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VOTO
Per il partito del diavolo. Quello dei mercanti, delle mignotte, dei preventivi.

Che ha inventato il marketing e gli hippie. Principio vitale e creatore, maschio, della contemporaneità. Ora, però, sta perdendo dei colpi. Martiri e beghini non fanno altro che strillare di valori e verità. Tutte balle per il vecchio tiranno, avvezzo alla ruvida legge del business e a quella melliflua del piacere. Parole incomprensibili, sparate in tutto il mondo dalla comunicazione.

Il re si era illuso. Per anni aveva dimenticato: non era solo al suo arrivo. La comunicazione era sempre stata lì. Creatrice, femmina, dell’umanità. Il vecchio aveva creduto di dominarla e in effetti per lungo tempo era andata così. Non aveva più memoria di essere anch'egli una sua creazione. Una funzione. Lei poi se ne stava in un angolo. Zitta e buona, casa e bottega. 

Non aveva fatto una piega neanche quando le aveva portato a casa la tecnologia. L'arrivo della nuova amichetta sembrava non turbarla. Anzi: assecondava di buona lena ogni morbosità del veccho pervertito. Poi ci ha preso gusto e ha cominciato a giocare per sé. La nuova non le dispiaceva affatto, era una complice ideale. Efficiente, assecondava ogni voglia con pruriginosa meticolosità. E aumentava sempre la posta.

Dominata e dominatrice, allora, si sono messe a giocare insieme. Proprio sotto gli occhi del re, che non vedeva e si compiaceva: la partita era sempre più eccitante. Ma gli sguardi tradivano e il vecchio era costretto a rincorrere. Sempre più spesso non capiva e passava in rassegna prima l'una poi l’altra, a ripetizione, per afferrare qualcosa. La bocca spalancata.

Loro lo tranquillizzavano, gli facevano le coccole e lo mettevano a dormire. Era stato un re glorioso e non si meritava uno scherno manifesto. Dentro di loro, però, sapevano già come sarebbe finita.


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8 maggio 2008

INDIANA RODHAM


Nonostante la CNN, l'altra sera Hillary e il fighetto hanno fatto uno a uno.
Nel calcolo (assurdo) dei delegati Obama avanza e ormai è di fatto fuori portata, tutti i big del partito si stanno schierando più o meno ufficialmente dalla sua parte e i superdelegati seguiranno - si dice - le indicazioni del caminetto democratico d'oltreoceano.

Ma, c'è sempre un ma, rimane aperta la questione politica di fondo ed è una vera e propria voragine.
Obama e Hillary rappresentano le due anime speculari dell'elettorato democratico,
radicalmente distanti e sempre più difficilmente conciliabili.
Non si tratta di destra e sinistra, naturalmente, nonostante l'informazione da importazione (stile pravda) abbia tentato di spacciare Obama per quello gggiovane e de sinistra, ma di interi pezzi di una società che si sta riprendendo da otto anni di delirio ideologico e ora si ritrova sull'orlo di una delle crisi economiche più cupe della sua storia. Operai, pensionati, contadini, ispanici, casalinghe, impiegati votano in larga maggiornaza per Hillary mentre studenti, elettori indipendenti, professionisti, imprenditori, afroamericani, intellettuali, vipps stanno con Obama.

Se - come pare - sarà Obama l'avversario di McCain per la Casa Bianca la questione razziale (tutte le rilevazioni mostrano che i bianchi, anche democratici, fanno fatica a votare un candidato di colore) non sarà il suo unico problema. Certo, quando gli eredi del Ku Klux Klan - tutti democratici - dell'indiana gli fanno gli occhi dolci non ci si crede granché, ma anzi si tende a sentire puzza di bruciato.
Il problema più serio però è la sua credibilità nei confronti dei poveri diavoli, bianchi, di sobborghi (ex)industriali e campagne, dove la polvere di stelle non attecchisce e comanda la paura. Dei terroristi, delle rapine, di diventare poveri.

Ora, si può attaccare il solito pippone sinistroso sulla mediatizzazione della paura come strumento di dominazione acritica delle masse - tutto vero e giusto - ma non aiuta ad andare al nocciolo della questione.
La gente del nord Italia vota Lega piuttosto che Bertinotti per la stessa ragione per cui rischia di votare McCain in Ohio (e negli altri stati ex-industriali in bilico) invece di Obama, anche se ha sostenuto Hillary alle primarie: per loro è un alieno.
Lontano dai loro problemi, linguaggio, valori, per questa gente Obama è una star della comunicazione globale (modellata da veri aspri peraltro)
in cui è difficile idenificarsi, il tipo adatto per il solito giochino dei "media": costruire un personaggio e tentare di far credere che è una persona (nel suo caso il nuovo Kennedy a 40 anni dall'omicidio di Bob). Peccato che il giochino raramente riesca.

Ora però la frittata è fatta: nonostante Hillary sia in stravantaggio nei sondaggi di martedì prossimo (si vota in Kentucky, West Virginia e Oregon), che abbia vinto in tutti i grandi stati, senza ottenere delegati da Michigan e Florida per puttanate di partito (se succedeva in Italia
chissà cosa si inventavano i pelati sedicenti dalemiani), la partita è di fatto chiusa.

Forse Obama preferisce perdere da solo che vincere con la signora Rodham perché - ripeto - la strada per ricomporre l'elettorato democratico e battere McCain è solo una: andare insieme.

Basterebbe l'umiltà di questa mossa, così inconsueta fra gli squali della politica politicante americana, per dare al dream-ticket la marcia in più. Da subito.
E fermare la marea di destra montante in tutto l'Occidente, di cui Bush e i neo-con evidentemente erano solo l'avanguardia.

Hillary-Schiaccianoci l'ho presa in prestito qui.

3 febbraio 2008

OBAMACANI


No, non è un insulto.
Anzi, secondo l'ultima Ansa che ho letto, è la definizione/acronimo con cui viene chiamato
il promettente movimento dei repubblicani per Barack Obama, di cui Susan Eisenhower, la nipote del presidente Dwight Eisenhower è solo l'ultima aderente. Sul Washington Post ha scritto che
se il partito democratico lo sceglierà come candidato, il 4 novembre lo voterò e lavorerò per farlo eleggere.

Per Obama si sono espressi, per ora e tra gli altri, Ted e Caroline Kennedy, il JKF dei poveri (Kerry), il Los Angeles Times (che sui candidati presidenti non fiatava dal '72) e
l'Oakland Tribune, tre quarti di Hollywood (tutti i fighi tipo George Clooney, Scarlett Johansson, Will Smith, Jennifer Aniston), Oprah Winfrey (la sua tutor elettorale), Steve Jobs, il proprietario della Apple (cioè chi intasca i soldi del mac da cui scrivo), il Washington Post e il New York Post di Murdoch, diverse tribù di pellerossa, l'ex presidente Carter (di fatto), buona parte dei sindacati e Obama Girl (nel video sopra). Esempio magistrale di viral marketing politico in salsa pop.

Entro martedì (prima del Super Tuesday) mi aspetto la dichiarazione d'amore (contro vicepresidenza) di Edwards e, prima o poi, la sentenza del Nobel/Oscar Al Gore (pare si sentano spesso).

Intanto è testa a testa.
Sempre la stessa Ansa riporta gli esiti dei sondaggi che danno Hillary e Obama quasi alla pari in California (ma va?), New Jersey, Missouri e su scala nazionale (anche se qui alcuni altri propendono per Hillary di qualche manciata di punti). Il rischio è che il super martedì non sia decisivo e la guerra per ottenere più delegati alla convention di Denver possa risultare logorante, specie con (dall'altra parte) McCain a un passo dalla nomination, già in campagna elettorale per le elezioni di novembre.

Autoritratto di una nazione di Mario Margiocco sul Sole 24 Ore: qui.
Lo spot elettorale di Obama per il Super Bowl, dal sito del New York Times: qui.

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