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VOTO
Per il partito del diavolo. Quello dei mercanti, delle mignotte, dei preventivi.

Che ha inventato il marketing e gli hippie. Principio vitale e creatore, maschio, della contemporaneità. Ora, però, sta perdendo dei colpi. Martiri e beghini non fanno altro che strillare di valori e verità. Tutte balle per il vecchio tiranno, avvezzo alla ruvida legge del business e a quella melliflua del piacere. Parole incomprensibili, sparate in tutto il mondo dalla comunicazione.

Il re si era illuso. Per anni aveva dimenticato: non era solo al suo arrivo. La comunicazione era sempre stata lì. Creatrice, femmina, dell’umanità. Il vecchio aveva creduto di dominarla e in effetti per lungo tempo era andata così. Non aveva più memoria di essere anch'egli una sua creazione. Una funzione. Lei poi se ne stava in un angolo. Zitta e buona, casa e bottega. 

Non aveva fatto una piega neanche quando le aveva portato a casa la tecnologia. L'arrivo della nuova amichetta sembrava non turbarla. Anzi: assecondava di buona lena ogni morbosità del veccho pervertito. Poi ci ha preso gusto e ha cominciato a giocare per sé. La nuova non le dispiaceva affatto, era una complice ideale. Efficiente, assecondava ogni voglia con pruriginosa meticolosità. E aumentava sempre la posta.

Dominata e dominatrice, allora, si sono messe a giocare insieme. Proprio sotto gli occhi del re, che non vedeva e si compiaceva: la partita era sempre più eccitante. Ma gli sguardi tradivano e il vecchio era costretto a rincorrere. Sempre più spesso non capiva e passava in rassegna prima l'una poi l’altra, a ripetizione, per afferrare qualcosa. La bocca spalancata.

Loro lo tranquillizzavano, gli facevano le coccole e lo mettevano a dormire. Era stato un re glorioso e non si meritava uno scherno manifesto. Dentro di loro, però, sapevano già come sarebbe finita.


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7 ottobre 2012

OUTSIDER TRADING


“Mi avevano chiesto, come si usa, di fare due conti e vedere chi sta con chi. Ho fatto un sondaggio fra la nostra gente, segretari di circolo funzionari amministratori: tutto a posto, tutti con Bersani. Poi la sera che è venuto Renzi a parlare alla festa ho visto, in platea, il parrucchiere del mio paese, Alfonsine, è da lui che vanno a tagliarsi i capelli tutti i ragazzi. E ho visto anche il direttore della Conad, quella dove vanno le donne a fare la spesa. E poi in fondo il fratello di mia suocera, che fa l’imprenditore e che quando vuol sapere di politica chiede a me. Ho domandato al parrucchiere. Ma stai con Renzi? E lui: ma sì, è nuovo è giovane. Poi tanto sono tutti nel Pd, no? Bersani faccia il segretario, Renzi il presidente del Consiglio”.

Questa, fuori dalle chiacchiere politicanti è l’aria che tira. C’erano serie possibilità che l’Assemblea nazionale del Partito Democratico di sabato 6 ottobre fosse l’ultima. Bastava che il fu Partitone assediato si arroccasse in una Bulgaria di lacci e lacciuoli, tesi a tagliare le gambe alla volata del camper di Renzi, e Renzi, poi, avrebbe avuto tutto lo spazio del mondo – e le ragioni – per presentarsi alle elezioni in libertà. Mostrando dunque di aver fatto bene i suoi conti a iniziare la sua campagna con un appello agli “altri”.

Sulle “regole del gioco”, con cui si corrono le primarie per la candidatura alla premiership del centrosinistra italiano, la decisione è stata assurdamente rimandata per mesi, come quegli esami medici che dovremmo davvero, ma proprio non abbiamo voglia di fare. Così oggi il Pd di Bersani si trova a inseguire col fiatone un candidato che già parla da premier e che l’ultimo sondaggio Ipr gli piazza tre punti dietro. 37 a 34, con Vendola ben sotto il 20 e gli altri (Puppato-Gozi-Tabacci) con percentuali da prefisso.

Per capire la differenza basta accendere il pc, andare su Google e dare un’occhiata ai siti internet dei due candidati, uno dietro l’altro. Due ere geologiche. E questo vale per tutto il resto: dal fund raising online professionale alla presenza sui social network, dalla perfetta riproduzione iconografica del cliché stilistico del Pd made in Usa – in una grafica impeccabile, nel suo stereotipo manifesto – alla mimica del corpo durante i comizi-show del tour in giro per l’Italia.

Se Renzi vince le primarie, poi, è l’apocalisse Maya. Almeno per le centinaia di migliaia di famiglie che vedono uno stipendio sicuro smettere di esserlo. Per ora il corpaccione dell’ex partitone ha retto, ma se i sondaggi anche solo si attestano su queste proporzioni il cambio di casacca, dalle ultime file in avanti, a beneficio del quasi vincitore senza esercito diventerà sempre più sistematico e compulsivo man mano che la data delle primarie si avvicina minacciosa.

Già ora i maligni insinuano che agli show elettorali di Renzi tra le spie inviate dai dignitari di Bersani, sempre una dignitosa porzione della platea del comizio multimediale, pullulino i disertori pronti a vendersi appena finita la corsetta scenica con cui ad ogni tappa il sindaco fiorentino raggiunge il palco. Solerti funzionari occhiuti, rimasti spiazzati da quella inconfondibile puzza di vittoria, così raramente annusata, e subito folgorati sulla via del camper. Chi primo arriva…

Fuori dagli attendamenti dei generali sul campo, poi, si aggirano le candidature di bandiera come quella di Puppato (di cui subito s’è malignato essere quella di Bersani, la bandiera), Gozi (che pare più interessato a posizionare ego e cv, più che legittimamente) e Tabacci, unica candidatura fuori dal, paradossale, coro giovanil-movimentista di cui Vendola è il massimo campione storico. Nonostante l’età e il background.

Vale la pena spendere due parole per il governatore della Puglia, classico ed eterno esempio di radioso futuro alle spalle, che per un breve ma intenso attimo parve avere la possibilità di dare concretezza al velleitario. Facendo dell’esperienza di governo il jolly per accreditarsi anche fuori degli steccati ideologici che presidia da un trentennio come un credibile leader della sinistra. Si sa com’è andata a finire, in Puglia e nella sinistra, e la sua eterna campagna per l’argento alla leadership del centrosinistra senza trattino non appassiona più da almeno un annetto. Troppa fretta, troppo ego (ma bella campagna: complimenti ai creativi).

Ma forse Bersani è più furbo di quanto vuol far credere e lo sfoggio di liberalità del 6 ottobre può essere il modo di ottenere tre risultati: una bella figura e un bel numero di candidati che dipendono dalla clemenza della tanto vilipesa “struttura”. La conciliazione del 6 ottobre, infatti, è un a buona notizia soprattutto per Renzi: 18.000 firme da raccogliere in una settimana (107 firme all’ora cioè 1,78 firme al minuto, come conteggiano al volo su Twitter) o almeno il dieci per cento dei delegati dell’Assemblea nazionale del Pd. Dura per gli outsider.

Ma l’unica possibilità che Renzi non vinca, a occhio e croce, è che ci sia qualcun altro in grado di togliergli abbastanza voti, militanti, volontari, campo. Tutta gente che ora si trova costretta a scegliere fra la padella e la brace. Qualcuno di giovane, “nuovo”, credibile, ma un po’ meno marziano del sindaco di Firenze, almeno agli occhi del target Pd, senza disinvolte gite ad Arcore nello score e con meno brillantini e paillettes televisive. Qualcuno come Pippo Civati.

La sua rete ha lanciato in questi giorni “Occupy Primarie”, la campagna online che fino al 12 ottobre sforna ogni giorno una cartolina per l’Italia ed è culminata mediaticamente nel “blitz dell’Ergife”, il gotico hotel pullulante di déja-vu dove si è tenuta l’Assemblea del Pd. Sono sempre gli stessi che hanno formulato i sei referendum per smuovere le acque dentro un partito in cui, senza il ricorso al pueblo su certi temi non si muove foglia. E che ora chiedono di votarli insieme alle primarie. Con o senza Civati sulla lista.

Questo pare proprio l’ultimo giro di giostra. Ma che succederà poi, al Pd, se e quando la rottamazione sarà compiuta? Una volta che i vecchi oligarchi con cui prendersela sempre avranno davvero levato le tende o comunque si limiteranno a brontolare, come tutti i bocciatori in là con l’età? Cosa rimarrà del Pd con un governo a trazione renziana (o montiana)? Il congresso è oggi, anche questa partita si gioca ora.

L'articolo è stato pubblicato su The FrontPage.
La campagna "Occupy Primarie" è stata realizzata delle Lance Libere.

26 aprile 2011

REALITY BOLOGNA


“Ebbene sì: Teorema, la società di servizi fiscali convenzionata con il Caaf della Cgil Emilia-Romagna, ha pensato bene di uscire con lo slogan «Non fidarti degli sconosciuti».

Per mostrare attenzione verso le donne, suppongo (vedi l’immagine), ma in realtà sfruttando – e confermando, e rinforzando – la paura degli «sconosciuti». Che sotto sotto c’è in tutti, donne e uomini. Di destra e sinistra. Di qui alla paura dell’altro, dello straniero, del diverso, il passo è più che breve, è lo stesso identico passo: quello della Lega. Ma la Cgil non era di sinistra?”

Se Giovanna Cosenza, allieva di Umberto Eco e docente di semiotica all’Università di Bologna, fosse stata leghista probabilmente avrebbe tuonato contro il Caaf della Cgil che tappezza Bologna di messaggi subliminali pro-Pd. Nella città di Dozza e Fanti le elezioni sono alle porte e gli sconosciuti, gli stranieri, sono i barbari leghisti più che i migranti nordafricani. L’eventualità che la bandiera di Alberto da Giussano possa sventolare a Palazzo d’Accursio, dopo il ballottaggio che gli ultimi sondaggi danno per probabile per quanto difficile, non è più così remota. Di qui, forse, lo stato confusionale della sinistra e l’analisi un po’ fantasy della professoressa Cosenza sulla campagna delle Lance Libere.

A Bologna la Lega, al 3% fino a due anni fa, candida Manes Bernardini, avvocato di trentotto anni sostenuto da un Pdl mugugnante, bella presenza e “leghista dal volto umano”, secondo il sin troppo lusinghiero ritratto che ne fa Michele Brambilla su La Stampa. I sondaggi lo accreditano tra il 24 e il 33 per cento ed è l’unico ad essersi presentato, il 21 aprile, alla festa per la Liberazione della città (forse per far dimenticare di aver dichiarato che era avvenuta a “ottobre del 1945”). Non c’era Aldrovandi, il terzopolista sostenuto dall’unico ex sindaco di centrodestra Giorgio Guazzaloca e accreditato dell’8-9 per cento dei consensi né Bugani, il grillino che rischia di andare in doppia cifra e alla domanda “chi era Dossetti?” ha risposto mesto “non lo so”, né Merola.

“Atos Solieri contesta: «Uno scivolone può passare, due mica tanto, ora siamo alle comiche! Se uno si dimentica questi appuntamenti qui, a sem a post!»”. Virginio Merola, fresco trionfatore delle primarie del centrosinistra con venti punti di scarto sulla candidata di Sinistra e Libertà, è impegnato in una sorta di guerra alla comunicazione contemporanea. Il claim della sua campagna “Se vi va tutto bene, io non vado bene” è diventato un tormentone-scioglilingua cittadino e le sue spettacolari gaffes (“spero che il Bologna torni in serie A”) hanno già fatto storia, entrando di diritto nella narrativa da bar di cui Bologna, alla faccia di chi le vuole male, è ancora capitale morale. Per i sondaggi è in bilico. Tra il 45 e il 51 per cento significa rischio ballottaggio e l’incubo del ’99, diserzione elettorale della sinistra e vittoria dei cattivi, si profila nuovamente all’orizzonte.

Bologna, reduce da un anno e mezzo di commissariamento (record italiano) a causa delle repentine dimissioni di Delbono dopo le accuse di Cinzia Cracchi (ora capolista di una lista civica), non è solo “la città dei rancori”, come l’ha ritratta la puntata di Report dell’illustre cittadina Milena Gabanelli, ma nel dibattito pubblico prevale quell’aria da reality un po’ sfigato che la trasmissione ha catturato impietosamente nelle interviste sempre più sconsolate (da parte del giornalista visibilmente provato) agli aspiranti primo cittadino e agli esponenti della claustrofobica classe dirigente locale. Quando a Maurizio Cevenini, record man di matrimoni celebrati, quasi-candidato sindaco e capolista del Pd alle elezioni, è stato chiesto con qualche imbarazzo (“non sono riuscito a trovarli da nessuna parte”) che programmi avesse, lui ha risposto con un sorriso disarmante, da tronista in castigo, “eh lo so, è un mio difetto”.

Il teatrino di paese non riesce a nascondere la realtà di una città ferma, incapace di prendere decisioni, con 49 filobus su gomma Civis figli di nessuno costati oltre 150 milioni di euro (per ora) e parcheggiati al Caab, la stazione in eterno cantiere e deliranti progetti alla Blade Runner (people mover e altri dadaismi ingegneristici) sulla rampa di lancio. Una metropolitana in una città da 400.000 abitanti, per dire, fa un po’ ridere eppure se ne parla da due lustri, anche se non c’è verso di decidere. Invece la chiusura del centro storico alle auto, votata dal 70% dei bolognesi nel referendum del 1985, non è mai stata fatta. Forse basterebbe partire da quello che c’è, una città medioevale colma di tesori architettonici, dove si mangia bene e si sa vivere, valorizzarlo, e magari cominciare a dirlo un po’ in giro.

L'articolo è stato pubblicato (insieme con la foto) su The FrontPage.

13 luglio 2010

OPPOSIZIONE SUL WEB


“In assenza di opposizione «esterna» — il centrosinistra, privo di identità, sembra incapace di essere un’alternativa ideale e programmatica credibile — il centrodestra si è creato un’opposizione «interna».” Piero Ostellino sul Corriere della Sera rinverdisce la quotidiana consuetudine nazionale alla bastonatura di Pd e soci, rei di non contare nulla (né di fare granché per riuscirci) proprio durante l’apparente implosione in corso nella maggioranza di governo in diretta mainstream e con apici di autolesionismo degni, appunto, della sinistra (il match Bocchino vs resto del Pdl sul caso Verdini è solo l’ultimo e più chiassoso esempio).

Sparare sul Pd è diventato una pratica talmente diffusa e bipartisan (Valentino Parlato domenica sul Manifesto non è stato certo più tenero di Ostellino con Bersani e la ditta) da suonare ormai fastidiosamente oziosa. Non che il resto dell’opposizione brilli per acume progettuale alternativo. Vendola è impegnato nell’ennesima insopportabile metafora operaista (la Fabbrica di Nichi), messa in piedi da gente che in fabbrica difficilmente ha mai messo piedi, capace di sfornare un’altra verbosa kermesse (gli stati generali, forse i trentesimi convocati da ogni sinistra in circolazione) e di chiamarla Eyjafjallajökull – Eruzioni di buona politica – umiliando in termini di dadaismo (involontario nel loro caso) Rondolino (che su The FrontPage ha declamato il suo “elogio del vulcano islandese”).

Il karma manettaro di Di Pietro gli si sta rivoltando contro (il figlio sotto inchiesta, le foto con gli spioni, i sospetti sulla gestione familiare dei fondi del partito) e i compari di tante crociate (Flores D’Arcais, Grillo, De Magistris) gli stanno voltando le spalle uno a uno a suon di oblique prese di distanza, fronde interne o furiose graticole mediatiche. Casini flirta di nuovo col premier in panne e quindi potenzialmente più generoso (col cinismo realista dei democristiani), Ferrero fa il doppio lavoro tra Regione e partito e Pannella vuol mangiarsi pure Bordin.

In questo scenario desolante è uscita la campagna del Pd dell’Emilia-Romagna (realizzata dalle Lance Libere) contro i tagli agli enti locali imposti dalla scure di Tremonti: sito, profilo su Facebook, 450000 cartoline da spedire all’inquilino di via XX Settembre e molteplici opportunità di partecipazione. Non sarà la rivoluzione d’ottobre ma si capiscono bene le ragioni concrete per cui i cittadini (a parere del Pd) dovrebbero essere incazzati col governo. E per una volta bavagli, amanti, tangenti e P3 non c’entrano niente.

L'articolo è stato pubblicato su The FrontPage.
L'immagine viene da qui.

23 marzo 2010

LA RETE È UGUALE PER TUTTI


Se ci si chiama Demi Moore è relativamente semplice rendere noto che, al netto di pregiudizi e controindicazioni (derivanti soprattutto dall’abuso), Internet può fare il miracolo. Certo che il secondo suicidio sventato, in meno di un anno, dalla star americana tramite Twitter (di cui è stata una vera e propria pioniera, oggi conta oltre 2.600.000 followers) è una notizia destinata a far riflettere l’opinione pubblica molto più di qualche sermoncino liberal o della Festa dei Pirati, organizzata a due passi da Montecitorio sabato 21 marzo.

“Nel mondo la maggior parte dei contenuti che circolano in Rete vengono scambiati con sistemi di file sharing. Fra le giovani generazioni, blog e social network si stanno affermando come un’alternativa ai grandi monopoli mediatici. La libera circolazione delle idee e dei materiali nel Web è ormai un dato di fatto, che deve aprire un vero dibattito politico e civile e che non trova soluzione in leggi repressive, di fatto aggirabili”.

Questi i termini della questione, secondo il Partito dei Pirati italiano (ennesimo fratellino minore del Piratpartiet svedese, che alle ultime elezioni europee con il sette per cento e passa si è aggiudicato due rappresentanti a Strasburgo). La Rete è un bene comune, dicono, non può essere imbavagliata per colpa di moralismi analfabeti (tecnologicamente parlando) e degli interessi economici di poche corporation che tentano disperatamente di grattare il fondo del barile. Belle parole, ma un po’ fuori portata per i poveri diavoli di tutto il mondo che affollano cantieri, accudiscono vecchi e raccolgono pomodori.

“Less is more” (spesso senza clamore). Che la Rete sia una rivoluzione utile a tutti (anche agli ultimi) è la lezione minimalista di “La casa è uguale x tutti”. Trattasi di una campagna di comunicazione (promossa da Sunia e MigrAzioni e realizzata da Lance Libere con il contributo della Provincia di Bologna) basata su un sito tenacemente 1.0, che contiene esclusivamente “il contratto d'affitto previsto dalla legge, nella lingua di chi lo deve firmare” (c’è anche su Facebook). Bastano pochi minuti, un Internet point, un appunto con l’indirizzo del sito (www.casaugualextutti.it) e una stampante. Per essere un po’ più uguali a tutti gli altri.


L'articolo è stato pubblicato su The Front Page.

4 aprile 2009

NAT@ IL 4 APRILE


Dopo il solito balletto delle cifre (2milioni 700mila manifestanti secondo la Cgil, 200mila per la Questura), la grande manifestazione del Sindacato ("tra le più grandi di sempre" secondo Epifani) è già scesa al terzo posto anche sulla Pravda.
Il Corriere l'aveva declassata intorno all'una e mezzo, dopo gli scontri di Strasburgo e l'ennesima performance europea dell'Avanzo di Balera, e la Stampa mentre scrivo la riporta come quarta notizia.

Forse varrebbe la pena di riflettere sull'efficacia degli strumenti di lotta del Novecento (scioperi, manifestazioni, cortei, ecc.), senza dare subito la colpa al regime di libertà vigilata (peraltro indubitabile) in cui versano i nostri "media". O almeno fare qualcosa per evitare che un gran numero di manifestazioni, di impatto simile e ravvicinate fra loro, creino l'effetto ridondanza che annacqua il messaggio e lo rende "disinteressante".

Per il 4 aprile le Lance Libere hanno curato messaggio, strumenti e azioni di comunicazione per la Rete degli Studenti e per l'Unione degli Universitari, le associazioni studentesche scese in piazza con lavoratori e pensionati, cercando di esportare i contenuti degli studenti dal Circo Massimo al circo mediatico, usando soprattutto Internet ma anche l'advertising tradizionale e gli strumenti classici della guerilla (adesivi, stencil).

Questo è l'adesivo realizzato per l'Unione degli Universitari:

Quello sopra è il manifesto della Rete degli Studenti, in affissione formato 100x140 - tra l'altro - in 5000 postazioni a Roma.

Sono stati creati anche dei quiz su Facebook, strumenti di marketing virale per diffondere messaggio e contenuti, che hanno affiancato i numerosi gruppi tematici creati dalle associazioni.
Quello della Rete è qui.
Quello dell'Udu è qui.

Studenti.it (portale market-leader sul target giovane) ha pubblicato (scaricabile) i kit anti-crisi con le proposte delle associazioni contro i tagli del governo a scuola, università e formazione.
Quello della Rete è qui.
Quello dell'Udu è qui.

1 dicembre 2008

OBAMAGAMES


Negli Stati Uniti spopola il gioco online (presto disponibile per Xbox 360 e iPhone) sulla campagna di Obama, in stile Mario Bros, ambientato in Alaska. Il giocatore se la deve vedere con le terribili pitbull moms, i cacciatori e gli agguerriti avventori dei bar di Wasilla.

Nel frattempo su Change.gov, il sito voluto da Obama per gestire online la lunga transizione prevista verso la Casa Bianca, gli americani possono giocare a Join the Discussion, cioè esprimersi su alcune questioni politiche calde. Prima domanda: cosa non funziona del sistema sanitario americano?
Finora i commenti sono quasi 3000, sembra che la gente continui ad aver voglia di partecipare.

Nel loro piccolo, le Lance Libere hanno creato una campagna per incentivare la partecipazione dei bolognesi alle primarie del Pd che decidono il candidato del partito al post-Cofferati, con un meccanismo molto simile: raccogliere - su un blog, su Facebook e per la strada - le loro domande ai quattro candidati.
Nell'immagine sopra la cartolina della campagna.

L'articolo completo di Vision Post sulle news tecnologiche di Obama è qui.
Per giocare a Super Obama World clicca qui.

4 ottobre 2008

GREMBIULINE


Corpo a corpo contro il Ballismo, stamattina davanti al ministero della Gelmini al sit-in della Rete degli Studenti Medi.
Nel pomeriggio si sono scatenati anche i sindacati. Cisl, Uil e Gilda hanno annunciato (una settimana dopo la Cgil) lo sciopero generale della scuola, molto probabilmente il 31 ottobre. Sarà una manifestazione unitaria
contro tagli e controriforme del governo, cioè: sotto il grembiule niente.

La foto del giorno del Corriere (sopra) è stata presa in prestito qui.
L'articolo della Pravda è qui. La galleria fotografica sulle Grembiuline qui.
Volevo postare anche il servizio del tg1 ma non c'è stato verso di linkarlo (almeno io non ci son riuscito).

Pauered bai Lance Libere.

3 ottobre 2008

SOTTO IL GREMBIULE NIENTE


Il corpo è un arma - si sa - ed è anche l'ultima spiaggia per chi vuole farsi sentire, in mezzo al frastuono del nostro mainstream quotidiano.

Così, per denunciare l'Emergenza Ballismo - bugie e proclami per nascondere nove miliardi di euro di tagli alla scuola - domani a mezzogiorno
lo scalone del ministero dell'istruzione diventa la passarella su cui sfilano le Grembiuline, studentesse vestite come la scuola della Gelmini: sotto il grembiule niente.

Durante la manifestazione verrà distribuito anche il kit anti-ballismo, presentato ieri da Studenti.it: qui.
Nell'immagine in alto, uno degli adesivi creati per l'evento.

Pauered bai Lance Libere.

Piesse
Qui, l'articolo sulla manifestazione di stamattina sulla Pravda.

29 settembre 2008

EMERGENZA BALLISMO / 2


L'Avanzo di Balera è un bullo, se n'è accorto anche Uòlter, e - come tutti i bulli - dice le bugie per nascondere le proprie malefatte.
La scuola italiana rischia di fare le spese dello spot / parodia fetish degli anni '50 che lui, la Gelmini e il resto della compagnia hanno messo in onda per nascondere la verità: stanno tagliano i fondi alla scuola. Ancora.

Sopra il primo manifesto della neonata Rete degli Studenti Medi contro l'emergenza ballismo.
Pauered bai Lance Libere.

21 settembre 2008

EMERGENZA BALLISMO


La Rete degli Studenti, neonato sindacato degli studenti delle scuole superiori, ha lanciato una campagna di comunicazione per mettere alla berlina le parodie fetish del bei vecchi tempi andati (voto di condotta, grembiule, maestro unico) inscenate dal governo bullista per nascondere la verità: tagli di risorse, nessuna idea innovativa.

La psicopatologia politica dell'Avanzo di Balera, diventata negli anni il format di successo acclamato da elettori e sondaggi, per gli studenti è diventata ora una vera e propria Emergenza Ballismo: la scuola - messa com'è - rischia di rimanerci, sotto la propaganda e i sociologismi d'accatto (col grembiule son tutti uguali, tipo.) spacciati in tv per non parlare di come farla funzionare sul serio.

La campagna (pauered bai Lance Libere) è appena partita, ma sta già avendo un discreto successo mediatico.
Sopra la prima uscita sul Tg di La7.

Piesse
Nel nostro mestiere succede raramente, ma stavolta un blogger del settore (si occupa di scuola) ci ha fatto i complimenti, senza conoscerci. Quindi valgono doppio.
Grazie a Champion.

6 maggio 2008

PESCI D'APRILE


Domani vado a Bologna.
In mattinata ho una riunione, un po' di lavoro, poi pranzo da mia nonna e nel pomeriggio vado a trovare Antonella, la copy che mi ha insegnato il mestiere quando ho cominciato. Ora è presidente di Kitchen, una coop di comunicatori bolognesi.

Fin qui tutto bene, poi arriva l'ora dell'aperitivo. Dove vado?
Hanno chiuso il baretto, cazzo. O meglio: i ragazzi si sono rotti i maroni di combattere con scartoffie, musi lunghi e vicini esauriti e hanno venduto ai cinesi.
Come dargli torto? Almeno loro hanno venduto.

Io però l'aprile scorso sono rimasto senza bar.
Dopo il trasferimento a Russi, la Twin Peaks di Romagna da dove sto scrivendo, il Gatto & la Volpe per me era come Piazza Maggiore, le Sette Chiese di Santo Stefano, la Virtus e Piazza Verdi in primavera dopo un esame, tutti insieme.

In uno dei rarissimi bar bolognesi doc rimasti (cioè immuni alla modernità) per due anni ci abbiamo pranzato e cenato, festeggiato compleanni e lauree, tirato gavettoni, organizzato riunioni di lavoro, set fotografici, feste in maschera, gare del bacio, celebrato processi, fidanzamenti e sfidanzamenti.
D'altronde giocare a briscola e tressette coi vecchietti, dopo pranzo, è una figata pazzesca, così come pranzare (ogni sabato che gli dei mandavano in terra) sotto il portico a suon di monumentali vassoi di spaghetti allo scoglio, cestelli col ghiaccio per il vino e limoncelli (branca menta per me) come se piovesse.
La gente che passava o ci guardava livida, a bocca aperta, indignata per l'assoluta assenza di compassato grigiore oppure empatizzava al volo e si illuminava.

Game over.
Aprile è così, tira brutti scherzi.
Dopo un Aprile del genere (bar chiuso, saluti romani in Campidoglio,
ogm marxisti-leghisti all'assalto del palazzo d'inverno, Avanzo di Balera di nuovo in pista) se fosssi una rivista di sinistra e mi chiamassi Aprile, credo che cambierei nome.

Il manifesto della Festa de l'Unità in Città, nel centro storico di Bologna, che ha accolto la nostra compagnia di mangiatori di tortellini a suon di spaghetti all'amatriciana (pesce d'aprile!), è opera di Vanessa per le Lance Libere.

Piesse
Rebecca è incinta. Le fuitine d'amore le ha fatte i primi d'aprile, quindi i miciotti dovrebbero nascere i primi di giugno, gemelli come Thor. Che sta ancora cercando di capirci qualcosa.

26 marzo 2008

PINA PICIERNO / 2


Ci si può mettere la faccia anche mostrando le facce e le domande degli altri, che non sono candidati: questa è l'idea-valore delle quattro promocard (realizzate coi colori della raccolta differenziata in Campania) di Pina Picierno, capolista nel collegio Campania 2 per il Piddì.

Da poche ore è online il suo blog.



Sapere, Opportunità, Lavoro, Energia: questi sono gli argomenti delle domande e i temi su cui si articola la campagna elettorale.

Il sole, l'acronimo dei quattro temi è il simbolo della campagna (e il favicon del blog) che affianca politica differenziata, il pay-off che esplicita il posizionamento della candidata.


Pauered bai Lance Libere.

21 marzo 2008

PINA PICIERNO


26 anni, capolista del Piddì nel collegio Campania 2 (quello di De Mita e Mastella), ex presidente dei giovani della Margherita, il suo claim è politica differenziata perché la sua campagna elettorale consiste in un mese di educazione civica in piena regola, iniziato tra i negozianti di Gricignano contro il pizzo e in alcuni condomini di Aversa a fare pubblicità alla raccolta differenziata.

Come a dire chiediti pure cosa può fare
per te l'Italia, ma sappi che è l'Italia ad avere tanto bisogno di te.
Pauered bai Lance Libere.

11 marzo 2008

FROM RUSSI WITH LOVE



Oggi sono rimasto a casa a lavorare.
Dovevo scrivere trecento strategie di comunicazione diverse, tutte oggi, tutte per clienti miei/nostri: sto tirando di lungo da quasi dieci ore. Al piano di sotto, nel nostro nuovo studio, Vanessa disegna e fa la grafica di svariati lavori (alcuni li stiamo facendo insieme), intanto trangugia enormi cappuccini.

Thor e Rebecca (i gatti che vivono con noi) sono al settimo cielo, tutti questi metri quadrati da annusare, correre e pisciare non li avevano mai avuti tra le zampe. Ieri sera quando sono arrivato da Bologna, verso le 9mezza, il furbastro era riuscito a rimanere fuori  casa, non si sa come. Sentivo un miagolìo straziante e speravo fosse un altro micio che corteggiava Rebecca. Macché era Thor il tonto che, oltre a non trombare, fa l'esploratore poi si caga sotto: quando l'abbiamo fatto entrare si è precipitato sul letto, esausto, e non si è più mosso.

Vanessa ed io viviamo ancora tra i cartoni (che sono molto diminuiti però) e ci vestiamo come capita (almeno io). Oggi lei ha trovato le mie vecchie All Star rosse, che mi sono messo per andare in giro per il centro a scoprire che i macellai (tutti) sono chiusi il martedì-mercoledì-giovedì pomeriggio. NIente castrato stasera, vacca boia.
Ho già individuato il matto del paese e alcune cartoline non indifferenti, tra cui il pizzaiolo mesto (ma bravo) di Imola dietro casa, che abbiamo già ufficialmente adottato.

Ci stiamo ambientando, nella nostra Twin Peaks di Romagna si sta bene e c'è sempre un gran bel cielo. Domani però riparto alla volta di Bologna (prima), di Frosinone e Roma (giovedì-venerdì).
Le Lance Libere (nell'immagine il logo) sono in gran sfrombolo, non c'è che dire.


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permalink | inviato da orione il 11/3/2008 alle 19:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

6 dicembre 2007

AL LOGO! AL LOGO!


Ieri pomeriggio le Lance Libere hanno scoperto di aver perduto la riffa creativa messa in piedi da partiti e mussimalismi vari della Sinistra in cerca d'unione. Su SocialDesignZine vincitori e vinti sono stati pubblicati di fianco, ma i lavori di LL sembrano piacere di più; magari per la spontanea simpatia che suscita sempre chi perde. 

Qui l'articolo di Sdz.
Sopra, uno dei loghi proposti dall'enigmatico non-studio di Bologna. E cestinato.

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