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VOTO
Per il partito del diavolo. Quello dei mercanti, delle mignotte, dei preventivi.

Che ha inventato il marketing e gli hippie. Principio vitale e creatore, maschio, della contemporaneità. Ora, però, sta perdendo dei colpi. Martiri e beghini non fanno altro che strillare di valori e verità. Tutte balle per il vecchio tiranno, avvezzo alla ruvida legge del business e a quella melliflua del piacere. Parole incomprensibili, sparate in tutto il mondo dalla comunicazione.

Il re si era illuso. Per anni aveva dimenticato: non era solo al suo arrivo. La comunicazione era sempre stata lì. Creatrice, femmina, dell’umanità. Il vecchio aveva creduto di dominarla e in effetti per lungo tempo era andata così. Non aveva più memoria di essere anch'egli una sua creazione. Una funzione. Lei poi se ne stava in un angolo. Zitta e buona, casa e bottega. 

Non aveva fatto una piega neanche quando le aveva portato a casa la tecnologia. L'arrivo della nuova amichetta sembrava non turbarla. Anzi: assecondava di buona lena ogni morbosità del veccho pervertito. Poi ci ha preso gusto e ha cominciato a giocare per sé. La nuova non le dispiaceva affatto, era una complice ideale. Efficiente, assecondava ogni voglia con pruriginosa meticolosità. E aumentava sempre la posta.

Dominata e dominatrice, allora, si sono messe a giocare insieme. Proprio sotto gli occhi del re, che non vedeva e si compiaceva: la partita era sempre più eccitante. Ma gli sguardi tradivano e il vecchio era costretto a rincorrere. Sempre più spesso non capiva e passava in rassegna prima l'una poi l’altra, a ripetizione, per afferrare qualcosa. La bocca spalancata.

Loro lo tranquillizzavano, gli facevano le coccole e lo mettevano a dormire. Era stato un re glorioso e non si meritava uno scherno manifesto. Dentro di loro, però, sapevano già come sarebbe finita.


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11 dicembre 2008

PRATELLI D'ITALIA


A Russi/Twin Peaks piove sempre.
Sono tornato qui da Osgard, Rebecca, Thor e Vanessa (schienata come me) da poche ore, dopo una tre giorni a Gotham/Bologna.

Il Pratello è sempre più scuro.
Lunedì sera sono andato all'URP (il localino perbene che ha preso il posto del Black B. - il circolo di disadattati di cui ero socio - colpito dall'ordinanza di Cofferati) e sulla porta ho incontrato Zanon, gli occhi più spiritati del solito, che quando gli ho chiesto "come va?" mi ha risposto solo "sono molto preoccupato per il Pratello", prima di sparire definitivamente dalla mia vista.
Osvaldo sembra che abbia chiuso i battenti del tutto - qualcuno mi ha detto che ha restituito le licenze al Comune - Abdel, il gestore del bar di fianco al Mammuth (l'URP) ha iniziato lo sciopero della fame.
Mario Gatti lavora all'Atc.

Per la strada poca gente "normale" e pratellari radi e incazzosi. La sentenza di Lucio "hanno già mollato" non sembra temere smentite e la mestizia prevale su ogni faccia, grinza di freddo.

A parte il Mago, che non metteva piede
a Bologna da otto anni e non è neanche rimasto abbastanza per il pellegrinaggio che si era ripromesso. Prima di celebrare la sua ultima cena a suon di tagliatelle della nonna di Poggio (insieme a me, Poggio, Savic, la Simo e Cuma) all'URP ha ritrovato il neopapà Benna e Zollo, reduce dalla creazione della sua prima chiesa su facciadilibro.

Davanti al bancone  - sotto il manifesto della mostra sulla nobiltà involontaria del Balcon - anche il neoparafarmacista di Sogliano Cavour (ex capo dei buttafuori dei Ds) Flynt era allegro, complici forse le tre bionde piccole ingurgitate a grande velocità e ha raccontato che al bar del paesello le prende di santa ragione a tressette. Lui era sù per la laurea di Antonella, ieri. 
Dietro al bancone la Vale smadonnava scuotendo la testa, ma dava da bere a tutti.


Tutto sommato lunedì sera sembrava ancora di essere a Bologna, al Mammuth. E la gente per un paio d'ore sembrava essersi dimenticata tutta la sua incazzatura.

Bologna continua, nonostante tutto.

La foto del Pratello crepuscolare viene dal mio album su Bologna, su Flickr.

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