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VOTO
Per il partito del diavolo. Quello dei mercanti, delle mignotte, dei preventivi.

Che ha inventato il marketing e gli hippie. Principio vitale e creatore, maschio, della contemporaneità. Ora, però, sta perdendo dei colpi. Martiri e beghini non fanno altro che strillare di valori e verità. Tutte balle per il vecchio tiranno, avvezzo alla ruvida legge del business e a quella melliflua del piacere. Parole incomprensibili, sparate in tutto il mondo dalla comunicazione.

Il re si era illuso. Per anni aveva dimenticato: non era solo al suo arrivo. La comunicazione era sempre stata lì. Creatrice, femmina, dell’umanità. Il vecchio aveva creduto di dominarla e in effetti per lungo tempo era andata così. Non aveva più memoria di essere anch'egli una sua creazione. Una funzione. Lei poi se ne stava in un angolo. Zitta e buona, casa e bottega. 

Non aveva fatto una piega neanche quando le aveva portato a casa la tecnologia. L'arrivo della nuova amichetta sembrava non turbarla. Anzi: assecondava di buona lena ogni morbosità del veccho pervertito. Poi ci ha preso gusto e ha cominciato a giocare per sé. La nuova non le dispiaceva affatto, era una complice ideale. Efficiente, assecondava ogni voglia con pruriginosa meticolosità. E aumentava sempre la posta.

Dominata e dominatrice, allora, si sono messe a giocare insieme. Proprio sotto gli occhi del re, che non vedeva e si compiaceva: la partita era sempre più eccitante. Ma gli sguardi tradivano e il vecchio era costretto a rincorrere. Sempre più spesso non capiva e passava in rassegna prima l'una poi l’altra, a ripetizione, per afferrare qualcosa. La bocca spalancata.

Loro lo tranquillizzavano, gli facevano le coccole e lo mettevano a dormire. Era stato un re glorioso e non si meritava uno scherno manifesto. Dentro di loro, però, sapevano già come sarebbe finita.


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3 maggio 2011

NOBEL PER LA GUERRA



“Infine la notizia più attesa. Il video del corpo di Osama bin Laden gettato ieri nel Mar Arabico dalla USS Carl Vinson verrà reso pubblico. L’amministrazione Usa sta anche valutando l’ipotesi di diffondere le fotografie del corpo del leader di al Qaida. Stando a quanto riferisce la tv Usa Abc, la salma di bin Laden è stata gettata in mare dopo una cerimonia funebre durata circa 40 minuti, in cui il corpo è stato lavato e avvolto in panni bianchi e un ufficiale militare ha letto una formula religiosa tradotta poi in arabo. Alcuni funzionari hanno precisato all’Abc che l’ultima cosa che gli Stati Uniti volevano era creare una tomba che potesse diventare un luogo da venerare per i terroristi.”

Dopo il tiro mancino di Photoshop, la foto-beffa segnalata da Peacereporter prima che dalle grandi testate, Obama ha bisogno di mostrare lo scalpo. Quanto sembrano distanti i giorni del Premio Nobel per la pace preventiva, tributo supremo all’ascesi post-politica globale del presidente degli Stati Uniti d’America. La chiusura di Guantanamo, annunciata in pompa magna a una settimana dall’insediamento alla Casa Bianca, il ritiro delle truppe dall’Iraq, il discorso del Cairo e tutte le bandiere che avevano suscitato emozionata speranza nelle gesta del primo presidente afroamericano degli Usa sembrano appartenere a un’altra epoca.

È bastato premere il grilletto (come non fece Clinton nel ’99) contro il nemico pubblico numero uno per eclissare un’eclissi talmente rapida da sembrare ineluttabile. I sondaggi confermeranno l’ovvia sensazione che si respira aprendo qualsiasi giornale in qualsiasi paese del mondo: Obama da santo si è trasformato nel cow-boy per eccellenza. Quello che, quando c’è bisogno di sparare, appunto, spara. “Prenderò Osama Bin Laden” era stato, a dire il vero, uno dei suoi mantra in campagna elettorale, ma forse il pubblico progressista adorante non gli aveva dato troppo peso. Una qualche parola per la plebaglia assetata di vendetta andava pure detta, si sa come vanno queste cose.

Invece è la guerra segreta di Obama al terrore e la sua prima roboante vittoria che paga e pagherà, sia in termini politici che militari. Nel covo è stato trovato il suo pc, “Vi lascio immaginare che cosa c’è su un disco rigido di Osama bin Laden” (ha spiegato un funzionario Usa a Politico), chiavette Usb e altri dispositivi elettronici che forniranno informazioni preziosissime all’intelligence. Tutta l’operazione, inoltre, è stata abilmente mediatizzata dagli spin doctors della Casa Bianca e la pubblicazione, col contagocce, di nuovi video e foto sul raid consentiranno al cow-boy Obama di stare sulle prime pagine di tutto il mondo ancora per un pezzo.

Già ora le foto dell’accigliata sala operativa della Casa Bianca, insieme alla diretta Twitter dell’inconsapevole consulente informatico pakistano in vacanza, danno allo spettatore globale la sensazione di partecipare al film, come mai era successo prima. Dalle riprese Cnn dei tracciati luminosi dei Patriots e degli Scud durante la prima guerra del Golfo, primo caso di mediatizzazione bellica su scala globale, sembrano passati duecento anni anziché venti.

L'articolo è stato pubblicato (insieme alla foto) su The FrontPage.

24 gennaio 2009

WHITE HOUSE 2.0



execUTIVE ORDER
-- REVIEW AND DISPOSITION OF INDIVIDUALS DETAINED AT THE
GUANTÁNAMO BAY NAVAL BASE AND CLOSURE OF DETENTION FACILITIES
  
     By the authority vested in me as President by the Constitution and the laws of the United States of America, in order to effect the appropriate disposition of individuals currently detained by the Department of Defense at the Guantánamo Bay Naval Base (Guantánamo) and promptly to close detention facilities at Guantánamo, consistent with the national security and foreign policy interests of the United States and the interests of justice
Leggi tutto.

Medioevo tecnologico
Pare che all'arrivo alla Casa Bianca, nello staff di Obama sia stato il panico.
Rottami con Windows vecchi di un lustro - un flash per la mac-tribù del tecnopresidente tossico di blackberry - pochi portatili, sito della Casa Bianca (subito ristrutturato) in palla e telefoni in tilt.
Adesso il sito è ancora un po' lento, ma funziona ed è di una semplicità/funzionalità disarmanti (specie se paragonato ai misteriosi baracconi succhiasoldi che mettono in Rete dalle nostre parti).

Quello sopra è l'ordine esecutivo con cui Obama chiude Guantanamo tratto dal nuovo blog della Casa Bianca, a tre click dalla home page del sito istituzionale: www.whitehouse.gov.

Quello sotto, invece, è lo slide show - stile Flickr - coi 43 presidenti prima. I nomi sono scritti belli grandi e c'è il tempo per decidere se leggere ogni biografia o guardare solo le figure.
Eccolo qui.

L'immagine, Obama cheguevarizzato da Obey Giant, l'ho presa in prestito qui.

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