, non cagare chi chiedeva un’intervista fosse una “scelta di politica aziendale”, mi ha risposto. “Nessuna strategia ma mi chiamano da tutta Italia ed è un casino gestire tutto. Domani vedo cosa riesco a fare.” Il giorno dopo ha ripreso a non rispondermi, nel frattempo a Parma è arrivato il New York Times, Le Monde e la CNN e io mi sono arreso.

Adesso che i ravanelli parmensi hanno votato e che, a differenza che nel resto d’Italia, l’hanno fatto in massa (solo tre punti in meno rispetto al primo turno) è possibile tracciare un primo bilancio della Campagna d’Emilia, che ha portato Grillo (e Pizzarotti, che ha fatto di tutto per mostrare ai suoi concittadini di essere un bravo ragazzo lavoratore, persino un po’ moderato, che pensa e decide in proprio) al primo successo serio, in grado forse di scardinare la pax partitica imposta dal moribondo governo Monti.

Mentana ha aperto il suo pomeriggio tv dedicato ai ballottaggi con il sondaggio sulle intenzioni di voto degli italiani. Grillo è balzato al 12%, raddoppiando i consensi rispetto a due settimane fa, e si affaccia come terza forza politica del paese, col Pd al 25 (in calo), il Pdl al 20 (a picco), la Lega sotto il 5 (ai minimi termini) e pure Udc, Idv, Sel e Fli in discesa. Tutti i partiti giù, in pratica, con altri sondaggi che gonfiano ancor di più le vele del Movimento 5 Stelle. Chissà tra un anno, alla partita vera.

Per l’intanto Grillo può mettere in fila, oltre a Parmagrad, altri tre municipi espugnati. Alla vittoria al primo turno, per venti voti, di Roberto Castiglion a Sarego (già sede del “Parlamento padano”), si aggiunge il trionfo di Marco Fabbri (quasi il 70%) a Comacchio e il rush vincente (52,5% e 26 punti rimontati dal primo turno) dello studente universitario di 26 anni Alvise Maniero a Mira, città d’arte di quasi 40000 abitanti sulla Riviera del Brenta (ed ex roccaforte rossa).

Stalingrado, però, rimane Stalingrado. Parma è una città ricca con un Comune talmente indebitato (si parla di 600 milioni di euro, interessi esclusi) che rischia di non poter pagare gli stipendi ai dipendenti, a giugno. Dopo quattordici anni di giunte di centrodestra il candidato del Pd si aspettava di vincere facile. “Io rispetto tutti gli avversari, ma il ballottaggio con il candidato del Movimento 5 Stelle Federico Pizzarotti sarà come giocare la finale di Coppa Italia contro una squadra di serie B.”

Dev’essere stata questa certezza (o forse la sensazione che le cose si stavano mettendo male) che ha spinto Vincenzo Bernazzoli ad avventurarsi, tra lo stupore generale, a un faccia a faccia con Pizzarotti organizzato dall’Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma all’Auditorium Paganini (strapieno, oltre mille persone). Tema della serata il nuovo inceneritore, piatto forte della stracittadina elettorale, la cui costruzione è stata approvata dalla Provincia presieduta proprio da Bernazzoli.

In Italia si sta andando verso la soluzione senza inceneritore: Reggio Emilia, la Sicilia, la Provincia di Lucca. L’Europa prevede dal 2020 il divieto di bruciare materiali riciclabili o compostabili. Ma a Parma vige la “Legge Vincenzo“. Bernazzoli nemmeno risponde alle domande scomode: “Dove metterà le ceneri tossiche dell’inceneritore?“. Non si sa.” La lettera dell’Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse, pubblicata sul blog di Beppe Grillo, suona come un epitaffio.

Secondo alcuni, tra cui anche Pizzarotti (che in un attacco di sincerità ha confidato alle telecamere che se quelli del Pd mettevano un altro, “magari giovane e fuori dai giochi”, forse avrebbero vinto al primo turno), è stato un problema di manico. Bernazzoli si è dovuto difendere per tutta la campagna elettorale dall’accusa (che a Parma vale triplo) di non voler mollare la poltrona di Presidente della Provincia. Oltre all’ineleganza ha dato anche l’impressione di crederci il giusto, alla vittoria. E se non ci crede lui…

Adesso Grillo e i suoi festeggiano l’avvento col botto (si fa presto a fare i fatalisti ora, ma il 60% a Parma non se l’aspettava nessuno) della Terza Repubblica e Bersani la sua vittoria “senza se e senza ma” ché, se non c’era la “non-vittoria” (spettacolare neologismo) di Parma sarebbe stato un trionfo. Il mio piccolo viaggio nel Partitone emiliano assediato finisce così con un due a uno per i barbari e la sensazione che, sui suoi temi (Casta, ecologia, ecc.), Grillo continuerà a far male.

(… fine)

L'articolo è stato pubblicato su The FrontPage.

8 ottobre 2009

BUON PRO(ZAC) VI FACCIA!

"We must govern for five years with or without law"

Così l'Avanzo di Balera sul sito del New York Times. Spaghetti western senza più sfumature, le news dall'Italia.
Con Le Monde, il Time e tutte le altre vacche sacre e meno sacre del giornalismo mondiale che dicevano tutte la stessa cosa, anche in questo caso senza troppe sfumature:

"e mo' so' cazzi tui..."


Alle 18 e 56 di ieri un amico, noto per l'understatement, mi ha mandato un sms
"Godo Alfanooo!!!"
Stasera sono a Bologna e ne ho approfittato per chiedergli se veniva a cena con noialtri banditi.
Mi ha risposto all'istante

"Alla grande. Porto anche le manette, che se incontriamo il papi lo arrestiamo... Ora vado a farmi una sega davanti a Minzolini"

Domani ho paura. Buona parte delle persone che conosco sarà in preda a una frenesia irrazionale inarrestabile. Il Lodo Alfano è stato vissuto come l'ultimo e decisivo schiaffo a tutto quello in cui credevano, in compagnia di un buon numero di italiani - legalità, onestà, rispetto delle istituzioni, decoro, dignità, senso dello stato - assestato dall'Avanzo di Balera e dalla sua compagnia di ventura.
Coll'opposizione messa così poi - e mobbizzata selvaggiamente dai media, anche e soprattutto da quelli "amici" - la crisi, i licenziamenti e tutto

Invece. Cazzo e cazzotti per anni, il 25 aprile da star poi... Bum.

Dall'annuncio del divorzio in poi l
'Avanzo di Balera è in caduta libera e la Legge di Murphy è contro di lui: "tutto va male contemporaneamente". I segnali più impercettibili - La Malfa che se va dal Pdl - sono le spie di questa lenta ed inesorabile erosione.
Oggi lo schiaffone della Corte Costituzionale, oltre a ridare fiducia e speranza nelle istituzioni repubblicane assesta un poderoso calcio nei coglioni all'omaccio e una botta di adrenalina a mezza Italia.

L'odio contro l'Avanzo di Balera da tempo ha a che fare con la psicanalisi, più che con la politica. Spero che la sentenza di ieri sera sia un buon Prozac (o Tavor, a seconda).
Domattina la sveglia suona di nuovo...

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