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VOTO
Per il partito del diavolo. Quello dei mercanti, delle mignotte, dei preventivi.

Che ha inventato il marketing e gli hippie. Principio vitale e creatore, maschio, della contemporaneità. Ora, però, sta perdendo dei colpi. Martiri e beghini non fanno altro che strillare di valori e verità. Tutte balle per il vecchio tiranno, avvezzo alla ruvida legge del business e a quella melliflua del piacere. Parole incomprensibili, sparate in tutto il mondo dalla comunicazione.

Il re si era illuso. Per anni aveva dimenticato: non era solo al suo arrivo. La comunicazione era sempre stata lì. Creatrice, femmina, dell’umanità. Il vecchio aveva creduto di dominarla e in effetti per lungo tempo era andata così. Non aveva più memoria di essere anch'egli una sua creazione. Una funzione. Lei poi se ne stava in un angolo. Zitta e buona, casa e bottega. 

Non aveva fatto una piega neanche quando le aveva portato a casa la tecnologia. L'arrivo della nuova amichetta sembrava non turbarla. Anzi: assecondava di buona lena ogni morbosità del veccho pervertito. Poi ci ha preso gusto e ha cominciato a giocare per sé. La nuova non le dispiaceva affatto, era una complice ideale. Efficiente, assecondava ogni voglia con pruriginosa meticolosità. E aumentava sempre la posta.

Dominata e dominatrice, allora, si sono messe a giocare insieme. Proprio sotto gli occhi del re, che non vedeva e si compiaceva: la partita era sempre più eccitante. Ma gli sguardi tradivano e il vecchio era costretto a rincorrere. Sempre più spesso non capiva e passava in rassegna prima l'una poi l’altra, a ripetizione, per afferrare qualcosa. La bocca spalancata.

Loro lo tranquillizzavano, gli facevano le coccole e lo mettevano a dormire. Era stato un re glorioso e non si meritava uno scherno manifesto. Dentro di loro, però, sapevano già come sarebbe finita.


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18 maggio 2009

DIPLOMAZIA 2.0


"...il 6 maggio scorso il Parlamento Europeo, nell'ambito del c.d. pacchetto telecom, ha approvato un emendamento volto a riconoscere all'accesso alla Rete il rango di diritto fondamentale dei cittadini dell'unione..."

Guido Scorza sul suo blog sceglie di dare prima la notizia buona.
Oltre alla valenza simbolica infatti, l'emendamento approvato il 5 maggio a Strasburgo ha - come effetto immediato - il disinnescarsi del pacchetto Telecom, che era il primo tentativo su scala europea di perseguire la comune pratica dello scambio di files (file sharing o peer2peer che dir si voglia).

C'è anche quella cattiva però...

Tutto l'articolo, il Bianconiglio pubblicato oggi su Aprile, si trova qui.
L'immagine è stata presa in prestito qui.

2 novembre 2008

FORZA FIGHETTO!


Dopodomani si gioca la partita più importante della sua vita. Secondo i sondaggi, dopo le oscillazioni degli utlimi giorni - Zogby venerdì aveva annunciato il sorpasso di McCain - Obama è di nuovo saldamente in testa.

L'unico rischio sembra essere l'effetto Bradley
- i bianchi che si vergognano del proprio razzismo e mentono nelle intenzioni di voto - che prende il nome dal candidato afroamericano a governatore della California nei primi  anni '80 che prese nelle urne molto meno di quanto pronosticato dai sondaggi. In Italia è diffusa una forma particolare di questa sindrome, che ha sempre colpito i partiti di sinistra (sembra che la gente si vergognasse di votare Dc prima e l'Avanzo di Balera oggi, io in effetti ne conosco davvero pochi).

Obama intatto continua ad incassare endorsement. Il senatore dell'Illinois è sostenuto da 240 giornali Usa (contro i 114 di McCain), da quasi tutti i giornali universitari - 63 per lui contro uno per McCain, il Daily Mississippian
dell’Università del Mississippi - e dalle riviste dei college più prestigiosi: Amherst, Brandeis, Columbia, Cornell, Duke, Harvard, MIT, St. Mary, Swarthmore e Tufts.
Anche diversi repubblicani sono passati con Obama. Colin Powell e Susan Eisenhower sono solo i più famosi di un esercito di liberisti, neocon, libertari e old tories delusi da Bush, McCain o tutti e due che sono passari armi e bagagli dall'altra parte della barricata.

Comunque vadano le cose, la campagna di Obama ha segnato un'evoluzione profonda - un prima e un dopo - nella storia della comunicazione politica. Il primo candidato afroamericano alla Casa Bianca ha raccolto quasi 700 milioni di dollari - la gran parte online con microdonazioni da 5 / 10 / 20 dollari
- ha investito in tutti i media conosciuti (tradizionali, web, social network, videogiochi), con ogni mezzo (mass marketing, comunicazione virale, ecc.).

La cosa più importante, però, è che ha fatto e sta facendo sperare milioni di persone, non solo negli Stati Uniti, convinti che è davvero ora di cambiare e che Obama è l'uomo giusto per farlo. Se ora vincessero il vecchio idiota e la povera matta la frustrazione, unita alla paura della crisi avrebbero un effetto devastante, soprattutto per la gente più povera.

Anche io, ultras della prima ora (e dell'ultima) di Hillary Clinton, dopodomani notte sarò davanti alla tv col Mac in mezzo alle gambe a fare il tifo per lui. Per il malefico fighetto.

Sopra lo spottone da 5 milioni di dollari - vero e proprio documentario (o infomercial come l'hanno ribattezzato) andato in onda in prime time su quasi tutti i network USA - che ho preso in prestito qui.

L'ultimo Bianconiglio su Aprile, dedicato alla campagna di Obama, invece è qui.

23 agosto 2008

IL TUTOR DI OBAMA


Probabilmente mi sbaglio, ho ancora il dente avvelenato, ma quella di Joe Biden come candidato vicepresidente mi sembra una scelta piuttosto miope, quindi potenzialmente perdente.
Il criterio razionalista e prudenziale con cui The One (traducibile più o meno come unto dal signore, come lo chiama McCain) e il suo staff hanno selezionato l'alter ego della star Obama puzza di paura di perdere lontano un miglio.

Il Biden è un veterano del Senato, presidente della commissione esteri, esperto in diplomazia, politica globalizzata e savoir faire internazionale. Poi è bianco, vecchiotto (65 anni), cattolico e munito di vicefirstlady bionda e yankee doc. Lui bilancia Obama, lei Michelle. Perfetto, se non fosse per un dettaglio: l'icona del cambiamento - yes we can - stava perdendo smalto (e punti nei sondaggi) e con questa scelta difensivista dimostra che le critiche (senza esperienza, troppo giovane, troppo nero) hanno colpito nel segno.

Durante la crisi Russia-Georgia Obama aveva fatto il vago (come al solito) mentre il semprealfronte McCain era scattato contro i vecchi nemici di sempre con militare tempismo. Tra l'altro il settantaduenne candidato repubblicano sembra in palla, nonostante qualche gaffe (scusi quante case ha lei? mah, non lo so di preciso...) e il suo vice Mitt Romney è uno sfigato conclamato, però decisamente più popolare del nuovo tutor di Obama, e lo può aiutare in qualche stato difficile (tipo il Massachusetts di cui è stato govenatore).

Naturalmente io avrei criticato qualunque ticket che non includesse Hillary Clinton.
Sono stato un ultras della prima candidata donna alla Casa Bianca e rimango tuttora convinto che fosse la migliore arma nelle mani dei democratici per vincere, oltreché l'unica con le idee chiare su cosa fare.
Hillary ha preso 18 milioni di voti e quasi il 50 per cento dei delegati e rappresentava la speranza di un cambiamento epocale: una donna alla guida del mondo libero.

Ci voleva del coraggio a mettersi il generale Rodham alla Casa bianca come vice, non c'è ombra di dubbio. Ma senza coraggio non si va molto in là, specie se - come Obama - si viene acclamati da media, vipps e persone normali come il simbolo pre e post politico del cambiamento. E si fa di tutto per stare al gioco.

Alla lunga la minestra obamiana (fuffa mediatica assortita con canzoncine ispirate e gnoccone in estasi) rischia di stancare e a forza di dire tutto e il contrario di tutto (tipo: sono contro nuove trivellazioni petrolifere... però in fondo si può fare, in misura limitata e all'interno di una più vasta riforma energetica però), il dubbio di trovarsi di fronte a un paraculo - forbito, stiloso e carismatico ma sempre paraculo - si insinua implacabile.

Forse per questo, complici le ferie e gli spot del perfido vecchiaccio (che al contrario ha le idee chiare e vuole trivellare e bombardare senza sé e senza ma), Obama si sta sputtanando del tutto il vantaggio acquisito, come rivelano gli ultimi sondaggi, senza aver ancora spiegato in modo convincente qual è la sua ricetta per rilanciare l'economia del paese e dare stabilità al mondo.

Nell'ultimo mese Obama ha perso punti in particolare nello zoccolo duro che gli ha consentito di vincere le primarie: fra i giovani tra i 18 e i 29 anni (quelli che sono partiti zaino in spalla per andare a votarlo tra le nevi dello Iowa, e negli altri stati in cui ci si poteva registrarsi senza essere residenti, o che lo hanno finanziato e sostenuto online) la sua popolarità è calata di 12 punti, fermandosi al 52%.
Ma sono i democratici in generale a mostrare i primi segno di disinnamoramento: il loro supporto è calato di 9 punti, mentre fra i liberali (la base del partito, quella che gli ha consentito di vincere in quasi tutti i caucus) il calo è stato di 12 punti.


Difficile immaginare che il buon Biden sia una scelta in grado di galvanizzarli.

Sopra American prayer, l'ultima canzoncina ispirata (e terribilmente pallosa), dedicata a The One da Bono Vox e Dave Stewart.

4 giugno 2008

UNISCI ET IMPERA


Forza fighetto, questo è il tuo momento.
Puoi decidere di unire l'America democratica (e di sconfiggere quella repubblicana) o di correre da solo. Ricorda però che se scegli l'ozione 2, la pillola rossa, avrai qualche milione di Erica Jong sulla tua strada. Certo mettersi una Hillary alla Casa Bianca non dev'essere facile.
Ma cosa lo è?

Forza fighetto, scegli la pillola blu: alle elezioni del 2008 votano solo gli statunitensi ma contano per tutto il mondo libero (e semilibero). In Francia, Italia, Gran Bretagna soffia un vento di destra sempre più forte e cattivo.
Le discriminazioni di razza e genere, l'odio / paura delle diversità, tornano a orientare comportamenti privati e discussione pubblica, non solo a destra.

La chiave per mandare - non solo simbolicamente - in soffitta tutto questo e per rilanciare la speranza, il sogno, la nuova frontiera è nelle tue mani.
Alla fine per entrare nella storia basta
un po' di umiltà: il primo presidente afroamericano insieme alla prima vicepresidente donna in questo momento, uniti, non possono perdere.

Quella che segue è la lettera di ringraziamento ai supporters di Hillary Clinton, dopo sei mesi di passione e più di 18.000.000 di voti conquistati (più di Obama, mai tanti nella storia delle primarie americane):

Dear Orione,

Over the course of this campaign, I have seen the promise of America in your courage and character, your energy and ingenuity, and your compassion and faith.

Your spirit has inspired me every day in this race. While I traveled this country talking about how I wanted to help you -- time and again, you reached out to help me. To grab my hand or grip my arm, to look me in my eyes and tell me, don’t quit, keep fighting, stay in this race for us. There were days when I had strength enough for the both of us -- and on the days I didn't, I leaned on you.

This has always been your campaign, and tonight, there's no one I want to hear from more than you. I hope you're as proud as I am of what we've done and that you'll take a moment to share your thoughts with me now at my website.

I want to congratulate Senator Obama and his supporters on the extraordinary race that they have run. Senator Obama has inspired so many Americans to care about politics and empowered so many more to get involved, and our party and our democracy are stronger and more vibrant as a result.

Whatever path I travel next, I promise I will keep faith with you and everyone I have met across this good and great country. There is no possible way to thank you enough for everything you have done throughout this primary season, and you will always be in my heart.

Sincerely,
Hillary
La foto l'ho presa in prestito qui.

21 maggio 2008

ULTIMA CHANCE PER OBAMA


17000000 di voti.
La maggioranza del voto popolare (il più alto numero di voti elezioni primarie nella storia USA) e le vittorie in West Virginia, Kentucky,
Pennsylvania, Indiana non basteranno: Obama ha già la nomination in tasca da un po'. L'avevano già deciso a suo tempo i grandi editori e la nomenklatura di Washington, la stessa che diceva di voler zittire.
Adesso ci sarà la fila tra gli elefanti democratici che gli vogliono dare un consiglio, evitare una trappola, proteggerlo. Il mercato è appena cominciato.

Ted Kennedy (auguri!) è stato il primo, poi tutti i papaveri si sono accodati, più o meno esplicitamente: Nancy Pelosi, Al Gore, Bill Richardson, Kerry, Edwards, Jimmy Carter, Howard Dean.
Dai nomi derivano i numeri e la faccenda dei superdelegati è già chiusa in partenza: staranno col cavallo vincente.

Rimane la questione politica grande come una casa che porta Hillary a vincere (già data per sconfitta sulla nomination) con 35 punti di distanza in Kentucky: la deep america bianca fatta di poveri diavoli bevitori di birra, (ex) classe media a bassa scolarizzazione che si sta rovinando con la crisi dei mutui sub-prime e delle carte di credito e la delocalizzazione delle imprese, non ha nessuna affinità col fascinoso senatore cosmopolita che piace tanto a quelli (più ricchi e istruiti) che preferiscono lo Chardonnay.
Un po' come se quasi sette elettori del Kentcky su dieci avessero detto
si lo so che vince lui, ma io mi non fido lo stesso.

Questa gente continua a votare per Hillary e pare abbia intenzione di continuare a ragionare con la propria testa (incredibilmente gli endorsemet continui dei vipps al fighetto non li smuovono di un millimetro). Secondo i sondaggi se Obama sarà il candidato voteranno in buona parte per McCain (addirittura un terzo), che riesce a capirli meglio, parla la loro lingua.
In Italia analoghe biografie alle ultime politiche hanno scelto la Lega di Bossi che, forse non per caso, ha dichiarato che se fosse negli States voterebbe per Hillary (anche in un confronto con McCain).

Ora Obama ha la possibilità (ma non molto tempo) di risolvere tutti i suoi problemi con un colpo solo: schermarsi dai notabili (gli ci vuole un buon mastino), creare un ponte di comunicazione con la deep america che non conosce e (se gli dei gliela mandano buona) diventare il primo presidente di colore della storia degli Stati Uniti.
Deve solo trovare una via d'uscita onorevole per Hillary: la vicepresidenza, a occhio e croce.
Sennò perde.

Sull'argomento l'articolo della Stampa: qui.

Curiosità: Obama e McCain sono noti per la grande quantità di leggi bipartisan scritte e presentate a quattro mani, tra cui quella (celebre) che ha istituito il muro in Arizona e New Mexico contro le migrazioni clandestine.
Chi l'avrebbe detto eh?

La foto l'ho presa in prestito qui.

8 maggio 2008

INDIANA RODHAM


Nonostante la CNN, l'altra sera Hillary e il fighetto hanno fatto uno a uno.
Nel calcolo (assurdo) dei delegati Obama avanza e ormai è di fatto fuori portata, tutti i big del partito si stanno schierando più o meno ufficialmente dalla sua parte e i superdelegati seguiranno - si dice - le indicazioni del caminetto democratico d'oltreoceano.

Ma, c'è sempre un ma, rimane aperta la questione politica di fondo ed è una vera e propria voragine.
Obama e Hillary rappresentano le due anime speculari dell'elettorato democratico,
radicalmente distanti e sempre più difficilmente conciliabili.
Non si tratta di destra e sinistra, naturalmente, nonostante l'informazione da importazione (stile pravda) abbia tentato di spacciare Obama per quello gggiovane e de sinistra, ma di interi pezzi di una società che si sta riprendendo da otto anni di delirio ideologico e ora si ritrova sull'orlo di una delle crisi economiche più cupe della sua storia. Operai, pensionati, contadini, ispanici, casalinghe, impiegati votano in larga maggiornaza per Hillary mentre studenti, elettori indipendenti, professionisti, imprenditori, afroamericani, intellettuali, vipps stanno con Obama.

Se - come pare - sarà Obama l'avversario di McCain per la Casa Bianca la questione razziale (tutte le rilevazioni mostrano che i bianchi, anche democratici, fanno fatica a votare un candidato di colore) non sarà il suo unico problema. Certo, quando gli eredi del Ku Klux Klan - tutti democratici - dell'indiana gli fanno gli occhi dolci non ci si crede granché, ma anzi si tende a sentire puzza di bruciato.
Il problema più serio però è la sua credibilità nei confronti dei poveri diavoli, bianchi, di sobborghi (ex)industriali e campagne, dove la polvere di stelle non attecchisce e comanda la paura. Dei terroristi, delle rapine, di diventare poveri.

Ora, si può attaccare il solito pippone sinistroso sulla mediatizzazione della paura come strumento di dominazione acritica delle masse - tutto vero e giusto - ma non aiuta ad andare al nocciolo della questione.
La gente del nord Italia vota Lega piuttosto che Bertinotti per la stessa ragione per cui rischia di votare McCain in Ohio (e negli altri stati ex-industriali in bilico) invece di Obama, anche se ha sostenuto Hillary alle primarie: per loro è un alieno.
Lontano dai loro problemi, linguaggio, valori, per questa gente Obama è una star della comunicazione globale (modellata da veri aspri peraltro)
in cui è difficile idenificarsi, il tipo adatto per il solito giochino dei "media": costruire un personaggio e tentare di far credere che è una persona (nel suo caso il nuovo Kennedy a 40 anni dall'omicidio di Bob). Peccato che il giochino raramente riesca.

Ora però la frittata è fatta: nonostante Hillary sia in stravantaggio nei sondaggi di martedì prossimo (si vota in Kentucky, West Virginia e Oregon), che abbia vinto in tutti i grandi stati, senza ottenere delegati da Michigan e Florida per puttanate di partito (se succedeva in Italia
chissà cosa si inventavano i pelati sedicenti dalemiani), la partita è di fatto chiusa.

Forse Obama preferisce perdere da solo che vincere con la signora Rodham perché - ripeto - la strada per ricomporre l'elettorato democratico e battere McCain è solo una: andare insieme.

Basterebbe l'umiltà di questa mossa, così inconsueta fra gli squali della politica politicante americana, per dare al dream-ticket la marcia in più. Da subito.
E fermare la marea di destra montante in tutto l'Occidente, di cui Bush e i neo-con evidentemente erano solo l'avanguardia.

Hillary-Schiaccianoci l'ho presa in prestito qui.

23 aprile 2008

MORALE DELLA FAVOLA


Hillary ha vinto di nuovo.
Non si è rimessa alla ragion di partito (ritirarsi) e ha vinto di nuovo. La Pennsyilvania è l'ultimo dei 14 stati vinti dalla ex-First Lady, tra cui tutti quelli più popolosi (New York, California, New Jersey, Ohio, Texas, Florida senza avere delegati, tra gli altri) esclusa la Georgia e l'Illinois.

Il fighetto da par suo ha ricevuto poche ore fa l'endorsement quasi contemporaneo del Financial Times e di Michael Moore - Hillary è disgustosa - e continua a vincere tra i giovanissimi, gli studenti, i professionisti, gli intellettuali, i mediatizzati, i vipps.
I poveri diavoli, vecchi/casalinghe/operai, votano per Hillary. È il nuovo proletariato bianco, simile a quello che in Italia ha votato per la Lega alle ultime elezioni; stesse due paure di fondo: farsi fracassare la testa da un tossico per 20 dollari e
tornare poveri.

Chissà se alla sinistra americana riesce il miracolo di capire che se non si parla anche a questi, indubbiamente meno glamour di George Clooney o Steve Jobs, molti di loro finiranno per votare per McCain, dopo.

La verità è che i due sono complementari e si servono disperatamente.
Se fossero gli statisti pop capaci di battere il vento di destra che fischia su tutto l'Occidente tirerebbero la moneta per decidere chi fa il vice. Domani.

Intanto chi scende da cavallo e parla ai poveri vince, contro ogni logica.

La foto l'ho presa in prestito qui,

7 aprile 2008

MONDO LIBERO


Magari per calcolo elettorale spicciolo, una sorta di ultima cartuccia per svelare agli americani che è lei quella di sinistra, non il fighetto Obama (come tentano di credere e far credere i "media").

Forse, ma la forza della disperazione è pur sempre un forza formidabile e aprendo il corriere.it si scopre che Hillary ha il coraggio (insieme a Sarkozy) di dare la linea a quello che una volta veniva chiamato mondo libero.

Nessun rappresentante del mondo libero dovrebbe assistere alla cerimonia di apertura delle olimpiadi dei macellai. Ne va della definizione (mondo libero) e del suo futuro. Mai come in questo precarissimo inizio millennio il simbolo è realtà. E il mezzo è il messaggio.

La foto arriva da qui.

8 marzo 2008

MANIFESTIVAL / 2


L'unica candidata donna alle elezioni politiche italiane è lei e secondo me darà qualche grattacapo ai leader maschietti, Balilla in testa.

Daniela è aggressiva, intelligente, determinata, sexy (i commenti della quasi totalità deigli omarini che conosco non lasciano spazio a dubbi) e modaiola. In più dice di essere di destra senza complessi e sembea avere anzi una gran voglia di sbandierarlo ai quattro venti, in spregio ai buonismi che tanto detesta (
Veltroni fa ribrezzo come uomo e come politico ha avuto modo di dichiarara, tra l'altro),


Anche la comunicazione non è malvagia, salvo per un dettaglio apperentemente insignificante, ma che mi ha lasciato di stucco: che c'entra www.storace.it? Non poteva metterci il suo di sito, che tra l'altro è stato uno dei primi decenti della politica italiana?
Dovrebbe stare in campana, la storia recente dimostra (Ségolène con Hollande, Hillary con Bill) che l'ostacolo numero uno per le donne candidate sono gli uomini che si portano appresso, se non accettano di buon grado di giocare da mediani.

5 marzo 2008

3 A 12 PER NOI


Adesso si che è bella da vincere.
Dopo dodici vittorie consecutive del Fighetto (Vermont incluso), Hillary vince dove conta (Texas e Ohio) e dove non doveva vincere (Rhode Island) e si rimette in corsa, più smagliante di prima.

Rinviata la standing ovation delle giovani marmotte della pubblica opinione, schienate sul nuovo divo del mainstream senza dignità, italiani inclusi (a parte La Stampa), la campagna elettorale entra in una nuova fase. La gente comincia a farsi i conti in tasca: in tempi di recessione rischia di essere più convincente il messaggio di solidità e preparazione della prima candidata donna alla Casa Bianca rispetto alle chiacchiere senza distintivo di Barack il Carismatico.

The King of Iron Fist Tournament continua. In Pennsylvania.
Nina Williams, nell'immagine, l'ho presa in prestito qui.

4 marzo 2008

BELLA DA PERDERE

Pare che manchi solo la matematica per la standing ovation delle decine di migliaia di volontari pro-Obama annidati tra le scrivanie di tutti i "media" d'America. Pare.

Leggo sul Corriere che secondo l'ultimo studio del Center for Media and Public Affairs, il Fighetto
fino ad oggi è stato spudoratamente «favorito dai giornalisti». Nei sondaggi Hillary – secondo il Center vittima della misoginia più sfrenata dei media - è riuscita a riportarsi in vantaggio in Ohio e anche a livello nazionale sta recuperando terreno nei confronti di Obama. Delle cinque indagini pubblicate ieri, quattro la danno avanti in Ohio, tra i quattro e i dodici punti. Serrata la lotta anche in Texas, dove Obama sembra avere perso il vantaggio degli ultimi giorni.

Lui fa finta di niente, anche se un secondo un documento segreto dell’ambasciata canadese in Usa il suo principale consigliere economico, Austan Goolsbee, avrebbe rassicurato il governo canadese che le sue recenti critiche anti-Nafta, (l’accordo di libero scambio tra Usa, Canada e Messico che ha messo in ginocchio l’economia dell’Ohio) sono solo chiacchiere elettorali, buone solo fino a domattina.

Massimo snobismo anche sul processo a
Tony Rezko, partito ieri a Chicago. E dire che l’immobiliarista dell’Illinois, accusato di riciclaggio, tentata estorsione, frode e corruzione, si era mostrato ben più sensibile nei confronti di Obama, sborsando quattrini per finanziare anni di campagne elettorali. Secondo Robert Novak, il Fighetto avrebbe legami anche con Nahdmi Auchi, miliardario iracheno che vive a Londra ed è stato condannato per riciclaggio di denaro sporco. Pecunia non olet, o no? Silenzio.

Sto cominciando a scaldarmi
Ha commentato Hillary, ma la partita è davvero in salita. Bella da vincere, come si dice al tressette. Vediamo tra qualche ora.

21 febbraio 2008

SPARA HILLARY SPARA


A poche ore da una delle sue ultime cartucce, il duello tv con Obama in Texas, Vanessa mi ha segnalato il gioco online più indicato di questi tempi: questo.

Sopra, il video promozionale su YouTube.


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permalink | inviato da orione il 21/2/2008 alle 22:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

6 febbraio 2008

SPI BATTE HOLLYWOOD?


Secondo tutti i sondaggi, nelle primarie democratiche USA i giovani stanno con Obama e i vecchi con Hillary.

I vecchi saranno meno mediatizzabili ma annusano l'aria in fretta. C'è aria di crisi e l'assicurazione sanitaria li preoccupa di più dell'endorsement della star del cuore. Quindi sono andati a votare in massa.
Quelli di New York, del Ney Jersey e del Massachusetts pare abbiano confermato i sondaggi, quelli sui vecchi che votano Hillary. Smentendo quelli di tre ore fa.

Nell'immagine, una campagna di qualche anno fa, realizzata con Fabio Bolognini e Manuel Dall'Olio per l'agenzia Exploit di Bologna.

5 febbraio 2008

BOIA CHI VOTA


Boia chi vota chi mente

Marini ha fallito (com'era ovvio) e l'Italia sia avvia verso le elezioni anticipate con il sistema elettorale che ben conosciamo. Poi si faranno gli accordi dice l'Avanzo di Balera. Dopo essere passato all'incasso in compagnia del balilla (ma non era un referendario di ferro?) e di tutti gli allegri cloni di Ruini che si apprestano ad ammorbarci di nuovo.

Il referendum, indetto per il 18 maggio, slitterebbe di un anno in caso di elezioni anticipate.
Belle facce da cazzo: l'unica cosa certa che gli italiani hanno chiesto di votare slitta di un anno, nonostante il parere positivo della Corte Costituzionale, che ha ammesso i referendum, sia arrivato poco prima delle mastelliadi (strano eh?) e della conseguente caduta del governo.
Poi si lamentano dell'antipolitica.

Boia chi vota Hollywood
Ma stasera si vota negli USA, in 22 stati, per decidere i candidati alle presidenziali di novembre. McCain sembra già il repubblicano designato, tra Hillary e Obama si profila invece una guerra all'ultimo delegato. Stanotte sapremo il verdetto.

I sondaggi (spesso contraddittori) danno Obama in forte rimonta e Hillary a rischio in California e (addirittura) in Massachussets, New Jersey e New York (!). All'appuntamento dei vipps con l'endorsement pro-Obama mancano solo Paperoga e l'orso Onofrio (quello che rubava la torta a Nonna Papera, che si è espressa in favore di Obama ieri pomeriggio, dopo la moglie di Schwarzenegger e prima di De Niro).
 
Gli ultimi sondaggi, stato per stato: qui:

Domani
parto per il Marocco. Per una settimana circa mi sa che non potrò aggiornare il blog, me ne scuso in anticipo.

3 febbraio 2008

OBAMACANI


No, non è un insulto.
Anzi, secondo l'ultima Ansa che ho letto, è la definizione/acronimo con cui viene chiamato
il promettente movimento dei repubblicani per Barack Obama, di cui Susan Eisenhower, la nipote del presidente Dwight Eisenhower è solo l'ultima aderente. Sul Washington Post ha scritto che
se il partito democratico lo sceglierà come candidato, il 4 novembre lo voterò e lavorerò per farlo eleggere.

Per Obama si sono espressi, per ora e tra gli altri, Ted e Caroline Kennedy, il JKF dei poveri (Kerry), il Los Angeles Times (che sui candidati presidenti non fiatava dal '72) e
l'Oakland Tribune, tre quarti di Hollywood (tutti i fighi tipo George Clooney, Scarlett Johansson, Will Smith, Jennifer Aniston), Oprah Winfrey (la sua tutor elettorale), Steve Jobs, il proprietario della Apple (cioè chi intasca i soldi del mac da cui scrivo), il Washington Post e il New York Post di Murdoch, diverse tribù di pellerossa, l'ex presidente Carter (di fatto), buona parte dei sindacati e Obama Girl (nel video sopra). Esempio magistrale di viral marketing politico in salsa pop.

Entro martedì (prima del Super Tuesday) mi aspetto la dichiarazione d'amore (contro vicepresidenza) di Edwards e, prima o poi, la sentenza del Nobel/Oscar Al Gore (pare si sentano spesso).

Intanto è testa a testa.
Sempre la stessa Ansa riporta gli esiti dei sondaggi che danno Hillary e Obama quasi alla pari in California (ma va?), New Jersey, Missouri e su scala nazionale (anche se qui alcuni altri propendono per Hillary di qualche manciata di punti). Il rischio è che il super martedì non sia decisivo e la guerra per ottenere più delegati alla convention di Denver possa risultare logorante, specie con (dall'altra parte) McCain a un passo dalla nomination, già in campagna elettorale per le elezioni di novembre.

Autoritratto di una nazione di Mario Margiocco sul Sole 24 Ore: qui.
Lo spot elettorale di Obama per il Super Bowl, dal sito del New York Times: qui.

27 gennaio 2008

BARACK OBAMA WINS!


Dopo l'endorsement del NYT a Hillary, è Caroline Kennedy (figlia di JFK) a uscire dal suo noto riserbo e a sostenere che
non ho mai avuto un presidente che m’ispirasse come la gente dice che mio padre la ispirò. Ma per la prima volta credo di averlo trovato. Un presidente come mio padre, che ispirerà una nuova generazione di americani

Obama, of course. Ispiratore, oltre che di Caroline Kennedy, anche della stragrande maggioranza degli elettori democratici della, omonima, Carolina del Sud che gli hanno fatto vincere le primarie a furor di popolo.
Quasi 30 punti sopra Hillary (55 a 27), l'80 per cento dell'elettorato afroamericano dalla sua parte e Edwards (nato in questo stato) sotto il 20, che cerca ancora di mettere lo zampino come terzo incomodo nella speranza di condizionare l'assegnazione della nomination con i suoi delegati, forse decisivi alla convention del partito a Denver.

Ora manca la Florida (martedì prossimo) dove si tiene però solo una consultazione non valida ai fini dell'assegnazione dei delegati (per ora, ci sono ricorsi e dispute all'interno del PD) e il Super Tuesday:
martedì 5 febbraio vanno a votare oltre 20 stati (tra cui i popolosissimi California, New York, New Jersey) che eleggeranno più della metà dei delegati per la convention di Denver, dove verrà incoronato
il Re (o la Regina) del Torneo Pugno di Ferro.

Hillary-Nina Williams colpita ma non affondata l'ho trovata qui.

25 gennaio 2008

DIETRO LA LINEA GOTICA


Come al solito.
Manuel s'è fatto di nebbia, Vanessa ed io lavoriamo/cazzeggiamo di fronte ai nostri due mac, a un metro di distanza. Dietro di noi Rebecca e Thor cercano di accoppiarsi per la prima volta.
O meglio: Rebecca (femmina) cerca di convincere Thor (masculo) a smettere di giocare con il suo amico immaginario topo o con i cartoni del nostro trasloco e a fare l'uomo.
Senza troppi successi, sinora.

Ogni tanto capito sulle news del Corriere o della Stampa e m'incazzo. Quando Vanessa mi sente smadonnare, le torna in mente e s'incazza anche lei.
Leggere l'Italia oggi fa schifo, anche sui "media" italiani. Dobbiamo aver toccato davvero il fondo.

Barro me lo segnala, nell'ultima di tre mail una più incazzosa dell'altra, con un esempio piuttosto calzante

...e Montezemolo, per una volta (anzi, per la precisione per la seconda volta) ha detto una cosa giusta:
"...Noi contro il pizzo mentre Cuffaro resta al suo posto..."

Ciccio, in che cazzo di paese viviamo?


Già, in che cazzo di paese viviamo?
Forse nello stesso in cui Bagnasco può avverare, in questa giornata in cui è stata raggiunta una sconosciuta vetta di miserabilità politica ed istituzionale, l'adagio popolare
la prima gallina che canta ha fatto l'uovo,

dichiarando le sue minchiate ai "media" untori. E perdendo l'ennesima buona occasione per tacere ed evitare di rendere patetico sé stesso e l'abito che indossa con frasi tipo:
la Cei non si occupa di politica.


In mezzo al trionfo della realtà su una scala più sottile che si impossessa del cervello dei leaders dei millecinquecento partiti, l'unico che svetta come un faro nella nebbia, rimane Prodi che dichiara placido
ho perso, farò il nonno.

Prendessero esempio da lui i gerontocrati ignoranti e arroganti che occupano istituzioni, atenei, scuole, imprese, sindacati, partiti, "media"; fino all'esalazione dell'ultimo respiro.

Poi ci sono alcuni, solo alcuni, che sfidano il ridicolo per tentare di sventare il peggio: andare a votare con questa allucinante legge elettorale, architettata dalla gestione Avanzo di Balera&Co. con l'unico scopo di stroncare sul nascere qualunque tentativo di governare da parte del centrosinistra (e usata da tuttii, centrodestra e centrosinistra, per piazzare amici, parenti e conoscenti, grazie all'impossibilità per gli elettori di scegliere i propri candidati).

Certo l'Avanzo di Balera e il suo balilla ritrovato vorrebbero andare a votare subito. Domani.
Si capisce: come farebbero sennò a sbatterci
di nuovo in galera per una canna, a precarizzare ancora di più il lavoro e a dare 150 anni di Guantanamo per un mp3 scaricato, mentre sono impegnati a depenalizzare i reati che li riguardano e a mettere fuori legge tutto ciò che li minaccia?
E gli altri? Ne parliamo?
Devo davvero ridurmi a sperare in Casini e Buttiglione?

Dice, tu vuò fa' l'americano.
Che ci posso fare se le buone notizie arrivano da oltreoceano? Ogni tanto tra l'altro fa piacere essere smentiti.

E comunque mi scoccia parlare così. Esterofilia e cinismo oggi suonano insopportabilmente gratutiti. Ha ragione Vanessa quando dice che
c'è bisogno di speranza adesso.

Vero, ma se la realtà è questa qua e le facce sono quelle lì, mi sa che non c'è proprio un cazzo da fare.
Fortuna che il Comandante Bulow se n'è andato in tempo per evitarsi questo spettacolo penoso.

Bisogna solo sperare di non averne bisogno più, di comandanti bulow, ma fuori è un brutto mondo e non mi sento in grado di rassicurare neanche su questo.

Occorre essere attenti, per essere padroni di sè stessi occorre essere attenti,

la mia piccola patria dietro la Linea Gotica sa scegliersi la parte
: qui.


La foto della 31sima Brigata Garibaldi a cavallo l'ho presa qui.

19 gennaio 2008

HILLARY CLINTON WINS!


Non so perché, ma quando ho sentito Vanessa (che è di là che fissa lo schermo assieme a Rebecca) esclamare

oh... ha vinto Hillary, e di un bel po'!

Mi è venuto in mente l'unico videogioco a cui gioco: Tekken per PlayStation.
Tekken (cioè Pugno di Ferro) è il nome del torneo di arti marziali The King of Iron Fist Tournament (Re del Torneo Pugno di Ferro) in cui i vari personaggi (donne, uomini e buffi animali tra cui un canguro-boxeur) combattono per diventare, appunto, The King. O The Queen, se vince una donna.
Quando vinco un round la voce fuoricampo annuncia:

Nina Williams wins!

Ovviamente io tengo sempre lo stesso personaggio (cascasse il mondo) che ovviamente è una donna, bionda. Nina Williams, quella dell'immagine che ho preso in prestito qui.


Qui, invece, c'è l'articolo della Stampa su:
la vittoria di Hillary con oltre il 50% dei voti
la sconfitta di Obama, 45%
la scomparsa di Edwards.

Mi è appena arrivata la mail della vittoria (sono iscritto alla newsletter).
Eccola:

Dear orione,

Have you heard? We just won the Democratic caucuses in Nevada. You have done so much to make winning moments like this possible. Thank you!

People across the country are placing their faith in our campaign, especially those hardest hit by the recent downturn in the economy. We can't let them down. We're working together to bring about change, and America is responding to our efforts.

Thanks so much for sharing this remarkable journey with me!

All the best,

Hillary


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permalink | inviato da orione il 19/1/2008 alle 23:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

19 gennaio 2008

GIOCO DA RAGAZZE


L'ultima Ansa m'informa che nel caucus del Nevada (domani), lo stato di Las Vegas capitale del gioco d'azzardo trattato in gioventù da Obama alla stregua della Bologna sazia e disperata del miglior Biffi d'annata, pare che Hillary stia correndo.

Il pare è d'obbligo, viste le performance di "media" e sondaggisti in New Hampshire, la decisione del giudice di concedere al Pd locale di convocare le assemblee elettorali (caucus) nei casinò, l'appoggio del potente
Culinary workers union (il sindacato dei camerieri e dei croupier) e dell'influente Las Vegas Review Journal (strano eh?) al fighetto.

Comunque:

1 /
nell'ultimo sondaggio del Review Journal Hillary è al 41% contro il 32 di Obama, per Reuters/C-Span/Zogby invece stanno 42 a 37. Edwards galleggia poco sopra il dieci.

2 /
Bill sta cominciando a diventare un problema. Sbrocca con i giornalisti e assomiglia sempre di più al first gentleman del Presidente Mackenzie Allen, interpretata da Geena Davis nel serial Una donna alla Casa Bianca.
Lui però non ha alibi, Presidente c'è già stato e sa benissimo quello che non bisogna fare in campagna elettorale. Speriamo sia solo sensibile agli anniversari: farsi mettere sotto impeachment (politico, familiare e planetario) per un pompino non dev'essere un ricordo piacevole.
Già, sono passati 10 anni.

3 / il black vote potrebbe essere una sorpresa. Qui Bill sposta. Infatti pare che lo spediscano in South Carolina (prossima tappa con il 50% degli elettori di colore) per una settimana buona.

Monica sul Time l'ho trovata qui.

16 gennaio 2008

L'INSOSTENIBILE PESANTEZZA DELL'ESSERE


Dice, ma com'è che ti sei fissato con le primarie americane?
Una manifestazione piuttosto rozza di esterofilia, involontariamente snob (che è peggio)?
Protesta semplice o boicottaggio consapevole?
Noia?

Ieri sera ero a a casa di Poggio, in campagna vicino San Giorgio di Piano, per il consueto tressette del martedì che
per tre anni (fino all'ottobre scorso) era stato disputato il giovedì in un antro fumoso ricavato nelle viscere del circolo Arci Millenium, in via Riva Reno.
Prima del match si è scatenata una discussione sull'aborto, i numeri da circo del Monatto, le mosse della Chiesa, la famiglia, e via banalizzando. Quando mi sono azzardato a dire che mi sembrava rispettabile problematizzare la discussione sull'aborto, prima ho preso un po' di nomi da Barro e Poggio, poi Cuma mi ha fatto notare che non sono una donna; è troppo facile parlare di vita con l'utero delle altre.

Dopo ha aggiunto
"Tra 3 mesi devo iscrivere mio figlio all'asilo privato, sono 800 euro al mese, solo fino a settembre per fortuna. Di che sostegni alla famiglia parliamo?"

Già, di che si parla?
La discussione politica italiana fa senso. Le facce, le voci (quasi tutte cacofoniche) e i contenuti fanno senso. Se ti metti ad ascoltare troppo da vicino va a finire che ti prendi dei nomi dagli amici prima del tressette oppure che cominci a giocare al piccolo Galileo.
Se ne trovi altri 66, possibilmente luminari come te, capace che ti guadagni il tuo quarto d'ora di gloria e dai all'Imperatore di Guerre Stellari, al Monatto, al suo amichetto e a tutti i ciellini in circolazione la possibilità di fare le vittime nelle infinite repliche della pièce medioevalista in onda senza sosta su tutti i "media".
Come se fossimo nel 1978, come se non avessimo gli asili a 800 euro.

Dice, perché scrivi sempre degli USA?
Forse per la stessa ragione per cui il ministro D'Alema in ogni intervista continua a ripetere di essere sempre in viaggio. O forse perché il ministro Mastella, indagato per sette realti diversi con la moglie agli arresti domiciliari, può dichiarare che

"ho combattuto la mia battaglia finché si combatteva ad armi pari, e non arrivavano colpi bassi e imprevisti, perché dalla tua condotta politica nulla lasciava presagire un concertato volume di fuoco per distruggere la tua persona, la tua dignità, i tuoi valori"

Ma quale battaglia.
Ma chi sei? Chi siete? Andatevene tutti dal mio mac!
Voglio Obama e Hillary!
 
L'insostenibile pesantezza dell'essere: qui.

Piesse
AHHHHHHHHHHHHH!

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